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DOMENICA 27 SETTEMBRE 2026

Blue Box



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esseci

Volumi letti: 26/26 --- Voto 6
"Tra le solite fatiche sportive e i palpiti del cuore, l’illusione di una gioventù perfetta".

"Blue Box" (titolo originale "Ao no Hako"), la terza opera piuttosto ponderosa di Kouji Miura, serializzata dal 2021 e giunta da poco alla conclusione. L'ho scoperta grazie alla sua trasposizione in anime sulla nota piattaforma streaming mondiale nel 2025. La prima impressione che mi ha suscitato la sua lettura è quella che questo manga abbia tentato la complessa e coraggiosa operazione di fondere le atmosfere più intime e delicate del romanzo di formazione romantico con l'adrenalina, il sudore e il rigore sportivo tipici dello "spokon".
Da quanto mi è parso di apprendere, ho avuto la sensazione che si sia trattato di un’opera che ha saputo riscuotere un ottimo successo (anche nella sua trasposizione animata), ma che, ad un'analisi più fredda e oggettiva, rivela qualche crepa strutturale e delle ingenuità narrative che a mio avviso non possono essere taciute e che impediscono a "Blue Box" di diventare il capolavoro che sembrava essere.

Il fulcro tematico attorno a cui ruota l'intera opera è senza dubbio l'esaltazione di quello che nella cultura nipponica viene spesso definito il mito della "gioventù arcobaleno".
"Blue Box" è praticamente un inno a quel periodo di transizione, tanto fugace quanto decisivo, che separa l'infanzia dal mondo adulto, tanto idealizzato in tante opere nipponiche, tanto da ingenerare nel pubblico e nei lettori l'impressione che la scuola sia una vera e propria fabbrica di ricordi positivi da rievocare con nostalgia quando i ragazzi faranno il loro ingresso nel "tritacarne" del mondo lavorativo.
L'opera ribadisce costantemente il concetto del valore inestimabile della costruzione di ricordi positivi e indelebili: le giornate trascorse tra i banchi di scuola, i festival studenteschi, i ritiri estivi, le attività del club e, soprattutto, la quotidianità delle interazioni con i coetanei.
In questo microcosmo, l'amicizia e le relazioni interpersonali diventano lo specchio attraverso cui i personaggi imparano sostanzialmente a conoscere se stessi. Il messaggio di fondo è fin troppo chiaro, emotivamente potente: vivere la propria giovinezza con un'intensità tale da non lasciare spazio ai rimpianti. Ogni goccia di sudore versata, ogni lacrima di tristezza/sofferenza e ogni momento felice vissuto a scuola sono le fondamenta con cui i ragazzi costruiscono, di fatto, la loro identità.

In un sistema scolastico nipponico, che a noi occidentali appare un po' anche di stampo "militaresco", la mangaka cerca di intrecciare il valore educativo delle discipline sportive nel percorso di crescita dei ragazzi. In "Blue Box", lo sport non è mai presentato come un mero passatempo, ma assume i contorni di un vero e proprio "dogma" educativo, in cui la palestra diventa una sorta di "tempio" dove si apprendono la dedizione, il rispetto delle gerarchie, la resilienza di fronte alle sconfitte e il senso di responsabilità verso la squadra.
Da questo punto di vista il badminton per Taiki e la pallacanestro per Chinatsu rappresentano non solo un modo per raggiungere e affermare la realizzazione personale, ma anche una sorta di linguaggio attraverso cui i due comunicano e si apprezzano. L'impegno instancabile dei protagonisti, che mi richiama gli spokon più spinti anche di tanti anni fa, sottolinea come l'impegno fisico e la disciplina mentale siano strumenti indispensabili per superare le proprie debolezze e affacciarsi alla vita adulta con una solida preparazione.

Purtroppo le due premesse tematiche sopra esposte, sono talmente ridondanti da rappresentare il limite della sceneggiatura, unità alla insipienza ingenua e ostinata dei due protagonisti: Taiki e Chinatsu.
L'esecuzione narrativa della storia d'amore tra Taiki Inomata e Chinatsu Kano, nata da una convivenza fortuita (e fortunosa per Taiki...) che li pone sotto lo stesso tetto, soffre di un'idealizzazione "stilnovistica" surreale al limite del ridicolo.
Il loro percorso di crescita, costellato sempre di buone intenzioni e di principi inconfutabili, si arena su dinamiche relazionali straordinariamente ingenue e puerili.
Taiki, ragazzo volenteroso, resiliente e puro di cuore, dimostra un'ostinazione che si traduce spesso in una ottusità emotiva, intrappolato in un loop di monologhi interiori che reiterano le stesse insicurezze capitolo dopo capitolo. Chinatsu, dal canto suo, viene troppo spesso relegata al ruolo di fanciulla irraggiungibile sul piedistallo: la sua perfezione apparente e la sua perenne compostezza la rendono un personaggio a tratti piatto, privo di quelle spigolosità e di quelle contraddizioni che rendono vera e tangibile l'adolescenza, con una espressività ridicola al pari di un paracarro. La loro incapacità di comunicare apertamente, protratta per anni, sfocia in una staticità che frustra il lettore, trasformando la delicatezza del primo amore in un'estenuante stasi narrativa.

