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_juy

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7
Sinceramente, uno degli anime più schietti che abbia visto in questa categoria.
Lascia molto all'immaginazione e non fa vedere nulla, ma finalmente un anime dove si cerca di uscire dall'incubo "oddio, mi ha guardata da 3km, sono tutta rossa".
Ammetto che ci sono alcune relazioni che sono proprio sbagliate e non si fa nulla per evitarlo, e questo mi lascia sempre molto perplesso su che tipo di relazioni esistano in Giappone tra sensei e studenti.

Tuttavia l'anime è abbastanza realistico e si fa guardare. Il character design è, finalmente, degno di nota e ci sono alcune parti in CGI che non rovinano l'esperienza.

Carino, non eccelso.
Merita una seconda stagione ma sappiamo già come andrà a finire.


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Alex Ziro

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Fin dalla più tenera età ci viene insegnato che i bambini e le bambine sono due cose diverse, due squadre opposte, se non due pianeti. I rosa e i blu, i pantaloni e le gonne. Queste differenze da bimbi di per sé non le comprendiamo totalmente, ma c'è quel sottotesto che ci accompagna ogni singolo attimo sottolineando delle differenze reali e presunte, spingendoci ad agire di conseguenza. Un giorno, magari alle medie o magari al liceo, diventa però tutto ridicolmente palese e non possiamo più sfuggire alla nostra nuova realtà. Ed è tutto a causa di quella cosa.

Araburu Kisetsu no Otome domo yo. (Oh Fanciulle Nella Vostra Stagione Selvaggia) è un anime della Lay-duce, slice of life/commedia romantica di 12 episodi trasmesso nella stagione estiva del 2019, trasposizione dell'omonimo manga (appena conclusosi) disegnato da Nao Emoto e sceneggiato da Mari Okada, celebre sceneggiatrice di AnoHana e di Toradora!, e oramai anche regista (Maquia il suo debutto).

La sofferenza dell'esperienza erotica

Sesso. Scandiamolo chiaramente, diciamolo subito: qui si parla di sesso. Cinque ragazzine di un club di letteratura liceale che nel mezzo delle loro sessioni si ritrovano a scoprire, nel senso più teorico possibile, il sesso. Il quale non è più un semplice tabù ma una riflessione degna di essere portata avanti. La dolce e ingenua Kazusa lo vive con la curiosità di chi non ha mai considerato la sua esistenza; Sonezaki, la severissima presidentessa del club, lo vive con il terrore (mascherato da odio) di chi non ha la benché minima idea di cosa sia; Momo lo vive con i tantissimi dubbi di chi non si conosce abbastanza; Hongō, piccola scrittrice intraprendente, lo vive come la sfida che ha bisogno di superare, anche alla faccia della società; e infine abbiamo la bellissima Niina, la quale lo vive con la consapevolezza che il sesso è un passo fondamentale della propria vita e che cambierà per sempre il suo animo.

Curiosità. Quasi come un concetto innato noi non possiamo che essere curiosi riguardo al sesso, da quando nasciamo a quanto comprendiamo il suo valore e il potere che può avere. Kazusa tra le cinque è la ragazza più normale, potremmo anche scambiarla per un personaggio secondario di uno shojo, ma il tocco della Okada è capace di rendere "veri" anche personaggi all'apparenza banali. La sua storia si intreccia con quella del bel Izumi, amico d'infanzia e vicino di casa, popolarissimo sia alle medie che al liceo. Sapete come funziona... le ragazze invidiose della loro amicizia cominciano a sparlare e lei, una ragazza che non spicca di certo per forza d'animo, vive il tutto isolandosi e soffrendo per le punzecchiature perfide di chi non sa nemmeno il suo nome. Kazusa, come da copione, capirà di provare anche lei dei sentimenti per l'amico, e la domanda è presto posta: Izumi ci pensa al sesso? Quel piccolo bambino col quale hai passato tutta la vita, che hai visto crescere, che hai visto anche nudo, pensa davvero al sesso? Kazusa lo troverà a masturbarsi di fronte a un video porno (una delle scene più divertenti e più riuscite del 2019), quindi... la risposta è ovvia. Ma qui la curiosità diventa questione di vita o di morte: perché tutti pensano al sesso? Dovrei pensare anche io al sesso? Lui ha mai pensato di fare sesso con me?

