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esseci

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6,5
"Quando l'amore delle scuole superiori sembra diventare un advertisement per la famiglia"

La stagione primaverile del 2026 ha offerto l'adattamento animato di "I Made Friends with the Second Prettiest Girl in My Class". Prima facie, a parte il titolo didascalico e chilometrico che si poteva anche ridurre con più immaginazione e originalità, lo spettatore si ritrova di fronte all'ennesima commedia romantica scolastica costruita su fondamenta che definire "stereotipate" sarebbe un eufemismo. Tuttavia, la serie prodotta da Studio Connect riesce in parte a divincolarsi dalla solita mediocrità e dai deja-vu grazie a una variazione sul tema tanto furba quanto brillante: il protagonista non si ritrova a puntare al "sole", ma si accontenta consapevolmente della "luna".

Ok, dopo aver visionato un discreto e abbondante numero di rom-com scolastiche, mi sono fatto l'idea che i ragazzi nipponici siano dei "stilnovisti" in erba nel modo cui approcciano e contemplano le coetanee. Ovviamente, la mia era una provocazione.
Tuttavia, nell'assistere all'ennesima storia d'amore tra liceali, mi è sembrato di riconoscere alcuni stilemi del "dolce stil novo" quali "la donna come tramite divino" (la cui contemplazione migliora l'animo dell'uomo), "l'amore disinteressato" (il sentimento non cerca un possesso fisico, ma la crescita spirituale), "la nobiltà d'animo" e, infine, la "salvezza" (che nel caso di specie, l'amore per una donna è un percorso escatologico personale anche reciproco).

Maki Maehara incarna il cliché definitivo del protagonista maschile delle rom-com: il solitario auto-emarginato, socialmente invisibile ma segretamente dotato di qualità umane che solo una ragazza disposta a scavare oltre la superficie può apprezzare. La vera novità, per l'appunto, risiede nella sua dinamica con Umi Asanagi. Invece di orbitare attorno a Yuu Amami – l'amica del cuore di Umi e inarrivabile "numero uno" della scuola – Maki stringe amicizia con la seconda ragazza più popolare della classe.
Questa storia delle classifiche e gerarchie di valore, inculcate anche con la pubblicazione dei risultati dei test di verifica trimestrali, è talmente radicata nei giapponesi quasi da risultare stupida, non solo nel determinare se una ragazza sia popolare o meno tra i ragazzi, ma addirittura a stilare una fantomatica classifica riconosciuta da tutta la scuola...

Ad ogni modo, la scelta narrativa utilizzata scardina le consuetudini del genere (pensiamo all'irraggiungibile Yukino in "Oregairu"). Umi porta con sé un bagaglio di questioni irrisolte proprio a causa del confronto costante con la sua grande amica Yuu (che poi, se sei consapevole di essere meno dotata dell'amica, ma aspiri in modo infantile ad essere a tutti i costi la sua BFF, come minimo si determina una sindrome di sudditanza psicologica di non poco conto). Vivere all'ombra della presunta perfezione dell'amica, ha infatti generato in Umi una serie di insicurezze croniche che la rendono un personaggio sorprendentemente vulnerabile e autentico, ben lontano dall'archetipo della ragazza popolare monodimensionale (la c.d. "donna che non deve chiedere mai"...)

E così la storia vira man mano verso l'elogio della "medaglia d'argento" (per entrambi, visto che Umi è comunque anche lei una ragazza riconosciuta e ambita per la sua popolarità, ma si "accontenta" scientemente di Maki) e in una sorta di "terapia psicologica di coppia".
La parte più significativa della trama dell'opera risiede nella gestione dei traumi, in particolare quelli del protagonista. La separazione dei genitori di Maki non è un semplice orpello di background, ma una cicatrice che influenza attivamente ogni sua interazione. Il divorzio gli ha insegnato che i legami umani sono fragili e destinati al fallimento. Questo si traduce in una profonda fobia per l'intimità: se l'amore finisce in un'aula di tribunale o in urla domestiche, perché rischiare di innamorarsi al liceo?
Umi, dal canto suo, specchia le paure di Maki. Le sue insicurezze non derivano da un trauma familiare esplosivo, ma da un lento e silenzioso logoramento dell'autostima nel sentirsi costantemente il "premio di consolazione". Entrambi sono terrorizzati dall'idea di non essere abbastanza per l'altro, creando una risonanza emotiva che eleva la scrittura della serie.

