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Shiho Miyano

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
“Kokkoku” è una serie composta da dodici episodi, animata da Geno Studio e uscita nell’inverno 2018. Si tratta dell’adattamento di un manga inedito in Italia: non avendo letto l’opera originale, la mia recensione è relativa solamente alla versione animata.

La protagonista è Juri Yukawa, una ragazza poco più che ventenne che cerca lavoro per rendersi indipendente e lasciare una famiglia che le è di peso: vive infatti con il nonno pensionato, la madre (che non compare quasi negli episodi), il pessimo padre e il fratello che non lavorano, una sorella, che è una madre single, e suo nipote Makoto. La narrazione ha inizio il giorno in cui suo fratello Tsubasa e il suo nipotino vengono rapiti: i sequestratori chiedono un riscatto non troppo alto, ma minacciano gli ostaggi di morte se i soldi non verranno consegnati entro trenta minuti. Per fermare Juri, che vuole andare a salvarli armata di coltello, il nonno utilizza una strana pietra per fermare il tempo. Juri, suo nonno e suo padre possono così muoversi nella città immobile, per andare a salvare i propri cari. Contrariamente a quanto il nonno si aspetta, loro tre non sono gli unici a potersi muovere nella condizione che lui definisce “stasi”: parte quindi come un thriller fantascientifico, ma è difficile individuare un genere per questa serie.

L’elemento che ho apprezzato di più è che “Kokkoku” non sembra voler essere accattivante: l’impressione è quella di una narrazione rivolta più alla testa che alla pancia dello spettatore. Viene raccontata, con cura e grande attenzione alle scelte di regia, una storia: interessante, non edificante, non romantica, non iconica, non un capolavoro ma un’onesta buona storia, popolata da un buon numero di persone che si rivelano ragionevoli.

Il character design è incisivo: risulta facilissimo imparare a riconoscere i personaggi, la caratterizzazione è convincente e con una buona originalità, poco lo spazio dato a bellezza irrealistica, i volti appaiono segnati dal tempo, dagli “stravizi”, dalla pigrizia. Anche per quanto riguarda i rapporti fra i vari personaggi non ci vengono mostrati né grandi amicizie né eroismo o lealtà fuori dal comune, ma una sorta di partita per la sopravvivenza giocata da menti (più o meno) lucide e alleanze temporanee frutto di calcoli (non necessariamente in senso deleterio). Sono personaggi molto “veri”, non monolitici, e questo consente di empatizzare con (quasi) tutti, a seconda del momento. La protagonista però spicca su tutti: è una giovane donna determinata, attiva, dotata di senso civico e assennatissima.

Se le animazioni non sono sempre impeccabili, la grafica della “stasi” è piacevolmente ingentilita dalla luce del tramonto, momento in cui il tempo viene fermato, e i fondali sono curati e veramente efficaci (i particolari delle ombre e delle tracce di umidità sui muri sono degni di nota). Godibili le scelte adottate per rendere la fisica della “stasi”, come l’acqua dei catini che mantiene la forma della parte prelevata! Molto azzeccata l’invenzione dei Messaggeri, esseri prigionieri della stasi e guardiani a protezione delle persone “ferme”, che sono visivamente riuscitissimi. Anche i colori dominanti sono molto suggestivi: una tonalità “seppia-verde-oro-grigio” che rimane impressa.

Buona la colonna sonora, la ending non è sgradevole, ma poco legata al resto (come immagini e testo), la opening è invece qualcosa di significativo, per colori, ritmo e riferimenti simbolici (difficile interpretarli tutti).

L’opera è autoconclusiva, e questo è un grande pregio, ma la risoluzione è affidata a un “deus ex machina”, e questo è un modo banale di concludere una storia; il fatto però che la storia risulti in qualche modo circolare, e si comprendano nel finale alcune immagini del primo episodio, dà una certa eleganza a questa scelta narrativa.

Un anime purtroppo sottovalutato, ma che merita una visione soprattutto da parte di chi ama i gialli (anche se un giallo vero e proprio non è) e le storie “psicologiche”, per il gusto di vedere persone ordinarie catapultate in un contesto in cui le regole del gioco sono stravolte.