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Harue

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6
Mari Okada, Mari Okada. Non mi ha convinto con "Maquia" e, ahimè, torno qui a scrivere su un'altra serie che mi ha convinta ancor meno.
Probabilmente è la prima volta che mi trovo a pensare che, semplicemente, l'autrice non rientri nelle mie corde... per metà.
Anche questa volta, esattamente come la prima con "Maquia", ho concluso la serie con le stesse domande: "Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto?". Un sentimento di irritazione misto ad indifferenza che, a quanto pare, solo con la Okada riesco a provare.
Premessa: non farò ovviamente spoiler su avvenimenti importanti, ma citerò alcune scene secondarie utili a motivare la mia recensione.

"Araburu" ha inizialmente superato la prova dei "primi tre episodi", ingannandomi.
La storia inizia in modo piuttosto leggero, fresco ed estremamente curioso. Si parla di adolescenti, cosa che io non sono già più avendo ahimè venticinque anni (sigh), ma che ho comunque ovviamente provato, facendo le scemate più assurde e prendendomi le peggiori cotte.
Come dicevo, la storia si apre in modo curioso e divertente. Le nostre cinque protagoniste iniziano a percepire il mondo in modo diverso, in un modo totalmente sessuale, com'è giusto che sia da una certa età. Sono curiose di scoprire, vogliono sapere cosa significhi, vogliono avere esperienza diretta. Non è un argomento che si trova facilmente in generi che non siano hentai o ecchi.
Ne sono rimasta ovviamente compiaciuta, ed è lì che purtroppo le mie aspettative si sono alzate in maniera esponenziale.
Perché poi è successo qualcosa, non so cosa, e la strada inizialmente presa cambia totalmente direzione. La leggerezza e curiosità dei primi tre episodi chiudono le tende e lasciano spazio solo a melodrammi, insicurezze, cose non dette e situazioni al limite del legale.
Mi sono detta che "suvvia, sono adolescenti", ma poi mi son chiesta: "Com'ero io da adolescente?"
Non così, e non perché sono stata un'adolescente migliore di altri, ma semplicemente perché è stato un periodo molto spontaneo, anche troppo, ahimè (ci son cose di cui ancora mi vergogno tutt'oggi). Ed è qui che casca l'asino: la spontaneità.
Di nuovo la Okada sembra che voglia far muovere i personaggi come più piace a lei e non come potrebbero effettivamente essere. Molte cose le ho trovate forzatissime solo per poter dare alla storia un po' di verve che, a mio parere, è risultata solo inutile e stucchevole.
Sono arrivata a provare irritazione per quasi tutti i personaggi tranne che per Momo che, guarda caso, è stato il carattere meno approfondito della serie.
Kazusa, che inizialmente sembra avere un carattere interessante, si rivela la solita insicura e la donna delle cose-non-dette. Vede sesso ovunque e ci pensa costantemente, poi, per una semplice toccata di mano, per poco non sviene. So che è un cliché molto usato (soprattutto negli shoujo, cosa che quest'opera non è), ma non mi aspettavo di vedermelo piazzato qui svariate volte, proprio perché l'opera inizialmente si innalza ad un qualcosa di superiore, superiore anche all'opera stessa, che a quanto pare non è riuscita a tener botta.
Si vogliono trattare temi delicati ma senza trattarli per davvero, come ad esempio la caratterizzazione di Higashi Saegusa, che viene solo vagamente demonizzata da Izumi e... fine della storia. Tematiche così importanti o vengono trattate come meritano, oppure è meglio lasciarle stare.
Stessa cosa per il rapporto Hongou x Milo-sensei. Lei è davvero irritante e portata all'esasperazione, lui un uomo senza spina dorsale. Davvero poco credibile.

Il finale viene accompagnato da una ribellione all'interno della scuola, ma anche quella mi è sembrata una scelta narrativa assolutamente ridicola, che culmina con un casino allucinante tra tutti i protagonisti. Ciliegina sulla torta è la "soluzione" di Kazusa per risolvere il caos creatosi. Lì mi sono definitivamente cadute le cosiddette: siete adolescenti, non bambini di cinque anni.

Non c'è coerenza in ciò che viene raccontato e su chi viene raccontato.
Anche a livello tecnico, inoltre, troviamo spesso e volentieri cali di qualità in molti frame (soprattutto negli episodi 4 e 5). Se vi state aspettando un'animazione di qualità come quella in "Maquia", ovviamente scordatevelo.
Spezzo una lancia a favore della OP ed END che ho davvero amato da subito.

