Ieri, 11 ottobre 2026, abbiamo festeggiato i quarant'anni dal debutto in Giappone della serie animata de I Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya in originale), prodotta da Toei Animation e tratta dal manga di Masami Kurumada, il cui primo capitolo era uscito su Weekly Shonen Jump il 3 dicembre 1985 e che nel 2014 superava i 34 milioni di volumi venduti. Il successo fu immediato: nel 1987, a poche puntate dall'esordio, la serie vinse l'Animage Anime Grand Prix, il premio della rivista giapponese Animage.
Successo ottenuto grazie in primis al lavoro di Shingo Araki , leggendario character designer e direttore dell'animazione che ha definito lo stile visivo iconico della serie animata. Incaricato da Toei Animation, insieme alla storica collaboratrice Michi Himeno, Araki rielaborò in maniera vincente i disegni originali del manga, in particolare quelli delle armature.
Per il pubblico italiano, però, la vera data di nascita del mito è un'altra: il 26 marzo 1990, quando l'anime approdò sui nostri schermi grazie a Odeon TV, un circuito di emittenti private che trasmise i primi cinquantadue episodi, fermandosi per due volte all'episodio 52, lo scontro tra Pegasus e Ioria di Leo, per poi ripartire dall'inizio, mentre il seguito, comprese le saghe di Asgard e di Nettuno, fu acquistato da Fininvest e andò in onda dal 6 novembre dello stesso anno su Italia 7 con il titolo Il ritorno dei Cavalieri dello zodiaco. Il doppiaggio dei 114 episodi fu realizzato da Studio P.V. sotto la direzione di Enrico Carabelli, e proprio quel lavoro, amatissimo e discusso come pochi altri, ha contribuito a trasformare una serie giapponese in un fenomeno profondamente italiano. Lo dicono i numeri della scheda della serie su AnimeClick, dove al momento in cui scriviamo la valutazione è 8,285 con il 91,65% di opinioni favorevoli, e lo dicono soprattutto le ottanta recensioni degli utenti, molte delle quali intrecciate ai ricordi dei pomeriggi davanti alla televisione.
Il titolo stesso racconta una storia: la Francia fu il primo paese fuori dall'Asia a trasmettere la serie, ed è dal francese Les Chevaliers du Zodiaque che derivano il nostro titolo e quelli di molti altri paesi. Poi vennero i nomi dei protagonisti, che l'adattamento italiano cambiò in modo radicale: Seiya diventò Pegasus, Shiryu Sirio, Shun divenne Andromeda, Hyoga divenne Cristal, Saori Kido divenne Lady Isabel, e Tokyo si trasformò in Nuova Luxor. Sparirono anche i riferimenti alla cultura orientale: Shaka, che in originale è accostato a un Bodhisattva, divenne nella versione italiana l'uomo più vicino ad Atena. Il linguaggio fu innalzato a un registro epico e cavalleresco, con le armature ribattezzate vestigia e citazioni colte che arrivavano a Ugo Foscolo già nell'episodio 11 e, a detta degli utenti, anche a Dante. A spiegare molte di queste libertà è stato l'adattatore Stefano Cerioni, che ha attribuito il registro poetico all'amore di Carabelli per la poesia e alla lacunosità dei dialoghi su cui lavoravano, e i nomi delle costellazioni soprattutto all'influenza di Giochi Preziosi, l'azienda che distribuiva in Italia i giocattoli della serie. Dietro quelle parole c'erano voci rimaste nel cuore di una generazione: quando nel 2008 Italia 1 mandò in onda i tredici episodi di Hades Sanctuary, il seguito in formato OAV, l'edizione italiana mantenne l'adattamento storico e il cast principale, con Ivo De Palma su Pegasus, Andrea De Nisco su Andromeda, Luigi Rosa su Crystal, Tony Fuochi su Phoenix, Marco Balzarotti sul Dragone e Dania Cericola su Lady Isabel.
