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Utente28606

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Utente28606

Episodi visti: 22/22 --- Voto 7
"Texhnolyze" è un anime di ventidue episodi del 2003 diretto da Hiroshi Hamazaki. La sceneggiatura è opera di Chiaki J. Konaka, famoso non soltanto fra gli appassionati di animazione per "Serial Experiments Lain", "The Big O" e il suo zampino in "Princess Tutu". Assieme a Konaka ritorna il character design di Yoshitoshi ABe, famoso invece per il suo inconfondibile tocco in "Serial Experiments Lain" e in "Haibane Renmei". Lo studio di produzione è la Madhouse, che già in precedenza si era occupata di anime lenti e inquietanti dalla forte carica simbolica, primo fra tutti "Boogiepop Phantom".
Il protagonista della vicenda, o almeno così sembra, è Ichise, un ragazzo di diciannove anni cacciatore di taglie, a cui viene amputato un braccio nel primo episodio, poi sostituito da una protesti artificiale chiamata Texhnolyze. La storia si svolge in una buia città sotterranea dai contorni sinistri e animisti, cioè Lux, o più semplicemente "la Città"; in questo scenario ci sono diverse fazioni che si contendono un po' solipsisticamente il suo controllo. La prima è la malavitosa "Organo", che gestisce il mercato delle protesti artificiali; la seconda è l'Unione, un gruppo di fanatici rivoluzionari loro nemici; e la terza è il "Racan", un gruppo di giovani scapestrati senza un vero capo forte e gerarchia, cioè, etimologicamente, senza "governo del sacro".

Ichise è particolare. Riprendendo la vecchia tradizione dei protagonisti antisociali e ben poco funzionali alla trama, questo giovane dagli occhi blu risulta spesso arrogante, impulsivo, poco avvezzo al dialogo o anche alla logica umana. Ichise infatti, che parla pochissimo e agisce bruscamente, è più un animale che uomo; come Lionel muta lievemente durante la serie, imparando i valori dell'Organo e della società. Molte scene che lo riguardano sono particolarmente irritanti, perché sembra spesso fare la scelta più insensata e con i peggiori risvolti; il suo destino e la sua figura sono infatti molto tristi, e questa tristezza è, almeno vista nell'ottica di una spiazzante serie nichilista, positiva, senza storie strappalacrime o emozioni facili buttate belle e pronte sul piatto. Naturalmente Ichise non è Ichise, ma l'uomo che osserva il mondo: è un archetipo e, in quanto tale, si astrae ed estrae dalla narrazione in cui è incluso. Memorabile è per esempio la scena in cui Eriko, detta Doc, lo usa come semplice oggetto sessuale per uno scambio; lui, come un nuovo Meursault, non si oppone. Il suo corpo è solo corpo, un guscio vuoto e animale che non conosce dignità o velo, neanche basilare, per sapere a chi mostrare la propria nudità e chi no. Provando a empatizzare con una situazione simile, chiunque si sentirebbe sporco dentro e fuori, ma la sua vita animalesca è riassunta proprio dalle parole di Meursault: "Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so". Il suo arto tecnologico è quindi un Frutto della Conoscenza, carissimo tema all'animazione nipponica, e lui un antieroe e un anti-Adamo. Egli è letteralmente, come Spike di "Cowboy Bebop", oltre che un cacciatore di taglie, l'ultimo uomo di Nietzsche; parlando di ultimo uomo e dello spiazzante finale nichilista, Ichise è anche Lionel Verney: orfano, senza legge, arrogante, animalesco e con risentimento verso la nobiltà del suo mondo, in questo caso l'Organo.
Doc è, invece, una fusione fra l'archetipo della strega e della madre, nonché una sorta di Eva al rovescio. Ran, la giovane Profetessa dalla maschera di kitsune, non mi è molto simpatica; pur essendo una mukuchi dal bel design, il suo silenzio non lo trovo particolarmente riuscito. Considerate le poche battute a lei destinate, di cui quasi nessuna memorabile, il mio giudizio su di lei non è positivo. Aggiungo una considerazione: a parte Lain Iwakura, di cui è una ovvia ripresa, e pochissimi altri casi, detesto i personaggi silenziosi, che in napoletano possono essere eloquentemente detti "mucie sorde", cioè gatte morte. Gli altri personaggi, come Yoko, centro di un triangolo amoroso fra Shinji e Hal, o Kano, li trovo poco memorabili; in genere, alcuni personaggi di Texhnolyze rientrano troppo in topos tipici del genere. Yoshii, un viaggiatore che muove i fili con un sorriso sotto i baffi, nella filosofia di "Texhnolyze" dovrebbe essere un Übermensch e, guardando i titoli, il suo tracollo dovrebbe rappresentare la conclusione della serie, come se lui fosse il vero protagonista della vicenda. Questa sorta di Demiurgo però, nonostante gli sforzi degli autori, non è accostabile all'Oltreuomo, perché il suo sorriso finale e le sue tele di ragno non dicono sì alla vita, e il suo operato non ha niente di caotico o dionisiaco. Non c'è in lui l'innocenza di un bambino o la forza di una supernova che esplode, né tantomeno il suo è un grande sacrificio. Egli è più una stella morente, un buco nero, se vogliamo proprio restare in tema astronomico, che una stella danzante, o, se vogliamo ancora altri accostamenti, una futuristica personificazione della frase normalmente attribuita a Madame Pompadeur: "Dopo di noi, il diluvio". Un personaggio con le sue qualità, certamente, ma lontano dalla pura istintualità e giocosità della figura di Nietzsche. L'Oltreuomo di Nietzsche, aggiungo, avrebbe guardato con compassione superiore e aristocratica chi è ancora sotto, una compassione tipica delle grandi anime che sono già passate oltre. Yoshii, come personaggio, non ha una grande anima e, per di più, il suo operato mi è sembrato influente fino a un certo punto per le vicende della seconda metà della serie. Più aristocratico e nobile è, anche in questo caso, Onishi, un personaggio quasi mediterraneo che il filosofo estimatore del Meridione avrebbe apprezzato molto di più di un capriccioso rivoluzionario vestito da pescatore, a metà fra san Pietro pescatore e un idiota di Dostoevskij. Mi sembra un Socrate annoiato che beve la cicuta per diletto e si mette nella cesta per osservare le nuvole, un Iago di Pasolini poco più serio, o, se proprio bisogna tirare in ballo sempre Nietzsche, il maestro dei dormienti dello "Zarathustra", qualunque fosse l'intenzione reale di Konaka.

Sul lato narrativo "Texhnolyze" non è facile. Molti episodi sono incredibilmente lenti; il primo, in particolare, non ha quasi dialoghi. D'altronde le continue sequenze dei binari, immagine cardine di tutta la narrazione, e dei bui corridoi di tubature, con annesso una robotica scena di amplesso senza anima e umanità, centra perfettamente il colpo. La voce di Onishi che squarcia le tenebre e si amplifica, con accanto la sua fedele segretaria su un divano, con la sua silenziosità e stoicismo, riassume straordinariamente una serie che, comunque, fa di questa discutibilità il suo punto di forza, e ci riesce. L'episodio si fregia inoltre della splendida amputazione di Ichise, una scena in cui si possono quasi sentire sulla propria pelle i nervi palpitare e, non ultimo, uno splendido inizio per una serie che della crudezza lenta e ben dosata fa la sua arte. Encomiabile la recitazione del suo doppiatore, Akira Haga, bravo abbastanza da capire di non gridare rumorosamente e fare un urlo soffocato, senza respiro, affogato su uno schermo tinto di rosso con il volto di Ichise che si staglia come in una opera di Munch o di Art Brut. Sul lato tecnico non c'è male, e un tocco così grezzo s'addice molto, e probabilmente in maniera voluta, a una serie simile. Stupende le lunghe e autoriali inquadrature della desolata Lux, illuminata da una luce fastidiosa e secca da film western di vecchio stampo, che spesso occupano lunghe, lunghe parti degli episodi, e con per di più musiche lente, arpeggi e fisarmoniche da carcere che riecheggiano un po' "Cowboy Bebop" e le scene più introspettive di "Serial Experiments Lain". Merito di Mizoguchi e Urata, che, oltre a "Cowboy Bebop", hanno lavorato per "Jin-Roh”, giusto per aggiungere un'altra opera spiazzante e cupa al curriculum dello staff; come in queste opere e il precedente "The Big O" è molto forte l'influenza dell'Occidente. Meravigliosi gli episodi dedicati agli Shapes, che all'inizio si aggirano come fantasmi sui tetti, silenziosamente, e poi, in un delirio di volontà di potenza collettiva, diventano legioni intere di spettri potenziati dal design demoniaco e inquietante. L'opening "Guardian Angel", un misterioso e frenetico conto alla rovescia dai toni mistici alla "X-Files", è buona. Il titolo è piuttosto azzeccato e ironico, in una serie come questa.

La società di Lux è una versione a tratti ironica della classica tripartizione platonica dell'anima o delle tre fasi della vita di Kierkegaard. L'Organo non è soltanto una mafia o una yakuza di questo Purgatorio animato o un simbolo della lotta al potere: è, soprattutto, il vecchio mondo patriarcale, paternalistico, un mondo scomparso e al tramonto che crede nell'istituzione contro ogni sciocca rivendicazione individuale e la vuota terminologia dei diritti e dell'emancipazione, un ancien régime che sfrutta la tecnologia dei Texhnolyze e il commercio del Raffia a proprio uso e consumo, ma anche il Super-io e, non ultimo, la Società, a cui l'individuo deve piegarsi e annullarsi, ben conscia dell'inevitabilità della violenza e, in alcuni casi, della sua bontà. Ricordo infatti, come dice Thibon, che per il mondo antico ed eterno la violenza non va condannata tutta come sbagliata, ma solo la violenza non funzionale alla società. Il fatto che Onishi sia l'unico a sentire la Voce di Lux è simbolico, perché il vecchio mondo è, a differenza delle oscenità moderne, l'unico ad avere la concezione di Sacro. Un Sacro che deve essere dato per scontato, ovviamente; il patriarcato non può sussistere senza religione, e la società senza religione. Eleganti i loro vestiti, stupende le scene che li riguardano, l'Organo, in più di una occasione, dimostra di ragionare pensando all'onore sopra ogni altra cosa. Nel mondo antico un atto non è mai disdicevole individualmente, ma perché causa scandalo nella società, e a seconda di questo viene giudicato; una concezione evangelica e spiazzante, dura per chiunque, ma veritiera. Onishi rappresenta come tale il patriarcato, e, sempre come tale, è probabilmente il personaggio più complesso e riuscito della serie. L'Organo e il mondo che rappresenta non sono contro l'individuo o contro i diritti, che invece ignorano e non considerano affatto; semplicemente non esistono, mentre è fortemente impresso ciò che viene dato per scontato, cioè la Società. Azzeccato, in un anime così all'asciutto di umanità, è il suo rapporto con la moglie, un rapporto incredibilmente scarno e minimale, certo, ma senza una parola di troppo, senza una emozione troppo forte e soppesato. Altrettanto il suo rapporto con la segretaria Michiko, una relazione che ben incarna le parole di Iris Murdoch, quando disse che ogni uomo ha bisogno di due donne nella sua vita: sua moglie e la sua musa.
Se l'Organo è la classe dirigente, allora l'Unione, contraria ai Texhnolyze, rappresenta, in maniera più o meno palese, i lavoratori e la rivoluzione, in una eterna dialettica fra conservatorismo e progressismo, e, giusto per riprendere Nietzsche, fra spirito alto e spirito di verme. Naturalmente il suo logo, con la ruota dentata simbolo del lavoro e lo sfondo rosso, riecheggia intenzionalmente quello di un partito socialista e il Partito Comunista giapponese. Se l'Organo i valori li dà giustamente per scontati, l'Unione li mette in discussione e li critica; a suo modo, comunque, Organo e Unione, perennemente in conflitto tramite attentati e risse, non guardano fortunatamente all'individuo. In mezzo a queste due grandi, enormi forze, c'è il Racan. Nel Racan non c'è organizzazione, c'è anarchia, apatia e un disordinato insieme di bande di giovani annoiati. Il Racan è dunque il frutto della decadenza per i continui ed efferati conflitti fra le altre due fazioni. Fra questi, Shinji, che incarna questo modo di fare che si lascia trasportare dalla corrente, opposto a quello di Onishi, che cerca di tenerla a freno come una diga, e i membri dell'Organo, che lanciano sassolini; Shinji è individualista, e come tale i valori non li dà né per scontati né li discute: per lui non esistono. Piuttosto ironico, fra le altre cose, che si chiami così, essendo il nome Shinji foneticamente simile alle parole giapponesi "verità" (shinjitsu) e "Dio fatto uomo" (Shinjin), cioè Cristo.

Non manca, comunque, qualche più o meno velato riferimento al cristianesimo. La torbida e oscura città in cui è ambientata la serie, ironicamente chiamata Luce, è, riecheggiando i celebri passi dell'Apocalisse di Giovanni, una nuova Babilonia. Babilonia la Grande, nell'Apocalisse, è una dimora di demoni, un covo di ogni spirito immondo (18:2); Lux non è altro che un covo di criminali, di scarti della società, di reietti e persone condannate e predestinate già a un solco di omicidi, oscenità, abomini e continue lotte fratricide. I binari che si vedono continuamente nella serie non solo sono simbolo di meccanizzazione, ma anche di incontrovertibile ananke. Se si prendesse il concetto protestante di predestinazione e tutto ciò che, inevitabilmente, reca con sé, insieme al determinismo scientifico di vecchio stampo, sarebbe facile immaginarsi una città come Lux. Non ultimo, nell'undicesimo episodio, dedicato a Toyama, c’è una scena di incesto omosessuale fra padre e figlio, come se Lux fosse una moderna Sodoma o Gomorra. Babilonia la Grande è rappresentata come una prostituta, una donna ammantata di porpora e di scarlatto (17:4): un probabile riferimento a Ran, bambina ramata vestita di rosso e Voce della Città. Nello splendido e spiazzante episodio finale Kohakura paragona Lux al nono cerchio dell'Inferno, notoriamente destinato ai traditori e ai fraudolenti. Tradimento è, ad esempio, quello di Hal, memorabile e arrogante personaggio con profondi complessi di inferiorità nei confronti di Shinji, probabilmente uno dei più azzeccati, con una sorte orribile e un percorso che, dalla follia e la crudeltà più disumana e meschina, arriva, come un Mello ante litteram, al disastro, nel fuoco che accende e brucia tutto.
Emblematici sono i titoli del ventesimo episodio, "Hades", e quello dell'ultimo, "Myth". La fedeltà, ricordo, è il valore fondamentale per la società medievale e cristiana in genere in cui viveva Dante, specie all'istituzione, che deve sempre trascendere chi la incarna e data per scontata. Nel tradimento, peggiore di qualunque lussuria e qualunque incontinenza, non si dà realtà all'altro - per riprendere Weil. Il percorso di Hal è quindi il più triste e predeterminato della serie, ma anche il più bello, molto di più di quello di Yoshii esso rappresenta una vera e propria caduta di Lucifero. Come le unità Eva gli Shapes non sono solo demoni o oni, ma anche preta.

Molto azzeccata quindi l'analogia con i fraudolenti di Dante, in una società in cui chiunque complotta contro il proprio prossimo in una efferata lotta fratricida, ma anche piuttosto ironico che ci sia qualcuno che, nonostante tutto, mantiene un certo senso dell'onore e della fedeltà, come Onishi. Il nono cerchio dell'Inferno di Dante è infatti materialmente staccato dal precedente da un immenso pozzo; inutile menzionare l'analogia con il pozzo di Lux, visto da Yoshii e Ichise. Gli Shape, ancorati al terreno e impossibilitati a muoversi, tracciano un'ulteriore analogia con i dannati traditori, costretti, a vari gradi, a essere intrappolati nel ghiaccio del Cocitus, diventando delle piante della morte, degli Alberi del Male.
L'analogia con l'opera di Dante aiuta a capire un'altra sottigliezza: Lux è solo il cerchio finale, più basso, scuro ed estremo di ciò che è più in alto, che, se non gode di uguale condanna, non è meno esecrabile. La lotta fra le fazioni di Lux è soltanto una caricatura dell'evoluzione animale e, non ultimo, di qualunque società umana che è esistita, esiste e, necessariamente e in alcuni casi sanamente, sempre esisterà. Un gioco di oppressi e oppressori, quindi, ineliminabile. Mi verrebbe una analogia con la filosofia della lanterna di Pirandello, ma il discorso è fortunatamente molto più complesso di una tale banalità. Non era la prima volta che un'opera animata misantropa e pessimista nipponica cita Dante, fra le altre cose: "Devilman" e "Neon Genesis Evangelion" hanno fatto storia, su questo punto. In effetti si può pensare alla silenziosa Ran, nonostante i capelli rossi alla Asuka, come a una nuova Rei Ayanami, un non-personaggio che è solo una maschera nō senza identità, con tanto di maschera e culto matriarcale che si porta dietro, ma anche come una nuova Lilith biblica e un nuovo spettro portatore di molte verità scomode. Negli ultimi episodi c'è dunque una sorta di Progetto per il perfezionamento dell'uomo, un piano per far evolvere ormai l'umanità e la biologia e superare transumanisticamente la carne.
Ma oltre le tre fazioni c'è qualcun altro. In un villaggio sperduto c'è il Gabe, una setta religiosa che obbedisce ciecamente alle parole del suo profeta, di individui distaccati in una ataraxìa stoica e buddhista completamente superiore alle parti. Mistiche le scene che riguardano le sue profezie, fulcro di una società teocratica, simili a quelle dei medium tibetani shintoisti, ma anche loro incredibilmente scarne e ridotte all'osso, senza grandi dialoghi. Non mancano neanche, nei retroscena degli ultimi episodi, delle spiegazioni alla Heinlein, che ripropongono il vecchio stigma di Crizia sull'artificialità della religione, che altro non è che la sacralizzazione di un elemento storico e irraggiungibile di cui si sono perse le tracce. L'umanità che confina gli scarti in Lux e poi abbandona, trascende questo mondo, apparirà anche in un anime seguente, cioè "Ergo Proxy". "Ergo Proxy", in effetti, è una versione meno riuscita ma tecnicamente riuscita di "Texhnolyze", attingendo entrambe le opere dalle stesse fonti di ispirazione. Forse in questo contesto evemerista Keiichi Saginuma o la Classe, da una superficie idealizzata e vuota, sono il Dio o Demiurgo di questo mondo, laddove in "Ergo Proxy" il Creatore era il Dio sconosciuto e irraggiungibile, il Proxy One era l'Emissario della Morte o Demiurgo e gli altri Proxy degli arconti gnostici. In "Texhnolyze", in linea con la sua radicalità, non c'è neanche questo, perché non c'è dualismo. L'unico principio ad esistere è solo quello di Ahriman. In tal senso "Texhnolyze" ha fatto scuola ed è stato irraggiungibile per gli anime seguenti.
Parlando di tripartizione, nelle puntate finali appaiono anche tre figure a metà fra le Moire greche, le Norne norrene o le tre streghe di Macbeth. L'obelisco di Lux, Voce della Città, è protagonista di una bellissima scena che conclude il percorso di Onishi. Anche il suo intrecciato dal cieco Fato che tutto consuma: una volta ucciso Duncan, è impossibile lavare via tutto il sangue dalle proprie mani. Il suo inquietante elemento, fallico e ovviamente collegato all'analogia di Babilonia-Roma, ricorda il monolite di "2001: Odissea nello spazio", e, ritornando al tema dell'artificialità della religione, all'obelisco vaticano, senza dimenticare poi un forse voluto riferimento alla Massoneria e al monumento di Washington. Infine, sul solco religioso e spirituale, è impossibile non scorgere nella mutilazione di Ichise e nelle luci desertiche di Lux la shar'ia islamica, centro di accesi dibatti e dell'attenzione dei media negli anni della prima messa in onda.