Terrore. È normale temere cosa non conosciamo, magari in casa o in TV ne abbiamo pure sentito parlare in un modo che ci ha fatto rivoltare le budella, quindi si può solo urlare: io non sarò mai così! O almeno è quello che ha di certo pensato la presidentessa Sonezaki-shi (-shi è un onorifico usato nel mondo della letteratura), che non vuole sentire parlare di sesso se non in forma puramente letteraria, pronta a insultare ed etichettare tutte le ragazze che già hanno avuto esperienze. Invita le sue compagne a trovare un nome alternativo al sesso, così sporco, arrivando a parlare de' "La Sofferenza dell'Esperienza Erotica", il quale acronimo sarebbe S-E e una X per censurare la parola "erotica"... poi cambiato in S-E-BATSU ("sbaglio" che solitamente viene identificato con una X). La piccola Sonezaki non ha idea di cosa siano davvero gli uomini, andando ben oltre il già citato teorema "maschi e femmine sono due pianeti" aggiungendo un "sono due pianeti in guerra". Potrei sottolineare diversi aspetti del suo cammino ma preferisco parlarvi della sua amicizia con Jujo, proprio una di "quelle ragazze", una gyaru che parla tranquillamente di sesso in classe e che, non colpita dai suoi insulti, stringe con lei un dolce rapporto di amicizia, che la porta a maturare e a rivalutare non solo i maschi ma anche le donne stesse.

Dubbi. Notate bene: i dubbi non sono sul sesso (quello entra nella curiosità) ma su di sé, chi si è. Momo è l'unica delle cinque ragazze la cui storia non viene sviluppata a dovere (unico grande difetto della serie), ma la sua tematica è interessante tanto quanto tutte le altre: ma io con chi farei sesso? Non puoi pensare con chiarezza al sesso se prima non comprendi te stessa, le tue inclinazioni, ciò che vuoi e ciò che non vuoi. Un argomento tanto semplice, quanto spoiler, vi invito a vedere l'anime per seguire il suo percorso.

Sfida. Un elemento che potrebbe sembrare decisamente inusuale ma mettetevi nei panni di Hongō: una giovanissima scrittrice pronta per il debutto editoriale alla quale viene detto, in modo molto offensivo, che non sa parlare di sesso e che il suo futuro professionale potrebbe dipendere da questo. "Muori!", l'esclamazione con la quale giustamente chiude la telefonata con il suo editor. Il sesso viene fin troppo spesso ritratto dalla società come un oggetto vuoto, tralasciando discorsi sulla libido che possono ancora essere accettabili, il corpo diventa un'arma (o ben peggio) e quindi se non sai sfruttarlo sei solo una bimbetta. Hongō non ha tempo per essere una bambina, molte ragazze come lei vedono il sesso come una forma di emancipazione, per lei è addirittura anche una questione professionale. Successivamente la sfida non sarà solo nei confronti della società ma anche nei confronti di se stessa, per dimostrare di poter essere apprezzata, voluta, desiderata.

Consapevolezza. E alla fine arriviamo a lei, la bellissima Niina Sugawara. Ex attrice bambina, traviata da un rapporto malsano (ma non sessuale) con il suo insegnante di recitazione dichiaratamente pedofilo, che ahinoi continua ad abusare psicologicamente di lei ancora ora al liceo. Lei, così sicura di sé, sembra fuori posto nel club di letteratura, pieno di ragazzine che sembrano disperse nel loro percorso. Niina ha apparentemente le idee chiare, anzi, è lei a introdurre in modo pesante il tema del sesso nelle loro vite; il suo vecchio maestro le ha insegnato che nel momento in cui una ragazza fa sesso perde la parte di sé più pura, si trasforma. Come vive il sesso una ragazza che ha sempre avuto la consapevolezza di essere desiderata? Una bellezza da lasciare a bocca aperta che sa di essere stata considerata un oggetto, odiata dalle donne invidiose e che quindi non riesce a trovare la sua vera dimensione. Nel club troverà le sue prime amiche, ma le sue consapevolezze macchiate dal veleno di quell'uomo renderanno questo viaggio molto turbolento.

