Il successo a sorpresa delle riedizioni di Call of Duty: Black Ops e Black Ops 2 su PlayStation ha riaperto il dibattito su quanto spetti a chi ha creato un gioco quando questo continua a fruttare per anni. A sollevare la questione è Gavin Goslin, che ha lavorato per quindici anni a Treyarch come level designer e artista e ha contribuito a entrambi i titoli. In un post su LinkedIn pubblicato questa settimana, Goslin sostiene che i port, che a suo dire sono sostanzialmente uguali agli originali e privi di funzionalità nuove, dovrebbero garantire dei diritti al team che li sviluppò.

Activision aveva pubblicato senza preavviso il 9 luglio le versioni per PS4 e PS5 di Black Ops, uscito nel 2010, e di Black Ops 2, del 2012, al prezzo di 40 dollari l’una, circa 34 euro, e senza i contenuti aggiuntivi a pagamento. Il risultato è stato notevole: secondo i dati di Circana, Black Ops 2 ha conquistato il primo posto tra i giochi più venduti negli Stati Uniti a luglio 2026, mentre le stime di Alinea Analytics indicano 11,2 milioni di copie complessive vendute in un solo mese per i due titoli, con ricavi attorno a 435 milioni di dollari, circa 370 milioni di euro. Goslin vede in questi numeri una conferma di due cose: che il panorama videoludico attuale è affamato delle esperienze curate e di alta qualità di una volta, e che questi classici restano una fonte enorme di guadagni per Activision e per la società madre Microsoft. Ricorda inoltre che, pur essendo semplici riedizioni digitali senza novità, i due giochi sono entrati subito nella top 10 statunitense di Circana per utenti attivi settimanali, e dice che l’azienda sta facendo soldi a palate con un lavoro finito da oltre dieci anni.

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Per lui il risultato ha un sapore agrodolce, perché ricorda le ore estenuanti di crunch (periodo di lavoro intensivo, con straordinari prolungati, che gli sviluppatori di videogiochi affrontano di solito a ridosso di una scadenza importante) affrontate insieme a un team di grande talento per rendere i giochi perfetti. Vedere il frutto di quel lavoro dominare di nuovo le classifiche nel 2026 è bellissimo, ha scritto, ma è difficile assistere ai guadagni enormi incassati dai dirigenti grazie al vecchio codice mentre chi li ha creati non vede un centesimo. La sua richiesta è che i ricavi dei titoli storici si traducano in ricompense retroattive per gli sviluppatori che hanno sopportato il crunch, soprattutto se i vertici aziendali ottengono bonus consistenti dalla longevità di questi classici. Come ricorda Kotaku, il problema è strutturale: nell’industria dei videogiochi le royalties o i compensi sui diritti residui di fatto non esistono, a differenza di Hollywood, dove i sindacati garantiscono pagamenti periodici ad autori e attori quando le opere continuano a vendere. Il successo dei port ha sorpreso la stessa Activision. In un’intervista a The Game Business, il direttore marketing Tyler Bahl ha ammesso che l’azienda si aspettava buoni risultati, ma non così grandi, e ha parlato di una voglia a lungo repressa di tornare ai bei tempi in cui ci si ritrovava con gli amici il venerdì sera per giocare. Secondo Bahl questa nostalgia può aiutare anche Call of Duty: Modern Warfare 4, in uscita questa settimana, a convincere i giocatori a rivivere quelle esperienze con il nuovo capitolo.