In "Texhnolyze" c'è radicalità, e questo è un grandissimo pregio a suo favore. Dare per scontato e radicalità vanno a pari passo, assieme all'intelligenza e la sacralità. Corrompendo, ma anche elevando il concetto del Sacro Scontato, "Texhnolyze" avverte subito che non c'è nessuna redenzione, nessun Paradiso (Heavenward), nessun cielo immacolato da raggiungere illusoriamente, nessuna pace, nessuna vera luce. Lux ricorda gli scenari de "Gli uomini nei muri" di Tenn, dove l'umanità non è dissimile dagli animali, scarafaggi e topi in particolare. Negli ultimi episodi si vede il mondo di superficie, che è un mondo di spettri, annoiati e condannati a una sorte non dissimile e neanche preferibile a quella di Lux; la luce delle campagne e degli spiriti non è una luce che salva: non c'è quindi nessun Messia e tutto è vano. Persino le tre Moire di questo "Texhnolyze" fanno una fine da topo, in un bagno di sangue in cui tutti, alla fine, si sterminano a vicenda, e tutto è predestinato, proprio come il "Macbeth". Nei futuri "Boogiepoph Phantom" ed "Ergo Proxy" i cieli grigi dei primi episodi si dipanano per fare posto a un lieto fine, o, quantomeno, a un finale in cui qualche personaggio trova una luce a cui inginocchiarsi e pregare. In un certo senso una cosa simile era accaduta in "Serial Experiment Lain", almeno simbolicamente, e nella famosissima scena degli applausi che conclude "Neon Genesis Evangelion". Konaka tutto questo lo rifiuta. Il suo collega, Hideaki Anno, ha più volte detto che il finale con il cielo blu e "Zankoku na Tenshi no These" in sottofondo è solo in apparenza un lieto fine, trattandosi della felicità - come dell'amore - di una mera illusione, un temporaneo dimenticarsi della solitudine, inganno, o, nel migliore dei casi, un sogno collettivo che poi svanisce. In altre parole la scena di "Neon Genesis Evangelion" riecheggia, senza una banale condanna dell'illusione in quanto tale, le parole di Ottaviano Augusto: "Plaudite amici, comedia finita est".
Konaka, come dicevo, tutto questo lo rifiuta. È così radicale che per lui non esiste neanche l'illusione, né una benedizione. Se già "Zankoku na Tenshi no These" invitava, ironicamente, il ragazzo a diventare "un mito", in "Myth" questa commedia assume le connotazioni più schiette e pessimistiche possibili. E se "Neon Genesis Evangelion", "Ghost in the Shell" o "Serial Experiments Lain" proponevano un Dio o Demiurgo, come Yui o l'angelo nel museo delle scienze, che benediceva e scendeva dall'alto per infondere la propria illusione come verità, nonché una rottura del saṃsāra e della sofferenza, in "Texhnolyze" il cielo del finale non contiene nessuna benedizione, nessun Dio, niente di niente. Anche in questo riecheggia Dante: "Lasciate ogni speranza voi che entrate". Come Shinji nel treno dell'angelo Leliel, Ichise, nel treno che lo porterà alla vuota luce della superficie e ai fantasmi condannati allo spleen o alla noia di Schopenahuer, scopre che la vera punizione dei dannati non è l'Inferno, ma la mancanza di speranza. Una malattia mortale, per Hideaki Anno, ma una malattia vivente per Konaka. Si potrebbe dire che la vita, per il regista, è una malattia, e bisogna sacrificare un gallo ad Asclepio, e in questo "Texhnolyze" è "The End of Evangelion", e ancora più radicale di "The End", perché non ci sono Asuka e Shinji su una spiaggia, ma i nuovi Adamo ed Eva s'estinguono e nessuno si ricorda di loro, in una parodia dei mitologemi greci sui fiori (Myth). Solo ne "L'uovo dell'angelo" ho trovato una scena finale così nichilista e senza salvezza. Memorabili i paesaggi ispirati ad Edward Hopper e ai suoi quadri "Early Sunday Morning", "Railroad Sunset", "Morning Sun", "Corn Hill". Una dolce solitudine, a suo modo, e che conclude il percorso anche degli ultimi personaggi che, nel loro dramma, credevano di poter scampare al non-senso della vita. Come la luce di Arael per Asuka, la luce della superficie svuota del tutto Eriko, che si rannicchia in posizione fetale e comprende ancora di più, questa volta letteralmente alla luce del sole, la vuotezza di sé stessa. In tal senso "Texhnolyze" è una fiaba, perché è un vuoto che svuota.


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Nagisa98

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Dopo il successo di “Serial Experiments Lain”, lo sceneggiatore Chiaki J. Konaka, il character designer Yoshitoshi ABe e il produttore Yasuyuki Ueda tornano a collaborare per la realizzazione di un nuovo capolavoro: nel 2003 nasce così “Texhnolyze”, anime di ventidue episodi prodotto dallo studio Madhouse e diretto da Hiroshi Hamasaki (futuro regista di “Shigurui” e “Orange” e co-regista di “Steins;Gate”).

La storia si svolge in un mondo sotterraneo in cui un ente denominato “Organo” si occupa di mantenere l’ordine all’interno della società, mutilando senza scrupoli coloro che non rispettano le regole. Stessa sorte tocca all’ex-pugile Ichise, il quale si ritrova a vagabondare senza più un braccio e una gamba, fin quando la dottoressa Eriko Kamata gli impianta due protesi meccaniche dette “Texhnolyze”.

Ancor più di “Lain”, l’anime qui analizzato non è uno di quelli che il grande pubblico riuscirebbe a digerire con tanta facilità. L’impatto con il primo episodio, a questo proposito, può essere determinante: se si trova eccessivamente pesante il ritmo lento con cui si succedono molte immagini e pochissimi dialoghi, allora è meglio orientarsi verso un altro tipo di opera; se invece ciò che si è provato è un’assoluta meraviglia nei confronti di una regia così ipnotizzante ed espressiva, allora è necessario continuare per godere delle altre innumerevoli esperienze visive che “Texhnolyze” è in grado di offrire.

La prima parte dell’anime è essenzialmente un’introduzione: ci vengono presentati i vari attori che interagiranno sul grande palcoscenico degli eventi e le organizzazioni di cui fanno parte. La trama portante rimane ancora piuttosto oscura, ma l’introspezione psicologica dei personaggi, così come alcune delle tematiche della serie, si mostrano a noi in tutto il loro splendore. Mi è rimasta impressa nella mente, a questo proposito, la figura di Ichise che vaga per la città prima senza e poi con i suoi nuovi arti: un peregrinare lento e straziante, in cui emerge la figura miserabile e primitiva del nostro protagonista, che rifiuta senza raziocinio le protesi che gli hanno conferito nuova vita. Altrettanto silenziosa quanto esplicativa è la presentazione che ci viene fornita di Onishi, direttore dell’Organo ligio alla protezione della sua città e poco interessato a sua moglie.

Nella parte centrale comincia a intravedersi una certa evoluzione nei personaggi, soprattutto per quanto riguarda Ichise. Ma la vera perla di diamante, a mio avviso, è costituita dagli ultimi episodi, nei quali vengono a galla le tante verità che inseguivamo fin dall’inizio e, soprattutto, si ergono i messaggi che l’opera desidera trasmetterci. “Texhnolyze”, infatti, è un anime che oltre al rapporto uomo-macchina, visibile sin dalle prime battute, si propone di indagare l’approccio dell’essere umano alla società post-moderna. Costante è la ricerca di un’evoluzione, da attuare con l’ausilio di protesi artificiali e con la ghettizzazione dei reietti, e il perseguimento di ideali molto variegati tra i vari personaggi; altrettanto ricorrente è il fallimento di ogni proposito di miglioramento, che scaturisce dall’impossibilità di cambiare qualcosa di immutabile e costretto a ripetersi nel tempo.
La ciclicità è un altro elemento fondante dell’opera: la società rappresentata nell’anime non può sfuggire al continuo reiterarsi di distruzione e rinascita, ma ciò non è da leggersi in una chiave completamente negativa. Se esiste disperazione, vi è inevitabilmente speranza, e nel caso così non fosse, l’annullamento di ogni male può considerarsi liberatorio e portare alla totale pace dei sensi.

Per quel che riguarda il comparto tecnico, l’ormai affermato character design originale di Yoshitoshi ABe ci regala personaggi dai lineamenti realistici e dalla forte espressività. La qualità dei disegni è ottima per tutta la durata dell’anime, mentre le animazioni sono volutamente minimali, meccaniche e ridotte all’osso. Uno degli elementi che ho più apprezzato nell’opera è la profonda differenza tra il mondo sotterraneo e quello della superficie: il primo ci viene mostrato attraverso ambienti bui e abitazioni dai colori spenti che si stagliano contro un insolito cielo bianco; il secondo pare proprio un quadro di pittura metafisica, con i suoi spazi desolati, ombre che si estendono all’infinito, colori più vivaci stesi in campiture piatte e uniformi. Se il mondo sotterraneo dà l’impressione di un luogo angusto in cui si continua a lottare per la vita, quello della superficie sembra il riflesso di una società ormai spenta che ha accettato con rassegnazione il proprio destino. In un anime in cui i dialoghi sono spesso assenti, le musiche svolgono naturalmente un ruolo fondamentale: Hajime Mizoguchi (“I cieli di Escaflowne”, “Jin-Roh”) e Keishi Urata (addetto al sintetizzatore in “Cowboy Bebop” e nello stesso “Jin-Roh”) compongono una colonna sonora incredibilmente variegata, nella quale spicca, tra le tante, la toccante traccia “Blue Darkness - A Sleepless Town”. Radicalmente diverse ma perfettamente adatte all’anima dell’opera sono l’opening e l’ending: nella prima immagini distorte, oscure e fugaci si sincronizzano alla perfezione con il brano “Guardian Angel” dei Juno Reactor; nella seconda la struggente “Tsuki no Uta” di Gackt si accompagna al lento mutare di un vivido fiore fucsia su sfondo bianco.

In definitiva, “Texhnolyze” è un anime non facilmente abbordabile, ma che, se visto con la giusta attenzione e dedizione, è in grado di regalare allo spettatore un’esperienza visiva ipnotica e irripetibile: una storia, dei personaggi e un comparto tecnico come quelli creati dalla “triade di Lain” difficilmente potranno essere emulati.


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2247

Episodi visti: 22/22 --- Voto 7
Ci sono corde che non si spezzano mai, tese su abissi profondi ma robuste come ponti che sanno dove portano.
Uno di questi ponti è Chiaki J. Konaka, sceneggiatore culto della nuova animazione seriale nipponica. Konaka è un cultore di quelle filosofie "dell'oltre", che non rivelano le loro mete e possono lasciare oscuro anche il percorso. Col suo stile, dal sapore criptico e dal peso autoriale, spesso riesce però a fornire un affresco composito di realtà che altrimenti non sarebbero proponibili al di fuori della speculazione.
A volte però le istanze descrittive non hanno basi così salde come si spera.

Nell'anime "Texhnolyze" di Hiroshi Hamazaki (sceneggiato da Konaka) si coglie perfettamente il rischio insito nell'ansia descrittiva di temi e modelli filosofici che dai testi allo schermo possono diventare dei ponti traballanti.
L'idea è quella di proporre un mondo ipotetico, un racconto metaforico che non offre allo spettatore facili interpretazioni. Col suo approccio che si può definire a pieno titolo cinematografico, l'anime è un meccanismo complesso, fatto di simbologie e richiami culturali. Un gioco di incastri, dove ogni elemento ha una sua semantica.

La trama si rivela mano a mano nel corso dei ventidue episodi, dove assistiamo al dipanarsi delle disavventure di una cittadina di nome Lux. Questo centro è preda di bande e gruppi organizzati che, a vari livelli, si contendono il potere e le gerarchie urbane, in un clima di conflittualità costante o di pace apparente.
Tre fazioni in particolare sono protagoniste degli eventi principali.
L'Organo, una sorta di enclave mafiosa che ricorda la yakuza per struttura ed estetica, e di cui il maggior esponente è Onishi.
L'Unione, un omaggio alle organizzazioni rivoluzionarie afroamericane alla Black Panthers.
Il Racan, un gruppo più piccolo guidato da Shinji, costituito perlopiù da giovani teppisti che vivono alla giornata, insinuandosi nei giochi di potere del loro piccolo mondo.
Mondo al quale si affianca il piccolo villaggio di Gabe, una realtà appartata, che vive di un tradizionalismo istituzionalizzato in un culto e in una setta, incentrati sulla figura di Ran, una profetessa bambina, oracolo dalle visioni profetiche.
In questo composito scenario vagano altri protagonisti, come Ichise, un reietto dell'Organo che cerca la sua ragione per sopravvivere, anche grazie ai miraggi della tecnica fornitagli dalla scienziata Kaneda (detta Doc); e come Yoshi, un misterioso e anonimo ometto dall'apparenza innocua.

Lux è una città in preda al totale degrado, moderna ma allo stesso tempo richiamo ad espressioni antiche (come evocato dal suo nome), teatro di sviluppo del texhnolyze, una sofisticata tecnologia che permette la fusione biomeccanica fra l'Uomo e la techne, grazie alla quale si possono sostituire arti mancanti e perfezionare il corpo umano. Un risultato ottenuto anche grazie al raffia, sostanza a metà fra il mistico e il tecnico, la cui estrazione e produzione è la fonte di sostentamento di Lux.
Il tutto all'ombra della Classe (al cui vertice siede Kano, un'eminenza grigia), altro misterioso ente che sembra osservare e dirigere dall'alto le miserie e i drammi degli abitanti della città.

L'affresco è pregno di temi e binari simbolici che appagano lo spettatore con la forza espressiva del cyberpunk e con rimandi mistici, giochi di potere e intimismo teatrale.
Il palcoscenico è una via di mezzo fra un deserto post-apocalittico e un primitivismo vibrante. Una sintesi fra le aberrazioni distopiche della techne e l'arcaismo teosofico di Lux(or?), al cui centro campeggia un obelisco dal vivido senso faraonico, emblema dal sapore biblico che evoca la religione cristiana nella premessa dell'origine stessa della città, rifugio sotterraneo, avello infernale per sconfitti ed esuli da una superficie paradiso miltonianamente perduto.
Lux è definita come il nono cerchio dell'Inferno, in chiara derivazione dantesca, ma allo stesso tempo è un'utopica illusione circonfusa di luce (lux?), un eterno nulla, orologio senza orologiaio, ma col suo icastico gnomone che sovrasta e osserva tutto e tutti, occhio sul baratro ove strisciano i dannati.

La contrapposizione manichea tra il materico e lo spirituale, tra l'utilitaristico e il mistico, tra il
texhnolyze e il raffia, è affiancata da dualismi e paralleli che trovano una loro ragion d'essere ma che appesantiscono un quadro che vive di un insospettabile barocchismo.
I giochi sui doppi contrapposti, su richiami circolari a continui ritorni, si palesano in un complesso sistema speculare dove tutto è inizio e fine allo stesso tempo, ognuno e ogni cosa è in relazione di definizione a qualcos'altro.
L'Organo è la forza di sistema, lo status quo che si impone con i suoi simulacri e le sue livree di presunto dominio. La prassi burocratica la cui vetrina del texhnolyze offre sempre lo stesso codice da legge della giungla.
L'Unione è la risposta contraria, l'alternativa alla sottomissione dell'individuo agli schemi prometeici della tecnica. La voce degli esclusi che, sotto la bandiera di "Anima, Corpo, Verità, Salvezza, Vendetta!", cerca la fuga dagli ingranaggi chapliniani dei tempi moderni.
Il Racan è la deriva anarcoide, strada obbligata degli ultimi fra gli ultimi nella piramide del destino.
Gabe e il suo culto sono la sintesi del messianismo, della resa esoterica al Fato delfico che non concepisce nulla al di là di ciò che si presume scritto nelle stelle.

Gli stessi personaggi non sfuggono al gioco di specchi, dove i ruoli sono fissi e involutivi.
Onishi è la forza devozionale, la garanzia di ordine gerarchico retto dalla costanza samuraica.
Ichise è l'ansia dell'Io che annaspa in eterno per cercare l'uscita dal non essere.
Shinji è il guitto senza scopi, vittima di un torpore autoreferenziale.
Doc è la fede negli idoli del progresso e della Scienza.
Ran è la deriva pitica dell'imponderabile, Cassandra ontologicamente prigioniera.
Kano è il profeta eterodosso che eleva il fanatismo a forma d'arte.

Questi artifici tortili però alla lunga divengono freddi ghirigori, dove la passionalità e il vigore decantano in semantiche che sanno di ornamentale più che di concreto.
Le maschere, quelle vere e quelle metaforiche, finiscono per omologarsi in una galleria di sguardi vuoti, oltre la sfera del semiotico, divenendo feticci dagli occhi senza anima.

La vis citazionista impera, soppesando le sbavature con segnacoli dal forte impatto ammonitore. La struttura del mondo, platonicamente diviso tra due realtà, tra sopra e sotto, tra Inferno e Paradiso, Vita e Morte, si deforma nel tentativo di rendere sempre quel gioco di circolarità dello spazio e del tempo, scombinando le certezze e ribaltando le definizioni.
Così ecco che la superficie si rivela essere un Paradiso falso, abitato da spettri, un trono vuoto, sfinge che parla per enigmi che nessuno ascolta; la Classe si rivela un falso demiurgo che vuole imporre l'ennesimo ordo seclorum sotto l'egida di Parche decrepite, che citano le streghe di macbethiana memoria. E Lux è il nulla senza fine, una voragine che si autoalimenta, come una divinità annoiata che specula sulla sua immortalità.
Il gioco dei rimandi è così netto da diventare parte integrante dei sottotesti tematici.
Se la semidesertica Lux sembra uscire da un ipotetico Medio Oriente in cui la fusione tra tecnologia e urbanesimo sembra già un concetto obsoleto, la superficie è invece una sequela diafana ed eterea di opere di Hopper dove trionfa l'art déco, rendendo egregiamente il concetto di vetustà dell'Eden, illusione ormai plausibile quanto gli sfondi di un set cinematografico.
Il tono distopico delle vicende è un'interessante parabola dai contenuti anche sociali, con la dicotomia tra il mondo sotto/sopra che ricorda la semantica fabiana della contrapposizione tra Eloi e Morlock ideata da H.G. Wells, ma con un interessante rovesciamento degli schemi dove, sempre in fede al gioco speculare, le vittime diventano carnefici e viceversa.
Un topos fantapolitico che cita anche importanti precursori come Zardoz.

I richiami simbolici, come l'obelisco (che ermeticamente funge da catalizzatore mistico e tecnologico), il tessuto antropologico (che in Gabe trova una summa nella cultura shintoista o nell'estetica del teatro No, più volte citato) o la simbiosi organico/meccanico (che si espleta in contorte fusioni fra il subliminale e il sovraliminale), sono un cardine talmente portante dell'opera che alla lunga diventa un canone affascinante ma dalla complessa natura rizomatica. Una complessità che lascia spazio a possibili smagliature nell'ordito ottenuto.

L'equilibrio dell'anime è infatti vittima di diverse idiosincrasie che stemperano il quadro complessivo.
Una di queste è il richiamo al pensiero e alla filosofia di Nietzsche.
Se sono intuibili (non sempre) gli omaggi all'eterno ritorno o alla volontà delle "bestie selvatiche", spesso il gioco diventa dispersivo e fumoso. In particolare riguardo alla figura dell'ubermensch, che vive sottotraccia un po' in tutte le dramatis personae, ma che si tende a identificare soprattutto col personaggio di Yoshi.
E anche qui siamo di fronte a una resa disarmonica.
Yoshi non contempla tutte le caratteristiche del modello iperantropico. Abbraccia il nichilismo attivo, gode di pura e catartica estasi nella demolizione degli idoli, ma non li abbatte tutti. Abbandona il "no" della superficie per il "sì" del sottosuolo, ma poi si informa e si intromette nel risiko di Lux. Anche lui si serve del texhnolyze, e si fa viatico della techne, l'idolo per eccellenza.
L'archetipo nietzschiano non avrebbe interesse per gli eventi e le architetture dello Stato. Non crede nella Scienza o nelle sirene della realtà (o delle pseudo-realtà). Non persegue trame né schemi teleologici.
L'amor fati del misterioso ometto coi baffi non sa di olimpica osmosi col mondo, ma di puntata sul gioco d'azzardo. Se ne va col sorriso sulle labbra, ma nel tentativo di squarciare luci soteriche.

