In occasione del Lucca Comics & Games 2026, nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre al Cinema Centrale vi è stata anche la presentazione in anteprima nazionale dell'atteso adattamento live-action di BLUE LOCK, dall'omonimo manga di Muneyuki Kaneshiro e Yusuke Nomura.
Con l'occasione è stato inoltre annunciato che il film arriverà nei cinema italiani per uno speciale evento di tre giorni nelle date dell'11, 12 e 13 gennaio 2027 per Fandango Distribuzione.

Uscito in Giappone il 7 agosto 2026, il film traspone dal vivo uno dei più grandi fenomeni editoriali giapponesi degli ultimi anni, di un manga edito in Italia da Panini Comics per la linea Planet Manga.
Riportiamo dal comunicato stampa ufficiale prima di lasciarvi alle nostre impressioni:


Con l'occasione è stato inoltre annunciato che il film arriverà nei cinema italiani per uno speciale evento di tre giorni nelle date dell'11, 12 e 13 gennaio 2027 per Fandango Distribuzione.

Uscito in Giappone il 7 agosto 2026, il film traspone dal vivo uno dei più grandi fenomeni editoriali giapponesi degli ultimi anni, di un manga edito in Italia da Panini Comics per la linea Planet Manga.
Riportiamo dal comunicato stampa ufficiale prima di lasciarvi alle nostre impressioni:
Con oltre 50 milioni di copie e tradotto in più di 20 lingue, BLUE LOCK ha rivoluzionato il genere del manga sportivo, ribaltandone le convenzioni e dando vita a un vero e proprio fenomeno globale, alimentato anche dal successo della serie anime e del film d'animazione BLUE LOCK: Episode Nagi.
A portare sul grande schermo questa storia adrenalinica, sospesa tra competizione sportiva e survival thriller, è il regista Yusuke Taki, con un cast guidato da Fumiya Takahashi nel ruolo del protagonista Yoichi Isagi, affiancato da Kaito Sakurai, Kyōhei Takahashi, Kōta Nomura e Masataka Kubota. Gli interpreti sono stati selezionati attraverso audizioni che hanno coinvolto oltre mille candidati e hanno affrontato un intenso percorso di preparazione atletica, iniziato circa un anno e mezzo prima delle riprese sotto la guida di calciatori professionisti.
BLUE LOCK è prodotto da CK WORKS, CREDEUS e Kodansha.
A portare sul grande schermo questa storia adrenalinica, sospesa tra competizione sportiva e survival thriller, è il regista Yusuke Taki, con un cast guidato da Fumiya Takahashi nel ruolo del protagonista Yoichi Isagi, affiancato da Kaito Sakurai, Kyōhei Takahashi, Kōta Nomura e Masataka Kubota. Gli interpreti sono stati selezionati attraverso audizioni che hanno coinvolto oltre mille candidati e hanno affrontato un intenso percorso di preparazione atletica, iniziato circa un anno e mezzo prima delle riprese sotto la guida di calciatori professionisti.
BLUE LOCK è prodotto da CK WORKS, CREDEUS e Kodansha.

