Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

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Ancora prima del suo debutto, la stagione autunnale appena conclusasi si apprestava ad essere una delle migliori degli ultimi tempi e non ha affatto deluso le aspettative. Tra i suoi titoli si possono, infatti, annoverare anime di fama mondiale, come la terza stagione di “Mob Psycho 100”, la seconda di “Spy Family” e la trasposizione animata di manga famosissimi come “Blue Lock” e, ovviamente, “Chainsaw Man”, prodotto dallo Studio MAPPA. Fin dai suoi esordi, dunque, grazie soprattutto alla presenza di questi anime, la stagione autunnale 2022 prometteva grandi cose, eppure, a mio modesto parere, il vero capolavoro animato andato in onda nei tre mesi appena trascorsi, non rientra nel novero di quelli sopra citati. Per quanto “Blue Lock” abbia il merito di avermi fatto riprovare, dopo parecchio tempo, l’emozione di guardare e vivere uno spokon e “Chainsaw Man” sia riuscito a raggiungere picchi di epicità degni del miglior shounen, nessun anime mi ha emozionato, divertito e indotto alla riflessione come “Bocchi the Rock!”, il nuovo capolavoro targato Cloverworks.

La storia segue le vicende di Hitori Goto, per le amiche Bocchi, e per chi la segue su YouTube Guitarhero, una liceale appassionata di chitarra, il cui sogno sarebbe quello di entrare a far parte di una band e, così, conquistare fama imperitura. Quello della chitarra è un hobby che coltiva da quando è piccola e, per questo, è già dalle medie che insegue il suo sogno, ma senza successo. Hitori, infatti, soffre di una tremenda ansia sociale che, nel corso degli anni, le ha negato ogni tipo di rapporto umano che non fosse con i propri familiari. Come alle medie, dunque, anche al liceo, questa ragazza tanto timida e introversa si ritrova senza uno straccio di amicizia e la possibilità di entrare a far parte di una band sembra quanto mai lontana. Un giorno, però, fa la conoscenza di Nijika Ijichi, una ragazza che suona la batteria ed è alla ricerca proprio di un chitarrista per la band in cui suona. La sorte sembra finalmente sorriderle, la questione è se Bocchi, come impareremo a chiamarla nel corso delle puntate, riuscirà a ricambiare o meno questo sorriso.

“Bocchi the Rock!” rappresenta, a tutti gli effetti, uno slice of life di formazione. Giorno dopo giorno seguiamo le vicende quotidiane di Hitori, da quando esce di casa per andare a scuola, fino a quando vi fa ritorno. Viviamo insieme a lei i momenti della sua crescita, tutta volta alla sconfitta di questa maledetta ansia sociale, che passa per due componenti fondamentali: la musica e l’amicizia. La prima l’ha accompagnata nel corso di tutti questi anni, durante i quali la chitarra è stata compagna di svago di interminabili pomeriggi, passati chiusi nella propria stanza a registrare nuove basi musicali. Ancora di salvezza che le ha permesso, nel momento cruciale della sua vita, di legare con altre ragazze animate dalla sua stessa fervida passione per la musica e, possibilmente, trampolino di lancio verso un contratto con una grande casa discografica, che le permetterebbe di raggiungere la tanto agognata fama internazionale. In un anime musicale come questo, la musica non può che svolgere un ruolo di primaria importanza e la Kessoku Band, con le sue canzoni di stampo J-rock, è riuscita ad entrarmi nel cuore ed anche nelle orecchie. Ormai, sono giorni che ascolto le loro tracce senza mai annoiarmi e, tra le mie preferite, annovero “Seisyun complex”, ovvero l’opening dell’anime e “Guitar, Loneliness and Blue Planet”. Se non lo aveste ancora fatto, vi consiglio di dar loro un ascolto, provare per credere. Nonostante ciò, non è la musica l’anima pulsante della serie che, per quanto possa parlare, più o meno apertamente, della musica rock, riserva a quest’ultima uno spazio “marginale”, tanto da non essere presente in ogni singolo episodio. È, infatti, la seconda delle due componenti a muovere la storia, ovvero l’amicizia. “Bocchi the Rock!” è un anime sull’ansia e sull’inadeguatezza sociale, che la nostra eroina potrà superare solo grazie all’amicizia con delle ragazze più o meno problematiche come lei e animate dalla stessa passione per la musica. L’anime segue la crescita di Bocchi, che passa attraverso una serie di esperienze di vita legate alla quotidianità come andare a scuola, entrare in un negozio a comprare una nuova chitarra, andare al mare con le amiche e cominciare a vivere il mondo al di fuori del proprio guscio. Questo è “Bocchi the Rock!”, un anime maturo e incredibilmente pedagogico, fonte d’ispirazione e di sostegno per chi, come la sua protagonista, soffre di ansia sociale e non riesce a superarla. Questa storia ci insegna che la timidezza e la paura di stare in pubblico, circondati da altre persone, sono cose che si possono combattere, l’importante è stare in buona compagnia. Musica e amicizia si fondono, dunque, all’interno della serie che, però, a mio parere, non avrebbe riscosso lo stesso successo senza la sua buona dose di ironia, usata per trattare temi delicati come l'inadeguatezza sociale, ma dosata al punto giusto. Mai fuori luogo e sempre in grado di strappare un sorriso allo spettatore. Sorridere fa bene all’animo, eppure, in più frangenti, grazie alle reazioni di Bocchi, mi sono ritrovato a ridere di gusto, più che a sorridere e basta, e questo è sicuramente un altro dei tanti meriti di quest’opera.