Al vero pagliaccio non interessa il fato degli spettatori.
L'oltreuomo non è un vigile che indica strade epifaniche ma un bambino che squarta i suoi giocattoli perché hanno il marchio di fabbrica. Non vaga nell'ombra o in incognito, ma arde sulla terra come un secondo sole.
Il vero ubermensch avrebbe danzato sulle note di Mozart o dell'heavy metal, ebbro dell'esaltazione panica del leone che urla "Ich will". Un titano dell'edoné che gronda gioie consunte e sprizza promesse infrante.
Yoshi invece è solo un turista della vacuità, un pastore della noia che urina sulle file di formiche per infantile diletto. Il suo nichilismo non odora di sardonico furore ma di asettico onanismo.
Non è lo scettro di Shiva né uno dei volti di Brahma, solo un impiegato che simula uno sguardo da gatto sornione.
Abbandona il suo sacro assenso per il mediocre "sì" dei servi, torna cammello dopo aver scrollato la soma.

La potenza tecnica dell'anime è invece pienamente coerente.
I tempi soffusi ed eterei si alternano a momenti di azione e violenza cangiante dove, pur non cedendo alle lusinghe dello splatter, si coglie pienamente la consistenza materica del caos organico o del metallo urlante.
Un punto di forza è il chara di Yoshitoshi ABe, che regala una galleria di figure formi e informi, eleganti o dimesse, ripugnanti e seducenti. La perizia di ABe si coglie per esempio nella resa delle figure anziane, che evocano un'avvenenza perduta ma ancora vibrante quanto quella dei giovani, come ad esempio quella di personaggi maschili come Ichise o Kano, dall'estetica sensuale e androgina, paradigma di quella iconodulia del bello che ricorda l'omoerotica del mondo greco.

Le evocative scene di stampo ascetico, accompagnate da un comparto musicale dal sound altrettanto spirituale, sono alternate a sprazzi di futurismo techno dove l'arrangiamento è in linea col tono sci-fi della trama.

"Texhnolyze" aspira a proporre grandi temi con enfasi metaforica e vis speculativa, citazioni e trame complesse. Ma il risultato non è sempre ben coordinato, lasciando spazio a tecnicismi e virtuosismi che ammortizzano il peso tematico e simbolico.
La potenza ermetica di Konaka è sempre presente, ma le sue vette sono livellate da ritmi di regia altalenanti e climax reiterati non sempre originali.
Si percepiscono meno lo sperimentalismo e il pothos ermeneutico che facevano la grandezza di altre sue firme come "Serial Experiments Lain".

A dispetto delle sempre eleganti istanze anastasiche del culto di Gabe, l'aquila e il serpente ridono delle maschere di "Texhnolyze". Un'opera senza dubbio ambiziosa e singolare, ma che cammina su un campo minato non sempre con la dovuta attenzione, rischiando molto. Forse troppo.


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alessiox1

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9
“Texhnolyze” è un anime del 2003 da ventidue episodi dello studio Madhouse, un piccolo capolavoro di nicchia.

Le vicende di “Texhnolyze” ci portano in un gigantesco “pozzo” sotterraneo, dove abbiamo tre città, per così dire: la prima, ovvero la città di Gabe, dove la popolazione crede ciecamente alla sua profetessa, poi il popolo della collina, chiamata la Classe, che si affida completamente alla tecnologia, e poi abbiamo la città di Lux, dove si svolgeranno la maggior parte degli eventi. Essa è controllata dall’Organo, un ente che ricorda molto la yakuza giapponese, che guida la città per ordine della Classe.
All’interno della città di Lux, oltre all’Organo, esistono anche altri gruppi, come l’Unione e il Racan: l’Unione è un gruppo estremista, quasi religioso possiamo definirlo, che è contro l’uso della tecnologia, in particolare di quella Texhonylze (di cui parlerò dopo), mentre il Racan la possiamo considerare come una banda di motociclisti.

In quest’opera molti personaggi (compreso il protagonista e il coprotagonista) hanno arti cibernetici, molto spesso il motivo è che la mafia come ritorsione amputa arti del corpo di chi sbaglia (infatti portano sempre delle spade); qui gli arti cibernetici vengono chiamati Texhnolyze (che danno il nome al opera), essi funzionano grazie all’obelisco che c’è nella cittadina di Lux, da cui prendono energia, e vengono considerati come un pezzo per potenziare e fare evolvere l’umanità. Questa tecnologia venne creata dagli abitanti della collina, ovvero la Classe, e infatti sarà una di loro a installare questa tecnologia nel protagonista.
La città di Lux per certi versi sembra fuori dal tempo, in quanto sembra una città araba degli anni ‘20/’30 (le macchine sono di quel periodo come design), e qui si vede il contrasto con gli arti Texhnolyze per esempio, dove gli utilizzatori hanno anche una specie di Hud (display) negli occhi, che sono i dati degli arti artificiali. Anche se siamo sottoterra, non viene data questa impressione, dato che non vediamo i muri esterni e non si vede nessun tetto. La città di Gabe invece ricorda una realtà industriale decaduta, mentre la Collina è una città, dentro una collina appunto, e sembra una base, ma è molto strana e non vediamo tanti dettagli in tutta l’opera.

In “Texhnolyze” la caratterizzazione dei personaggi è ben fatta, gli abitanti della città di Lux sembrano come spenti, diciamo che sopravvivono più di vivere, come in attesa che qualcosa cambi, ma il tempo passa e non succede nulla... mentre i membri dell’Organo sono concentrati sul potere e sul sopraffare le loro fazioni interne, tranne rare eccezioni come Onishi, che sarebbe uno dei leader più importanti oltre che il coprotagonista dell’opera.
Più andremo avanti nell'opera, più assisteremo a un mutamento di tutti i personaggi, compreso il protagonista: questo cambiamento sarà molto radicale, così come gli eventi che si verificheranno.

“Texhnolyze” è un piccolo capolavoro, come dicevo in precedenza, un piatto prelibato ma non adatto a tutti i palati; l’inizio è molto particolare, molto lento, la narrazione in particolare, un anime molto psicologico con vari riferimenti filosofici e con un finale molto complicato e di difficile comprensione, un po’ come tutta l’opera.


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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9,5
"Texhnolyze" non è altro che la versione animata e cyberpunk di "Così parlò Zarathustra" di Friedrich Nietzsche. L'impronta nichilista, intesa nel senso più originale e filosofico del termine, è evidente in ogni sua parte. Quindi "Texhnolyze" è un polpettone filosofico ricco di simbolismi difficile da seguire? Dipende. L'anime è diviso nettamente in due archi narrativi, non solo per quanto riguarda la storia, ma anche per quanto riguarda la narrazione; il tema portante invece è sempre lo stesso: l'evoluzione da uomo a superuomo. Nel primo caso un superuomo più tradizionale, nel secondo caso un superuomo prettamente cyberpunk, ma con una spruzzatina di yakuza.

La prima parte è estremamente lenta e soprattutto silenziosa, tanto che nel primo episodio si sentono solo pochissime parole, non sappiamo assolutamente nulla né della storia né dei personaggi; inoltre, nessuno 'spiegone' verrà in nostro soccorso a illustrarci l'universo narrativo. Lo spettatore dovrà quindi carpire dai pochi dialoghi la situazione che si è creata nella citta di Lux e il ruolo che in questa storia corale hanno i vari personaggi principali: Il reietto della società Ichise, il capo dell'Ordine Onishii, l'uomo che viene dalla superfice Yoshii, il giovane ribelle Shinji e la dottoressa Eriko. Soprattutto, lo spettatore dovrà osservare ciò che gli viene mostrato: le immagini di "Tehxnolyze" infatti ci parlano da sole, con una grafica al top delle possibilità per il 2003 e una regia estremamente comunicativa. Non bisogna spaventarsi se non si comprenderà appieno quel che succede. Il primo arco narrativo è infatti volutamente criptico e propedeutico alla visione del secondo arco narrativo, quando davvero le cose si fanno pesanti e la storia ingrana verso lo sfascio totale. Nel secondo arco narrativo arrivano anche i dialoghi più corposi, l'azione con la A maiuscola e addirittura, quando ce n'è bisogno, gli 'spiegoni'. Posso quindi assicurarvi che, per quanto tutto sia abbastanza complesso, viene chiarito a dovere. Assieme all'azione arriva anche il già citato sfascio totale, dove ogni personaggio dovrà fare i conti non solo con il crollo del suo mondo, ma anche con il crollo dei valori ad esso collegato: qualcuno di loro avrà curato la propria mente come un tempio, oppure avrà vissuto fino ad allora solo di illusioni, trascurando ciò che era davvero importante per lui?

Una domanda viene in mente nelle considerazioni finali: "Serviva davvero questa introduzione così lenta?" Io credo sia un valore aggiunto. Il fatto di non conoscere assolutamente nulla della trama permette nella prima parte di focalizzarci sui personaggi anziché sulla storia, quindi di inquadrarli meglio e di inquadrare meglio i loro errori nella seconda parte.
Va da sé che una seconda visione del primo arco narrativo dopo aver terminato l'anime è d'obbligo, infatti, alla luce del finale della seconda parte, il finale della prima parte appare una degna conclusione dell'anime, forse anche più dell'ultimo episodio canonico.
Benché non indispensabile, consiglio inoltre una conoscenza almeno basilare della filosofia nichilista.


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selene90

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9
Attenzione: al recensione contiene spoiler

Se, oltre alla famosissima opera di Go Nagai, ci fosse un altro anime che prende ispirazione dai gironi infernali danteschi per la propria ambientazione?
Certo lo fa a modo suo, non ci sono i vari gironi dedicati ai singoli peccati. E, anzi, l’ambientazione ha forti correlazioni anche con la Bibbia.

Ma andiamo con calma. La trama di “Texhnolyze” non è facile da riassumere, anche perché per i primi cinque-sei episodi non è nemmeno chiaro quale sia. La serie si apre con più di venti minuti di puro astrattismo visivo: un mix di immagini oniriche, senza traccia di dialoghi, di inquadrature e sguardi truci, dove viene presentata l’ambientazione principale: una città decadente, priva di colori sgargianti, in cui i volti sembrano tutti uguali, tutti solcati da espressioni oppresse e infelici. Questo primo episodio, com’è evidente per chi l’ha visto, è servito a scremare il pubblico di spettatori, allontanando i più.
E’ a Lux, città sotterranea in cui si è rifugiata gran parte dell’umanità, che incontriamo i vari personaggi. A Lux la legge sembra non esistere: violenze, omicidi e mutilazioni sono all’ordine del giorno.
Prima ho scritto che riassumere la trama è difficile, non tanto perché caotica, quanto più perché, anziché di fatti, si compone di emozioni. Se si potesse cercare di trovare un argomento principale, quello sarebbe la perdita di umanità, lo smarrimento dell’uomo, la sua ricerca di sé... cosa che appare tristemente concentrata nei personaggi più importanti: Ichise, uomo mutilato a cui una dottoressa ha sostituito gli arti mancanti con i Texhnolyze, protesi meccaniche, e Ran, una ragazza che riesce a prevedere il futuro, ma che, come dice più volte, “non vuole vedere”. Lei è costretta a osservare impassibile il decadimento dell’umanità.
Sostanzialmente, “Texhnolyze” potrebbe essere preso come un viaggio di formazione. Ichise ci viene presentato come un essere bestiale: non parla, comunica solo a gesti, ringhi, rancore, rabbia, sguardi... pian piano si lascia “addomesticare”, si lascia condurre verso l’umanità che gli è propria, fino ad arrivare all’accettazione del proprio destino.
Provare empatia per questo personaggio è praticamente impossibile: all’inizio viene anzi quasi facile detestarlo, proprio perché sembra un burattino che si lascia trasportare dagli eventi. In fin dei conti, Ichise compie un’unica scelta del tutto sua, in tutta la storia. Una sola scelta in ventidue episodi. Questo dovrebbe rendere chiaro come definirlo mero “protagonista” della storia, solo perché compare in ogni episodio, sia alquanto riduttivo. In “Texhnolyze”, mi viene da pensare, non c’è un vero e proprio protagonista. Tutti i personaggi sono solo un contorno a quello che è il tema che regge la storia: il rapporto uomo-macchine. E’ a seconda della posizione che i personaggi assumono nei confronti di questa tematica che si decide in che schieramento inserirli. Le macchine che sostituiscono parti umani possono essere considerate un traguardo positivo per la scienza e la tecnologia? Permetteranno l’evoluzione dell’uomo? O piuttosto la sua involuzione, con totale perdita dell’umanità?

Oltre a tematiche e personaggi, come dicevo all’inizio, la cosa più stupefacente della serie resta comunque l’ambientazione, che è quella su cui gli autori hanno puntato principalmente l’attenzione. Lux rappresenta sì l’ultima roccaforte dell’umanità, ma viene essa stessa definita come una sorta di purgatorio. La superficie, da cui questi umani sono stati cacciati, è l’inferno in cui la vita è monotona, priva di desideri e in costante attesa della sola morte. Si relaziona alla Bibbia, perché questo dettaglio ricorda Babilonia, definita “carcere di ogni spirito immondo”. Lux infatti non è niente più di una prigione in cui gli abitanti della superficie hanno spedito gli esseri immondi, i criminali, nella speranza di liberarsi della feccia e di creare un mondo “perfetto”.

In sostanza, non è un anime che può piacere alla massa... non tanto perché “non lo capirebbe”, perché questa sarebbe solo una presa di posizione piuttosto presuntuosa. Quanto più perché l’estrema lentezza, e il mutismo iniziale, rendono piuttosto pesante la visione, specie per chi non è abituato a questo genere di serie. E questo, onestamente, lo considero anche io un difetto. La lentezza di un anime non mi ha mai pesato, se è utile in qualche modo. Ma in quest’anime ci sono tanti episodi che potevano essere ugualmente soddisfacenti, anche riducendo le scene prive di dialogo, che rischiano di allontanare anche lo spettatore più coriaceo.


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Vieilocean

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Il perfezionamento dell’uomo.
Cominciamo con il nome della serie animata: perché ABe e Konaka hanno optato per “Texhnolyze” come titolo? Semplicemente perché è il motore che muove tutti gli ingranaggi della trama, è il collante che tiene legati tutti i personaggi e ciò che essi rappresentano all’interno dell’opera.

Ma da dov’è cominciato tutto? La Classe nel Mondo in Superficie decide di estinguere completamente criminalità e vizio dalla società spedendo in una città-prigione sotterranea tutte quelle persone reputate pericolose o instabili e destabilizzanti. Questa sorta di Babilonia, completamente controllata dal Mondo in Superficie tramite mezzi come benessere e religione, viene anche usata come campo di sperimentazioni per lo sviluppo di tecnologie d’avanguardia come la stessa tecnologia texhnolyze. Tuttavia nel finale dell’anime scopriamo la futilità di questo esperimento, in quanto la bionica è stata abbandonata dal mondo in superficie e sostituita dalla genetica. Quest’ultima, grazie alla mutazione artificiale delle cellule, è riuscita a rendere il corpo umano immune da ogni tipo di patologia. Perché la Classe ha deciso di abbandonare la tecnologia texhnolyze? Meramente perché non vuole più affrontare il futuro. Perché tramite la genetica e la pulizia etica (non etnica) ha raggiunto la perfezione, l’apice della gratificazione.

Ma a cosa porta il perfezionamento fisico ed etico dell’uomo? Cosa è l’umanità senza vizi e malattie? Fantasmi che aspettano la morte cellulare o esseri perfetti che non hanno più timore di essa? Il quesito che Konaka e ABe vogliono porre allo spettatore è: meglio vivere nella prigione di Lux o in quella che la società (la Classe) fa a sé stessa inseguendo la perfezione?
La risposta sembra scontata. Verrebbe immediatamente da rispondere: meglio vivere in Lux piuttosto che in un cimitero vivente! Ma se ne è veramente sicuri?

L’uomo nella società.
Quello che Konaka ed ABe vogliono rappresentare realmente con Lux è una versione metaforica ed estremizzata della nostra società. Le quattro fazioni che compongono Lux rappresentano le quattro vie che un uomo può decidere di percorrere nella società: sostenerla e vivere all’interno di essa perseguendo potere, fama e lusso (Organo); dedicare la propria vita a un ideale in modo da renderla un posto migliore (Unione); fuggire da essa per liberarsi dal peso che comporta farne parte (Racan); votarsi a una religione che dà principi prestabiliti (Gabe/Classe).
Nessuna delle quattro è totalmente giusta o sbagliata, si può tuttavia affermare che, se le prime due verranno prese da persone alle quali piace far parte di una società, le ultime due verranno invece prese da chi non ha volontà o ha difficoltà a far parte di una. Nonostante ciò hanno tre caratteristiche che le accomuna: essere percorse dalla maggior parte delle persone per convenienza (pochissimi sono fedeli a loro fino alla morte, difatti sentimenti quali invidia e rivalità o semplicemente il puro istinto di sopravvivenza portano le persone a tradire la scelta fatta); liberare la mente da quesiti filosofici fastidiosi, permettendo di avere una vita felice e serena; questa felicità e questa serenità non sono assolute, anzi sono fittizie.
La maggior parte delle persone non ha coscienza di ciò e vive la propria vita in una finzione auto-indotta, altri invece non vogliono averne coscienza e sfruttano il tutto come un meccanismo di difesa. Ovviamente i protagonisti dell’anime fanno tutti parte di quella ristrettissima cerchia di persone che sono ben coscienti della loro insoddisfazione esistenziale, con tempi e modi differenti, e con una sottile ironia alcuni di essi sono anche a capo delle fazioni che rappresentano le vie sopracitate. Hanno tutti sete inestinguibile d’infinito.

Malinconia e l’infinita insoddisfazione.
La malinconia è il sentimento che pervade tutto l’anime e di conseguenza tutti i suoi personaggi. Questa malinconia è causata appunto dall’insoddisfazione esistenziale. Ogni protagonista di “Texhnolyze” serve a mostrarci molte, se non tutte, possibili variazioni di tale stato d’animo. Ma andiamo con ordine, cominciando proprio dai quattro capi-fazione.
Onishi: essere a capo dell’Organo non gli basta. Fama, potere e lusso non possono colmare il vuoto che ha dentro.
Shinji: la sua fuga dalla società non lo ha mai soddisfatto appieno. Alcol, droga e feste dall’alba al tramonto non bastano a renderlo felice.
Kimata: la sua insoddisfazione deriva dalla sua stessa fazione. Condividere una battaglia personale con altre persone non potrà mai portare soddisfazione.
Ran: il suo bisogno di guidare tutta Lux alla salvezza non può essere soddisfatto con la sola religione di Gabe, difatti diventa anche la “Voce della Città”, cercando tramite Onishi di gratificare questo suo bisogno.
Restano i due protagonisti.
Ichise: la sua sete di infinito è allo stato animale. Guidato dal solo istinto, come un cane, non potrà mai provare gratificazione in nulla.
Yoshii: nonostante la sua società abbia raggiunto la perfezione, per lui non lo è. Essendo la rappresentazione del superuomo nietzschiano, non potrà mai essere totalmente soddisfatto della sua condizione.
Porta a qualcosa non accontentarsi di quello che si ha, stando invece alla costante ricerca di qualcosa di più? Conviene rimanere in questo stato di malinconia e perpetua frustrazione? E’ saggio portare avanti una battaglia interiore in un mondo nel quale si rappresenta una miliardesima parte dell’intero?

Tradimento.
“Qualcuno mi aveva detto tempo fa cosa fosse questo posto.
E’ il Nono Girone dell’Inferno.”

Queste sono le parole che Kohakura sussurra a Ichise nell’ultimo episodio dell’anime. E’ la chiave di volta a tutta la comprensione di questa opera. Non per la meravigliosa parte artistica che illustrai nel primo articolo, bensì per ciò che sta a rappresentare. Il peccato che viene punito nel Nono Girone dell’Inferno è il tradimento. Ogni personaggio, ogni fazione, ogni concetto all’interno dell’anime è macchiato da questo peccato.

Ichise è la causa scatenante di tutto. Il decimo episodio dell’anime non è chiamato a caso “Epilogo”. La morte di Yoshii, il superuomo nietzschiano che avrebbe dovuto far rinascere Lux, segna l’inizio della fine. Ran non vuole più vedere un futuro funestato dalla bestialità di Ichise, di conseguenza la Classe la sostituisce con Kano, che attraverso il suo progetto Shapes porta la società di Lux a un vero e proprio tradimento di massa. Molte persone abbandonano la propria fazione, dimostrando che l’istinto di sopravvivenza va oltre ogni ideale o stile di vita. L’Unione di disunisce; Shinji viene tradito e attaccato dal suo migliore amico; mentre Onishi viene ucciso dalle stesse persone alle quali lui aveva sacrificato la sua intera esistenza.

