Pluto è un manga di Naoki Urasawa, uno degli autori manga più influenti dell’era moderna, con il quale, coadiuvato da Takashi Nagasaki, vuole trasporre attualizzandola una storia di Osamu Tezuka. Pluto è infatti una rivisitazione dell’arco narrativo “Il più grande robot del mondo” del 1964, forse il più famoso e popolare di Astro Boy. Urasawa è sempre stato affascinato da Tezuka e in particolare da questo arco narrativo, quindi non c’è nulla di strano che nel corso della sua carriera abbia voluto cimentarsi con questa storia, praticamente è come se il dio dei manga vivente avesse reso omaggio al dio dei manga del passato.
 
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Non sono molte le opere di Urasawa adattate in anime e la gestazione di Pluto (anime) è stata molto lunga. Tutto è partito infatti nel 2017 con un breve teaser trailer, per poi scomparire dai radar, senza ulteriori informazioni per anni, fino a quando non è stato riproposto lo stesso trailer con praticamente niente altro fino all’uscita dello scorso 26 ottobre. Personalmente avevo molta paura di un adattamento non riuscito e sbrigativo di un’opera del mio autore preferito, e, per mia grande fortuna, sono stato ampiamente smentito. Infatti Pluto è un capolavoro e ora ne analizzeremo le motivazioni.
 
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La storia, nel classico stile di Urasawa, è un thriller su più livelli di narrazione con storie e misteri che si intrecciano tra di loro. Il tutto inizia con la distruzione di uno dei robot più potenti mai creati, e di un detective robot, Gesicht, che indaga sulla sua distruzione avvenuta ad opera di un’entità che si fa denominare Pluto (ispirato al dio degli inferi romano Plutone), il quale ha intenzione di distruggere tutti i robot più avanzati della terra. Naturalmente tra questi c’è anche Atom (Astro boy), che all’inizio fa solo delle piccole apparizioni per poi scomparire addirittura per buona parte della storia.

La storia però è molto più complessa rispetto a un semplice thriller, quello di Pluto è un mondo in cui umani e robot vivono pacificamente insieme, e i robot provano dei sentimenti esattamente come gli esseri umani, non c’è alcuna differenza tra loro. Questo primo livello di lettura può ricordare un po’ Blade Runner, soprattutto per la presenza del robot detective Gesicht, che non nascondo sia il mio personaggio preferito, in cui la differenza tra umani e robot è molto sottile
 
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Un altro livello di lettura riguarda le celebri leggi della robotica di Asimov, ormai se si pensa a una qualsiasi opera di fantascienza in cui siano presenti dei robot, diamo tutti per scontato che debbano essere seguite. Questo succede anche in Pluto, i robot, che fanno parte integrante della popolazione, hanno quindi un’anima e dei sentimenti ma non possono nuocere agli umani, che invece in alcuni casi li trattano in modo razzista. L'unico robot che nella storia ha ucciso un essere umano, viene imprigionato bloccato a un muro nel luogo in cui è stato sconfitto, lasciato ancora funzionante e senziente, quasi come fosse un monito o un'espiazione. I dialoghi tra lui e Gesicht, che lo va ad incontrare più volte per ottenere delle informazioni, sono molto affascinanti e ricordano un po' Il silenzio degli innocenti.

Un bellissimo esempio di come i robot provino sentimenti è rappresentato da North No. 2, uno dei robot indistruttibili che, dopo essere stato un'arma di distruzione di massa, vuole evolversi dalla condizione di pura macchina da guerra e imparare a suonare il pianoforte.
 
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Un altro livello di lettura è il messaggio pacifista dell’opera, la storia è ambientata dopo un enorme conflitto bellico a cui hanno partecipato molti dei protagonisti dell'anime, e questo conflitto ha lasciato profonde ferite in tutti quelli che vi hanno preso parte. Infatti anche Pluto e il suo creatore sono dei prodotti di questa guerra, divelti nell’anima e in cerca di vendetta.

Tutti i robot che sono considerati indistruttibili, sia quelli che hanno partecipato o meno al conflitto, cercano un modo pacifico di vivere.
 
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Nella storia sono presenti naturalmente tutti i personaggi che hanno reso famoso Astro Boy, dal dottor Tenma al dottor Ochanomizu e Urano, con Atom che, con l’avanzare della storia, ricopre il suo ruolo di protagonista.

Quindi Pluto è molto più di un thriller, è una storia profondamente complessa che si dirama su più livelli e presenta molte chiavi di lettura.
 
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La serie conta “solo” 8 puntate della durata di circa 1 ora l’una, la durata degli episodi varia però anche di 20 minuti in alcuni casi. Questo perché i volumi del manga sono 8 e si è scelto di trasporre un volume con ogni puntata. Ho particolarmente apprezzato questa scelta, anche se non abituale negli anime, perché in questo modo non si taglia o allunga nulla della storia del manga di cui l’anime è molto fedele.

Dal lato tecnico il lavoro dello Studio M2 è estremamente valido, con delle animazioni molto nitide anche nelle scene di azione, questo era uno dei punti che temevo maggiormente e invece il livello delle animazioni rimane di alto livello per tutte e otto le puntate della serie. Il regista è Toshio Kawaguchi, alla sua prima regia, che non gli impedisce di trasporre fedelmente la storia del manga. Da sottolineare il character design ad opera di Shingeru Fujita, anche questo estremamente fedele all’originale che riesce comunque a caratterizzare e sottolineare le differenze tra i vari personaggi. Da apprezzare anche le musiche di Yugo Kanno che definiscono accuratamente i momenti salienti della storia.

La serie Netflix è quindi riuscita sotto tutti i punti di vista, unico rammarico è che il colosso dello streaming l’ha rilasciata senza il doppiaggio in italiano, perché una storia di questo livello avrebbe dovuto essere doppiata e con molta cura per giunta. Speriamo che il doppiaggio possa essere aggiunto in futuro.
 
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Quindi mi ripeto, Pluto è un capolavoro, c’era molta attesa e allo stesso tempo paura per questo adattamento di Netflix, che invece supera le più rosee aspettative. È una storia di e su Atom, che funziona benissimo tanto nelle parti in cui è presente tanto quanto in quelle in cui scompare per lunghi periodi.

È un thriller che nasconde molte chiavi di lettura e si dirama su più livelli, toccando molti argomenti delicati senza banalizzarne o sminuirne nessuno. E poi c’è Gesicht, il detective robot molto più umano degli esseri umani, con i suoi conflitti interiori che cerca di districarsi nel caso di omicidi (di robot) seriali.

Il lato tecnico è molto curato e di alto livello e l’aver trasposto esattamente un volume in una puntata senza preoccuparsi della durata è una marcia in più.

Pluto raggiunge il suo obiettivo e non sminuisce l’omaggio fatto dal dio dei manga moderno a quello del passato.