La Nazionale giapponese soffre da tempo di una cronica mancanza di incisività in attacco. Per superare questa situazione di stallo viene avviato un progetto top secret denominato “Blue Lock”. I trecento giovani attaccanti delle scuole superiori riuniti all’interno di una struttura devono affrontare numerose prove: soltanto l’ultimo sopravvissuto potrà diventare il più grande attaccante del mondo. La regola, però, è spietata: chi viene eliminato perderà per sempre la possibilità di entrare a far parte della Nazionale giapponese.
Riuscirà lo sconosciuto liceale Yoichi Isagi (Fumiya Takahashi) a sconfiggere gli altri 299 concorrenti e diventare l’attaccante più forte di tutti i tempi?
Riuscirà lo sconosciuto liceale Yoichi Isagi (Fumiya Takahashi) a sconfiggere gli altri 299 concorrenti e diventare l’attaccante più forte di tutti i tempi?
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La visione di BLUE LOCK è per me qualcosa che è stato paragonabile a un'esplosione. E a esplodere non è solo il colpo di un pallone calciato con un realismo che sorprende anche il più scettico degli spettatori della serie anime (se avete il timore di non vedere riprodotte nel live action le acrobazie a cui siete abituati, non temete: non resterete delusi).
A esplodere sono anche, e soprattutto, i miei sentimenti per una serie su cui ero partita scettica la prima volta che ne avevo sentito parlare.
Un anime sportivo incentrato sull'egoismo… come era possibile?
Eppure quello che è il marchio di fabbrica di questa serie, l'obiettivo di diventare il giocatore "più egoista" di sempre, a un occhio attento si svela come un modo accattivante di presentare l'importanza di scoprire se stessi, la propria motivazione e il proprio centro, se davvero si vuole puntare a diventare grandi nel proprio campo (che in questo caso, nemmeno a dirlo, è il… campo!).
La squadra non è mai dimenticata in Blue Lock, anche se di primo acchito potrebbe sembrare: anzi, chi si dimentica di fare parte di una squadra è destinato a soccombere. Quello che la storia vuole raccontare con forza è però che se si vuole puntare a diventare grandi, e a guidare il proprio team al successo, bisogna prima trovare i propri Punti di forza, la propria identità, e non arrendersi alle difficoltà, per quanto possano sembrare insormontabili.
Il tutto viene veicolato tramite una recitazione di alto livello, espressiva e sempre sul pezzo, acrobazie allo stesso tempo spettacolari ma anche realistiche nei movimenti, ed effetti speciali studiati alla perfezione per trasmettere la giusta magia senza mai rischiare di sembrare eccessivi.

La colonna sonora e le musiche riescono in qualche modo a partire sempre nel momento giusto per dare la carica allo spettatore, e più di una volta capiterà di reggersi allo schienale o protendersi verso lo schermo nell'eccitazione del momento, sperando in un gol che in qualche modo si sa già che arriverà, ma per il quale il nostro cuore trema lo stesso: è questa la forza di un buon anime sportivo.
E il live action di Blue Lock riesce a fondere alla perfezione tutto questo con la profondità interpretativa di un'emozione che solo una buona recitazione riesce a dare. Nessuno spettatore avrà mai modo di pentirsi di avere assistito a questo spettacolo.
A esplodere sono anche, e soprattutto, i miei sentimenti per una serie su cui ero partita scettica la prima volta che ne avevo sentito parlare.
Un anime sportivo incentrato sull'egoismo… come era possibile?
Eppure quello che è il marchio di fabbrica di questa serie, l'obiettivo di diventare il giocatore "più egoista" di sempre, a un occhio attento si svela come un modo accattivante di presentare l'importanza di scoprire se stessi, la propria motivazione e il proprio centro, se davvero si vuole puntare a diventare grandi nel proprio campo (che in questo caso, nemmeno a dirlo, è il… campo!).
La squadra non è mai dimenticata in Blue Lock, anche se di primo acchito potrebbe sembrare: anzi, chi si dimentica di fare parte di una squadra è destinato a soccombere. Quello che la storia vuole raccontare con forza è però che se si vuole puntare a diventare grandi, e a guidare il proprio team al successo, bisogna prima trovare i propri Punti di forza, la propria identità, e non arrendersi alle difficoltà, per quanto possano sembrare insormontabili.
Il tutto viene veicolato tramite una recitazione di alto livello, espressiva e sempre sul pezzo, acrobazie allo stesso tempo spettacolari ma anche realistiche nei movimenti, ed effetti speciali studiati alla perfezione per trasmettere la giusta magia senza mai rischiare di sembrare eccessivi.