Tuttavia il tradimento più grave, quello che renderà intere esistenze completamente futili, è quello che il Mondo in Superficie gioca a tutti gli abitanti di Lux con la tecnologia texhnolyze. Presentata come tecnologia d’avanguardia, rappresentazione di lusso e benessere di Lux, bramata dall’Organo e disprezzata dall’Unione, causa di odio e spargimenti di sangue... si rivela nel finale dell’anime come una tecnologia obsoleta, superata ormai dalla genetica. Il tradimento della società verso i suoi stessi cittadini, il crollo delle certezze sulle quali i protagonisti avevano basato, in modi anche molto diversi, la loro intera filosofia di vita.

Il messaggio che gli autori vogliono dare allo spettatore non è ovviamente quello catastrofico di non fidarsi mai dei potenti della società, dato che possono ingannarci quando vogliono, ma è quello di non creare le proprie fondamenta esistenziali su delle certezze che non sono tue.

La mente come un tempio.
Come da titolo del paragrafo ciò che ABe e Konaka vogliono trasmettere allo spettatore è proprio questo: cura la tua mente come un tempio. Tutti i personaggi in “Texhnolyze” alla fine dell’anime muoiono e tutti loro rappresentano dei fallimenti esistenziali.
Onishi ha dedicato la sua esistenza a Lux e non a sé stesso. Ha trascurato il suo tempio, ha trascurato sua moglie, ha trascurato l’amore per la sua segretaria, per essere infine tradito e ucciso dalla sua stessa Lux.
Shinji è troppo impegnato a fuggire da sé stesso invece di dare delle fondamenta alla sua vita. Nemmeno la vera amicizia di Hal o l’amore di Yoko sono riusciti a fermare la sua fuga.
Kimata, come già scrissi precedentemente, ha basato la sua vita su di un ideale, al posto di curare tutto il tempio e non solo una sua sala.
Doc. Eriko ha dedicato la sua intera esistenza alla tecnologia texhnolyze e per nulla a sé stessa.
Sakimura si è provato a prendere cura del tempio di Yoshii invece del suo, e alla fine è morto (interiormente) insieme a lui.
Ran e Kano pensavano, in modi diametralmente opposti, di essere dei messia capaci di salvare Lux dall’estinzione, mentre infine erano solamente dei fantocci subordinati alla Classe.
L’unico personaggio che, nonostante fallisca il suo obbiettivo, non fallisce mai nel curare la sua mente è Yoshii, il superuomo, colui che agisce e pensa con la sua testa, prendendo in considerazione ciò che lo circonda senza mai porlo come fondamento per la sua filosofia esistenziale. Tant’è che sarà l’unico a sorridere mentre esala il suo ultimo respiro.
E Ichise? In realtà lui non ha mai trascurato la sua mente, ma, non essendo un essere idoneo a vivere nella società, dato che (come detto più volte) si trova in uno stato bestiale quasi primitivo, si può affermare che Ichise, più che curare il suo tempio, ha sempre curato la sua caverna.

Conclusioni.
Vado a tirare quelle che sono mie conclusioni basate sulle interpretazioni che io ho dato al lavoro degli autori di questa opera. Konaka e ABe non vogliono dire quale sia il modo giusto per affrontare la vita, ma ci mostrano come loro vedono il mondo e la nostra società. Secondo loro il perfezionamento dell’umanità porta all’estinzione, sostengono che la società nella quale viviamo è composta da persone incoscienti che vivono in una felicità fittizia e da inguaribili ricercatori d’infinito. E’ proprio per questi ultimi l’unico consiglio che gli autori donano: cercate di stare attenti su chi e su cosa ponete le fondamenta per la vostra ricerca di infinito.

E’ sbagliato vivere nel Mondo in Superficie? No. E’ sbagliato vivere in Lux? Tanto meno. E’ sbagliato vivere in una finta felicità? Neppure. Ma, se doveste trovarvi a vivere un vita alla ricerca della gratificazione esistenziale, fatelo solamente come lo ha fatto Yoshii.


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Anarchy Anime Reviews

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
La collaborazione tra Chiaki Konaka, Yasuyuki Ueda e Yoshitoshi ABe ha dato vita, anche grazie al sostegno dello studio MadHouse, ad alcune delle più interessanti produzioni degli ultimi decenni, contribuendo in maniera consistente a spingere l'intero settore oltre i limiti delle restrizioni dettate dalla necessità di fare audience, a cui solitamente è vincolata ogni serie televisiva. Del resto Ueda riuscì a far emergere dal vivace quanto sottovalutato substrato dei manga autoprodotti le brillanti qualità come disegnatore e caratterista di ABe, l'Abnormal Being entity dei doujinshi, col preciso scopo di portare all'attenzione dei grandi studi di produzione questa realtà sommersa. Il loro incontro, avvenuto inizialmente su internet, sfocia prima in "serial experiments lain", serie tratta da alcuni sketch, raccolti successivamente nell'artbook "serial experiments lain - An Omnipresence in the Wired", e successivamente in "NieA_7" e "Haibane Renmei", autentici gioiellini di animazione indipendente, di cui ABe cura personalmente la supervisione e le animazioni.

Nel 2003 Ueda ottiene dalla MadHouse l'autorizzazione a portare sugli schermi televisivi "Texhnolyze", ispirandosi a un grezzo ed essenziale doujinshi di ABe. Protagonisti sono una glaciale scienziata di nome Eriko Kaneda e il cane randagio Ichise, un giovane disadattato usato dalla donna come vera e propria cavia da laboratorio. Tuttavia è la tagliente e ingegnosa sceneggiatura di Chiaki Konaka a fare di "Texhnolyze" un superbo capolavoro. Konaka non solo si ispira apertamente al linguaggio cinematografico del cinema d'autore, ma crea un vero e proprio film suddiviso in ventidue episodi, attingendo a piene mani da pietre miliari del genere fantascientifico anni '60 e '70 come "Solaris" e "Stalker" di Andrej Tarkovskij o "Alphaville" di Godard. Alla trama di pura fantascienza aggiunge, su consiglio di Ueda, una cruda e violenta storia di yakuza, intrecciando le vicende di numerosi ed elaborati personaggi, senza disdegnare inoltre le atmosfere surreali dello sci-fi televisivo di serie cult come "The Prisoner" e "Weird Tales". Sfruttando questi espedienti, il cupo scenario creato dagli autori diventa il teatro di una macabra e cinica rappresentazione della società contemporanea, dell'assurda follia con cui il genere umano si trascina verso il suo declino, vivendo la fine di un sogno divenuto l'incubo del New World Order, in cui Inferno e Paradiso sono le due facce di una medesima e orrenda realtà.

Tecnicamente la serie è di altissimo livello: Hiroshi Hamasaki asseconda l'atteggiamento degli ideatori del progetto con una regia solida e matura, cogliendo puntuale le emozioni e lo stato d'animo dello spettatore. Ambizioso nel suo volersi confrontare con una sceneggiatura criptica, quasi pineale, ma preciso nel tenere salde le redini di questo purosangue visivo colmo di citazioni cinematografiche e filosofiche, di riferimenti all'arte figurativa e di allusioni politiche. L'ambivalenza del suo contrapporsi a questi riferimenti esterni trae da essi ciò di cui ha bisogno per colmare le lacune del linguaggio e allo stesso tempo li usa per portarsi al loro stesso livello comunicativo e artistico.
Non sono da meno il comparto sonoro, molto curato ed efficace, e il commento musicale, che spazia dalla psy trance dei Juno Reactor, la storica band di musica elettronica-cinematica capitanata da Ben Watkins, artista da sempre impegnato nella produzione di musica "visuale" ispirata da film e serial di vario genere, fino ad arrivare al melodico J-Pop di Gackt e Yoko Ishida, passando inoltre attraverso sonorità jazz e avanguardiste piuttosto insolite. Trattandosi di una produzione di Yasuyuki Ueda non c'è da stupirsi, come scriveva nel suo commento alla colonna sonora di "serial experiments lain": "Se ci sono delle imperfezioni all'interno della produzione, la musica riuscirà a nascondere il vuoto. La musica ha un grande potere."

In Italia "Texhnolyze" viene presentato al Future Film Festival con due episodi in lingua originale sottotitolati; il primo episodio viene inoltre trasmesso sempre con i sottotitoli, all'interno del contenitore promozionale Anime Night, senza però destare particolari attenzioni da parte degli editori nostrani. Una superficialità peculiare dell'editoria italiana che ancora una volta si lascia scappare una vera perla, unica e assoluta nel suo genere.


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Kida_10

Episodi visti: 22/22 --- Voto 8
"Texhnolyze" è una serie prodotta nel 2003, composta da ventidue episodi di durata canonica, creata dalle stesse geniali menti ideatrici di "serial experiments lain" e "Haibane Renmei". Dopo aver apprezzato le suddette opere, lo staff costituiva per me una sorta di garanzia, e lasciava intendere la natura e la tipologia del prodotto. "Texhnolyze" non è per tutti, è lento, oscuro, pesante. Per guardarlo è necessaria una certa predisposizione, considerando anche che la trama inizia a svilupparsi circa attorno al decimo episodio, e prima di esso non si capisce quasi nulla.

"Texhnolyze" è il nome con il quale vengono chiamati degli arti meccanici in grado di collegarsi al sistema nervoso delle persone, e quindi di sostituire in tutto e per tutto quelli mutilati o persi per svariate ragioni. La storia è ambientata a Lux, una misteriosa e tetra città sotterranea governata da un'organizzazione chiamata Organo. Oltre ad esso vi sono delle fazioni che vi si oppongono: Il Racan e l'Unione. Quest'ultima in particolare è contro l'utilizzo degli arti meccanici. Protagonista della vicenda è Ichise, un ragazzo dalla personalità instabile e dagli istinti animaleschi, che un giorno, dopo essere stato brutalmente mutilato, si ritrova in possesso di una gamba e di un braccio artificiali. Nel frattempo la città di Lux piomberà nel caos grazie soprattutto all'arrivo di Yoshii, un abitante della superficie.

Un'opera criptica, tetra, densa di significati e dalle mille possibili interpretazioni; come al solito ABe sforna un prodotto atipico, originale e sicuramente non destinato ad attirare le masse. Fra le opere da lui curate devo però ammettere che "Texhnolyze" è stata per qualche motivo quella che mi ha coinvolto di meno nel complesso, probabilmente a causa di una narrazione fin troppo lenta che ha sopito il mio interesse.
La prima cosa che si nota avventurandosi nella visione è sicuramente l'ambientazione, in classico stile cyber-punk, e la pesantissima atmosfera magistralmente ricreata attraverso un comparto tecnico di altissimo livello. Ansia, tensione, inquietudine, paura, sono sensazioni che si respirano chiaramente dalla prima puntata.
Il protagonista principale dell'opera è Ichise, un personaggio caratterizzato ottimamente, e al quale stranamente viene assegnato questo ruolo. Esso non presenta le caratteriste principali e comuni di un protagonista, anzi sembra essere l'esatto opposto: freddo, distaccato, crudele, privo di carisma e di compassione. Anche in questo caso la mossa di Abe sembra essere vincente, ma solamente in parte: se da un lato viene enfatizzata la crescita personale e l'umanizzazione di colui che prima era assimilabile a un animale selvatico e inferocito, dall'altro viene ridotto drasticamente il carisma e la possibilità di coinvolgere e appassionare lo spettatore. Una scelta sicuramente rischiosa, ma da apprezzare.

Il comparto tecnico è spettacolare, non tanto per il design dei personaggi o per le animazioni, che si rivelano un po' statiche, quanto per una regia impeccabile. Il comparto sonoro presenta un doppiaggio più che adeguato e delle OST spettacolari che aiutano a ricreare la già citata opprimente atmosfera. L'opening è energica e l'ending stacca completamente e smorza i toni attraverso una dolce melodia. Il finale è spettacolare, le ultime puntate sono un continuo crescendo di emozioni, e l'opera riesce a migliorarsi progressivamente, arrivando al suo massimo proprio nell'ultimo e commovente episodio.

Attenzione: questa parte contiene spoiler

Ma, alla fine, di cosa parla "Texhnolyze"? Di tante cose, troppe per essere colte e interpretate a una prima visione. Ciò che balza subito all'occhio è una pesante critica all'eccessivo sviluppo tecnologico, tematica cara ad ABe, e già da lui analizzata nella sua precedente opera "serial experiments lain". Il "Texhnolyze" da alcuni è visto come la speranza, l'evoluzione del genere umano, mentre per altri rappresenta esattamente l'opposto.
Da notare assolutamente il ruolo assunto dalla città di Lux e dalla superficie; in origine la città sotterranea di Lux altro non era che un purgatorio, un luogo dove venivano segregati gli elementi più pericolosi e malvagi del genere umano per purificare quello che dovrebbe essere un mondo perfetto. Quando però Ichise raggiunge questo paradiso, scopre che in realtà esso è morto, e le persone che vi vivono altro non sono che fantasmi. Essi attendono la loro fine impassibili, in pace con loro stessi. Potrebbe questa condizione essere vista come una sorta di passo avanti, di evoluzione dal parte del genere umano, che solo pochi eletti sono in grado di assaporare. Oppure, proprio come appare agli occhi di Ichise, un fattore di debolezza, un simbolo di decadenza da parte del genere umano che non riesce più a godersi la vita e ciò che essa ha da offrire.
Questi e molti altri sono gli interrogativi che l'opera si impegna a proporre agli spettatori.

Fine parte contenente spoiler

In conclusione, "Texhnolyze" è un'opera di indiscutibile livello e dalle mille possibili interpretazioni, tuttavia la lentezza narrativa complica non poco le cose. A influenzare drasticamente questo fattore è stata probabilmente anche l'eccessiva durata della serie. Ventidue puntate sono forse troppe, vista l'estrema pesantezza.
Mi sento di consigliare "Texhnolyzxe" solamente agli amanti degli anime sperimentali e a coloro che hanno apprezzato le altre opere di ABe. Se cercate un anime divertente, movimentato o quant'altro, lasciate perdere.


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klunk

Episodi visti: 22/22 --- Voto 6
Ichise è un abitante di Lux, la città sotterranea degli esiliati dalla superfice, e l'unico modo che ha per mandare avanti la propria esistenza è quella di combattere in incontri all'ultimo sangue. Ma, quando a seguito di un regolamento di conti rimane mutilato, viene usato come cavia per un esperimento di installazione di un sistema di ultima generazione di "Texhnolyze", una tecnologia che permette di rimpiazzare gli arti con delle protesi biomeccaniche dalle alte prestazioni, che si fondono alla perfezione con il corpo ma anche con la mente.

Non è semplice descrivere la trama di questo anime in breve, in quanto ha molte facce, molti personaggi e risulta in alcune parti essere estremamente dispersiva, causa anche di una narrazione non lineare. Altro neo di questo "Texhnolyze" è a mio parere la totale mancanza di ritmo nell'esposizione della storia, forse volutamente dal lento sviluppo, ma con un effetto negativo sull'attenzione dello spettatore. Certo i contenuti ci sono, buona l'ambientazione e di ottimo spessore la drammaticità degli eventi, che assieme a numerose scene di sangue non ne fanno un prodotto adatto a bambini.
Degno di nota è il modo sperimentale in cui viene presentata la storia, soprattutto all'inizio e alla fine: porta il tutto a un livello più alto e contribuisce a fare di questo prodotto un qualcosa di maggiormente maturo e di spessore superiore al solito.
Un aspetto che invece non mi ha affatto convinto riguarda il personaggio principale, che per la prima decina di episodi non fa altro che trascinarsi, a volte nel vero senso della parola, a destra e a manca senza proferire una parola o mettere insieme una frase, così da risultare apatico e un po' stucchevole. Inoltre sembra ritrovarsi travolto dagli eventi, quasi come fosse solo uno spettatore tutt'altro che in grado di poter rendersi decisivo negli avvenimenti.

Dal lato tecnico devo dire che i disegni non hanno né gloria né infamia, mentre il design dei vari elementi fantascientifici risulta veramente buono e ispirato, e inoltre si integra perfettamente con l'ambientazione.
Ottime le animazioni, fluide al punto giusto soprattutto nei numerosi combattimenti.
Adattissime, direi, le musiche, di stile elettronico la sigla iniziale e melodica quella finale, mentre le musiche di contorno sono assolutamente di atmosfera.

Infine mi sento di dire che questo anime presenta degli alti e bassi, ha un'ambientazione interessante, una trama adulta e discretamente complicata, presentata per giunta in modo sperimentale, ma manca totalmente di ritmo, tanto che a volte sembra ristagnare. Resta comunque un prodotto di spessore che giustamente merita di essere considerato per i suoi numerosi contenuti.


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Meganoide

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Uno dei momenti migliori per un appassionato è lo scoprire opere sublimi, che lo rendono felice di aver scelto una determinata passione. Per quanto mi riguarda, "Texhnolyze" ha avuto su di me quest'effetto, per quanto l'opera sia opprimente e angosciante con un nichilismo addirittura tagliente. Esistono moltissime chiavi di lettura dell'opera in questione, e non esagero a dire che "Texhnolyze" rimane talmente impresso che c'è il rischio di rimanere a rimuginare su di esso per lo stesso tempo passato a guardarlo.

L'anime è ambientato in un mondo a sé, che somiglia vagamente al nostro, ma di cui si percepiscono contorni vagamente surreali col progredire della trama. Quasi tutta l'opera è ambientata nella città di Lux, che è stata costruita nel sottosuolo e che è illuminata da un gigantesco quanto misterioso obelisco. Essa è governata dall'Organo, istituzione nata dalla fusione di varie bande minori, che dirige la società. Organizzazione che è guidata dal suo direttore, Onishi, che è uno dei personaggi principali. Altre bande sono l'Unione, una sorta di fanatici puristi che si oppongono all'innesto di arti artificiali, e il Racan, una banda relativamente piccola che ricorda di più la criminalità giovanile. Relativamente al di fuori di Lux troviamo altre due fazioni: il villaggio di Gabe, un luogo che prende le distanze dalla città e che è guidato dalle visioni della loro veggente, la piccola Ran, e la Classe, una sorta di società chiusa e votata alla tecnologia.
Ben presto qualcosa si muove nella decadente Lux. Vari avvenimenti fanno sprofondare la città nel caos, ma al di sotto di esso si muove qualcosa di più subdolo e intangibile, che si paleserà nella parte finale in tutta la sua orridità. "Texhnolyze" è un affresco terrificante e splendido sul genere umano, che parla allo spettatore attraverso le vicende di Lux e i suoi personaggi. E lo fa con un linguaggio tagliente e nichilista, straziandolo con la livida bellezza dei significati intrinseci che mostra. È come una sorta di monito, o di profezia, rivolto all'umanità, che deriva da una cruda analisi delle tendenze dell'uomo.

Prima ho nominato degli arti artificiali: esso sono uno dei fulcri della narrazione. Nella società costruita a Lux molto spesso le persone vengono punite con la mutilazione degli organi, ma la scienza della città ha trovato il modo di reintegrare le funzionalità del corpo attraverso gli arti artificiali: i texhnolyze. Essi si collegano direttamente al cervello e al nervo ottico, scambiando costantemente informazioni, e in un certo senso "dialogando" con gli occhi del portatore. Il protagonista della storia, Ichise, subisce la mutilazione di una gamba e di un braccio, e durante la storia gli vengono dati due arti texhnolyze. Un altro aspetto importante della città di Lux è l'estrazione di Raffia, una sostanza utilissima per aiutare la guarigione (ma che alla fine potrebbe assumere significati ben più profondi), e che è esportata persino in superficie. Superficie da cui arriva Yoshii, altro importantissimo personaggio dell'opera.

