Uma Musume: Cinderella Gray
mhà....
Vedendolo mi è venuto in mente un parallelo con i film di Star Trek di JJ Abrams. Bei film... se non si chiamassero Star Trek.
Qui è los tesso, sarebbe un 8-8.5... se non fosse umamusume.
Animazioni indubbiamente belle, regia buona anche se in alcuni casi non era immediato capire che stesse mostrando un flash back, buone ma non eccezionali le colonne sonore, ma le due ending molto belle (ma a mio gusto pessima la seconda opening).
Character design...mhe... ma sarà perché detesto i personaggi con i denti a seghetto, o eccessivamente macchiettistici (sì Mini, sto guardando te).
Ma non ho mai avvertito un minimo di ansia pre o durante le gare come nelle precedenti tre serie (Tokai Teio e Kita san inarrivabili, da quel punto di vista) forse perché invece di costruire le gare sulla competitività fra le avversarie qui si è calcata la mano sull'aggressività... sono riuscita a farmi aggressiva persino mamma Super Creek! E questa aggressività ammetto mi ha infastidito.
Tra fiamme, luci, fulmini "super poteri" che si attivavano, onestamente durante le gare mi sembrava di vedere uno scontro di Dragon Ball che una corsa.
Anche i lati emotivi erano talmente tirati per i capelli e fuori luogo (Tamamo che prima fa la bad girl e poi quasi piagnucola e fa la derelitta anche no) e le situazioni talmente esagerate da sfiorare il melodrammatico da non toccare alcuna corda emotiva.
Anche come è stata messa Oguri non mi è piaciuto, più che campagnola spesso sembra una ritardata mentale che ha vissuto in una grotta o nei boschi fino al giorno prima. Questo rende anche i "siparietti" comici di Oguri a volte sul limite del cringe.
Altro punto, capisco che volendo ripercorrere glie venti dei cavalli reali e se non hai l'autorizzazione a usare i nomi veri li devi inventare/modificare (Dicta, Obey your master, Toni Bianca) è comprensibile e non inficia nulla soprattutto se rendi riconoscibile il personaggio (l'incidente di Dicta), ma fatico a comprendere il personaggio di Berno, benché creato sulla figura del preparatore di Oguri Cap potevano benissimo farne il trainer o assistente triane (avevano già Jo, potevano usare lui o creare una sua allieva.) Questi due punti comunque non hanno influenzato il mio giudizio finale, giusta una domanda che mi sono posto.
Nota di curiosità alla fine della Japan Cup Toni Bianca (originale Toni Bin) afferma di volersi fermare in Giappone un po'... il vero cavallo si fermò in Giappone e fu padre di... Air Groove e Winning Ticket!
Vedendolo mi è venuto in mente un parallelo con i film di Star Trek di JJ Abrams. Bei film... se non si chiamassero Star Trek.
Qui è los tesso, sarebbe un 8-8.5... se non fosse umamusume.
Animazioni indubbiamente belle, regia buona anche se in alcuni casi non era immediato capire che stesse mostrando un flash back, buone ma non eccezionali le colonne sonore, ma le due ending molto belle (ma a mio gusto pessima la seconda opening).
Character design...mhe... ma sarà perché detesto i personaggi con i denti a seghetto, o eccessivamente macchiettistici (sì Mini, sto guardando te).
Ma non ho mai avvertito un minimo di ansia pre o durante le gare come nelle precedenti tre serie (Tokai Teio e Kita san inarrivabili, da quel punto di vista) forse perché invece di costruire le gare sulla competitività fra le avversarie qui si è calcata la mano sull'aggressività... sono riuscita a farmi aggressiva persino mamma Super Creek! E questa aggressività ammetto mi ha infastidito.
Tra fiamme, luci, fulmini "super poteri" che si attivavano, onestamente durante le gare mi sembrava di vedere uno scontro di Dragon Ball che una corsa.
Anche i lati emotivi erano talmente tirati per i capelli e fuori luogo (Tamamo che prima fa la bad girl e poi quasi piagnucola e fa la derelitta anche no) e le situazioni talmente esagerate da sfiorare il melodrammatico da non toccare alcuna corda emotiva.
Anche come è stata messa Oguri non mi è piaciuto, più che campagnola spesso sembra una ritardata mentale che ha vissuto in una grotta o nei boschi fino al giorno prima. Questo rende anche i "siparietti" comici di Oguri a volte sul limite del cringe.