La colonna sonora e le musiche riescono in qualche modo a partire sempre nel momento giusto per dare la carica allo spettatore, e più di una volta capiterà di reggersi allo schienale o protendersi verso lo schermo nell'eccitazione del momento, sperando in un gol che in qualche modo si sa già che arriverà, ma per il quale il nostro cuore trema lo stesso: è questa la forza di un buon anime sportivo.
E il live action di Blue Lock riesce a fondere alla perfezione tutto questo con la profondità interpretativa di un'emozione che solo una buona recitazione riesce a dare. Nessuno spettatore avrà mai modo di pentirsi di avere assistito a questo spettacolo.
Voto complessivo: 92
Autore: hachi_rosa92

Il film live-action BLUE LOCK ripercorre le vicende dei primi cinque volumi del manga e dei primi undici episodi dell’adattamento anime. La storia si concentra sulla convocazione dei 300 giovani calciatori e sulla Prima Selezione, durante la quale i partecipanti, suddivisi in squadre, si affronteranno in un torneo all’italiana. Al termine della competizione, le prime due squadre di ogni girone accedono alla fase successiva, insieme ai capicannonieri delle tre squadre eliminate. Tutti i restanti giocatori sono destinati a tornare casa.
Nonostante vengano adattati soltanto pochi volumi del manga, questa parte è ricca di avvenimenti e personaggi, tanto da risultare difficile condensare il tutto in un unico film.
Probabilmente è proprio questo il principale limite della trasposizione. Si tratta di un adattamento piuttosto fedele, nel quale possiamo rivivere alcune iconiche scene e ritrovare parte delle battute originali, tuttavia i limiti imposti dalla durata cinematografica costringono la narrazione a procedere molto velocemente, forse anche troppo. Probabilmente, questo arco narrativo rappresenta il miglior punto in cui concludere il film senza perderne l’essenza. Questa scelta, però, ha comportato la perdita di numerosi flashback e aneddoti dedicati ai personaggi secondari e agli avversari. Quest’ultimi, in particolare, ricevono pochissimi approfondimenti e, in alcuni casi, sembrano essere introdotti soltanto per scendere in campo.

Oltre alla quantità di eventi concentrati in un’unica pellicola, anche il ritmo risulta, costantemente, piuttosto incalzante. Nell’opera originale sono presenti dei momenti in cui la narrazione rallenta per lasciare spazio ai pensieri e alle riflessioni dei vari giocatori: entriamo nella loro mente e scopriamo ciò che blocca ogni personaggio, i conflitti interni che deve affrontare. Nel film, invece, questa componente non c’è, quindi tutto sembra più realistico e, allo stesso tempo, metaforico. Una delle poche eccezioni è rappresentata da Chigiri con le sue catene al ginocchio. Si tratta, tra l’altro, di un personaggio che non mi ha convinto del tutto per quanto riguarda lineamenti e capigliatura. Quest’ultima, però, non poteva essere cambiata, trattandosi di uno degli elementi più caratteristici e immediatamente riconoscibili del personaggio. Per quanto riguarda i lineamenti, invece, immagino non fosse semplice trovare un attore che sapesse giocare a calcio così bene e che avesse anche una somiglianza fisica con Chigiri.
Gli aspetti negativi del film, tuttavia, finiscono qua. Per il resto, la trasposizione si dimostra pienamente all’altezza della fama dell’opera originale.
Poco fa ho menzionato la capigliatura di Chigiri ed è doveroso sottolineare come, più in generale, i capelli dei personaggi sono stati realizzati in maniera eccellente: non sono stati stravolti, mantenendo intatti gli elementi estetici che permettono di riconoscere immediatamente ogni personaggio, ma hanno cercato di renderli in maniera più realistica, abbassando, per esempio, alcuni toni di colore che nel film sarebbero apparsi come troppo vividi o artificiali.
Anche le tute indossate dai calciatori rappresentano un ottimo equilibrio tra fedeltà e adattamento. Richiamano chiaramente quelle dell'opera originale, senza però risultare eccessivamente caricaturali.
Insomma, è stato scongiurato il temibile effetto cosplay, uno dei rischi maggiori quando si decide di trasporre un manga così particolare in live-action.
L'edificio del Blue Lock, dal canto suo, è stato ricreato molto bene. Le pareti di cemento, l'assenza di finestre e di qualsiasi elemento superfluo contribuiscono a trasmettere quella sensazione di isolamento che caratterizza la struttura, facendola sembrare una vera e propria prigione. Anche l'illuminazione gioca un ruolo importante: a differenza dell'anime, dove gli ambienti risultano spesso più luminosi, qui la luce è decisamente più fioca e tende a tonalità fredde e bluastre.
Ma il vero punto di forza della pellicola è rappresentato dagli attori e dalle scene di calcio, entrambe estremamente convincenti. Per arrivare a questo risultato sono stati necessari circa un anno e mezzo di preparazione e allenamenti.
Alcuni interpreti, come Fumiya Takahashi, che veste i panni di Isagi, partivano praticamente da zero. Tutti hanno dovuto lavorare sulle basi del calcio, anche coloro che avevano già avuto esperienze con questo sport, per poi passare ad allenamenti sempre più specifici. L'obiettivo non era soltanto quello di imparare a giocare, ma anche di riprodurre gli schemi, i movimenti e gli stili più adatti alle caratteristiche dei rispettivi personaggi. Il risultato è evidente: le partite sono dinamiche, intense e, soprattutto, credibili.