Mi preme spendere alcune parole a parte su ambientazione e personaggi, in quanto essi sono il fulcro dell'opera, e sono colmi di simbolismo e significati più o meno nascosti.
Iniziamo dalla città di Lux. Essa viene definita "purgatorio" in alcuni punti, e "inferno" in altri. I riferimenti all'inferno si vedono fin dalla prima puntata, mentre Yoshii scende il profondo pozzo per raggiungere la città sotterranea. Le inquadrature sono inequivocabili: il pozzo ricorda moltissimo l'inferno dantesco, o meglio il nono girone, che è per l'appunto collegato al resto dell'inferno attraverso un profondissimo pozzo. E infatti la discesa di Yoshii, insieme alla sua esplorazione della città, sono fortemente assimilabili a una discesa all'inferno, a una "caduta".
Lux però ha qualcosa che può essere assimilato a una sorta di purgatorio. Oltre al fatto che viene definita così per via della sua fondazione, essa può essere vista come un luogo dove gli uomini si purificano attraverso il dolore e la sofferenza, che però sono prerogative anche dell'inferno.
Come già detto, Lux è collegata alla superficie attraverso un pozzo. Al di fuori del pozzo c'è un mondo apparentemente paradisiaco, con prati verdi e luoghi tranquilli. Tuttavia questo paradiso è apparente. La prima inquadratura della superficie è una fontana con una statua ad angelo distrutta. E questo è esattamente ciò che è quel luogo: un paradiso fallito, distrutto o addirittura mai nato. Molte inquadrature della superficie ricordano i quadri di Edward Hopper, pittore americano che dipingeva la solitudine e l'inquietudine attraverso paesaggi brillanti ma "morti". Ed è questo che lo spettatore percepisce nella superficie. Un luogo popolato da fantasmi che aspettano di morire. Forse Lux è un inferno, ma i suoi abitanti sono colmi di vita, cosa che nel perfetto paradiso non c'è più.

Vi è un interessante parallelismo fra la superficie e l'ultima incarnazione di Lux: esse sono entrambe utopie. La prima è un'utopia spirituale, dove sono presenti solo persone perfette che non hanno passioni e brama di "vivere" (definite "il mostro dentro"). Mentre la Lux finale è una società totalmente tecnologizzata, dove però la tecnologia ha disumanizzato l'uomo, distruggendolo.
L'opera contiene una feroce critica nichilista alle utopie: esse cercano di raggiungere uno stato idilliaco, ma falliscono miseramente, producendo danni enormi a coloro che tentano di perseguire i loro scopi. Ci sono fortissimi rimandi a una sorta di ricerca di un paradiso perduto, alla volontà di ritrovare qualcosa di perduto da tempo immemore. Tuttavia la ricerca non può che essere vana, e il fallimento è assicurato, in quanto il paradiso è, per forza di cose, perduto. È l'evoluzione, sia interiore che fisica, il vero motore della vita. L'utopia uccide l'evoluzione, e con essa uccide l'Uomo.

La spirale decadente di Lux è sicuramente uno dei tronconi principali dell'opera, assieme all'evoluzione dei personaggi, in particolare a quella di Ichise, il protagonista.
Ichise può essere visto come una sorta di moderno Adamo/anti-Adamo. Egli all'inizio è bestia, un uomo che vive per vivere e per nessun'altra ragione. Quindi, a causa delle sue azioni, viene mutilato e riceve il texhnolyze. Esso può essere assimilato al frutto della conoscenza (un altro rimando alla Genesi), ed è il motore dell'evoluzione del personaggio. Ichise infatti intraprende un percorso per accettare il suo nuovo io, e nel farlo trova un posto a cui appartenere (anche se in modo passivo). E sul finale drammatico riesce persino a trovare la sua raison d'etre, il suo scopo, diventando finalmente un vero e proprio essere umano. Tuttavia ho detto che è una sorta di anti-Adamo. Se Adamo fu il primo uomo, Ichise potrebbe essere l'ultimo. La sua evoluzione accompagna lo spettatore in tutto l'anime, ed è forse l'unico barlume di speranza nel lancinante e distruttivo nichilismo dell'opera.

La piccola Ran, altro personaggio fondamentale, è simile a una moderna Cassandra. Ella infatti può vedere il futuro prossimo, ed è perfettamente conscia della deriva della città, ma il suo impegno è vano. Ran è un personaggio importantissimo, di cui si comprende l'importanza a mano a mano che la trama si dipana, fino alla fine, dove si tramuta in ultima eroina, mettendo tutta sé stessa nel tentativo di preservare Lux.

Yoshii, l'uomo che viene dalla superficie, è essenzialmente un rivoluzionario. Egli fugge dalla sua realtà trovando finalmente la vera vita in Lux, e tenta di salvarla nella maniera dei rivoluzionari, ovvero radicale e impetuosa. Lux è probabilmente condannata, se ne ha da subito la percezione opprimente, ma lui e i suoi metodi sono solo l'estremo tentativo di evitare l'inevitabile. All'inizio parrebbe essere un mero portatore di caos, ma durante un dialogo dice che con il suo operato vede "possibilità". Esse sono la speranza. È interessante il fortissimo contrasto fra le azioni di Yoshii e la sua personalità: egli infatti appare come una persona bonaria, gentile e accomodante. E importantissimo è il fatto che pure lui ha assaggiato il frutto proibito: infatti è dotato di texhnolyze, e quindi non è un caso il ruolo che si ritaglia nella storia.

Onishi è per molti aspetti il contrario di Yoshii, essendo dunque la personificazione della razionalità. Egli è il direttore dell'Organo ed è essenzialmente un conservatore. È per questo che era stato scelto dalla città stessa per guidare la lenta fine (Onishi "sente" la voce della città, grazie alle sue gambe texhnolyze). Egli adempie i suoi doveri verso Lux fino alla fine.
Shinji, il capo del Racan, è simile a Onishi (egli "vorrebbe" essere Onishi), ma in realtà personifica la forza della gioventù, e potrebbe essere uno dei possibili futuri di Lux (o per lo meno è uno dei desideri del rivoluzionario Yoshii). Anch'egli rimane fedele al suo essere, e sul finale dell'opera rappresenta bene l'irruenza giovanile, diversa dalla razionalità adulta di Onishi.

Infine c'è Doc, personaggio forse meno importante ma non meno carico di aspetti. Ella è una sorta di madre/moglie per il protagonista, e infatti lo guida nei suoi primi passi. Se Ichise è Adamo, lei è una sorta di Eva, che dà all'uomo il frutto proibito. C'è però un'inversione di ruoli: se nella Genesi Eva nasce da Adamo, qui la funzione di madre tipica del genere femminile permane, ed è lei che "genera" il nuovo Ichise.

Il finale dell'opera è incredibile, nichilista ma splendido, in grado di generare forti emozioni contrastanti (e ottimamente cullato dalla canzone in sottofondo). Anche su di esso ci sono varie interpretazioni possibili. Naturalmente è sempre valida la visione nichilista, ma è comunque presente un raggio di sole: se tutto decade, Ichise alla fine sorride. E il suo sorriso rappresenta la glorificazione del genere umano nel suo momento più buio. Forse l'ultimo atto glorioso. Oppure potrebbe essere addirittura visto come una sorta di novella Genesi, a rovescio per via dell'epilogo, con Ichise/Adamo protagonista della storia dell'umanità. (Emblematico il titolo dell'ultimo episodio: "Mito")

Non voglio dilungarmi oltre, e sul comparto tecnico vi dirò solo che è ottimo, sia nel disegno tradizionale, sia nella computer grafica (che è usata in modo appropriato). L'audio poi è ottimo, e contribuisce enormemente all'atmosfera generale (bella la rilassante ending, che fa da contraltare alla crudezza dell'opera).
Ho visto "Texhnolyze" con estremo piacere, ed esso ha evocato in me forti emozioni e forti spunti di riflessione. E un giorno lo rivedrò con un piacere altrettanto grande. Un 10 meritatissimo.


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GuessWho

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Attenzione: la recensione contiene lievi spoiler

Ci troviamo di fronte ad un capolavoro unico nel suo genere. Si tratta di "Texhnolyze", un'opera che indubbiamente ha influito molto in me e nei miei gusti in materia.

Il protagonista della serie non è nessuno dei personaggi, ma la stessa città sotterranea di Lux, un vero e proprio inferno, luogo in cui si svolgono quasi tutti gli eventi. Ebbene, Lux è la chiave di lettura, è metaforicamente come un organismo a sé stante, dove non esistono regole e dove tutto si trova in equilibrio, nonostante ci siano tre organizzazioni che si contendono l'egemonia con estrema violenza. Il Texhnolyze è una tecnologia in via di sviluppo, capace di installare degli arti meccanici collegati al sistema nervoso al posto degli arti mutilati (molti, come si vedrà).
In questa cornice seguiamo le vicende di Ichise, un personaggio misterioso, cupo, istintivo e lontano da ogni stereotipo, che come si vedrà avrà un ruolo importante nel destino di Lux. Un altro personaggio importante è Yoshii, che riesce in un certo senso a scalfire l'equilibrio di Lux, le cui azioni sono spinte da semplice curiosità, essendo sceso dalla "superficie".

Ora, tecnicamente l'opera può essere collocata a livelli altissimi, caratterizzata da scenari totalmente affini a tutti gli altri aspetti, musiche e audio in generale coinvolgenti e inconsuete. Degne di nota l'opening e l'ending, in particolare la prima, che considero come un rito di iniziazione alla puntata e che mi ha fatto comprendere l'importanza delle opening in certi casi.
La cosa che ho adorato più di qualunque altra cosa in "Texhnolyze" è la rappresentazione del mondo in superficie, corrispondente simbolico del mondo in cui viviamo: un luogo vuoto, insensato e desolato, dove la gente passa i suoi giorni in modo meccanico in attesa della morte, caratteristiche che la rendono un'alternativa peggiore a Lux.
I messaggi che arrivano allo spettatore sono tanti, ma meglio coglierli per conto proprio. Cos'altro dire? Un'opera imperdibile che crea dipendenza e che merita di essere vista e rivista almeno due volte o più.


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AkiraSakura

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9
"Texhnolize" è un titolo di nicchia curato dagli stessi creatori di "Lain" e "Haibane Renmei". La visione è quindi consigliata solamente a chi abbia già apprezzato queste due opere, in quanto questi autori creano prodotti estremamente anticommerciali e non convenzionali. Questo anime è molto nichilista e lo si capisce subito dalle prime cinque puntate, in cui sono presenti pochissimi dialoghi e una atmosfera cyberpunk cupa e opprimente, in cui si muovono mafiosi, giovani ribelli e fanatici che si fanno la guerra all'interno della città sotterranea di Lux.
Il protagonista è l'antieroe per eccellenza, un pugile a cui vengono amputati un braccio e una gamba dalla Yakuza per un regolamento di conti. In seguito, egli vagherà come una bestia ferita fino a quando una misteriosa dottoressa gli impianterà, contro la sua volontà, delle protesi che hanno anche il potere di amplificare le capacità mentali, ovvero di fare evolvere l'individuo. Il protagonista inizialmente rifiuterà la sua nuova condizione, come un cane che rifiuta di essere addestrato, e tutta la sua rabbia e violenza verrà evidenziata dalla psicotica regia e riversata sulle persone e cose che lo circondano, senza distinzione alcuna. Tuttavia, anche i cani dopo un po' si fanno addestrare e il nostro protagonista incomincerà a diventare un po' più umano con il passare del tempo: troverà una guida e incomincerà ad accettare il potenziamento che la dottoressa lo ha obbligato a subire, fino alla consapevolezza che senza di esso egli non sarebbe altro che una nullità.

Il rapporto scienza-uomo è quindi cruciale in questo anime: la scienza può indurre una ulteriore evoluzione dell'uomo, ormai ritornato allo stato animale, ma allo stesso tempo può anche essere usata per distruggerlo.
I personaggi hanno una chara molto originale e le musiche rendono benissimo le atmosfere, così come la regia. L'animazione, pur non essendo eccelsa, fa il suo sporco lavoro (dobbiamo comunque considerare che questa serie non è commerciale e quindi non penso abbia ottenuto chissà quale budget).
Le ultime cinque puntate, al contrario delle prime, sono molto intense e oniriche: insieme a una grande dose di azione troveremo anche riflessioni profonde sulla natura umana e sul destino dell'umanità in generale: gli autori lasciano un messaggio ben preciso. Consiglio quindi "Texhnolyze" a tutti gli amanti del cyberpunk con qualche pelo sullo stomaco in più per poter reggere le prime destabilizzanti puntate, che comunque hanno il loro fascino.


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Armisael

Episodi visti: 22/22 --- Voto 4
Attenzione: la recensione contiene pesanti spoiler

Dopo secoli che non scrivevo nuove recensioni mi sono rimesso a farlo spinto dalla frustrazione che la visione di questa serie mi ha provocato. La sconsiglio a chiunque, tempo perso e pure male.

Innanzitutto, la trama fatica terribilmente a ingranare, mettendoci almeno otto-nove episodi, col rischio di abbandonare la visione ben prima, anche e soprattutto alla luce di come il protagonista agisca come un idiota al limite del ritardo mentale... seriamente, gli sceneggiatori che avevano in mente?
Altri punti deboli poi sono come prima cosa le improbabili spiegazioni in merito alla degenerazione degli abitanti della superficie, o meglio, neanche spiegazioni ma solo un "perché è così e basta" buttato lì senza venir approfondito; segue poi la totale assenza di curiosità o diffidenza verso il tizio sceso dalla superficie, il comportamento della dottoressa, il figlio psicotico "fabbricato" dalle matrone della Class che non viene abbattuto come il cane rabbioso che è anche dopo segni evidentissimi di squilibrio violento, superarmi progettate con una parte vulnerabile proprio al centro del torace ma che nessuno riesce a colpire, il capo della gang di teppisti che agisce in maniera totalmente caotica, le reazioni emotive eccessive sia in positivo che in negativo di praticamente ogni personaggio, la fine insulsa che fa la profetessa e le forzature durante lo svolgersi degli eventi, specie il nonsense di come la gente inizi improvvisamente a seguire un arruffapopolo perché lo richiede lo script.
E, per finire, perché a dei robot di metallo dovrebbero spuntare le radici?

Tempo perso veramente, il protagonista poteva lasciarsi morire d'inedia all'inizio della serie e la trama non sarebbe peggiorata. E per chi volesse appigliarsi al fattore "Eh, ma è disperazione, distruzione, decostruzione del genere, finale imprevedibile, etc." rispondo che la decostruzione della tipologia di struttura narrativa del genere fantascientifico grimdark l'ha fatta molto meglio "Gilgamesh", dello stesso anno: unica differenza che uno è praticamente una storia di Yakuza, zeloti e teppisti, e un'umanità disgraziata che si condanna con le proprie mani, mentre l'altro è più sul filone apocalittico, ma non ci siamo proprio.
Il comparto grafico e sonoro non sono male, ma giusto appena sopra la media, e più per via dell'originalità delle scelte stilistiche che per una reale qualità superiore.

In sintesi:
Video: 7
Sonoro: 6
Ambientazione: 8
Trama: 2
Personaggi: 2
Giudizio complessivo: 4


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scarlet nabi

Episodi visti: 22/22 --- Voto 8
"Texhnolyze" è una serie di ventidue episodi frutto di un'idea della prolifica Chiaki J. Konaka e del designer Yoshitoshi Abe, già creatori di pietre miliari del genere cyberpunk come "Serial Experiments Lain".

La storia si svolge nella città sotterranea di Lux, dove la competizione per il potere è talmente violenta che le mutilazioni sono all'ordine del giorno, perché tutto si basa sul commercio di protesi artificiali, le texhnolyze, che non solo rimpiazzano gli arti mancanti, grazie a una misteriosa sostanza chiamata "rafia", ma creano anche una realtà aumentata, fornendo dati analitici ai loro possessori. La popolazione si divide sulla base di questo status symbol: il governo dovrebbe essere nelle mani di una fazione denominata Grabe, ma, per via della sua manifesta debolezza, l'ordine viene mantenuto da un'organizzazione parallela, la Organo, guidata da Keigo Onishi. Tale situazione rispecchia evidentemente una certa visione del Giappone contemporaneo, in cui la yakuza supplisce alle carenze dello Stato centrale rispondendo in modo rapido ed efficiente alle emergenze: è quanto rilevato dal giornalista Jake Adelstein, che, all'indomani della catastrofe del terremoto, dipingeva i 78.000 affiliati della mafia nipponica come gangster e filantropi, legati a un proprio rigido codice d'onore (vedi "Internazionale" del 21 settembre 2011). Onishi è senz'altro un prototipo perfetto di questo punto di vista e la sua caratterizzazione rimanda a gioielli del manga noir come "Sanctuary" di Shô Fumimura e Ryôichi Ikegami, che svelava le strette connessioni tra criminalità e politica (1990-95). Visto il talento del giovane boss, che dice di "sentire la voce della città", i vecchi membri della famiglia gli sono ostili e tramano alle sue spalle per farlo capitolare, sfruttando la condizione d'instabilità generalizzata.
Infatti, se la Organo controlla le alte sfere, i bassifondi sono dominati da bande di sbandati, i Racan. L'accento post-apocalittico delle loro piccole comuni, il loro abbigliamento volutamente retrò e persino alcune sequenze - come ad esempio il percorso in moto del loro capo, Shinji - si rifanno chiaramente ad "Akira", fumetto e film di Katsuhiro Ôtomo (1988), fondamentale per l'evoluzione del linguaggio del manga contemporaneo. D'altra parte, ci sono altri frammenti che compongono il mosaico dell'immaginario di "Texhnolyze". Cerchiamo di svelarli man mano che ci addentriamo nella trama.

La vicenda si apre con Ichise, un promettente pugile che urta i suoi protettori e per questo viene punito con l'amputazione di un braccio e di una gamba. Monco, inizia a vagare per i vicoli bui finché viene soccorso, ormai privo di coscienza da una dottoressa (Doc), la migliore nel campo della ricerca sulle protesi artificiali. La donna progetta quindi due arti sostitutivi e li impianta sul corpo del ragazzo, che però tarderà ad adattarsi ai nuovi stimoli sensoriali forniti dal sistema virtuale. In definitiva, lui non può abituarsi perché rappresenta la parte primitiva dell'Uomo, quell'impulso animale che spinge a sopravvivere in qualsiasi condizione. Tale interpretazione simbolica è confermata dal suo comportamento schivo e dal suo quasi totale mutismo: di fronte alle situazioni più disperate e pericolose la sola risposta possibile è quella dettata dall'istinto, e anche man mano che la narrazione procede, quando Ichise diventa un membro di Organo sotto l'ala di Onishi, la sua trasformazione è solo superficiale, esteriore. Anche il suo rapporto con Doc è emblematico della sua posizione nello scacchiere di metafore di questo anime: la donna - una bionda procace che trova epigoni in molte scienziate dell'animazione (ultima in ordine cronologico Shion Kanamori, il medico legale di "Psycho-Pass" [2012]) - diventa una seconda madre per Ichise ("il suo capolavoro"), guidandolo nell'uso corretto delle sue funzioni sconosciute. Ma a questo processo di re-imprinting va aggiunta anche un'attrazione di tipo sessuale che si rifà chiaramente all'archetipo del complesso di Edipo e che genera un ulteriore livello di complessità nella struttura psicologica dei due personaggi, ponendoli a confronto con il mondo esterno.

Per alcuni aspetti, quindi, l'impostazione dell'anime ha qualcosa in comune con il notissimo "Fullmetal Alchemist" (2001-2003 /2003-2010). Senza svelare qui la vera composizione della "rafia", si possono riscontrare evidenti analogie tra la sostanza vitale della città e la pietra filosofale degli alchimisti, così come si nota una certa similitudine tra la funzione narrativa di Doc e quella di Winry nell'opera della Arakawa. In "Texhnolyze" l'approccio è senz'altro più cupo e maturo, ma il tema della perdita del ruolo genitoriale è centrale in entrambi i casi: se da un lato l'avventura originava dalla tentata rievocazione di una madre morta come compensazione per un padre immortale ma fisicamente assente e Edward otteneva un nuovo corpo grazie alle cure meccaniche dell'officina Rockbell, adesso ci troviamo di fronte a una versione ombrosa di quello stesso ragazzo - come se si trattasse di un suo avatar disilluso - che non ha mai conosciuto davvero suo padre e trova rifugio nell'organizzazione. L'annullamento del legame parentale in favore di un vincolo elettivo è chiaro anche in altri personaggi del clan, come ad esempio Toyama, un giovane gay che per anni è stato molestato dal padre che anzi non si fa scrupolo di chiedere al figlio l'ennesima prestazione sessuale in cambio di informazioni; ma anche il gruppo coeso dei Racan guidati da Shinji diventa un simulacro di "famiglia", simile alle società senza adulti di molte storie post-apocalittiche. Una simile struttura può reggersi solo sulla presenza di un Super-Ego particolarmente forte, che di fatto si ramifica in diversi sotto-prodotti, esattamente come avviene nella nostra società.
Abbiamo detto che Organo non è l'unica entità in campo: per quanto indebolita, Gabe continua ad esistere, relegata sulla collina, dove i suoi membri conducono una vita legata al misticismo e alle profezie, secondo uno schema che riproduce idealmente la suddivisione tra campagna e montagna nella tradizione giapponese: nelle credenze più remote, infatti, gli uomini non potevano violare i boschi montani dominati dal dio, il quale scendeva a valle solo in occasioni speciali, ad esempio per annunciare un nuovo raccolto. Nell'anime, in ogni generazione ci deve essere una veggente, capace di prevedere il futuro e d'incarnare la voce della città. Nel presente, la designata è Ran, che, proprio come l'antica Cassandra, conosce l'ineluttabile tragedia del futuro immediato e vorrebbe rinunciare alla sua facoltà paranormale. Chiaramente, però, lei non può sfuggire al Destino, esattamente come la città non può evitare di procedere verso il collasso.