Tecnicamente parlando, Cloverworks ha svolto un lavoro impeccabile, in cui non si registrano mai dei cali ingiustificati di qualità. Proprio le animazioni, inoltre, riescono a rendere ancora più esilaranti le reazioni di Bocchi, una volta trasformata in cenere e un’altra, sconfitta dalla vita, raffigurata come Joe Yabuki al termine del suo leggendario ultimo round, in una citazione che ho particolarmente apprezzato. Menzione d’onore, infine, per Kerorira, character designer dell’anime, che ha svolto un lavoro eccezionale nel dare vita a personaggi dall’estetica facilmente riconoscibile, ma senza dover sfociare nell’esagerato.

Onestamente parlando, era da tempo che non vedevo un anime musicale di questo tipo. Autentico capolavoro.

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"Kono Oto Tomare'' è uno shounen purtroppo ancora inedito in Italia, e mi chiedo perchè ancora nessuna casa editrice abbia deciso di portare questo bel manga nel nostro paese, un titolo che meriterebbe attenzione più di altri.
Mi sono avvicinata alla lettura in rete, dopo la visione delle due belle serie anime che mi hanno fatto scoprire una storia affascinante, che altrimenti, non avrei preso mai in considerazione, perdendomi qualcosa di bello.

Per l'anime è più facile tradurre attraverso la colonna sonora, la componente importante che è la musica, protagonista essa stessa; il manga disegnato da Amyu si avvale di un segno espressivo ed incisivo, per me molto bello, che suggerisce la forza, l'eleganza o la dolcezza delle note del koto, quando è suonato sapientemente da una o più persone insieme.
La bellezza e la cura del disegno, quando serve, riesce in maniera efficace a trasmettere la vibrazione del suono del Koto, strumento tradizionale a corde giapponese, fulcro centrale della storia, che parla di un gruppo di adolescenti di un club scolastico, quello del koto appunto, strumento di cui non sapevo nulla prima di avvicinarmi a questa serie.
In Giappone ci sono rinomate scuole che insegnano a suonare questo strumento legato alla tradizione più antica del paese; la bella protagonista femminile Satowa Hozuki, proviene proprio da una di queste scuole di antica tradizione, ragazza talentuosa e incompresa, severa e brusca, poco abituata a interagire coi suoi coetanei, che in seguito ad una serie di circostanze che si riveleranno nel tempo, si ritrova a far parte del piccolo club di koto della scuola che rischia di chiudere, per l'assenza di nuovi membri.