Passando ai singoli interpreti, sicuramente Isagi è uno dei personaggi meglio riusciti. Fumiya Takahashi, grazie alla sua straordinaria espressività, riesce a rappresentare molto bene la dualità del protagonista: da una parte un ragazzo ancora insicuro, che non ha pienamente compreso le proprie potenzialità, dall'altra un attaccante che nasconde dentro di sé un ego sempre più forte e affamato di vittoria.
Nagi mi ha sorpreso in positivo. Non conoscevo K, nemmeno per la sua carriera da idol, ma devo ammettere che è riuscito a cogliere e rappresentare alla perfezione l'essenza del personaggio. La sua pigrizia, il disinteresse nei confronti del calcio e quell'atteggiamento perennemente svogliato sono resi benissimo, per non parlare del suo modo apatico di dire “Che palle”.
Bachira era il personaggio sul quale nutrivo maggiori dubbi, considerando quanto sia difficile trasporre un carattere così particolare. Eppure, Kaito Sakurai ha centrato pienamente il bersaglio. È riuscito a rendere benissimo il contrasto tra il suo aspetto minuto e il “mostro” che porta dentro di sé, anche grazie a quel suo sorrisetto a tratti inquietante. E poi, vogliamo parlare delle scene in cui mostra il suo dribbling? Tra le sequenze calcistiche più spettacolari del film!
Ma il personaggio che, in assoluto, è riuscito meglio è senza ombra di dubbio Jinpachi Ego! Masataka Kubota sembra essere uscito direttamente dalle pagine del manga. Gli atteggiamenti, i movimenti e il modo di parlare sembrano studiati nei minimi dettagli. L'attore riesce a incarnare perfettamente l'eccentricità di quest'uomo, il suo modo provocatorio di rivolgersi ai ragazzi e la convinzione quasi maniacale con cui porta avanti il suo folle progetto. Ogni sua apparizione riesce a trasmettere quella sensazione di inquietudine e genialità che rende Ego un personaggio così particolare.
Una scelta di casting davvero azzeccata.

Gli attori sono riusciti a ricreare quella particolare chimica che caratterizza i rapporti fra i vari personaggi: se nel manga si ha più tempo per costruire e sviluppare queste dinamiche, il film aveva invece la necessità di essere immediato. Nonostante ciò, attraverso poche scene e brevi interazioni, il cast è riuscito a trasmettere quella sensazione di affiatamento che ritroviamo nell'opera originale.
Il tutto è accompagnato da musiche capaci di enfatizzare e intensificare le diverse sequenze, prima fra tutte "Monstruo" di Ado. Un brano dalle sonorità latine, caratterizzato da ritmi incalzanti e da una voce estremamente potente. Il titolo, che in spagnolo significa “mostro”, richiama direttamente uno dei concetti fondamentali dell'opera: il risveglio del proprio ego e di quell'istinto individualista che ogni attaccante deve imparare ad assecondare.
Il film, in conclusione, riesce a mantenere intatto il messaggio alla base della prima parte di Blue Lock: il gioco di squadra è solamente uno strumento attraverso il quale mettere in mostra il proprio talento. Ogni giocatore è chiamato a prendere consapevolezza dei propri punti di forza, ma soprattutto dei propri limiti, imparando a superarli per riuscire a emergere sugli altri.
Voto complessivo: 86
Nonostante vengano adattati soltanto pochi volumi del manga, questa parte è ricca di avvenimenti e personaggi, tanto da risultare difficile condensare il tutto in un unico film.
Probabilmente è proprio questo il principale limite della trasposizione. Si tratta di un adattamento piuttosto fedele, nel quale possiamo rivivere alcune iconiche scene e ritrovare parte delle battute originali, tuttavia i limiti imposti dalla durata cinematografica costringono la narrazione a procedere molto velocemente, forse anche troppo. Probabilmente, questo arco narrativo rappresenta il miglior punto in cui concludere il film senza perderne l’essenza. Questa scelta, però, ha comportato la perdita di numerosi flashback e aneddoti dedicati ai personaggi secondari e agli avversari. Quest’ultimi, in particolare, ricevono pochissimi approfondimenti e, in alcuni casi, sembrano essere introdotti soltanto per scendere in campo.