Anche le ragazze ci pensano

Araburu tratta un argomento delicato parlando a noi in un modo semplice che chiunque potrebbe comprendere e far suo, tenendoci e stringendoci la mano, mostrandoci ogni paura e incertezza di queste ragazze. Non voglio però fare un errore grossolano, rimane il fatto che questa è un'opera che parla prima di tutto al cuore delle ragazze; io comunque rimango un uomo e per quanto io abbia adorato questa serie vi sono determinate tematiche che posso giudicare solo in modo superficiale. Ho quindi intervistato diverse ragazze, ventenni circa, per confrontare insieme i temi dell'anime e della scoperta sessuale, per comprendere se (barriere culturali, fittissime, a parte) davvero questa opera ha centrato nel segno (di seguito solo un breve estratto).

Le nostre protagoniste, tranne Niina e in minor parte Hongō, sembrano cadere dal pero quando la questione morale della sessualità si insinua nella loro vita. Il "perché tutti vogliono sapere di quella cosa?" chiesto da Kazusa con un tono scocciato quasi come se si chiedesse se non fosse meglio che tutti si facciano gli affari propri, viene vissuto invece non come un problema ma come un passo fondamentale della nostra vita dalle ragazze intervistate, anche solo per la curiosità che vi è attorno a un argomento ancora trattato come un tabù.

Le ragazze del club di letteratura, prima del liceo (come al solito tranne Niina) non avevano alcuna idea di come fossero davvero i maschi, di cosa pensassero del sesso e di come lo vivessero. In Italia già questi pensieri vengono fuori alle medie, come confermato dai dati ricevuti, in maniera a volte anche abbastanza aggressiva con tentativi di approccio oltremodo ingiustificabili. Quasi tutte le ragazze hanno risposto positivamente sull'avere avuto una mano, nel comprendere la sessualità, da fattori esteriori quali libri, fumetti o videogames. Una ragazza in particolare è riuscita a comprendere maggiormente la sua natura sessuale grazie a manga come Strawberry Panic e Maria-sama ga Miteru, questo elemento è un qualcosa che possiamo vivere fortemente nell'anime, ovvero come agenti esterni possano risvegliare qualcosa che non pensavi avere.

La scoperta della sessualità ha influenzato tutte in modo differente, tuttavia non è stata segnalata quasi mai la baraonda di emozioni che ha coinvolto le protagoniste dell'anime, il che mi potrebbe far pensare che forse il tutto è stato romanzato un po' all'eccesso, senza togliere nulla all'incisività del messaggio. In conclusione possiamo dire che alla domanda: "cosa vuoi fare prima di morire?" a 15 anni nessuno di loro avrebbe risposto come Niina, ma sappiamo bene quanto lei stia fuori da ogni canone.

Anche le ragazze ci pensano? Sicuramente, che sia perché attratte da un tabù o perché un manga risvegli qualcosa in loro, a mio avviso non vi sono dubbi; si sentiva la necessità di avere un'opera che sapesse parlare di questi argomenti, e questo, ribadisco, sono tenuto a sottolinearlo dal mio punto di vista maschile, non avendo mai potuto avere modo di vivere certe esperienze e di provare certe emozioni ritengo essenziale anche questo passo in più. Quindi un grazie a chi mi ha aiutato a comprendere ancora di più i punti salienti di quest'opera.

Come un treno che entra in galleria

È indubbio, quindi, che la grande forza di quest'opera sia quella di mostrarci in quale modo una ragazza possa comprendere se stessa, la sua sessualità e anche quella maschile. Il suo valore didascalico non sfocia nel morboso e non allenta mai i ritmi (una critica che magari si potrebbe fare a Maquia). L'anime rimane divertente e interessante per tutta la sua durata, seppur rischiando di divagare con qualche eccesso di troppo nel finale, il quale comprensibilmente potrebbe far storcere il naso ma, a mio modo di vedere, ha anche il potere di farci apprezzare ancor di più come è stata ritratta la vita di queste ragazze; quel che viene fuori dal suo epilogo, difatti, è un forte contrasto che ci aiuta a comprendere quanto la Okada fosse stata cauta fino a quel momento nel mostrarci spaccati di vita perlopiù realistici. Un eccesso che in qualche modo riesce a essere coerente con la "più selvaggia delle stagioni", arrivata al suo culmine.