Il pregio maggiore della narrazione è il modo in cui il rapporto tra i due si evolve. Dalle partite ai videogiochi dei pomeriggi liberi dopo scuola fino ai primi, timidi, slanci affettivi, la progressione verso la formazione della coppia è organica e matura. Ricorda per certi versi la naturalezza di "Horimiya", totalmente priva di inutili drammi da harem o di fastidiose derive caratteriali esplosive.
In questo percorso, i personaggi secondari – e in particolare i genitori – fungono da architravi tematiche per i protagonisti. I genitori di Maki sono lo spettro del fallimento relazionale, una presenza-assenza che paralizza la capacità del figlio di fidarsi dell'altro sesso. I genitori di Umi, per contrasto, rappresentano quel tipo di pressione sociale silente che impone di mantenere sempre le apparenze e di essere accomodanti. Purtroppo, sebbene l'analisi di queste figure adulte parta da premesse ottime, il loro sviluppo rimane a tratti schematico, venendo piegato più alle necessità di far evolvere la trama dei ragazzi piuttosto che essere esplorato in tutta la sua complessità umana (mi riferisco alla madre di Maki e la sua civettuola insistenza verso Maki).

Se per tre quarti dell'opera, la trama sembra ispirarsi al principio che "l'ambizione alla perfezione è una condanna e accontentarsi del secondo posto è l'inizio della saggezza", il finale mi è parso deludente e didascalico. È nella parte finale che l'opera, incoronando la relazione tra i due, inciampa. Dopo aver costruito una delicata intimità adolescenziale, l'epilogo sbanda verso una morale che abbandona la freschezza del liceo per trasformarsi in una sorta di pubblicità per la famiglia.
Invece di concentrarsi sull'amore ideale, caotico e a volte contraddittorio di due adolescenti, la narrazione si fissa morbosamente sulle gioie di formare un nucleo familiare e sulle prospettive future. È un difetto difficilmente perdonabile che mi richiama alla memoria la pessima seconda stagione di "The Angel Next Door Spoils Me Rotten" (andata in onda nella medesima stagione). Anche in quel caso, avevamo assistito alla trasformazione dei protagonisti da dolci liceali a una stucchevole coppia di mezza età impegnata in un "cosplay" casalingo di epoche ormai remote. In entrambe le serie, un'ossessione didascalica per la maturità precoce e per l'accasamento definitivo finisce per affossare il romanticismo, dimenticando che si sta raccontando la storia di sedicenni, non di trentenni alle prese con la scelta del mutuo.

Così, "I Made Friends with the Second Prettiest Girl in My Class" resta qualcosa di buono e originale a metà (meglio " tre quarti"): un'opera promossa per come gestisce l'avvicinamento psicologico e sentimentale tra due personaggi tutto sommato realistici per come sono tratteggiati, ma inciampa proprio sul traguardo. Allo spettatore resta il piacere del viaggio "emotivo", ma si deve preparare a un epilogo che sembra sussurrare in modo nemmeno tanto velato di iniziare a risparmiare per il passeggino ancor prima di aver superato i test d'ingresso per l'università.


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Johnny Ryuko

Episodi visti: 12/12 --- Voto 5,5
Forse sono un po' troppo vecchio per questa roba. Se avete letto le altre mie recensioni, avrete già capito i miei gusti in fatto di commedie romantiche. Credo di essere ormai stufo e arcistufo dei cliché e delle storie che non raccontano nulla di nuovo. "I Made Friends with the Second Prettiest Girl in My Class" è l'ennesima romcom del genere, a mio modesto avviso. Un vuoto intrattenimento.

Attenzione: questa parte contiene spoiler

Come sempre, non mi soffermo tanto sulla trama quanto sulle mie impressioni a ruota libera. L'incipit non è nulla di eclatante eppure in qualche modo riesce ad attirare. La coppia di episodi iniziali settano lo scenario. O meglio, danno l'illusione di farlo. Perché purtroppo Second Prettiest Girl perde già entro il quarto episodio la sua raison d'être. Quando si scoprono le carte, quando l'amicizia diventa pubblica e le amiche Yuu e Umi si chiariscono, l'anime non ha più nulla da dire dal punto di vista della commedia scolastica.

Ci sono tanti altri piccoli e grandi elementi che scricchiolano, abbassando nel complesso in maniera sensibile il mio giudizio sulla serie. A partire da Maki. Classico personaggio "protagonista" maschile che in realtà non ha arte né parte, che si ritrova per caso circondato da belle ragazze che lo trascinano fuori da un guscio di pretestuosità. Faccio un breve parallelo con Nukumizu, il protagonista di Makeine. Lì la narrazione gioca sul fatto che il ragazzo sia potenzialmente un personaggio di sfondo, quando in realtà ha una personalità propria e compie delle azioni anche in contrasto con le aspettative. Maki invece è il classico main character delle romcom 101: accetta passivamente il flusso e si fa trascinare, mettendo sul piatto la solita gentilezza e quelle doti nascoste tipiche, come l'abilità in cucina. È davvero troppo poco per creare un protagonista credibile.