Quello che conta, alla fine, è ciò che mi ha lasciato personalmente, e purtroppo devo dire che a parte alcuni momenti divertenti... non mi ha lasciato nulla.
In conclusione, il mio voto è un 6, perché comunque riconosco che l'approfondimento psicologico dei personaggi è stato studiato (anche se male), ed alla fine la storia di base era molto interessante. Per il resto, mi tocca bocciare.


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maxcristal1990

Episodi visti: 12/12 --- Voto 5,5
Cosa c'è da dire su questa opera? Tante cose, e visto che non voglio lasciare commenti spoiler dico soltanto che dettagli e animazione non sono delle migliori. Non mi ricordo chi me lo ha consigliato, ma meglio per lui, perché guardare una roba simile per me è veramente tempo buttato. Non si capisce bene cosa voglia trasmettere al pubblico e in alcuni tratti mi ha dato anche un po' fastidio! Lo consiglierei a un pubblico under 18 se non ci fosse parole volgari o una liceale che pensa di essere innamorata di un vecchio e l'altra che vuole violentare il professore... cioè cose non belle da vedere e non di buon esempio.


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Mirokusama

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
L’adolescenza, in quanto periodo di sviluppo e di turbamenti emotivi, è una fase della nostra vita che si presta molto ad essere usata come argomento da sviluppare in innumerevoli opere multimediali, e gli anime e i manga non fanno certamente eccezione, anzi, ne attingono a piene mani, come fa in questo caso ‘Araburu kisetsu no otome-domo yo’ che però, rispetto alla maggioranza almeno di anime e manga sugli stessi argomenti, affronta la questione anche, e soprattutto, mettendo in risalto la sessualità e il desiderio sessuale delle ragazze protagoniste, un aspetto che ha attirato immediatamente la mia attenzione su questo titolo.

‘Araburu kisetsu no otome-domo yo’ (che tradotto sarebbe ‘O fanciulle nella più turbolenta delle stagioni’, e che da questo momento in poi verrà contratto in ‘Araoto’) infatti ci porta a fare la conoscenza di cinque liceali, tra cui spicca la protagonista principale Kazusa Onodera, facenti parti del Club di letteratura del loro istituto, un gruppo di ragazze apparentemente tranquille che impiegano il loro tempo principalmente a leggere insieme un libro per poi commentarlo. Ed è proprio un libro a portare la scintilla che smuove quest’apparente tranquillità in cui le ragazze sembrano immerse, quando, discutendo su quale possa essere un desiderio da realizzare prima di morire, una componente del club ammette candidamente che è: “fare sesso!”, un mondo totalmente inesplorato per lei ma allo stesso estremamente affascinante. Quest’inattesa presa di posizione porterà non poco scompiglio nel gruppo, che è formato da personalità molto variegate e con una corrente di pensiero molto diversa in merito all’argomento sessuale, e il tutto viene condensato al meglio nell’esperienza della protagonista Kazusa che si ritrova ad affrontare per la prima volta la consapevolezza di come il sesso sia diventato una variabile della loro esistenza quando sorprende casualmente, in una scena memorabile per espressività ma anche per risvolti comici, il suo amico di infanzia Izumi, di cui lei è inconsciamente innamorata, mentre è intento a masturbarsi. L’idea stessa che il bambino che lei ha conosciuto e col quale è cresciuta stia diventando un uomo capace di provare pulsioni sessuali è uno shock tale da innescare in lei non solo una presa di coscienza sull’argomento ma pure un processo di crescita e maturazione che la porterà a compiere ulteriori passi verso l’età adulta attraverso anche l’evoluzione dei legami di amicizia e, eventualmente, amore con chi la circonda.

Ma non è solo con la vicenda di Kazusa che ‘Araoto’ riesce a catturare l’attenzione dello spettatore: un pregio attribuibile a questa serie infatti è la presenza di un cast di protagoniste eterogeneo, convincente e “coinvolto”, nel senso di sfruttato appieno nelle dinamiche della serie. Presidentessa del club di letteratura è Rika Sonezaki, studentessa del terzo anno pudica e assolutamente refrattaria all’idea che il sesso possa coinvolgere ragazzi della sua età che, paradossalmente, si ritroverà giocoforza a sviluppare la relazione sentimentale più tranquilla dell’intero gruppo; gli altri membri sono invece Hitoha Hongo, studentessa del secondo anno che si cimenta già nella scrittura di romanzi, tra cui quelli erotici, e che è desiderosa di fare esperienza in tal senso per arricchire il suo bagaglio culturale e poter scrivere racconti migliori, Momoko Sudo, migliore amica della protagonista, una ragazza timida e remissiva alla scoperta come Kazusa della sua sfera sessuale, e Niina Sugawara, il personaggio più enigmatico della serie, ragazza algida ma dalla bellezza innegabile, curiosa di affrontare l’universo sessuale e che svilupperà lungo la serie un’attrazione verso Izumi che andrà a cozzare con la sua sincera amicizia verso Kazusa diventando un tema ricorrente dell’anime.