Un altro fronte è costituito dall'Unione, che non ammette la progressiva meccanizzazione dell'uomo e predica la purezza del corpo e la salvezza perseguita anche con mezzi violenti e terroristici. A questa fazione si accosta Yoshii, una persona misteriosa arrivata a Lux dal mondo in superficie; infine c'è il gruppo denominato La Classe, che vive arroccato in una città chiusa, proibita alla gente comune, i cui cancelli d'accesso ricordano i "corridoi" percorsi dal caccia di Luke Skywalker nell'epica battaglia contro la Morte Nera. Il loro leader è Kano, che agisce come sovrano e demiurgo assoluto creando gli Shapes. Si tratta di esseri umani totalmente robotizzati, ai quali resta solo la testa su un corpo da cyborg.
In questa gerarchizzazione sociale si distinguono gli stadi della ricerca identitaria che caratterizza il Giappone sin dal dopoguerra. Dopo la sconfitta bellica, il robot incarnava la possibilità di rivalsa e l'affermarsi di una nuova estetica che, originando dalla cultura tradizionale e dalla contrapposizione wabi/sabi, guarda a nuove prospettive. Come scrivono Marco Ghilardi in "Culture del Giappone contemporaneo" (pp. 156-157, Tunué, 2011) e Marco Bertolini in "Mangascienza" (Tunué, 2011), si prospetta un modello evolutivo che complica il rapporto tra tecnologia e soggetto, spostando la dimensione estranea all'interno dell'individuo, nel tentativo di avvicinarsi all'immortalità. Ma, come in molte opere di questo genere, presto si scoprono i limiti di tale progetto, perché il funzionamento delle protesi artificiali dipende dalla "rafia" e dall'influsso "dell'Obelisco" che si trova al centro della città (e che ne costituisce visivamente lo zenit).
Fallite le trattative, l'ultima possibilità di fermare o rallentare la sollevazione guidata da Kano è di cercare il sostegno del governo del mondo in superficie, ma, giunti nella luce dello spazio aperto, scoprono un'incredibile verità che qui non si può rivelare senza guastare il piacere della visione: basti solo dire che si tratta di una condizione che rimanda all'archetipo del mito. La situazione rispecchia per certi versi quella di Lux, riportando ancora una volta alla geopolitica fantastica di "Fullmetal Alchemist", in cui compare la teocrazia di Reole retta da un santone che diffonde i suoi dogmi via etere grazie alla radio. Tuttavia non è questo il solo elemento da prendere in considerazione: i colori brillanti contrastano nettamente con l'atmosfera claustrofobica del sottosuolo, ma fin dall'inizio del viaggio, in un panorama rurale che richiama le periferie deserte di Edward Hopper (o il cammino di Dorothy ne "Il Mago di Oz"), si avverte qualcosa di stonato e innaturale, confermato dalla decisione di Doc di restare per sempre lì: nella camera d'albergo inondata di sole, il suo sguardo perso oltre la finestra ricalca proprio il dipinto Morning Sun, in cui si percepisce la quiete di un futuro velato di malinconia.

Un solo piccolo neo per questo anime maturo, complesso e ben disegnato: nella fase di lotta per il potere all'interno di Organo ci sono un po' troppi personaggi, rischiando quindi di far perdere incisività ai singoli.


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falcus92

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
"Texhnolyze": un'opera maestosa che mi ha lasciato senza parole per tutti i 22 episodi . Avevo intenzione di vederlo da tempo, ma reperire gli episodi è stato un po' difficile e quindi ho sempre rimandato fino ad ora. Sono appassionato e amo il genere sperimentale. E' difficile elaborare per bene dei concetti filosofici o quasi onirici in un anime, ovviamente in "Texhnolyze" è perfetto tutto. Bisogna ammettere che la visione non è per niente facile e si deve essere predisposti a vedere un episodio anche più volte per capire ciò che ci vuole comunicare e trasmettere questa serie - ad esempio l'episodio 18 l'ho visto tre volte trovando sempre cose nuove.

Generalmente a questo punto mi accingo a presentare la trama, in realtà bisogna dire ben poco perché la serie è come un viaggio: si comprende passo passo. Si è proiettati in un fantomatico mondo sotterraneo. Qui vive il nostro protagonista Ichise, che per delle circostanze perde un braccio e una gamba. Di conseguenza riesce, quasi per caso, a ottenere sostegno da un dottore che gli fornirà degli arti meccanici, i texhnolyze. Da questo punto comincia la storia, che non ho intenzione di rivelarvi perché dovrei raccontare tutti e 22 gli episodi.

Il filo conduttore di tutto è uno: l'uomo incapace di uscire da quel fiume che è il destino. Ichise e tutti gli abitanti di Lux sono degli inetti a vivere. Inetti per come la intendeva Nietzsche, ovvero impossibilitati a essere degli oltreuomini e ribellarsi al fato che impone una vita dolorosa, ricca di sofferenza e non agevole. Ogni episodio risulta vago, ma non in senso negativo. Si vede negli occhi del protagonista il desiderio di poter fare qualcosa che non riesce a fare, gli altri faranno delle scelte per terzi ma saranno incapaci di farle per loro stessi. La dottoressa monta i texhnolyze a Ichise che lui non accetta ma neanche, alla fine, ripudia. Anche per questo motivo assisteremo a interi episodi in cui non ci saranno parole. L'uomo è vittima e non ha niente da dire né da fare se non vagare alla ricerca di uno scopo. L'uomo è un manichino, un essere incapace di fare qualcosa se non viene guidato dai fili che per sempre, fin tanto che non si rompono, saranno sempre uguali. Qui entra in scena, oserei dire a rigor di logica, la pittura metafisica. I paesaggi e i colori sono irreali, distorti, siamo al di fuori del tempo. Ciò ci introduce un altro tema: la ciclicità. L'uomo non solo è vittima del destino, ma è vittima sempre dello stesso destino. Anche chi riesce a vedere il futuro è impossibilitato a cambiare la condizione che imperversa su Lux.
Ma se l'uomo non può fare niente a cosa punterà? Le possibilità sono due: o si chiude in se stesso lasciando ciò che è morto all'esterno oppure impazzisce distruggendo tutto.

Tecnicamente l'anime è un'evoluzione, da un livello discreto arriva alla fine in modo eccellente. Ho già detto che c'è molta pittura metafisica e pertanto non dobbiamo scandalizzarci se qualche volta vedremo strane ombre o lampioni più alti. Anche le animazioni sembrano quasi meccanizzate. Per qualcuno questo potrebbe essere un limite, ma per me è fatto apposta. Come dicevo prima, l'uomo è un manichino, nient'altro, e non possiamo scandalizzarci se viene mosso facendoci vedere che è già previsto quel movimento
Pertanto consiglio veramente di guardare "Texhnolyze", un anime crudele, triste e certe volte fuori dagli schemi logici, ma profondo e ricco di emozioni che in certi episodi mi ha lasciato con la pelle d'oca.


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Moscow-Reggio

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Iniziamo con il dire, come hanno fatto già altri, che "Texhnolyze" è un'opera molto di nicchia, è quanto di più lontano ci possa essere dai circuiti commerciali, anzi, è probabilmente la serie animata più ostica e cerebrale che sia mai stata realizzata: "Serial Experiment Lain" in confronto è commerciale. Anche se "non commerciale" e "indipendente" non sempre sono sinonimi di "capolavoro", qui, lasciatemelo dire, ci troviamo di fronte a uno dei più grandi anime di tutti i tempi, senza dubbio tra i primi 5 di sempre. Da un punto di vista "storico", "Texhnolyze" lo considero il "ponte" tra "Lain" (1998) ed "Ergo Proxy" (2006, che con Lain e Texhnolyze condivide i creatori, anche se con ruoli diversi), in quanto prende da "Lain", oltre a qualche tematica, l'inquietudine, l'ermetismo e lo sperimentalismo (per giunta molto più esasperati rispetto a "Lain" ed evidenti soprattutto nella prima metà della serie) e li coniuga con un'ambientazione, elementi e certe tematiche cyberpunk e distopiche che ritroveremo in "Ergo Proxy".

Ma "Texhnolyze" non si limita solo a questo, va molto, molto oltre: è una serie che possiede una propria anima, che per quanto influenzata un po' da "Lain" e un po' da "Ghost in the shell" è tra le più indipendenti, originali e innovative di sempre; "Texhnolyze" riscopre e risalta la potenza visiva dell'immagine, in particolare nei primi 12 episodi, in cui sviluppo di trama e sceneggiatura sono quasi inesistenti o comunque subordinati al puro espressionismo visivo, e così ogni fotogramma racchiude un messaggio, ogni scena racconta qualcosa pur senza parlare, e ogni inquadratura è un'opera d'arte. Un anime di pura potenza visiva, surreale, inquietante, visionario, che da questo punto può far venire in mente il primo Lynch, quello di "Eraserhead", con dialoghi che nei primi 12 episodi sono quasi completamente assenti e che compaiono per sviluppare la trama nella seconda metà dell'anime, in cui si resta completamente spiazzati perché il fulcro della storia e dell'azione è spostato su altri personaggi e gran parte di tutto ciò che fino a quel momento credevamo e sapevamo viene parzialmente meno. Si tratta di una sterzata da una visione più soggettivistica a una oggettivistica che sposta in altra direzione quasi tutti i termini della narrazione.

Mentre la prima metà dell'anime è per lo più pura potenza visiva, la seconda metà, pur senza rinunciare a un forte sperimentalismo e a un notevole ermetismo, vira bruscamente sullo sviluppo della trama e del finale e lo fa cambiando il punto di vista con cui avevamo guardato la serie fino a quel momento, spostandolo su un altro personaggio e altri eventi che potremmo definire "oggettivi" o "storici". E' come svegliarsi da un incubo di pura alienazione, un incubo lynchiano, per ritrovarsi in una realtà che scorre, si evolve, ma che allo stesso tempo conferma quell'incubo e i suoi orrori e ne è contigua.
Una tale struttura narrativa e un tale sviluppo non hanno precedenti nella storia dell'animazione, e ancora oggi trovano pochi paragoni. Lontanissimo dalla "linearità" di "Ergo Proxy", che ne fa un'opera rivolta a un pubblico molto più ampio (anche se stiamo parlando di un'opera monumentale, seppur non molto originale), seppur molto più ostico ed ermetico di "Lain", "Texhnolyze" risulta essere non solo molto più espressivo, ma anche meno "elefantiaco" di "Lain", molto meglio sviluppato, molto più "potente" ed efficace non solo visivamente ma anche narrativamente, è molto più affascinante e, nonostante ne sia influenzato, risulta esserne persino più originale e innovativo - N.B.: personalmente considero "Lain" un capolavoro.
Consigliato quindi a pochissime persone, a un target molto ristretto e selezionato, magari a chi ha già visto e apprezzato opere come "Lain", "Ergo Proxy", "Evangelion", "Ghost in the shell", "Ghost Hound" e "Boogiepop Phantom", e tuttavia opera imprescindibile, pietra miliare e capolavoro assoluto, tra i maggiori di sempre.


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Homura GOW

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9
Dimenticatevi l'allegria, il divertimento, la spensieratezza; in quest'opera non ci sono, nessuno dei protagonisti sorriderà mai nel corso degli eventi, perché assorbito e assuefatto dall'ambiente in cui vive: la città di Lux, il cui nome è volutamente un paradosso con la realtà.
Dunque la recensione dell'opera deve passare per forza tramite la descrizione dell'ambientazione: una città sotterranea illuminata artificialmente attraverso una simulazione della luce solare,costruita al fine di relegarci uomini indesiderati a causa di una sorta di pulizia etnica (questi esiliati sono gli avi dei protagonisti, la città avrà circa cento anni) e al fine di ottenere dal sottosuolo una risorsa (non vi dico cosa) da spedire agli abitanti della superficie. Lux è una città decadente, una novella Babilonia in cui molto spesso ci si fa male e si perdono gli arti, i quali sono sostituiti, se il portafoglio lo permette, da protesi tecnologiche chiamate "texhnolyze".

Ed è proprio il texhnolyze la chiave di volta della questione, in quanto quasi tutti i protagonisti principali lo possiedono, essendo mutilati più o meno gravemente; è l'uso di questa tecnologia che farà sviluppare gli eventi fino all'epilogo ed è sempre questa tecnologia che si imporrà come protagonista vero dell'opera sin dall'inizio.
I primi episodi infatti trattano del personaggio principale, Ichise, e del suo rapporto con le protesi appena impiantate, per poi passare alla sua scalata nella società di quel mondo, scalata iniziata grazie alle sue protesi, senza le quali sarebbe stato solo uno dei tanti vagabondi menomati. In questa seconda fase lo spettatore si focalizza su Ichise pensando che sia il protagonista, ma poi la tematica del technolyze torna prepotentemente.

Analizzando Ichise ci si rende conto che del protagonista non ha nulla, è un burattino che non sceglie mai e che si fa trasportare dagli eventi; solo alla fine sceglierà e questa scelta gli varrà l'unico sorriso degno di nota nell'opera. Ichise non è nient'altro che la metafora dell'armonia uomo-macchina, le sue protesi sono al servizio del suo corpo, non sono invasive al contrario di quelle degli antagonisti.
Il rapporto uomo-macchina è ciò che fa schierare lo spettatore: le protesi sono un'evoluzione positiva dell'uomo? O sono una sua involuzione, una perdita di umanità? E' preferibile l'armonia di Ichise o gli antagonisti che sono ormai più macchine che uomini? E' una questione di idee e gusti personali.

Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte a un'opera dalle tinte fosche e dalle ambientazioni cyberpunk. La musica fa da sottofondo agli eventi dando loro una grande forza espressiva. Graficamente l'opera ha soddisfatto il mio occhio ed è piacevole da guardare - per i giudizi tecnici non ho la competenza.
Le tematiche e i pregi tecnici ne fanno un'opera da 9, una delle migliori che ho mai visto. Allora perché non è un 10? Per i dialoghi eccessivamente stringati, che se da un lato danno un tono di riflessività all'opera e permettono allo spettatore di metabolizzare e pensare, dall'altro rendono troppo ermetica e incomprensibile l'opera in certi punti. In definitiva sembra che Yoshitoshi abbia fatto un anime più per se stesso che per lo spettatore.

Consiglio quest'opera a tutti coloro che rifuggono gli anime troppo ovvi e banali e cercano la riflessività e tematiche importanti: se saprete armarvi di pazienza avrete grande soddisfazioni da quest'anime. Vi avverto, la prima puntata in assenza di dialoghi può scoraggiare lo spettatore poco convinto.


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deathmetalsoul

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Lux è una città sotterranea abbandonata alla disperazione e alla violenza, l'unico scopo della sua esistenza sembra essere la raccolta del Raffia, un materiale derivante dalle cellule dei corpi morti e utile alla convivenza del corpo umano con arti meccanici che sostituiscono i mancanti migliorando le prestazioni dell'individuo fondendosi con la mente dello stesso: i Texhnolyze.
La città viene governata con la forza da un'organizzazione chiamata Organo. Vi sono poi una forza d'opposizione chiamata "Alleanza", contraria all'uso dei Texhnolyze, e una banda di giovani che cerca la libertà chiamata Racan. Il simbolo della città è un obelisco dal quale qualcuno osserva in silenzio e medita sull'equilibrio delle parti. Fuori vi è una comunità che segue le parole di una veggente. Infine in superficie c'è quello che dovrebbe essere il mondo "reale".

Nel 2003 Chiaki Konaka, Yoshitoshi Abe, e Yasuyuki Ueda, mettono in scena questo "mondo", creando un anime in stile cyberpunk che si spinge ai limiti dello sperimentalismo e andando oltre quello che una semplice mente possa concepire. Ci troviamo dinanzi ad un anime "crudo", che non ha paura di mostrare niente, criticando in ogni modo le attuali tendenze della società e della cultura, facendola apparire distopica, in modo da far trasparire molti dei suoi tratti negativi e dei suoi vizi.

La concezione nichilistica è messa sempre in evidenza e denota l’accettazione da parte dell’uomo della propria condizione e l’inutilità delle speranze che sono fuori dalla sua portata, si accetta perfino una propria condizione di follia (nonostante ciò c'è chi nell'anime sino alla fine non accetterà questo amaro destino). L'unica salvezza sembrerebbe la città in superficie, purtroppo però anch'essa è vuota, non vi è violenza come nel sottosuolo, ma le persone sono chiamate addirittura fantasmi che vivono col solo scopo di aspettare la morte.
Nell'anime Lux viene definita come il "nono cerchio dell'inferno", che nella letteratura è descritto come l'ultimo, distante dal precedente e separato da un pozzo infinito, guardando da questa prospettiva la città in superficie non è altro che il cerchio infernale precedente, quindi da qualunque parte si guardi non vi è salvezza di alcun genere.

Tra i personaggi che faranno la loro comparsa non vi sono immortali, non vi è nessuno sicuro del domani e non vi è nessuno in grado di cambiare le cose, semplicemente l'anime va avanti sino alla conclusione. Mano mano si inizia ad avvertire la paura del finale che non farà alcuno sconto, come del resto tutto l'anime.
Di contorno vi è un alto livello tecnico, un uso eccezionale delle computer grafica e una colonna sonora presente quanto basta ma indimenticabile.

Suggerisco la visione solo a chi è capace di andare con la mente oltre lo scorrere delle immagini, poiché lo stesso prodotto va oltre la semplice animazione. Capolavoro.

Franzelion

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Gli anime sono prima di tutto un oggetto per far soldi? Non si direbbe, almeno non in tutti i casi, perché, come con Lain, anche qui ABe permea l'intero anime di una vasta gamma di allusioni metaforiche e significati, non tutti rintracciabili "ad occhio nudo", cioè senza un'adeguata e profonda analisi, accompagnata magari da dirette spiegazioni del produttore. Ancora una volta insomma il caro Yoshitoshi sembra creare una serie animata più per se stesso che per gli altri, dove il rapporto qualità dell'opera/successo di pubblico è sicuramente sconveniente, poiché ben pochi si getteranno a fondo nell'ardua impresa di scovare e spiegare in maniera esauriente - che in ogni caso non lo sarebbe mai - i vari concetti dell'anime.

Tecnicamente parlando l'anime è di ottima fattura per essere del 2003, con disegni puliti e un utilizzo impeccabile della computer grafica, invece le animazioni sono poco più che sufficienti, si poteva fare qualcosina di più (ma dopo Haibane e Lain si è capito che ABe con le animazioni ha le braccine un po' corte). Musiche e sonoro d'effetto, quasi mai ridonanti, salvo nel finale, si apprestano più a fungere da sottofondo che da vera e proprio melodia orecchiabile. I personaggi secondari sono caratterizzati davvero bene, e sono molto vari, non è presente nessun stereotipo o tipo di personaggio visto e rivisto.

Possiamo notare fin da subito una cura maniacale che si è riserbata per la regia, è incredibile il coinvolgimento emotivo che comportano molte scene, in particolare la drammaticità di varie situazioni viene resa al meglio con una colonna sonora adatta e surreale (un po' in stile Serial Experiment Lain per chi l'ha visto). Ma è un coinvolgimento diverso dagli altri cui siamo abituati, perché la regia riflette le immagini e gli eventi per quello che sono, nella cruda realtà, attraverso la cura di semplici ma fondamentali dettagli. Si nota poco che è un'opera di finzione, insomma.
Lunghe pause e ritmi lenti vengono adoperati, come il buon ABe ci ha ormai insegnato, per catturare lo spettatore nelle surreali e spesso ciniche atmosfere, all'apparenza magari stagnanti e allungabrodo, invece si rivelano essere ben studiate e attinenti al messaggio che l'anime vuole trasmettere. Inoltre è proprio questa regia statica, onirica, che cattura lo spettatore e lo proietta in una dimensione senza tempo, tanto che gli episodi "volano" e mi hanno invogliato fin da subito a proseguire la visione, almeno fino a un certo punto, dove la storia ha cominciato un po' ad annoiarmi.

