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RecolG

Volumi letti: 10/12 --- Voto 9,5
Piccola premessa, sono un fan sfegatato di Sakamoto, ho quasi tutte le sue opere (mi manca solo "Kiomaru", la prima da lui pubblicata), quindi potrei essere di parte.

Parlando di "Innocent Rouge": tale opera si riconferma anche con il sequel la mia serie preferita, non riesco a trovare difetti. La storia è fluida, complice anche la presenza di raffigurazioni particolarmente esaustive ed espressive, adoro lo stile del disegnatore (attenzione, la storia è basata sul romanzo "Il boia Sanson" di Asakatsu Adachi, dunque quella di Shin'Ichi è un'interpretazione), privo di sbavature, onomatopee, il tutto si riduce ad una esperienza circoscritta dall'odore della carta, dalla sua ruvidità, un dialogo tra il lettore e il personaggio. L'effetto è favorito anche dalla peculiare impostazione lavorativa adottata, fatto che si può comprendere meglio visionando l'intervista dell'autore a questo proposito (intervista reperibile su youtube).

Ma, tornando all'argomento iniziale, dibattiamo in merito ai personaggi. Essi sono ben caratterizzati e, nel loro agire "romanzato", se vogliamo utilizzare questo attributo, riescono ad esprimere la sanguinolenta asprezza della rivoluzione, con le sue crudeltà, morti, privilegi ed effimere presunzioni.
Ora però giungiamo ad una conclusione, perché dare una valutazione così elevata? Potrei rispondere dicendovi di aver apprezzato la meticolosa analisi dei personaggi, ma c'è qualcosa di più del semplice dinamismo, qualcosa oltre il semplice tratto coinvolgente, io lo definirei... empatia.
L'empatia che percepiamo nei riguardi dei personaggi, costretti a mutare le loro stesse considerazioni pur di doversi adeguare alla società, la loro follia, le loro convinzioni, i loro ideali, vuoi colmi di presunzione, vuoi privi di determinazione; un sentimento non esente dal contesto, possa essere chiaro, bensì parte integrante di esso.
Non ritengo le mie parole sufficienti, per carpire l'effettiva magnificenza di quest'opera ritengo sia necessaria l'elaborazione di una personale opinione, talvolta riconducibile anche alla mia tesi, perché no?
Cos'altro aggiungere se non... buona lettura e tenete sotto osservazione Marie Josepine, vi stupirà.

MagnusTheStern

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MagnusTheStern

Volumi letti: 7/12 --- Voto 9,5
Solitamente, con il passare dei numeri, manga di questo genere tendono a calare di qualità. Vuoi per il fatto che il periodo storico trattato venga ridotto così tanto all'osso da risultare ripetitivo, vuoi perché le idee nella testa dell’autore cominciano a venir meno, la cosa - quasi - certa è che si perde quel gusto di novità ed identità che inizialmente caratterizzava il manga in questione.
Fortunatamente questo non è quello che accade con "Innocent Rouge", seguito di "Innocent", il quale, nonostante la pesante eredità lasciata dal predecessore, riesce ugualmente a mantenersi su alti livelli. E che livelli.

Parliamoci chiaro, la prima cosa che colpisce in "Innocent" sono i disegni. Eccezionalmente dettagliati, al punto che alcune tavole potrebbero essere tranquillamente incorniciate ed appese da qualche parte. Essi rimangono immutati e se possibile aumentano ancor più di qualità in "Innocent Rouge", così come non cambia il metodo crudo, ma efficace, dell’autore di presentare la psicologia dei propri personaggi. Ad un Charles-Henri Sanson si affianca la figura forte, tenace e fuori dalle righe di sua sorella minore, Marie-Josèphe, che nella prima serie ricopre un ruolo quasi marginale. E mentre Charles ha ormai imparato ad accettare il suo ruolo di capofamiglia dei Sanson, Marie-Josèphe si sente sempre più estranea in quello che è palesemente un mondo che non le appartiene. Tutta la sua angoscia, il suo disorientamento, la sua confusione e, a tratti, anche la sua follia, sono messi su pagina e sbattuti in faccia al lettore, a cui spetta il compito di cogliere le straordinarie metafore e la profondità del personaggio. Guardando Marie-Josèphe, in molti potrebbero pensare a lei come una sorta di stereotipo alla "Lady Oscar", ma la realtà è che il personaggio racchiude molto di più dentro di sé, cosa che peraltro caratterizza ogni singolo personaggio della serie di "Innocent". Persino quelli secondari, persino le comparse, hanno pagine e pagine a loro dedicate per permettere al lettore di coglierne l’essenza, ma è chiaro che ai protagonisti spetti il posto d’onore.

Il manga non perde mai di qualità né di pathos: non ho trovato tempi morti, che mi spingessero a chiedermi dove l’autore stesse andando a parare. Sono rimasto incollato alle pagine per tutta la durata dei volumetti, ed ultimamente era raro che mi accadesse una cosa del genere. Unico difetto? Se proprio devo trovargliene uno, in alcuni casi l’autore tende a cadere nel solito errore tipico dei giapponesi di stereotipare allo stremo una determinata cultura. Ad esempio, alcune personalità di spicco francesi note per la loro eccentricità, in questo manga lo sono doppiamente. In pieno stile orientale. A qualcuno potrebbe piacere, ad altri no, ma ciò non cambia che persino in quei casi si tratti di personaggi estremamente interessanti. Ed a coloro che potrebbero pensare che il tema e l’ambientazione della rivoluzione francese sia stato ormai visto e rivisto sino allo stremo, mi sento di dire di dare ugualmente una possibilità a questo manga: in rare occasioni la crudezza, l’ingiustizia e la violenza del periodo sono state messe nero su bianco in questo modo. Se poi ci aggiungete che i protagonisti del manga sono i discendenti di una lunga e sanguinosa dinastia di boia...