Paradossalmente, dal mio punto di vista dove i protagonisti falliscono nella tridimensionalità psicologica, sono i presunti personaggi secondari a emergere e a surclassarli. Sono figure come Hina Chono e Kyo Kasahara a caratterizzare, ove appaiono, l'opera dal punto di vista emotivo, dimostrando come siano più realistici e vitali nelle interazioni con i coetanei. Hina, pur con le sue esagerazioni è senza dubbio il personaggio scritto meglio dell'intera opera. Il suo percorso esplora la crudeltà di un amore non corrisposto, affrontato prima con la disperazione tipica adolescenziale e poi con una maturità e una dignità che mancano del tutto alle "paturnie" infantili della coppia principale. Le vicende vissute da lei e la sua evoluzione mostra al lettore l'altra faccia della "gioventù arcobaleno": quella in cui si impara ad accettare la sconfitta sentimentale rialzandosi più forti di prima.
Allo stesso modo, Kyo è altrettanto ancorato alla realtà. Il suo disincanto, la sua ironia pungente, matura e la sua lealtà sono incrollabili, tanto da rappresentare l'amico che tutti vorrebbero avere alle superiori, ma anche nella vita. Kyo non è solo una spalla fondamentale di Taiki o un mero dispensatore di consigli, ma un individuo dotato di una propria individualità ben definita, e le interazioni con Taiki rappresentano l'importanza del confronto maschile scevro dalle solite sovrastrutture e tossicità, perché basato su un supporto disinteressato e genuino.

"Blue Box" soffre poi di un paradosso strutturale: una trama con un'ipertrofia "spokon" non gestita. Le componenti romance, slice of life e sport a mio avviso non sono bilanciate. Riconosco che dal punto di vista visivo, l'autrice compie un lavoro straordinario: le tavole dedicate alle partite (badminton o basket) brillano non solo per la loro precisione nel disegno ma anche per la capacità di rappresentare il cinetismo dei movimenti.
Purtroppo, l'opera si perde proprio nell'eccesso di "spokon". Le innumerevoli partite, i tornei infiniti e i focus sugli avversari di turno con sovrabbondanti flashback sulla storia degli sfidanti che vengono inseriti ad hoc dalla mangaka, finiscono per diluire la trama principale e lo sviluppo dei personaggi e della loro romance. "Blue Box" resta in una sorta di limbo sospeso tra uno spokon senza contenuti particolari per gli sport che rappresenta (mancano la profondità corale o le tattiche "geniali" e un po' assurde di opere tipiche del genere come "di pietre miliari come "Haikyuu!!" o "Slam Dunk", ad esempio), e una rom-com dilatata e discontinua nella narrazione romantica sentimentale. L'opera risulta troppo dispersiva per essere una rom-com e troppo focalizzata sui sentimentalismi per essere un puro manga sportivo.

"Blue Box" è pertanto un manga che si può apprezzare più per le atmosfere che riesce a evocare a coloro che come me l'adolescenza l'hanno ormai passata da anni che per l'effettiva solidità della costruzione di trama e personaggi.
Da questo punto di vista, Kouji Miura sembra aver costruito una macchina che si pone come obiettivo la celebrazione del classico mito della giovinezza senza rimpianti, come se fosse un documentario educativo-propagandistico al limite della ottusità.
Infatti, dietro la buona apparenza grafica, fatico a perdonare all'opera i personaggi banali, scontati e infantili nonché una gestione altalenante tra romanticismo e competizione sportiva, diluita spesso fino alla esagerazione stucchevole. Data la ponderosità del numero di volumi e capitoli, non sono così sicuro di poterne consigliare la lettura come un'opera imprescindibile.