Oltre alla quantità di eventi concentrati in un’unica pellicola, anche il ritmo risulta, costantemente, piuttosto incalzante. Nell’opera originale sono presenti dei momenti in cui la narrazione rallenta per lasciare spazio ai pensieri e alle riflessioni dei vari giocatori: entriamo nella loro mente e scopriamo ciò che blocca ogni personaggio, i conflitti interni che deve affrontare. Nel film, invece, questa componente non c’è, quindi tutto sembra più realistico e, allo stesso tempo, metaforico. Una delle poche eccezioni è rappresentata da Chigiri con le sue catene al ginocchio. Si tratta, tra l’altro, di un personaggio che non mi ha convinto del tutto per quanto riguarda lineamenti e capigliatura. Quest’ultima, però, non poteva essere cambiata, trattandosi di uno degli elementi più caratteristici e immediatamente riconoscibili del personaggio. Per quanto riguarda i lineamenti, invece, immagino non fosse semplice trovare un attore che sapesse giocare a calcio così bene e che avesse anche una somiglianza fisica con Chigiri.
Gli aspetti negativi del film, tuttavia, finiscono qua. Per il resto, la trasposizione si dimostra pienamente all’altezza della fama dell’opera originale.
Poco fa ho menzionato la capigliatura di Chigiri ed è doveroso sottolineare come, più in generale, i capelli dei personaggi sono stati realizzati in maniera eccellente: non sono stati stravolti, mantenendo intatti gli elementi estetici che permettono di riconoscere immediatamente ogni personaggio, ma hanno cercato di renderli in maniera più realistica, abbassando, per esempio, alcuni toni di colore che nel film sarebbero apparsi come troppo vividi o artificiali.
Anche le tute indossate dai calciatori rappresentano un ottimo equilibrio tra fedeltà e adattamento. Richiamano chiaramente quelle dell'opera originale, senza però risultare eccessivamente caricaturali.
Insomma, è stato scongiurato il temibile effetto cosplay, uno dei rischi maggiori quando si decide di trasporre un manga così particolare in live-action.
L'edificio del Blue Lock, dal canto suo, è stato ricreato molto bene. Le pareti di cemento, l'assenza di finestre e di qualsiasi elemento superfluo contribuiscono a trasmettere quella sensazione di isolamento che caratterizza la struttura, facendola sembrare una vera e propria prigione. Anche l'illuminazione gioca un ruolo importante: a differenza dell'anime, dove gli ambienti risultano spesso più luminosi, qui la luce è decisamente più fioca e tende a tonalità fredde e bluastre.
Ma il vero punto di forza della pellicola è rappresentato dagli attori e dalle scene di calcio, entrambe estremamente convincenti. Per arrivare a questo risultato sono stati necessari circa un anno e mezzo di preparazione e allenamenti.
Alcuni interpreti, come Fumiya Takahashi, che veste i panni di Isagi, partivano praticamente da zero. Tutti hanno dovuto lavorare sulle basi del calcio, anche coloro che avevano già avuto esperienze con questo sport, per poi passare ad allenamenti sempre più specifici. L'obiettivo non era soltanto quello di imparare a giocare, ma anche di riprodurre gli schemi, i movimenti e gli stili più adatti alle caratteristiche dei rispettivi personaggi. Il risultato è evidente: le partite sono dinamiche, intense e, soprattutto, credibili.