Araburu è l'ennesima opera di Mari Okada che cerca di scandagliare sulle turbolenze della gioventù; in un percorso che passa da AnoHana fino ad arrivare al recente Maquia, l'abbiamo vista più volte guidarci nel mondo degli adolescenti. Parliamo di un'autrice che non ha avuto una gioventù particolarmente felice; a 13 anni è stata minacciata da sua madre con un coltello, è stata vittima di bullismo ai tempi delle medie e ha per questo passato diversi anni da reclusa in casa, accompagnata solo dai videogames e i manga. Un periodo, l'adolescenza, che non ha potuto, quindi, vivere al meglio in prima persona ma che sta rivivendo grazie alle sue opere, con quelle gioie, quelle follie e quelle delusioni che rendono questo periodo così prezioso. Un'autrice che rivive una seconda giovinezza ogni volta che si mette a lavoro, un piccolo riscatto personale che ci fa comprendere come mai sia così prolifica.

Mari Okada riesce a mostrarci nuovamente tutta la sua bravura nel leggere nel cuore dei giovani, ma questa volta fa un passo in avanti con un soggetto quasi esclusivamente volto all'universo femminile, elemento che lei vedeva come una grande falla nel suo percorso artistico; infatti, in un'intervista su Animage nel 2011, la Okada asserisce come fino a quel momento non fosse mai riuscita a provare totale empatia con i suoi personaggi femminili ma anche per questo sempre più persone le avessero chiesto di creare un'opera che rappresentasse i conflitti interiori di una ragazza. Su internet vi è anche la certezza tra certi utenti che Hongō, una ragazza talentuosa incapace di scrivere determinate cose e con uno stile a volte troppo artefatto, non sia altro che la prima Okada, così come pare che ogni ragazza abbia in sé un po' dell'autrice; in tal caso sarebbe un'altra bella chicca, soprattutto pensando alla frase di Niina: "sarebbe interessante vedere se, invecchiando, gli autori tendono a scrivere di argomenti giovanili e sessualità". In un certo senso potremmo definire questo suo lavoro come un passo fondamentale nella maturazione artistica di un'autrice capace di mettersi continuamente in gioco, offrendo il suo cuore e le sue esperienze allo spettatore cercando di trarne sempre qualcosa di nuovo e di positivo, al contrario di quel che ha vissuto lei in maniera diretta.

"Le stagioni passano. E così anche l'adorata stagione in cui ero tanto sciocca e ridicola. Ho un presentimento, nella prossima stagione cercherò di essere più intelligente e forse qualcuno che non sei tu poserà la mano sulla mia guancia. In quel momento mi ricorderò la sensazione delle tue dita impacciate sulla mia pelle... i ricordi di quella stagione così impacciata e sgraziata continueranno a ripetersi nella mia mente, all'infinito".

Le ragazze si liberano dal bianco della purezza, si tingono da diversi colori che rappresentano la loro natura selvaggia, vanno avanti nel loro viaggio... dritte come un treno...

Delle ragazze che vanno avanti come un treno che non ha freni, così come la storia che avanza, sempre più velocemente, fino a perdere il controllo in un epilogo frenetico. Che vanno avanti come un treno presente, sicuramente, nei sogni di Izumi, coi suoi fetish particolari. Magari proprio come un treno descritto dal gruppo punk rock giapponese The Blue Hearts, più volte presenti in varie insert song dell'anime. Oppure...