Come ho già detto il procedere della storia è piuttosto e volutamente lento, ma in maniera diversa durante l'arco narrativo della serie: si hanno i primi 6-7 episodi incentrati sul protagonista e sulla sua condizione psicofisica, a cui si alternano le vicende di altri uomini che discutono di organizzazioni politiche, del Raffia, del Texhnolyze, della città di Lux ecc, insomma, della serie "Fatemi capire cosa sta succedendo"; ed è forse questo un problema dell'anime, che non si riescono a seguire bene questi intrighi commerciali e politici, per via della narrazione continuamente spezzata, lenta, e per un character sì molto efficace, ma che non aiuta con l'identificazione dei diversi volti rappresentati, non tutti facilmente distinguibili l'uno dall'altro. A questa sorta di "prologo", segue una parte centrale che personalmente ho ritenuto noiosa, composta da traffici illegali, complotti politici, tradimenti, delle specie di mandati d'arresto ecc. Forse noiosa, ma sicuramente fondamentale, a più avanti ulteriori approfondimenti. Nella parte finale (parliamo degli ultimi sei-sette episodi) finalmente le cose iniziano a muoversi: si scopre (forse) cosa c'è dietro tutto, lo scopo dei personaggi, la ragion d'essere (?) della serie, significati nascosti, spunti di riflessione e tanto altro ancora.

Attenzione: la seguente parte contiene spoiler

È ora di tirare giù delle interpretazioni, per quanto campate in aria possano essere. Innanzitutto si capisce sin dai primi momenti di come l'anime mostri una critica - che si era già vista in Serial Experiment Lain - e un forte rifiuto verso l'eccessivo progresso tecnologico che l'umanità sta affrontando, che invece di migliore la vita, arriva ad un tal punto che la peggiora, alienando l'individuo da tutto il resto e "meccanizzando" il suo modo di vivere, attraverso i social network, aspetti della realtà sempre più controllati da computer invece che da persone e altro. Delle "appendici", quindi, che tolgono spazio alla creatività e alla voglia di vivere, e questo viene riflettuto ottimamente nella serie: il protagonista, Ichise, sembra aver perso voglia di vivere, e si lascia trasportare dagli eventi in maniera appunto "automatica" o "meccanica" senza opporre alcuna resistenza, almeno fino a un certo punto, dove opta per una scelta controcorrente, per la prima volta di proprio iniziativa, questo accade dopo essere arrivato sulla "superficie".

Ecco appunto uno dei più grandi dilemmi di Texhnolyze: cosa rappresenta la superficie? Probabilmente un ideale di vita migliore del normale, in cui mentalmente si è fatti un passo avanti, si è arrivati a un concetto di felicità più sano e genuino, ma nell'anime viene mostrato anche come più malinconico: la felicità di quelle persone, praticamente fantasmi, che si godono la vita per quello che è, senza chiedere nulla, aspettando tranquillamente la morte. È davvero felicità? Per loro sì, per qualcun altro no. Personalmente, sto dalla parte di questi "fantasmi" che se ne fregano di ciò che accade nel mondo sotto/circostante, questo sta a dimostrare di come infatti siano stati inutili (proprio come mi era sembrato, dunque era un dettaglio premeditato e non lasciato al caso) tutti quegli intrighi politici e omicidi, tutte quelle pippe mentali per degli ideali che in realtà sono solo illusioni, sia per via di una società corrotta fino all'osso, in cui è sempre difficile capire chi gestisce le redini della situazione, sia perché al fine di una felicità vera, più grande, era inutile tutto quel cazzeggiamento che assumeva con presunzione l'aria di qualcosa di serio. Niente di più sbagliato, e questo lo ha dimostrato sia l'ambiente in superficie, decisamente bello e vario, che l'umore delle persone (per quelle poche che si son viste) risiedenti in esso. L'ambiente sotto la superficie era invece monotono, opaco, privo di colori o di stimoli, dove sembra tutto dettato da causa di forze maggiori, proprio come ABe si figura - non a torto - un mondo completamente tecnologico: semplicemente privo di vita e di possibilità di distinguersi in qualche modo, senza dover seguire questa sorta di copione che la società ha voluto imporci. Insomma, i parallelismi con la vita di tutti i giorni non finiscono mai, basta solo individuarli.

E negli ultimi episodi, finalmente Ichise si ribella a questa situazione, compie una scelta propria. Fino ad allora aveva seguito sempre tutto e tutti senza fiatare, salvo sporadiche azioni in difesa (e in attacco) di qualcuno, degli sprazzi di vita in un'esistenza totalmente morta. Perché così si sentiva Ichise, dopo aver perso i due arti: finto, virtuale, morto, e (non) agisce di conseguenza. A un certo punto, quindi, dalla superficie in cui era giunto decide di tornare nel "purgatorio", così come viene definito l'ambiente sotto la superficie. E questo è un altro punto fondamentale, meritevole d'attenzione. Qualcuno definisce Lux, la collina e il resto "Purgatorio", e qualcun altro ritiene che la superficie costituiscano gli inferi; o ancora, qualcuno alla fine ritiene che il "Purgatorio" sia in realtà il nono girone dell'inferno. Questo dà vita a una specie di circolo vizioso. La superficie sembra rappresentare il paradiso in cui possono recarsi coloro che "hanno capito" e comunque pagato i mali nel "Purgatorio" sottostante; allora perché la superficie viene definita "Inferi"? Forse perché, essendo giunti in superficie ed essendo quindi arrivati a un concetto di verità/felicità più profondo, ci si rende conto di quanto sia malsano il mondo "principale", ossia quello sottostante (appunto "Nono girone dell'inferno"), si apprende questa triste verità e si desidera appunto morire, svanire nel nulla e dimenticare i dolori di questo mondo, proprio come quei due vecchietti, dall'espressione non a caso malinconica. Questo credo voglia dire che la situazione generale ormai è decaduta irreversibilmente, che il mondo è prossimo a una conclusione e chissà, forse quei vecchietti lo sapevano, avendo avuto in qualche modo dei contatti con Ran, la veggente, personaggio misterioso dall'inizio alla fine, che in qualche modo sembra rappresentare l'alpha e l'omega di tutto? A questo, e a molto altro, non potremo mai trovare risposta, se non grazie a delle delucidazioni da parte degli autori, da cui però traspare una chiara visione nichilista del mondo; questo lo si capisce anche dall'ultima definizione che viene data al mondo sottostante, cioè "Nono girone dell'inferno": da qualsiasi punto di vista si guardi le due realtà, sono una peggio dell'altra.

Comunque dicevo (il discorso mi si è allungato un po' troppo, perdonatemi), Ichise decide quindi di tornare nel "Purgatorio" per salvare Ran, perché sa che è in pericolo, e dal momento in cui questa gli è sempre venuta incontro nei momenti di difficoltà, egli la vede come una sua salvatrice, come l'unico appiglio da quella situazione disperata, poiché è consapevole del fatto che lei sa come tutto andrà a finire, e forse vuole recarsi da lei proprio per sapere questo. Purtroppo però, Ran viene "uccisa" da Onishi, Ichise non fa in tempo a salvarla, e dopo uno sfogo di rabbia sui presenti, si reca da quello che sembra essere il capo, il padrone di tutto, quindi anche la causa di tutti i mali. Beh, a questo punto dice di essere giunto alla conclusione che tutta la città di Lux è una sua immaginazione, lui è il più sano di mente (modesto, eh?) e questo sua sorella (?) Ran (chiamata Theoria per qualche motivo) forse l'aveva già capito. Kano (il "boss") aggiunge che Ran ha distrutto la sua mente e ora non può più vederlo, e nello stesso momento Ichise guarda dietro di Kano una statua con la testa semi-cibernetica di Ran, è furioso. Kano gli dice che sarebbe come abbandonarsi alla follia se Ichise colpisse l'unico veramente sano di mente lì in mezzo, ma a Ichise ormai, dopo aver constatato le sorti di Ran, non importa più nulla di nulla, e SBAM! Una botta in testa e Kano viene decapitato.
Ecco che parte la canzone, la bellissima canzone. Ichise lascia cadere il cadavere di Ran in un profondissimo pozzo, come omaggio, e se ne va, si appoggia a un muro e pian piano si affloscia, morendo, forse per quei colpi di pistola che aveva ricevuto in petto, o forse perché uccidere Kano aveva significato distruggere anche quella realtà, quella Lux e tutto ciò che ne comporta? Forse la spiegazione più sensata è questa, poiché dopo 22 episodi di atteggiamento depresso, il protagonista finalmente rivela un sorriso liberatorio, come di sentirsi soddisfatto di aver fatto tutto di testa sua alla fine, anche se questo comporta la fine di tutto, almeno è riuscito a mantenere una sua identità.

Ma è davvero la fine di tutto? Perchè Kano parlava di una futura rinascita da parte dei Texhnolyze morti, che hanno messo delle radici nel terreno. Kano parla di rinascita, come se quello fino ad allora fosse stato davvero un "Purgatorio, una vita antecedente che funge da passaggio per passare ad una realtà vera e propria, magari più positiva. Insomma, non si capisce niente, ma il finale lascia intendere praticamente tutto, per questo è così affascinante.

Fine parte contenente spoiler

Tirando le somme (finalmente), Texhnolyze sembra essere la via di mezzo fra Serial Experiment Lain e Haibane Renmei, prendendo il meglio dell'una e dell'altra - sì, considero Tex il miglior anime di Yoshitoshi -, ovvero la trama complessa e ingarbugliata di Lain e diversi spunti di riflessione o di libera interpretazione di Haibane. Vi consiglio di vedere Texhnolyze almeno due volte, per avere le idee più chiare, cosa che purtroppo non ho fatto (e non credo farò molto presto) io, vista la "pesantezza" generale dell'intero anime.
Fra gli anime più complessi di sempre, al pari di Tenshi no Tamago o Evangelion, Texhnolyze è, almeno concettualmente, un capolavoro assoluto, che risulterà però ostico ai più, soprattutto se privi di pazienza, elemento indispensabile per cercare di analizzare e comprendere l'anime in molti dei suoi accurati dettagli, impresa in cui io ho almeno "cercato" di cimentarmi. Immenso.


 3
Pan Daemonium

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9
Questo anime è molto, ma molto sottovalutato, a mio parere.
Texhnolyze è iniziato lasciandomi perplesso ed abbastanza annoiato, devo ammetterlo. Infatti nel primo episodio i dialoghi sono 5 o 6 e solo nelle puntate successive ci si porta ad una certa normalità, da questo punto di vista. È certo, però, che fin dall'inizio si comprende appieno quale sarà l'atmosfera in cui si sprofonderà per 22 episodi: buio e nebbia, sensazione di angoscia, di asfissia e di oppressione sono sempre presenti a Lux, la città sotterranea in cui si svolgono gli eventi di questo anime.
Una città in cui si percepisce una sorta di finzione di fondo, rappresentata dalla luce innaturale prodotta per emulare il Sole, i cui raggi non possono raggiungere gli uomini di Lux.

Tre quarti dell'anime si svolgono in questo modo, spiegando davvero poco della storia e analizzando solo gli avvenimenti presenti nella città, che sono composti principalmente da sparatorie, risse varie ed una buona dose di sangue. Texhnolyze si erge magistralmente (non che prima facesse schifo, anzi) dal 19° episodio, quando alcuni personaggi vanno in superficie. Da questo momento inizia la parte "psicotica" ed "evangelioniana" di Texhnolyze. Molto, davvero molto bella la storia alla base dell'anime, gli avvenimenti, la psicologia della superficie. Una parte fantastica che porta ad un finale (purtroppo, sigh!) azzeccatissimo. Non mi aspettavo nulla di differente. Come è iniziato, così è finito.

I personaggi di T. sono molti e ben analizzati. Ciascuno ha qualcosa di peculiare. Molto interessante Ichise, il personaggio principale. Peccato che le due donne della serie, Doc e Ran, hanno avuto un ruolo piuttosto marginale. Avrebbero potuto avere molto più spazio, anche perché sono personaggi mirabili.

Graficamente è ineccepibile. Ottimo anche l'OST, che ho apprezzato tantissimo. I brani sono suddivisibili in 2 gruppi: il primo utilizzato nei momenti di maggiore oppressione, con brani di tipo electro e molto simili a quelli adoperati in Silent Hill; il secondo, molto più variegato e con pezzi a mio avviso fantastici, che possono anche essere ascoltati a prescindere dall'anime.

Vorrei davvero dare un 10 a Texhnolyze, per il modo in cui mi ha coinvolto, principalmente nell'inizio e nel finale, ma c'è un grosso "ma" che non me lo permette. Innanzitutto il fatto che sia un pochettino pesante nella parte centrale, c'è da ammetterlo, e poi la cosa più
importante: è davvero troppo simile ad Ergo Proxy nell'ambientazione, nella grafica, nella caratterizzazione dei personaggi e così via. Gli autori, gli stessi di EP, avrebbero dovuto tentare di discostarsene maggiormente. Comunque il 9 non glielo toglie nessuno.


 3
AmarantaKiller

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Questo anime del 2003 è un altro gioiello della Madhouse, diretto da Hiroshi Hamasaki e sceneggiato dal noto Chiaki J. Konaka. Graficamente impeccabile, character designer che sfiora l'eccellenza, regia che prende molto in prestito dalle tecniche cinematografiche, atmosfera cupa e claustrofobica, dialoghi scarni e fortemente evocativi sono solo alcuni degli aspetti di un'opera complessa e di difficile approccio come questa.

Lo spettatore viene immediatamente sbattuto nella storia grazie al personaggio di Ichise. Attraverso la manipolazione di Ichise, appunto, e alle continue violenze esercitate su di lui, entriamo nei meccanismi che si muovono all'interno di una città artificiale come Lux e a conoscere quali sono le fazioni, i giochi di potere e la natura delle lotte che si scatenano di continuo. È difficile non definire Ichise un protagonista, nonostante le battute striminzite e la sua personalità defilata; almeno lo è dal punto di vista dello spettatore. Sulla sua pelle, infatti, egli entra nel vivo delle vicende e ne sperimenta le frustrazioni e la sofferenza delle torture alle quali verranno sottoposti anche tutti gli altri sopravvissuti.

Texhnolyze segue il genere cyber, ma, come spesso accade, la sua storia alienante, estrema e surreale, in realtà è ben ancorata nella realtà e nel presente. La sua storia non è altro che un sorta di monito o di riflesso delle conseguenze aberranti, alle quali possono condurre insane ideologie o utopie. E noi non ne siamo completamente estranei, anzi è una tematica di estrema attualità. L'uomo sempre proiettato a migliorare se stesso, ad autopotenziarsi, respingendo continuamente i suoi limiti, nella costante ricerca di paragonarsi a un dio onnipotente.

Texhnolyze rappresenta anche come sia impossibile sedare qualsiasi resistenza e voce dissonante a un'ideologia imposta (si veda il caso di Lux) e come, invece, l'adesione comune o, peggio ancora, la rassegnazione dinanzi a un'utopia generi effetti devastanti, che portano inevitabilmente all'estinzione (ed è il caso della "superficie", popolata solo da fantasmi). In entrambi i casi, però, la fine è inevitabile perché in entrambi contesti poi, gli esseri umani si accontenteranno solo di sopravvivere. Ed è quello che farà anche Ichise all'inizio: non vuole cambiare l'assetto delle cose, ma riuscire soltanto a sopravvivere. Tuttavia, è vero che Lux andrà incontro ad un destino di fallimenti e distruzione, ma non mancano le premesse per una rinascita di una nuova umanità. Proprio nella crudezza delle immagini, nell'evidenza nella quale vengono rappresentate la causa ed effetto di un tale progetto così disumano, sta la forza incisiva e penetrante di quest'anime. Inevitabilmente, ti si insinua dentro e ti costringe a riflettere e a capire, che le forza eversiva di nuove idee o progetti innovativi talvolta sfuggono al controllo dell'essere umano, dai quali esso stesso ne viene sopraffatto.

L'unica, grazie al suo potere di chiaroveggenza, che rappresenta la coscienza ormai dimenticata dall'umanità di Lux, è sicuramente Ran. È colei che grazie al suo dono funge da guida (soprattutto per Ichise) e riesce a prevedere quella che sarà la logica fine di un mondo che di umano non ha quasi più nulla. In questo scenario desolato, anche il più piccolo barlume di coscienza (Ran) soccomberà con tutti gli altri, perché è stato contaminato dall'insensatezza degli eventi. Fortissima carica simbolica ha la morte di Ran per mano di Onishi, l'uomo in grado di sentire la voce della città, l'unico personaggio che spera fino alla fine in una pace tra le varie anime che combattono nella città di Lux e che cerca di opporre resistenza dinanzi allo sfacelo imminente.

In generale, la lista dei simboli è infinita e anche difficilmente rintracciabile, per non parlare delle musiche, a mio parere stupende, estremamente in sintonia con l'ambientazione e con la psicologia dei personaggi.
Per chi è dotato di stomaco forte, di grande pazienza (soprattutto per i primi episodi) e capacità riflessiva, Texhnolyze è adattissimo per essere apprezzato in tutta la sua complessità!


 9
Limbes

Episodi visti: 22/22 --- Voto 8
A volte non hai anche tu la sensazione di essere solo un attore, di essere partecipe di un fiume senza significato, di un «teatro della crudeltà» dove niente può essere diverso da come è, da come sarà, dal modo in cui è stato?
A volte capita, a volte ci si ferma in determinati istanti in cui è come se si aprissero gli occhi per la prima volta su ciò che ci sta attorno, per la prima volta svegli. A volte ci si risveglia da un incubo, altre volte ci si sveglia nella realtà, in una verità che non è un incubo, ma semplicemente quello che ci circonda, dato così com’è. In certi frangenti si percepisce l’inevitabilità, e si vede l’inevitabile di ciò che esiste.

Tra le altre cose, chi ha creato Texhnolyze credo sia partito da ciò, o quanto meno a questo è approdato come colonna vertebrale per tutti gli elementi aggregati nella serie.
Appunto, chi ha creato Texhnolize. Persone che fanno ciò che vogliono, non ciò che vuole il mercato. L’ha diretto Hirotsugu Amazaki, il quale poi con lo stesso stile alienante dirigerà Shigurui, serie incompleta ma morbosa come Texhnolize. L’ha sceneggiato tra gli altri Chiaki J. Konaka, che aveva dato prova della sua singolarità scrittoria con Lain e ne darà altre alla stessa altezza con Ghost Hound e Mononoke. Ne ha disegnato i personaggi Shigeo Akahori, partendo però dal conceptual design di quel Yoshitoshi Abe creatore originale del già citato Lain e del particolarissimo Haibane Renmei. Per chiudere, ne hanno curato le musiche Hajime Mizoguchi e Keishi Urata: compositore delle OST di Jin-Roh e di Escaflowne- the movie, il primo; responsabile del sinth sempre in Jin-Roh, e in Akira, Arjuna, Cowboy Bebop e Wolf’s Rain, il secondo.
Vanno citati, non è per fare il figo che ne parlo, ma per dare un retroscena e contestualizzare la natura di Texhnolyze, e perché sono stati in gamba e meritano un tributo, per quanto conta, per la loro creazione.

L’opera è sperimentale, ma non la più sperimentale mai uscita. È estrema, ma non in misura superiore ad altre che lo sono di più. In parte ciò si deve alla sua durata, poiché ventidue episodi richiedono una costruzione diversa rispetto a dieci o giù di lì. In parte, e soprattutto, ciò deriva dalla storia, dal respiro, da quello che vuole esprimere la serie, da cosa vogliono dire gli autori e da quanto complesso è il soggetto. Il quale in ultima analisi è sfuggente, anzi fino alla fine non si riesce a comprendere del tutto dove voglia andare a parare. S’intuisce però, il che è diverso, è addirittura meglio. Perché l’intuizione è una condizione più interna e sottile che ipnotizza l’attenzione e la spinge alla sete di senso, non di uno sviluppo della trama. Non che questo manchi: nonostante l’articolazione dell’intreccio sia lenta, essa metabolizza sviluppi episodio dopo episodio, e a seguito dello scioglimento di molti nodi ci si rende conto di quanta acqua sia passata sotto i ponti e di quanti “fiori” siano stati trascinati dal suo flusso.
Tuttavia il vero punto non è cosa accadrà dopo, ma trovare la chiave di decodifica del significato di ciò che si vede, della sensazione di occulto che fa tutt’uno con il crepuscolarismo della città di Lux, nella quale la luce è accecante ma impura, dove non c’è limpidezza – se non quella artificiale – ma solo degrado, metallo marcio e polvere in cui si consumano fino alla fine drammi disumani. Sempre sotto una rete di cavi, sempre sotto un cielo vuoto.