Passando ai singoli interpreti, sicuramente Isagi è uno dei personaggi meglio riusciti. Fumiya Takahashi, grazie alla sua straordinaria espressività, riesce a rappresentare molto bene la dualità del protagonista: da una parte un ragazzo ancora insicuro, che non ha pienamente compreso le proprie potenzialità, dall'altra un attaccante che nasconde dentro di sé un ego sempre più forte e affamato di vittoria.
Nagi mi ha sorpreso in positivo. Non conoscevo K, nemmeno per la sua carriera da idol, ma devo ammettere che è riuscito a cogliere e rappresentare alla perfezione l'essenza del personaggio. La sua pigrizia, il disinteresse nei confronti del calcio e quell'atteggiamento perennemente svogliato sono resi benissimo, per non parlare del suo modo apatico di dire “Che palle”.
Bachira era il personaggio sul quale nutrivo maggiori dubbi, considerando quanto sia difficile trasporre un carattere così particolare. Eppure, Kaito Sakurai ha centrato pienamente il bersaglio. È riuscito a rendere benissimo il contrasto tra il suo aspetto minuto e il “mostro” che porta dentro di sé, anche grazie a quel suo sorrisetto a tratti inquietante. E poi, vogliamo parlare delle scene in cui mostra il suo dribbling? Tra le sequenze calcistiche più spettacolari del film!
Ma il personaggio che, in assoluto, è riuscito meglio è senza ombra di dubbio Jinpachi Ego! Masataka Kubota sembra essere uscito direttamente dalle pagine del manga. Gli atteggiamenti, i movimenti e il modo di parlare sembrano studiati nei minimi dettagli. L'attore riesce a incarnare perfettamente l'eccentricità di quest'uomo, il suo modo provocatorio di rivolgersi ai ragazzi e la convinzione quasi maniacale con cui porta avanti il suo folle progetto. Ogni sua apparizione riesce a trasmettere quella sensazione di inquietudine e genialità che rende Ego un personaggio così particolare.
Una scelta di casting davvero azzeccata.

Gli attori sono riusciti a ricreare quella particolare chimica che caratterizza i rapporti fra i vari personaggi: se nel manga si ha più tempo per costruire e sviluppare queste dinamiche, il film aveva invece la necessità di essere immediato. Nonostante ciò, attraverso poche scene e brevi interazioni, il cast è riuscito a trasmettere quella sensazione di affiatamento che ritroviamo nell'opera originale.
Il tutto è accompagnato da musiche capaci di enfatizzare e intensificare le diverse sequenze, prima fra tutte "Monstruo" di Ado. Un brano dalle sonorità latine, caratterizzato da ritmi incalzanti e da una voce estremamente potente. Il titolo, che in spagnolo significa “mostro”, richiama direttamente uno dei concetti fondamentali dell'opera: il risveglio del proprio ego e di quell'istinto individualista che ogni attaccante deve imparare ad assecondare.
Il film, in conclusione, riesce a mantenere intatto il messaggio alla base della prima parte di Blue Lock: il gioco di squadra è solamente uno strumento attraverso il quale mettere in mostra il proprio talento. Ogni giocatore è chiamato a prendere consapevolezza dei propri punti di forza, ma soprattutto dei propri limiti, imparando a superarli per riuscire a emergere sugli altri.
Voto complessivo: 86
Autore: alis89
BLUE LOCK: trailer completo con theme song
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Pro
- Messaggio di fondo piuttosto moderno
- Ritmo incalzante...
- Performance attoriali intense e convincenti
- Scene e partite di calcio coinvolgenti, dinamiche e credibili
- Evitato l'effetto cosplay: resa di costumi e capigliature perlopiù eccellente...
- Colonna sonora e theme song trascinanti
- Sfondi e ambienti ben resi
Contro
- Le premesse da cui parte la storia sono necessarie, ma poco credibili
- ... forse un po' troppo veloce nel condensare tanti avvenimenti e personaggi in un unico film
- I monologhi di Ego possono risultare ripetitivi
- ... salvo per qualcuno















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