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SilverViolin

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6,5
Ho appena finito di vedere questo anime e il mio stato d’animo è: "confuso". Confuso dal non essere riuscita a inquadrare in che direzione stesse andando questo anime.
Nelle prime puntate sono stata piacevolmente colpita dalle personalità delle cinque protagoniste, ben caratterizzate, dall’aderenza alla realtà dei loro stati d’animo e dalle situazioni imbarazzanti che le protagoniste si sono trovate ad affrontare. Ho riso molto, moltissimo, ero davvero divertita!!!
Tutte e cinque le protagoniste fanno parte del club di letteratura della loro scuola e si trovano a non avere esperienza con il sesso e a cercarne spiegazione nei libri, questa soluzione, però, le porta un po’ troppo ad idealizzare la situazione. Il sesso diventa il pensiero predominante di tutte e cinque che, spinte dalla curiosità, iniziano a parlarne apertamente durante gli incontri del loro club. A questo punto l’approccio che le ragazze avranno nei confronti del sesso sarà peculiare per ciascuna: ognuna vi si approccerà in base alla propria personalità. C’è chi troverà l’amore non riuscendo a dividere l’attrazione fisica dal sentimento, chi cercherà di imparare le regole base dell’erotismo confrontandosi con persone piú esperte, chi cercherà di liberarsi della propria “fanciullezza” nel modo piú freddo possibile e chi... essendo troppo immatura e conoscendo troppo poco sé stessa non ci si avvicinerà nemmeno.
A questo punto c’è una rottura... una spaccatura... uno spiacevole cambio di trama pur rimanendo in un clima leggero come nelle prime puntate. A questo punto si inizieranno a toccare argomenti come il tradimento, il desiderio verso una persona impegnata, l’attrazione sessuale verso una persona che non è il proprio partner, la forzatura al sesso ad ogni costo, la scoperta dell’omosessualità, il tradimento dei rapporti di amicizia, il rifiuto, la gravidanza sui banchi di scuola, la censura, la ribellione, il bisogno di appartenenza... il tutto in poche puntate e in modo molto superficiale.
Questo cambio di tematiche senza un cambio di atmosfera l’ho trovato fortemente irritante. La parte “scum” del desiderio deve essere trattato con piú delicatezza e con un’aura diversa dal “leggero e spensierato”, come ci insegna il capolavoro (secondo me) “kuzu no honkai”.
Dopo questo passaggio si arriva alla fine in cui c’è l’elogio della purezza.

Quello che mi rimane è l’idea che l’autrice non sia riuscita a gestire il cambio di trama creando nello spettatore confusione. “Ma cosa mi avrà mai voluto comunicare?”

In definitiva direi che questo anime è leggero, romantico e a tratti divertente... ne consiglio la visione a chi non dà troppa importanza alla trama, ma vuole solo passare qualche ora in compagnia di 5 giovani ragazze alla ricerca dell’erotismo sconosciuto, magari facendosi qualche risata.


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Harue

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6
Mari Okada, Mari Okada. Non mi ha convinto con "Maquia" e, ahimè, torno qui a scrivere su un'altra serie che mi ha convinta ancor meno.
Probabilmente è la prima volta che mi trovo a pensare che, semplicemente, l'autrice non rientri nelle mie corde... per metà.
Anche questa volta, esattamente come la prima con "Maquia", ho concluso la serie con le stesse domande: "Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto?". Un sentimento di irritazione misto ad indifferenza che, a quanto pare, solo con la Okada riesco a provare.
Premessa: non farò ovviamente spoiler su avvenimenti importanti, ma citerò alcune scene secondarie utili a motivare la mia recensione.