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RyOGo

Volumi letti: 26/26 --- Voto 5
Taiki Inomata è uno studente amante dello sport da lui praticato, il badminton. Ci si impegna a fondo ed è sempre il primo della sua squadra ad arrivare in palestra, e il secondo ad arrivare in assoluto. Prima di lui, arriva sempre una sua senpai che pratica basket: Chinatsu Kano. Lui la ammira molto, ne è fortemente invaghito, vorrebbe trovare un pretesto per poterla conoscere. Per sua fortuna, per vari motivi, lei si ritroverà a trasferirsi proprio a casa sua, nella stanza accanto.
Uno stratagemma narrativo per nulla nuovo, ma è ottimo per una pubblicazione su Shonen JUMP, e che può portare a dei risvolti narrativi interessati. E lo fa, almeno nei primi numeri. Abbiamo una storia che si concentra sia sui sentimenti del protagonista e di chi gli gira intorno, con dei comprimari a cui ci si affeziona facilmente, sia sui risvolti sportivi, nella più classica storia sportiva (anzi, dovrei usare il plurale visto che c'è attenzione anche alla storia del basket), descritta bene e con una progressione per nulla forzata, che nella descrizione dei sentimenti del protagonista. L'equilibrio è ottimo, la vicenda scorre lenta ma in modo coerente, i fatti sportivi e sentimentali sono ben amalgamati e in parallelo portano a delle evoluzioni classiche come narrazione, ma ben scritti e disegnati. Gli imprevisti sentimentali e sportivi, come da tradizione in queste storie, sono forse banali per un lettore di vecchia data, ma non importa, tutto scorre bene e prosegue bene, portandoci a empatizzare molto anche coi personaggi secondari. Tutto ottimo, non perfetto, ma ottimo. Fino alla scena del lago, un finale perfetto almeno per una delle due narrazioni.

Dopo, inizia il disastro.
I personaggi comprimari perdono di importanza, anzi, uno in particolare praticamente sparisce dalla narrazione, e gli eventi sportivi sono quasi un riempitivo prima di tornare a delle vicende sentimentali che ormai non hanno più la minima sorpresa. Per quel che riguarda il carattere dei protagonisti, non c'è più nulla da approfondire, nemmeno davanti a degli imprevisti che potevano essere interessanti, se avessimo dei protagonisti non perfetti e con sfaccettature. Il problema è che appunto abbiamo a che fare con dei protagonisti perfetti, senza sbavature, senza difetti, senza errori o ripensamenti, almeno sul lato sentimentale. E quindi, senza un motivo valido per proseguire la lettura della storia, se non per il finale, prevedibilissimo, sportivo. Per non parlare poi di alcuni personaggi che dovrebbero aggiungere del pepe per come ci vengono presentati, per poi diventare immediatamente anonimi e di contorno, facendo solo da sfondo alle vicende.

E tutto ciò non sarebbe nemmeno un problema, se non fosse che la vicenda del lago è, appunto, a un terzo della storia. Quindi il momento migliore è a meno della metà dell'opera, portando quindi il lettore a leggere per inerzia settimanalmente la vicenda su rivista per affetto, ma da qui a voler comprare un volumetto per continuare a leggere una vicenda che non ha più molto da dire se non per alcuni disegni davvero ben riusciti, ce ne passa.

In conclusione, è un'opera che parte molto bene, ma che dopo aver detto tutto ciò che doveva dire, prosegue per inerzia per molto, molto tempo. Un vero peccato.


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kirk

Volumi letti: 28/26 --- Voto 7
Kouji Miura ha trentun anni ed è già riuscita ad avere delle soddisfazioni: una serie minore (durata due volumi) pubblicata a vent’anni, una seconda di quattro volumi pubblicata poco dopo su Shonen Magazine, il debutto a venticinque anni su Jump con uno one-shot e ora ha finito la sua prima serie lunga: quasi trenta volumi, cinque anni di pubblicazione, cimentandosi in un argomento non molto amato dai lettori del magazine: le romcom!
Due settimane fa ci ha lasciato Himaten! Che ha tentato la stessa strada con altri ingredienti ed ora non ci sono più storie romantiche su Jump.
Ma quale è stata l’idea forte di Blue Box?

Uno dei sogni più in voga fra i ragazzi (almeno quelli della mia età): poter vivere con la persona amata sebbene adolescenti.
Chiaramente i casi in cui si realizza sono pochissimi…
Ma immaginate: un ragazzo (Taiki) si ritrova dalla sera alla mattina a dover convivere con la ragazza per cui ha una cotta (Chinatsu): sono solo io a pensare che le loro vite finiranno per incrociarsi sempre più?
Non essendo un magazine hentai non si vedrà niente sebbene alla fine i nostri eroi…
Comunque i disegni mi sono piaciuti sebbene non eccezionali, la storia avendo dei risvolti sportivi mi ha dato qualche stimolo in più rispetto ad Himaten! che come avete visto dalla mia recensione ha preso cinque: in effetti la serie è anche più credibile e tutti questi fattori mi inducono ha dare almeno due punti in più: sette!