Il nostro Kotaro con Ivo De Palma e Luigi Rosa - Cavacon 2016L'adattamento, va detto, non ha mai messo tutti d'accordo, come i tanti flame su questo stesso sito testimoniano. C'è chi lo considera parte integrante del fascino e chi lo giudica troppo lontano dai dialoghi originali, e nelle recensioni si leggono entrambe le posizioni, insieme al ricordo dei cambi di voce dei personaggi secondari da un episodio all'altro, delle censure delle repliche su Italia 1, dove dal 21 ottobre 2000 la serie andò in onda molto tagliata nelle scene più violente, e della sigla storica di Massimo Dorati, scritta e interpretata per le prime cinquantadue puntate di Odeon TV e poi sostituita sulle reti Mediaset da quella di Giorgio Vanni. Le altre repliche seguirono strade diverse: dal 1992 Junior TV propose più volte la serie senza censure, mentre tra il 2001 e il 2005 Canal Jimmy, Fox Kids, K-2 e GXT la trasmisero con la maggior parte dei tagli ripristinati. La questione dei nomi nell'adattamento italiano è rimasta viva fino a oggi: il live action del 2023, uscito nei cinema italiani il 26, 27 e 28 giugno, ha riaperto il dibattito con un trailer che mescolava i nomi giapponesi originali e il vecchio adattamento nostrano. Il mito italiano passa anche dagli scaffali. Quelli delle fumetterie, dove la prima edizione del manga, di Granata Press, uscì da luglio 1992 a giugno 1994 in 42 volumi con lettura all'occidentale e nomi in parte ricalcati sull'anime, seguita dal 2000 da quella di Star Comics, fedele ai 28 volumi originali e ai nomi giapponesi, fino alla Final Edition iniziata a fine 2022. E poi quelli dei collezionisti.
Tra gli oggetti più cult restano le prime scatole azzurre dei personaggi Giochi Preziosi del 1990, legate alla messa in onda su Odeon TV, e le scatole a tempio del 1991 ma anche i Myth Cloth di Bandai, la linea di modellini che riproduce le armature, nata nel 2001.
Foto tratta dalla mostra "I Cavalieri dello Zodiaco: eroi tra le stelle", curata da Giorgia VecchiniRispetto a quando si era piccoli, oggi rivedere la serie è molto più semplice: dal 2022 è in streaming su Anime Generation e da marzo 2024 Yamato Video ed Eagle Pictures l'hanno ripubblicata in DVD e Blu-ray rimasterizzati, con il doppiaggio storico integrale. Anche la musica ha avuto il suo spazio, con il concerto Saint Seiya Symphonic Adventure, in programma il 10 aprile 2026 al Teatro Dal Verme di Milano. Forse è questo il segreto di un mito che a quarant'anni non accenna a spegnersi: in Italia I Cavalieri dello Zodiaco non sono mai stati soltanto un anime importato, ma un'opera riscritta, doppiata, giocata e collezionata da una generazione intera, al punto che il ricordo ha finito per pesare quanto l'originale. E a giudicare dai commenti dei lettori, quel cosmo continua a bruciare.
Chiudiamo l'articolo con un omaggio a Nobuo Yamada (noto anche come NoB), che per molti di noi resterà sempre nostalgicamente legato a "Pegasus Fantasy", la sigla d'apertura originale della serie storica di Saint Seiya (da noi I Cavalieri dello Zodiaco), che ci ha lasciato prematuramente l'anno scorso.
Intervista all'artista fatta dal canale JapNapLessons durante il Cavacon 2016.
Quali sono i vostri ricordi legati a questa serie? Raccontateceli nei commenti!
Che bei ricordi
Ikki/Phoenix ovviamente. Discussione chiusa. Punto. 😃
anche se erano più sugli adattamenti. Alcuni utenti di allora si davano da fare nei commenti
Ricordo (e riascolto tuttora con piacere) quell'incredibile doppiaggio, quell'epicità, quella forbitezza e quella recitazione teatrale (detto in senso buono).
Come dimenticare l'incredibile scontro tra Scorpio e Crystal?
Già l'anime era bello, il doppiaggio lo alza verso vette assolute. E chi se ne importa se è poco "fedele" (e lo dice un purista): in realtà, e 1000 volte più "giusto" di tanti, tantissimi altri.
Chapeau.
https://www.youtube.com/watch?v=pfzjN2FbXSQ
Ma poi che belli i giocattoli. Io avevo Crystal, Leone, Scorpio e Phoenix e un mio amico Pegasus, Andromeda e Acquario. Quante battaglie!
Madò, me sento anziano....
La mia parte preferita era quella di Asgard (completamente inventata ma stupenda).
Poi ancora oggi ha un dono: è una di quelle poche serie che sono conosciute da tutti e che nessuno ne parla male. Molti che non conoscono le parole "anime" o "manga" conoscono "I cavalieri dello zodiaco"
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