"Araburu" ha inizialmente superato la prova dei "primi tre episodi", ingannandomi.
La storia inizia in modo piuttosto leggero, fresco ed estremamente curioso. Si parla di adolescenti, cosa che io non sono già più avendo ahimè venticinque anni (sigh), ma che ho comunque ovviamente provato, facendo le scemate più assurde e prendendomi le peggiori cotte.
Come dicevo, la storia si apre in modo curioso e divertente. Le nostre cinque protagoniste iniziano a percepire il mondo in modo diverso, in un modo totalmente sessuale, com'è giusto che sia da una certa età. Sono curiose di scoprire, vogliono sapere cosa significhi, vogliono avere esperienza diretta. Non è un argomento che si trova facilmente in generi che non siano hentai o ecchi.
Ne sono rimasta ovviamente compiaciuta, ed è lì che purtroppo le mie aspettative si sono alzate in maniera esponenziale.
Perché poi è successo qualcosa, non so cosa, e la strada inizialmente presa cambia totalmente direzione. La leggerezza e curiosità dei primi tre episodi chiudono le tende e lasciano spazio solo a melodrammi, insicurezze, cose non dette e situazioni al limite del legale.
Mi sono detta che "suvvia, sono adolescenti", ma poi mi son chiesta: "Com'ero io da adolescente?"
Non così, e non perché sono stata un'adolescente migliore di altri, ma semplicemente perché è stato un periodo molto spontaneo, anche troppo, ahimè (ci son cose di cui ancora mi vergogno tutt'oggi). Ed è qui che casca l'asino: la spontaneità.
Di nuovo la Okada sembra che voglia far muovere i personaggi come più piace a lei e non come potrebbero effettivamente essere. Molte cose le ho trovate forzatissime solo per poter dare alla storia un po' di verve che, a mio parere, è risultata solo inutile e stucchevole.
Sono arrivata a provare irritazione per quasi tutti i personaggi tranne che per Momo che, guarda caso, è stato il carattere meno approfondito della serie.
Kazusa, che inizialmente sembra avere un carattere interessante, si rivela la solita insicura e la donna delle cose-non-dette. Vede sesso ovunque e ci pensa costantemente, poi, per una semplice toccata di mano, per poco non sviene. So che è un cliché molto usato (soprattutto negli shoujo, cosa che quest'opera non è), ma non mi aspettavo di vedermelo piazzato qui svariate volte, proprio perché l'opera inizialmente si innalza ad un qualcosa di superiore, superiore anche all'opera stessa, che a quanto pare non è riuscita a tener botta.
Si vogliono trattare temi delicati ma senza trattarli per davvero, come ad esempio la caratterizzazione di Higashi Saegusa, che viene solo vagamente demonizzata da Izumi e... fine della storia. Tematiche così importanti o vengono trattate come meritano, oppure è meglio lasciarle stare.
Stessa cosa per il rapporto Hongou x Milo-sensei. Lei è davvero irritante e portata all'esasperazione, lui un uomo senza spina dorsale. Davvero poco credibile.

Il finale viene accompagnato da una ribellione all'interno della scuola, ma anche quella mi è sembrata una scelta narrativa assolutamente ridicola, che culmina con un casino allucinante tra tutti i protagonisti. Ciliegina sulla torta è la "soluzione" di Kazusa per risolvere il caos creatosi. Lì mi sono definitivamente cadute le cosiddette: siete adolescenti, non bambini di cinque anni.

Non c'è coerenza in ciò che viene raccontato e su chi viene raccontato.
Anche a livello tecnico, inoltre, troviamo spesso e volentieri cali di qualità in molti frame (soprattutto negli episodi 4 e 5). Se vi state aspettando un'animazione di qualità come quella in "Maquia", ovviamente scordatevelo.
Spezzo una lancia a favore della OP ed END che ho davvero amato da subito.

Quello che conta, alla fine, è ciò che mi ha lasciato personalmente, e purtroppo devo dire che a parte alcuni momenti divertenti... non mi ha lasciato nulla.
In conclusione, il mio voto è un 6, perché comunque riconosco che l'approfondimento psicologico dei personaggi è stato studiato (anche se male), ed alla fine la storia di base era molto interessante. Per il resto, mi tocca bocciare.


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maxcristal1990

Episodi visti: 12/12 --- Voto 5,5
Cosa c'è da dire su questa opera? Tante cose, e visto che non voglio lasciare commenti spoiler dico soltanto che dettagli e animazione non sono delle migliori. Non mi ricordo chi me lo ha consigliato, ma meglio per lui, perché guardare una roba simile per me è veramente tempo buttato. Non si capisce bene cosa voglia trasmettere al pubblico e in alcuni tratti mi ha dato anche un po' fastidio! Lo consiglierei a un pubblico under 18 se non ci fosse parole volgari o una liceale che pensa di essere innamorata di un vecchio e l'altra che vuole violentare il professore... cioè cose non belle da vedere e non di buon esempio.