Le figure che si muovono in tale scenario sono border line, disturbate nella loro caratterizzazione psicologica e nel loro modus operandi. C’è chi appartiene alla mala, ovvero agli Organo, ai suoi vertici, e di conseguenza si attiene a un’etichetta mafiosa che rispetta un’eleganza d’altri tempi mantenendo la seria implacabilità di ogni clan criminale.
C’è chi loro si oppone, l’Alleanza, i cui membri attuano strategie e sabotaggi di stampo terroristico e sono votati alla conservazione della “carne”, di una carne non “corrotta” dalle protesi articolari figlie della tecnologia Texhnolyze, la quale rappresenta la raison d'être di qualcun altro di davvero significativo nello scenario umano dell’opera.
Poi ci sono ovviamente gli sbandati, i “ragazzi contro” figli del disagio dell’epoca i quali fanno storia a sé, e metà hippies e metà teppisti stanno tra i due schieramenti languendo nelle loro vite in comune, pronti a mordere le caviglie dei due antagonisti quando il momento è critico.
C’è anche chi viene da non si sa dove, da un luogo “esterno” ai territori di Lux; uno scrutatore, un profeta o solo un pazzo che distruggerà gli equilibri e muoverà la pietra angolare del castello di poteri della città.

E poi c’è chi è emarginato da tutto, estraneo al gioco, in cui entrerà a forza ma senza scampo: l’animale mosso solo dalla sua furia frutto di reazioni indotte, in assenza delle quali cade nella passività catatonica. Ichise. E con lui c’è la bambina, Ran, l’enigma, la domanda e la risposta nascoste dietro una maschera, dietro due occhi, sigillate dietro un’innocenza perturbata dalla consapevolezza del tutto, e del sempre.
Altri si aggiungeranno, altre presenze all’inizio celate, le quali forse rappresentano i marionettisti di tutto lo spettacolo, o forse sono anch’esse parte della scena. Di una scena che tra simboli e metafore accumula azioni e procede espandendosi sempre più, fagocitando i suoi protagonisti e le loro storie nel suo climax imperturbabile, fino all’apogeo dell’orrore.

In questa varietà ogni personaggio è manifestazione dell’egoismo e della violenza umani, di un dolore indispensabile all’uomo e che ne definisce la vera natura, senza la quale non siamo che ombre, fatti dell’identica sostanza di queste ultime. Violare il sangue e la carne testimonia la nostra umanità; farlo con la tecnologia la fa trascendere, ci fa evolvere. Come appunto il protagonista di Texhnolize, l’Ichise esasperato dell’inizio che però è il medesimo del proseguo, sempre se stesso anche quando si “texhnolizza” e “civilizza”, anche quando la sua bestialità diventa tanto latente da renderlo irriconoscibile.
«Panta rei». Eppure il fiume è sempre lo stesso. Tutto muta, lentamente, tranne il fato; tutto segue la corrente del suo fato. Solo chi lo osserva esula dalla follia, ne ha avversione e disgusto e lo vive con distacco. Tuttavia a ciò non ne consegue la salvezza perché nell’anime, nel suo nichilismo e pessimismo assoluti, non c’è salvezza, e nel suo epilogo di desolazione e disperazione solitaria non c’è redenzione. C’è solo la realtà dilaniata, solo la concretizzazione di una profezia che ha divorato pure il suo oracolo, perché anche quest’ultimo è contenuto in essa, ne è vittima, come si palesa in due delle scene più strazianti cui si poteva assistere.

Ed è un peccato che il comparto visivo non accompagni sempre la narrazione come questa meriterebbe, o almeno non lo fa al principio. In quanto i disegni inizialmente sono duri, rigidi, un po’ tozzi e colorati con deformazioni poco piacevoli nella distribuzione delle ombre proprie. Le animazioni stesse sono impacciate e macchinose: non c’è naturalezza nei movimenti degli arti, che sembrano azionarsi in maniera indipendente dal resto del corpo, né armonia o quanto meno agilità nella figurazione.
Poi, al contrario di quanto di solito accade con le serie di medio metraggio, le quali sparano la maggior parte delle proprie cartucce nei primi episodi, il tutto si va alzando di livello poco per volta ma in modo evidente, fino a dei picchi conclusivi che giungono a standard di vera eccellenza.

La tecnica diventa così degna sia delle inquadrature, soggettive e oggettive anomale, oblique, frutto di classe immensa; sia degli ambienti, opprimenti, stranianti e ricreanti alla perfezione, con l’ottima fotografia, il vero concetto angosciante di atmosfera post-cyberpunk; sia delle musiche. Queste spaziano fra i generi più disparati – emblema di ciò [a href="http://www.youtube.com/watch?v=u3SzOzm8lmo&feature=related"]l’opening[/a] e [a href="http://www.youtube.com/watch?v=NMM_25fgBJA&feature=related"]l’ending[/a] agli antipodi –, sorprendono per la delicatezza e per l’ispirazione di cui sono capaci e rendono magnetica una visione destabilizzante.
Una visione nella quale i protagonisti si alternano con la loro carica d’agonia: figure sofferte, malate, diverse per caratteri ma identiche nella loro profondità e accomunate dalla sconfitta definitiva e globale, dalla distruzione di un’era che «lascia tutto ciò che è stata in eredità alla terra» – che lascia solo mistero e rovina, dai quali forse sorgerà un ultimo fiore di Rafia e poi più niente.


 7
M3talD3v!lG3ar

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
"Texhnolyze" nasce nel 2003, dalla mente geniale dei creatori di opere quali "Serial Experiments Lain", "Haibane Renmei" ed "Ergo Proxy".
Non c'è da stupirsi quindi se ci si trova al cospetto di un'opera fuori dal comune ed estremamente matura che rimarrà senza dubbio negli annali dell'animazione, in particolare quella che racchiude vari generi come il cyberpunk, lo psicologico, il thriller d'azione e lo sperimentale.
Senza dubbio rimarrà nella memoria degli appassionati dell'animazione atipica, inconsueta ed innovativa, coloro che non si fermano alle apparenze ma adorano "scavare" a fondo nella corteccia di ciò che appare eternamente misterioso anche quando ci si sente al corrente degli avvenimenti. "Texhnolyze" offre agli spettatori uno scenario opprimente, asfissiante, inquietante e pessimistico, per stomaci forti e menti aperte, consapevoli delle tematiche di fondo, che rispecchiano in modo sublime e allo stesso tempo spudorato, l'esiguità e la fugacità dell'esistenza umana e dell'inalienabile quanto insignificante lotta per la sopravvivenza.
Lux è il palcoscenico degli eventi, una città in decadimento, dove, in una sorta di ciclico meccanismo a catena, per il quale "...non cambia mai nulla...", si susseguono, spesso con inaudita violenza, interminabili conflitti per il raggiungimento di libertà, potere, sopravvivenza, vendetta: ambizioni che, ineluttabilmente, condurranno al declino dell'intera popolazione e dello stesso luogo che la ospita.
In questa storia nulla accade per caso e non esistono nè protagonisti, nè antagonisti, ma solo individui in eterna lotta, freddi osservatori, anime in attesa del trapasso, divinità tormentate... vite che si incrociano, che si uniscono, che si annientano... ogni interprete di questa cruenta realtà risulta memorabile, a partire da Ichise, uno dei migliori personaggi apparsi (ma andrebbero citati tutti).
Sulle strade bagnate di sangue e gli scheletrici edifici del composto urbano, si affaccia un cielo grigiastro ed angosciante (stesso cielo che sovrasterà le lande desolate di "Ergo Proxy"), completamente diverso da quello della zona in "superficie".
A fare da perno ad un'atmosfera irresistibile che amalgama in modo impressionante lo spirito dell'opera alla sua ottima veste disegnativa, vi è uno storyboard unico e sensazionale, contorto, ammaliante, ipnotico, ricco di singolari effetti di luce, tortuose inquadrature e colori al neon.
Le avvolgenti musiche percepibili nei momenti più eclatanti ma anche nelle situazioni più indefinibili, marcano meravigliosamente il caos degli eventi, gli stati mentali dei protagonisti, la devastazione dei paesaggi.
Il coinvolgimento scaturito si muta facilmente in dipendenza, e una volta conclusa la visione, si delinea la necessità di ritornare ad immergersi in quest'oceano tanto avvilente quanto attraente, per sciogliere tutti i nodi della solida e imponente trama.
Ma in fin dei conti il messaggio che quest’opera d’arte è in grado di dare è più istintivo che mai, e non ha bisogno di attirare su di sé troppe riflessioni, si tratta di un colpo dritto alla testa, di una cruenta realtà sotto le spoglie fantastiche di uno scenario apocalittico…
Possiamo quindi parlare di capolavoro, dalla spettacolare sigla di testa ai malinconici titoli di coda conclusivi, notificando tuttavia che un tale gioiello sia ristretto a pochissimi palati, ad un pubblico adulto e pronto a tutto.
Imperdibile.


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laury84

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
In genere ho la scorza dura e ce ne vuole prima di scalfirmi: quest'anime c'è riuscito in pieno! Ero così presa che l'ho guardato tutto in un giorno episodio dopo episodio entrando sempre più nell'atmosfera soffocante e deacadente di RUKSU fino a sentirmi io stessa disperata e partecipe del crollo di un mondo e della costruzione e distruzione di Ichise. Tutto, personaggi, inquadrature, musica, suoni e colori è studiato per avere un significato, nulla è lasciato al caso e va osservato con attenzione. La regia è innovativa e coraggiosa, perchè non segue i tempi e i punti di vista che potrebbero interessare e stuzzicare di più l'osservatore comune ma quelli che sono necessari alla storia e ai personaggi. Molti si sono lamentati della lentezza dei primi 10 episodi, ma questa ha un senso; in essi assistiamo alla nascita e crescita di Ichise come essere umano poiché inizialmente questo personaggio è letteralmente una "bestia" con sembianze umane. Fa ciò che è necessario per sopravvivere, sfoga i suoi istinti, ma soprattutto non agisce: reagisce soltanto a ciò che gli accade intorno. In quest'ottica tutto acquista un senso e con il "crescere" di Ichise aumentano progressivamente velocità, coerenza e dialoghi. L'ho trovato un processo affascinante.
In parallelo abbiamo invece il decadimento della città e della società tutta fino ad arrivare al tragico e disperato epilogo; riceviamo innumerevoli spunti di riflessione quanto mai attuali su società, tecnologia e storia.
Concordo con quanto già detto su disegni e colonna sonora, davvero ben fatti.
Non è una visione facile e richiede la massima attenzione, ma ne vale la pena se volete un prodotto che vi faccia pensare oltre che emozionare (non mancano i combattimenti che sono ben orchestrati). Un must per gli amanti della sci-fi in generale e del cyber punk in particolare.
Sconsigliato se siete in vena di divertirvi o se volete solo azione e sentimento.

Hotelmania

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Hotelmania

Episodi visti: 12/22 --- Voto 2
L'opera è bassata sul pessimismo, sulla crudeltà, sulla tristezza e sull'oscurità. I primissimi episodi non capiosco a cosa servano poichè non parlano quasi mai e la stora procede molto lentamente e in maniera disordinata e distratta! Col passare delle puntate vi è un leggero miglioramento dal punto di vista di trama, anche se resta sempre il problema che questo genere di anime non è adatto a chi vuole emozionarsi, divertirsi... poiche è solo intrinso dal male e dall'oscuro!
Sembra più che altro una storia che può piacere a persone depresse ed emo, non consigliato invece a chi non vuole vedere un anime che ti faccia cadere di morale!

Emiliano

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Emiliano

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Non sono un fan di anime in senso ampio, apprezzo tutto ciò che riguarda la science fiction e in particolare il cyber punk. Credo che questo anime insieme a Ghost in the Shell e Lain siano la massima espressione di questo genere (almeno negli anime) anche se l'unico che si avvicina al "cyber-punk" di William Gibson è Ghost in the Shell. Texholyze lo esaspera e riesce ad aggiungere un pessimismo sconosciuto alle altre serie. La titolazione degli episodi fa terminare la serie intorno alla meta (ep.10) lasciando intendere che il protagonista non sia in realtà Ichise, nonostante l'anime racconti le sue avventure. Credo non ne esista una versione italiana, il che mi dispiace perché meritevole di essere vista, specialmente da chi apprezza le serie sopraccitate. A tutt'oggi una delle mie serie preferite. in attesa dell'anime di Blame, consiglio la visione a chi è stanco delle 'maghette' e dei 'robottoni'.

ziomatrix

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ziomatrix

Episodi visti: 22/22 --- Voto 9
Veramente bello! Serie di non facile approccio e digeribilità ma che sicuramente saprà ripagare chi avrà la costanza di vederlo fino alla fine.
Le puntate iniziali sono abbastanza pesanti vista la quasi totale assenza di dialoghi. C'è da dire che questa scelta, squisitamente voluta, è stata fatta per far "parlare" molto le immagini. Proprio per questo motivo mi è particolarmente piaciuta la regia e tutti i vari effetti utilizzati durante la narrazione.
Ottimi anche i disegni e le animazioni, che reputo molto sopra la media, con la computer grafica che ben si integra nel contesto.
Bellissime le musiche. Le ho trovate azzeccate in ogni situazione: dalle scene d'azione, dove si vive la frenesia del momento, fino a quelle tranquille e di riflessione.
Per quanto riguarda la storia è già stato scritto di tutto e di più ^_^
Giudizio finale: riflessivo.

XXXLange

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XXXLange

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Texhnolyze è davvero un grande anime anche se per poterlo davvero apprezzare bisogna superare la soglia dei 13 episodi ...infatti la narrazione procede molto lentamente e la trama nello svolgimento risulta spesso molto ostica.. se si aggiunge poi che il protagonista per le prime 13 puntate praticamente non parla!!! Ma da questo punto in poi la serie ripaga pienamente la perseveranza dello spettatore con una trama tutt'altro che banale, personaggi di un certo spessore e un profondo pessimismo che ben si addice allo stile di quest'opera!! Nonostante tutto consigliatissimo!!!

cartman666

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cartman666

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Nonostante la quasi assenza di dialoghi dei primi due episodi, e' una serie che mano mano diventa meno criptica e piu' comprensibile, e mostra lo smarrimento e il progressivo e inarrestabile degrado, di una citta' sotterranea, e dei suoi abitanti,molti dei quali dotati di protesi artificiali.
E' comunque necessaria piu' di una visione per comprendere appieno tutte le sfumature di un'opera nichilista,violenta e disperatamente malinconica allo stesso tempo,
segno di una sfiducia profonda nei destini del genere umano, ma comunque da consigliare assolutamente alle persone "open minded"

travellerKino

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travellerKino

Episodi visti: 22/22 --- Voto 10
Texhnolyze
[Rondo Robe]

Lux è una città sotterranea ideata per ospitare i deportati della pulizia "etnica" attuata con lo scopo di creare la società ideale.Ormai è passato molto tempo dalla sua costruzione e i suoi abitanti si sono riorganizzati adottando una forma di governo estremamente autoritaria a struttura piramidale simile a quella dei clan mafiosi e sviluppando un'evoluzione sociale parallela a quella della Superficie.
Esistono tuttavia due diverse fazioni ,Organ impegnata nello sviluppo tecnologico e nella produzione di Lafia (sostanza estratta da un particolare fiore molto diffuso nel sottosuolo utile agli abitanti della Superfice) ,Alliance più simile ad una setta religiosa assolutamente contraria alla tecnologia e intenzionata a instaurare un nuovo governo indipendente.
Ichise è un giovane che vive allo sbando nei sobborghi fatiscenti di Lux e che tenta di sbarcare il lunario con i combattimenti clandestini.Le cose sembrano andargli bene finchè a causa di uno sgarbo nei confronti di un membro di Organ non gli vengono amputati a colpi di Katana un braccio e una gamba.Tuttavia sopravvive ,soprattutto grazie alla sua rabbia ,e viene raccolto dalla scienziata Eriko Kaneda(Doc) intenzionata a condurre su di lui alcuni esperimenti di Tecnolizzazione e a raggiungere attraverso l'impianto di arti meccanici un nuovo stadio evolutivo della razza umana.
Nel frattempo la vita di Lux viene sconvolta dall'arrivo di Yoshi una spia della Superficie che inaspettatamente si trasforma in un cane sciolto deciso a far scoppiare in città una guerra fra clan.Il suo unico ostacolo è Oonishi uomo di punta di Organ il quale al contrario tenta da tempo di trovare un compromesso con Alliance.
Proprio Yoshi sembra essere l'elemento chiave della vicenda ,a causa sua infatti le vite dei protagonisti sembrano destinate ad intrecciarsi l'un l'altra come in uno spasmo o meglio in un rantolo dell'intera città di Lux.

Una critica feroce caustica e impietosa della cosiddetta società civile ,una visione nichilista e individualista del progresso sbocciato come il fiore di Lafia sulle carcasse degli emarginati.
Texhnolyze scardina ,spesso con una narrazione fatta di immagini più che di dialoghi ,lo sterile compiacimento generato dal raggiungimento del benessere.
La regia è solida, ossessiva nella ricerca delle inquadrature ,computer graphic ad uso e consumo della nitidezza dell'immagine ,peccato che il character originale di Yoshitoshi Abe sia stato leggermente ammorbidito da Shigeo Akahori.In ogni caso rimangono diverse interessanti sperimentazioni grafiche ,decisamente surreali le anticipazioni degli episodi dove le immagini vengono proiettate ogni volta sulle più disparate superfici (in particolare quella in cui sono riflesse sulle gocce di condensa).Il suono contribuisce notevolmente a creare un'atmosfera angosciante , buona anche la colonna sonora ,micidiale la sigla di apertura dei Juno Reactor, un'opera d'arte quella di chiusura soprattutto per le immagini.

InuY4sha

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InuY4sha

Episodi visti: 22/22 --- Voto 8
Quest'anime racconta la storia della citta di Lux, il cui nome rappresenta evidentemente il paradosso su cui la trama è incentrata: una città artificialmente illuminata ma spiritualmente smarrita, in cui anche il desiderio istintivo di sopravvivenza sembra messo in discussione; si tratta di due filosofie, il vivere la vita incuranti del fato e scegliendo di volta in volta nel bene o nel male,cercando disperatamente di cambiare se stessi e il proprio destino o scegliere di non scegliere, vivendo in un "mondo superiore", che sembra aver sconfitto il tempo e lo spazio, ma che di umano non ha più nulla, e in cui la libertà non esiste perchè non se ne apprezza più il gusto.Quest'anime descrive il collasso dell'esistenza stessa; concludo dicendo che per capirlo dovrei avere il tempo per riguardarlo almeno un altro paio di volte.. per pochi (ma buoni!)

Nexus

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Nexus

Episodi visti: 1/22 --- Voto 8
Sono nuovo del genere,ma nonostante le immagini e i suoni siano catturati da una cinepresa o ricreati ex-novo, i codici ,i risultati espressivi del Cinema, possono essere ben riconosciuti,apprezzati (e confrontati).
Questo primo episodio di Texhnoluze dice veramente molto poco (come dicono poco i personaggi),ma di contro i movimenti di macchina,le atmosfere,il montaggio parallelo(e simbolico) e tutta una serie di elementi,dettagli,oggetti,animali suggeriscono molte cose. Ho usato il termine "suggerire" perchè secondo me in questo ep. n°1 sul vuol suggerire,accarezzare finemente una vicenda,un luogo,un'emozione.E la sensazione che mi ha trasmesso è stata quella di un universo che "pulsa" in continuo divenire: estensione e compressione,vita e disfacimento della carne(e del metallo),respiro e soffocamento della vita(vedi l'ultima ROSSA inquadratura del volto agonizzante del personaggio).Insomma come diceva Poust "L'essenza di un'opera estetica è nel suggerire qualcosa che non viene svelato" (chissà forse nel 2°ep.)