Altro punto, capisco che volendo ripercorrere glie venti dei cavalli reali e se non hai l'autorizzazione a usare i nomi veri li devi inventare/modificare (Dicta, Obey your master, Toni Bianca) è comprensibile e non inficia nulla soprattutto se rendi riconoscibile il personaggio (l'incidente di Dicta), ma fatico a comprendere il personaggio di Berno, benché creato sulla figura del preparatore di Oguri Cap potevano benissimo farne il trainer o assistente triane (avevano già Jo, potevano usare lui o creare una sua allieva.) Questi due punti comunque non hanno influenzato il mio giudizio finale, giusta una domanda che mi sono posto.
Nota di curiosità alla fine della Japan Cup Toni Bianca (originale Toni Bin) afferma di volersi fermare in Giappone un po'... il vero cavallo si fermò in Giappone e fu padre di... Air Groove e Winning Ticket!
“Umamusume: Cinderella Gray” è uno spin-off prequel che supera di gran lunga le prime tre stagioni dell’anime principale, al punto che basta il primo cour per rendersi conto di essere davanti a un prodotto di un livello completamente diverso.
Fin dai primi episodi si percepisce un tono più adulto, più serio e decisamente più focalizzato sull’aspetto sportivo. Le gare sono il cuore dell’opera e sono rese con una qualità d’animazione eccellente, priva della CGI poco convincente delle stagioni precedenti. Lo stile di disegno, più maturo e pulito, contribuisce a dare identità a ogni scena, trasformando ogni corsa in un’esperienza intensa e coinvolgente.
La protagonista è carismatica, determinata e costruita con grande cura: determinata, spaventosa ma divertente al punto giusto. Anche il ritmo della serie è impeccabile: episodi pieni di tensione, un pacing scorrevole e un senso costante di crescita e progressione fanno sì che il tempo voli.
Nonostante la premessa possa sembrare particolare: “ragazze-cavallo che competono in gare di corsa”, “Cinderella Gray” si rivela uno dei migliori anime sportivi in circolazione, capace di unire gag divertenti al drama sportivo.
Inoltre, essendo un prequel, può essere visto senza alcuna conoscenza delle stagioni e dei film precedenti. Un vantaggio enorme per chi vuole avvicinarsi alla serie, partendo da un prodotto solido e maturo.
Un altro elemento notevole è la fedeltà alla storia reale: molte gare, rivalità e perfino gli infortuni affrontati dai personaggi sono ispirati a eventi realmente accaduti nel mondo dell’ippica giapponese. Questa attenzione al realismo aggiunge spessore e rende l’opera ancora più affascinante anche per chi conosce la storia delle vere campionesse.
Super-consigliato.
Fin dai primi episodi si percepisce un tono più adulto, più serio e decisamente più focalizzato sull’aspetto sportivo. Le gare sono il cuore dell’opera e sono rese con una qualità d’animazione eccellente, priva della CGI poco convincente delle stagioni precedenti. Lo stile di disegno, più maturo e pulito, contribuisce a dare identità a ogni scena, trasformando ogni corsa in un’esperienza intensa e coinvolgente.
La protagonista è carismatica, determinata e costruita con grande cura: determinata, spaventosa ma divertente al punto giusto. Anche il ritmo della serie è impeccabile: episodi pieni di tensione, un pacing scorrevole e un senso costante di crescita e progressione fanno sì che il tempo voli.
Nonostante la premessa possa sembrare particolare: “ragazze-cavallo che competono in gare di corsa”, “Cinderella Gray” si rivela uno dei migliori anime sportivi in circolazione, capace di unire gag divertenti al drama sportivo.
Inoltre, essendo un prequel, può essere visto senza alcuna conoscenza delle stagioni e dei film precedenti. Un vantaggio enorme per chi vuole avvicinarsi alla serie, partendo da un prodotto solido e maturo.
Un altro elemento notevole è la fedeltà alla storia reale: molte gare, rivalità e perfino gli infortuni affrontati dai personaggi sono ispirati a eventi realmente accaduti nel mondo dell’ippica giapponese. Questa attenzione al realismo aggiunge spessore e rende l’opera ancora più affascinante anche per chi conosce la storia delle vere campionesse.
Super-consigliato.
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