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Mirokusama

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
L’adolescenza, in quanto periodo di sviluppo e di turbamenti emotivi, è una fase della nostra vita che si presta molto ad essere usata come argomento da sviluppare in innumerevoli opere multimediali, e gli anime e i manga non fanno certamente eccezione, anzi, ne attingono a piene mani, come fa in questo caso ‘Araburu kisetsu no otome-domo yo’ che però, rispetto alla maggioranza almeno di anime e manga sugli stessi argomenti, affronta la questione anche, e soprattutto, mettendo in risalto la sessualità e il desiderio sessuale delle ragazze protagoniste, un aspetto che ha attirato immediatamente la mia attenzione su questo titolo.

‘Araburu kisetsu no otome-domo yo’ (che tradotto sarebbe ‘O fanciulle nella più turbolenta delle stagioni’, e che da questo momento in poi verrà contratto in ‘Araoto’) infatti ci porta a fare la conoscenza di cinque liceali, tra cui spicca la protagonista principale Kazusa Onodera, facenti parti del Club di letteratura del loro istituto, un gruppo di ragazze apparentemente tranquille che impiegano il loro tempo principalmente a leggere insieme un libro per poi commentarlo. Ed è proprio un libro a portare la scintilla che smuove quest’apparente tranquillità in cui le ragazze sembrano immerse, quando, discutendo su quale possa essere un desiderio da realizzare prima di morire, una componente del club ammette candidamente che è: “fare sesso!”, un mondo totalmente inesplorato per lei ma allo stesso estremamente affascinante. Quest’inattesa presa di posizione porterà non poco scompiglio nel gruppo, che è formato da personalità molto variegate e con una corrente di pensiero molto diversa in merito all’argomento sessuale, e il tutto viene condensato al meglio nell’esperienza della protagonista Kazusa che si ritrova ad affrontare per la prima volta la consapevolezza di come il sesso sia diventato una variabile della loro esistenza quando sorprende casualmente, in una scena memorabile per espressività ma anche per risvolti comici, il suo amico di infanzia Izumi, di cui lei è inconsciamente innamorata, mentre è intento a masturbarsi. L’idea stessa che il bambino che lei ha conosciuto e col quale è cresciuta stia diventando un uomo capace di provare pulsioni sessuali è uno shock tale da innescare in lei non solo una presa di coscienza sull’argomento ma pure un processo di crescita e maturazione che la porterà a compiere ulteriori passi verso l’età adulta attraverso anche l’evoluzione dei legami di amicizia e, eventualmente, amore con chi la circonda.

Ma non è solo con la vicenda di Kazusa che ‘Araoto’ riesce a catturare l’attenzione dello spettatore: un pregio attribuibile a questa serie infatti è la presenza di un cast di protagoniste eterogeneo, convincente e “coinvolto”, nel senso di sfruttato appieno nelle dinamiche della serie. Presidentessa del club di letteratura è Rika Sonezaki, studentessa del terzo anno pudica e assolutamente refrattaria all’idea che il sesso possa coinvolgere ragazzi della sua età che, paradossalmente, si ritroverà giocoforza a sviluppare la relazione sentimentale più tranquilla dell’intero gruppo; gli altri membri sono invece Hitoha Hongo, studentessa del secondo anno che si cimenta già nella scrittura di romanzi, tra cui quelli erotici, e che è desiderosa di fare esperienza in tal senso per arricchire il suo bagaglio culturale e poter scrivere racconti migliori, Momoko Sudo, migliore amica della protagonista, una ragazza timida e remissiva alla scoperta come Kazusa della sua sfera sessuale, e Niina Sugawara, il personaggio più enigmatico della serie, ragazza algida ma dalla bellezza innegabile, curiosa di affrontare l’universo sessuale e che svilupperà lungo la serie un’attrazione verso Izumi che andrà a cozzare con la sua sincera amicizia verso Kazusa diventando un tema ricorrente dell’anime.