Il presidente del club, Takezo Kurata è un ragazzo di buona volontà, aperto ad accogliere chiunque sia interessato al koto; con qualche difficoltà, si trova all'improvviso a dover gestire un gruppo di persone, all'apparenza troppo diverse e dai caratteri inconciliabili, troppo forti e in competizione tra loro, minate da pregiudizi e apparenze che stridono con la loro vera natura.

Così Chika Kudo, un bel giovanotto legato al ricordo del nonno, artigiano che fabbricava i koto, unica figura amorevole del suo passato, quando entra a far parte del club, dà di sé l'immagine distorta di ragazzo problematico, un vandalo pronto a menare le mani e ad attaccare briga.
In realtà Chika non è un ragazzo cattivo, per quanto non abbia un carattere facile, è pronto ad aiutare i suoi amici ed essere loro di sostegno, ed ama davvero il koto, amore che gli è stato trasmesso dal nonno. Si potrebbe parlare di un modello riconducibile ad altri manga, ma ciò non sminuisce il personaggio, per me costruito molto bene, assolutamente affascinante e positivo.
Le tensioni iniziali con la bella Satowa, che ha di lui un'opinione poco lusinghiera, considerandolo indegno di suonare il koto, creano una serie di situazioni qualche volta divertenti e buffe, altre volte più drammatiche che vivacizzano le dinamiche tra i personaggi, e costringono il pacato ma determinato Kurata a fare da mediatore tra le varie parti.

A questo trio iniziale all'apparenza male assortito, - che ha delle buone /ottime basi per suonare il koto, - si unirà un' altra serie di personaggi, una ragazza e tre ragazzi che dovranno imparare tutto quasi da zero, personaggi secondari ben distinti, con la loro importanza, perchè contribuiranno a cementare l'unione di intenti del gruppo, determinato ad arrivare a competere con le altre scuole, fino ai campionati nazionali.

Le motivazioni iniziali dei vari personaggi possono essere diverse, perfino poco serie e non sempre nobili, come Hiro Kurusu, che all'inizio è mossa da sentimenti negativi e sfiducia nel prossimo; sarà l'accettazione e il confronto sincero con gli altri, soprattutto con Kurata che l'affronta a viso aperto, senza giudicarla, a farle cambiare atteggiamento, facendo nascere in lei un sentimento di unione e amicizia, perfino qualcosa di più profondo verso chi l'ha accolta e sostenuta.

Il legame che si stabilisce tra i vari personaggi diventa nel tempo più forte; le tensioni si allentano e lasciano spazio all'amicizia più bella, fatta di sorrisi e calore, che diventa sostegno, collaborazione, aiuto verso l'altro, voglia di migliorare, di perseguire un obiettivo senza lasciare nessuno indietro.

Dove ci sono ragazzi e ragazze, scattano inevitabilmente altri sentimenti romantici, corrente nascosta che si fa sentire, affiora in qualche vago rossore e in certi pensieri, oppure è forte attrazione mascherata da interesse per il talento dell'altro, come tra i sensuali Chika e Satowa, adolescenti problematici e conflittuali per motivi differenti, con qualche ferita nascosta nell'animo, che per questo tendono ad avvicinarsi, a cercarsi seppur in maniera un po' goffa; è palese e crescerà nel tempo l'interesse reciproco, immagino fino al suo culmine.

Ci sono confronti e scontri sul palco con le altre scuole di koto, interferenze esterne con altri personaggi e altri talenti, tutti ben tratteggiati, niente è mai affrontato in modo sommario o superficiale; ci sono modi diversi di suonare il koto, sensibilità differenti tra tradizione e modernità non sempre compresa, pezzi classici o composizioni musicali fatti dal maestro di turno, come Suzuka Takinami, insegnante supervisore del club, personaggio con qualche ambiguità, a suo modo una figura affascinante, da scoprire poco a poco, con un bagaglio importante.
I tornei tra le scuole possono generare insicurezze, paure; le vittorie o le sconfitte sono nuove prove da sostenere, ma la passione comune per qualcosa, la convinzione di potercela fare, sostiene questo variopinto gruppo di ragazzi e li salva, dando loro il coraggio per non arrendersi, anche nella vita reale, quando si devono affrontare i propri piccoli/grandi conflitti personali.