Non che Umi sia tanto meglio: si mostra brillante e poi svela - appunto al quinto episodio - i suoi "drammi". Anche qui, sempre le solite chiacchiere, il senso di inferiorità che non trova giustificazione verosimile. È la proverbiale forzatura da anime per creare un drama fittizio, già risolto appunto al quarto/quinto episodio. Ed esaurito questo, praticamente nell'immediato, non resta proprio nulla. Anzi, la sua gelosia nei confronti di Yuu - giustificata da cosa? - e la sua apprensione risultano addirittura irritanti.

L'originalità, dal punto di vista della relazione tra i due protagonisti, va come detto quasi subito a farsi benedire, si perde la tensione romantica e l'anime si riduce ai soliti triti schemi. L'unica cosa che lo risolleva, in parte, è il complicato rapporto di Maki con il padre, i genitori infatti sono divorziati da anni e questo ha lasciato strascichi nel ragazzo. Purtroppo la "risoluzione" è affidata a un incontro che di fatto non serve a nulla se non a constatare lo status quo dei genitori ormai distanti. Un teatrino che prova a generare un coinvolgimento emotivo, ma a conti fatti a cosa è servito? Imbarazzanti gli ultimi due episodi della serie, del tutto superflui, utili solo a spuntare la lista degli obblighi da romcom, con la visita al tempio a Capodanno e San Valentino.

La serie non spicca né per qualità tecnica - sufficiente, con animazioni nello standard di questo tipo di produzione, mentre piattissima la fotografia, pigra la regia - né per quanto riguarda sigle e musiche in generale.

Mi sorprendono alcuni giudizi che parlano di "commedia della stagione". Le serie tratte dai manga di "Kōcha Agasawa" - "Polar Opposites" e "Ramparts of Ice", per chi non le conoscesse - che stanno giustamente spopolando, sono di tutt'altro livello. Ho trovato invece "I Made Friends with the Second Prettiest Girl in My Class" la solita minestra riscaldata che non aggiunge davvero nulla. Ho fatto fatica a portarla a termine e, di certo, non guarderò una seconda stagione.


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Kane Connor

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
Partiamo da quello che è, probabilmente l'unico vero difetto della serie: il titolo. "I Made Friends with the Second Prettiest Girl in My Class" è un titolo lungo, prolisso e che banalizza il contenuto dell'anime, per quanto descriva effettivamente cosa succede nei prime 2-3 episodi. Per comodità personale l'ho ribattezzato "Umi & Maki".
Ma perché questa rom-com uscita in primavera 2026 senza particolari sponsorizzazioni, sta letteralmente spodestando i titoli più affermati del suo genere? Per farlo bisogna dare un po' di trama, rigorosamente senza spoiler oltre il primo episodio.
Maki è un ragazzo di poche parole, introverso ma senza il complesso de "il mondo è tutto contro di me": inizia il liceo e fin dall'inizio, con la sua presentazione dove parla di videogiochi e film di serie B, la sua natura chiusa e solitaria viene a galla, finendo per restare essenzialmente solo. Questo anche perché viene subito eclissato da due ragazze, Yu e Umi, che attirano tutta l'attenzione della classe. Questa sua situazione viene però interrotta da un incontro in una videoteca, dove Umi, detta "la seconda più carina della classe", avvicina il nostro Maki, perché rivede in lui qualcuno che le somiglia. E così, cominciano a frequentarsi per godersi film di serie B, videogiochi e pizza da asporto, cosa che li porta a conoscersi pian piano di più, ma sempre vedendosi "in segreto".

Una situazione di partenza relativamente convenzionale per il genere, ma quello che sorprende è l'approfondimento dei personaggi: viene spiegato perché sia Umi che Maki non vogliono rendere noto agli altri che si frequentano, e questo porterà ad approfondire le situazioni di entrambi i protagonisti, i loro traumi e come li affrontano. Difatti la storia devia a volte dal suo cardine romantico per mostrare cosa succede nelle rispettive famiglie e nelle amicizie.
Inevitabile accennare al punto di forza della serie, Umi: caratterizzata da un atteggiamento positivo ma deciso, è un vero ciclone che, pur con tutti i difetti e le debolezze che ogni tanto traspaiono nei momenti difficili, e sarà la protagonista di alcuni dei gesti più "audaci" per avvicinarsi a Maki. Va detto che quasi tutti i personaggi sono abbastanza riusciti: lo stesso Maki, ovviamente, ma anche Yu, che all'inizio sembra la classica "bella e scema" ma che poi saprà essere anche più razionale di Umi, fino a Nozomu e Nina che, pur se per brevi parentesi, sapranno interagire in modo non superficiale con Maki.

Insomma, un anime romantico con due protagonisti umani e che ti prendono, un cast di contorno con personaggi riusciti e non sempre convenzionali, assenza pressoché totale di fan-service e tematiche non banali affrontate in modo diretto senza eccessivo drama ma anche senza banalizzare. Cosa volere di più?