Le vicissitudini di queste ragazze costituiscono la ragnatela di pensieri, emozioni e azioni che rendono questa serie un’opera vivace e originale capace di spaziare agevolmente nei generi più diversi, comincia con toni da commedia brillante, senza abbandonarli mai definitivamente, arricchendosi man mano con sfumature farsesche, sentimentali e drammatiche che culminano nel convulso finale che personalmente ho trovato efficace e adatto al contesto ma che, volendo, è passabile anche di critiche per un’eccessiva velocità adottata nella risoluzione dei conflitti creatisi tra i personaggi e che, a un primo sguardo, può risultare anche straniante per quanto visto fino a quel momento.

Non merita invece critiche, se non positive chiaramente, il lato tecnico della serie che si assesta su un ottimo livello risultando anche piuttosto gradevole dal punto di vista estetico. ‘Araoto’ è la trasposizione dell’omonimo manga firmato dalla coppia Mari Okada alla sceneggiatura e Nao Emoto ai disegni, e la stessa Okada (sceneggiatrice celebre per opere come ‘Ano Hana’, ‘Nagi no Asakura’ o ‘Maquia’, dove è anche regista) ricopre il ruolo di sceneggiatrice anche della serie animata garantendo una continuità stilistica tra le due opere che mi fa pensare, non avendo avuto modo di leggere il manga, che l’anime possa esserne una sua degna trasposizione. Kaori Ishii ha curato il delizioso character design dei personaggi riprendendo, e sgrezzandolo con risultati decisamente positivi, il tratto originale della Emoto, personaggi che si incastrano in un quadro d’insieme piacevolissimo dove colori chiari e brillanti la fanno da padrone sin dall’inizio accentuando quella candida percezione che sembra assumere a uno sguardo superficiale l’adolescenza. Inappuntabili le animazioni a cura dello studio Lay-duce, semplici ma adeguate ad ogni contesto presentato dalla serie, così come la regia, curata a quattro mani da Masahiro Ando e Takuro Tsukada, che confeziona un prodotto finale capace di reggere un cast numeroso e tante situazioni diverse risultando sempre coinvolgente e convincente. Stesso discorso dicasi per il comparto sonoro, non allo stesso livello di quello grafico magari, ma comunque apprezzabile senza problemi: dalle musiche di Moe Hyuga, che non resteranno memorabili forse ma riescono a valorizzare bene le scene più rilevanti che accompagnano, al doppiaggio originale, valido e adatto ad ogni personaggio e alle protagoniste principali in particolare, tutto contribuisce al buon risultato definitivo; discorso questo applicabile anche alle due sigle, l’opening (“Otome-domo yo” cantata da CHiCO con gli Honeyworks) che è una ballata semplice che comincia in modo lento e gentile ma che ha un bel crescendo nella seconda parte con un video che trasmette grande energia e vitalità, e l’ending (“Yume Cinderella” di Momo Asakura) che è una canzone pop dal tono spigliato accompagnata da un video che è quasi tutta una sequenza di fermo immagine delle protagoniste, una scelta non proprio originale ma che, tutto sommato, ben si adatta a chiudere una serie simile.

In definitiva, insomma, non posso che ritenere ‘Araburu kisetsu no otome-domo yo’ una serie originale, coraggiosa e decisamente valida e, in quanto tale, è stata ovviamente ignorata nel nostro Paese risultando ufficialmente inedita in Italia come recente, e triste, tradizione mi porta purtroppo a notare e ripetere. Ma fortunatamente l’interesse altrui non rientra negli elementi da giudicare sulla bontà di un anime come ‘Araoto’ che, nonostante si insinui in un campo già battuto tante altre volte, riesce a ritagliarsi una sua importanza regalando anche una spruzzata di realtà, facendo salvo qualche caratterizzazione portata volutamente all’eccesso, a un genere spesso eccessivamente bloccato nella rappresentazione delle giovani giapponesi come persone idealiste, ingenue e quasi prive di pulsioni sessuali. Non è così e, fatto salvo quei casi in cui quest’aspetto non inficia comunque la creazione di opere pregevoli e interessanti, vederlo in atto in questa serie è stato comunque un piacere ben ripagato.