Le vicissitudini di queste ragazze costituiscono la ragnatela di pensieri, emozioni e azioni che rendono questa serie un’opera vivace e originale capace di spaziare agevolmente nei generi più diversi, comincia con toni da commedia brillante, senza abbandonarli mai definitivamente, arricchendosi man mano con sfumature farsesche, sentimentali e drammatiche che culminano nel convulso finale che personalmente ho trovato efficace e adatto al contesto ma che, volendo, è passabile anche di critiche per un’eccessiva velocità adottata nella risoluzione dei conflitti creatisi tra i personaggi e che, a un primo sguardo, può risultare anche straniante per quanto visto fino a quel momento.

Non merita invece critiche, se non positive chiaramente, il lato tecnico della serie che si assesta su un ottimo livello risultando anche piuttosto gradevole dal punto di vista estetico. ‘Araoto’ è la trasposizione dell’omonimo manga firmato dalla coppia Mari Okada alla sceneggiatura e Nao Emoto ai disegni, e la stessa Okada (sceneggiatrice celebre per opere come ‘Ano Hana’, ‘Nagi no Asakura’ o ‘Maquia’, dove è anche regista) ricopre il ruolo di sceneggiatrice anche della serie animata garantendo una continuità stilistica tra le due opere che mi fa pensare, non avendo avuto modo di leggere il manga, che l’anime possa esserne una sua degna trasposizione. Kaori Ishii ha curato il delizioso character design dei personaggi riprendendo, e sgrezzandolo con risultati decisamente positivi, il tratto originale della Emoto, personaggi che si incastrano in un quadro d’insieme piacevolissimo dove colori chiari e brillanti la fanno da padrone sin dall’inizio accentuando quella candida percezione che sembra assumere a uno sguardo superficiale l’adolescenza. Inappuntabili le animazioni a cura dello studio Lay-duce, semplici ma adeguate ad ogni contesto presentato dalla serie, così come la regia, curata a quattro mani da Masahiro Ando e Takuro Tsukada, che confeziona un prodotto finale capace di reggere un cast numeroso e tante situazioni diverse risultando sempre coinvolgente e convincente. Stesso discorso dicasi per il comparto sonoro, non allo stesso livello di quello grafico magari, ma comunque apprezzabile senza problemi: dalle musiche di Moe Hyuga, che non resteranno memorabili forse ma riescono a valorizzare bene le scene più rilevanti che accompagnano, al doppiaggio originale, valido e adatto ad ogni personaggio e alle protagoniste principali in particolare, tutto contribuisce al buon risultato definitivo; discorso questo applicabile anche alle due sigle, l’opening (“Otome-domo yo” cantata da CHiCO con gli Honeyworks) che è una ballata semplice che comincia in modo lento e gentile ma che ha un bel crescendo nella seconda parte con un video che trasmette grande energia e vitalità, e l’ending (“Yume Cinderella” di Momo Asakura) che è una canzone pop dal tono spigliato accompagnata da un video che è quasi tutta una sequenza di fermo immagine delle protagoniste, una scelta non proprio originale ma che, tutto sommato, ben si adatta a chiudere una serie simile.

In definitiva, insomma, non posso che ritenere ‘Araburu kisetsu no otome-domo yo’ una serie originale, coraggiosa e decisamente valida e, in quanto tale, è stata ovviamente ignorata nel nostro Paese risultando ufficialmente inedita in Italia come recente, e triste, tradizione mi porta purtroppo a notare e ripetere. Ma fortunatamente l’interesse altrui non rientra negli elementi da giudicare sulla bontà di un anime come ‘Araoto’ che, nonostante si insinui in un campo già battuto tante altre volte, riesce a ritagliarsi una sua importanza regalando anche una spruzzata di realtà, facendo salvo qualche caratterizzazione portata volutamente all’eccesso, a un genere spesso eccessivamente bloccato nella rappresentazione delle giovani giapponesi come persone idealiste, ingenue e quasi prive di pulsioni sessuali. Non è così e, fatto salvo quei casi in cui quest’aspetto non inficia comunque la creazione di opere pregevoli e interessanti, vederlo in atto in questa serie è stato comunque un piacere ben ripagato.