Il manga è ancora in corso, io ho letto circa 16/17 volumi su 27, e sono entrata nella seconda parte dell'opera, dove entrano in gioco nuovi personaggi che potrebbero sconvolgere alcune dinamiche di trama, ma al momento non saprei dire se sia in fase di conclusione o no.

Un manga che sto apprezzando moltissimo, per la storia coinvolgente, bellissima, un gruppo di bei personaggi a cui è facile affezionarsi, retto da uno stile grafico esteticamente validissimo, con tavole ampie, lineari e pulite.

Spero che venga pubblicato anche qui in Italia, lo consiglio a tutti.

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“Lapis Re:Lights” è uno dei molti anime che negli ultimi anni sono nati per lanciare un progetto più ampio che si sviluppa su fronti diversi, tra manga, eventuali gruppi di idol di supporto e/o, ancora meglio, videogiochi, per un traino duraturo al franchise tutto.
La storia si incentra sulla giovane Tiara, un’allegra pulzella (ma non di Orleans) che vuole entrare all’accademia di magia Flora, per diventare una strega. In quel mondo, però, le streghe non se ne vanno in giro volando con una scopa o creano pozioni rimestando il classico pentolone, bensì cantano e ballano davanti al pubblico per riscuotere successo. Praticamente un incontro tra “Harry Potter” e “Amici” di Maria.
C’è però del marcio da quelle parti (e non solo in Danimarca), e così Tiara, pur ritrovando l’amica d’infanzia Rosetta (figlia di nobili decaduti ridotti a fare umili lavori, magari anche i panettieri), finisce in un team che rischia di essere espulso da un momento all’altro. La sua nuova “vita da strega” parte dunque subito in salita.

Molto orientato al pubblico maschile, “Lapis Re:Lights” offre al pubblico un cast di personaggi principali (leggasi ampia scelta di waifu) davvero piuttosto vario, in cui ogni buon spettatore/otaku/nerd potrà trovare quella che più si adatta ai propri gusti, potendo scegliere tra i sei team di aspiranti streghe che lo compongono. Talmente ampio che i dodici episodi che compongono l’anime ne danno giusto un’infarinatura generale, a parte il team di Tiara che, essendo la protagonista, ha un po’ di attenzione in più.
Il clima è comunque disteso per buona parte della serie, con episodi da vita d’accademia che scorrono via abbastanza allegramente, riservandoci giusto un minimo di tensione nella parte finale.
Bisogna rimarcare che l’anime si presenta bene, con un disegno pulito e gradevole dei personaggi, una buonissima gamma di colori che rende tutto molto vivido e anche una certa ispirazione nella realizzazione delle ambientazioni, in special modo nella rappresentazione della cittadina che circonda l’accademia. Ma, complessivamente, è tutto piuttosto bello da vedersi.
È poi in primo piano anche la componente musicale, che ha un ruolo principale nelle meccaniche della serie. Ogni team ha infatti la propria canzone caratteristica e il suo momento musicale (anche qui magari è un assaggio di quello che si può trovare in game). Nessun brano di epocale caratura, diciamo, ma comunque un buon repertorio di idol song e di momenti musical-danzanti coreografati con parte delle sequenze in computer grafica, non certo eccellente ma neanche disturbante rispetto al 2D.

“Lapis Re:Lights” è una serie prettamente convenzionale, ma comunque tranquilla e piacevole, ben colorata e disegnata, ad ampio assortimento di waifu e con buone musiche. E per chi apprezza va più che bene così.