Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi appuntamento libero, con gli anime Tokyo ESP e Yuri kuma arashi e il manga Sugar Sugar Rune.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


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3.0/10
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"Tokyo ESP" è riuscito veramente a sorprendermi! E' un'opera stravolgente, nel vero senso della parola! E' un anime capace di mostrarti un episodio di apertura tale da farti quasi rimanere a bocca aperta, tale da farti quasi pensare a un possibile "capolavoro", ma è anche un anime capace di annullare immediatamente quanto di buono visto in quella breve parentesi di apertura e, come se non bastasse, riesce incredibilmente bene nel mettere in mostra un'incredibile e innumerevole serie di limiti e carenze durante tutto l'arco narrativo residuo (fortunatamente assai breve).
Onestamente devo sforzarmi veramente al limite per trovare qualcosa di vagamente difendibile in ciò che ho visionato successivamente al primo episodio, e qualsivoglia tesi difensiva sarebbe veramente fragile oltreché puramente soggettiva. Il compito diventa assai arduo anche nell'elencare gli innumerevoli difetti, dato che non saprei da dove cominciare e facilmente mi dimenticherò qualcosa per strada, ma forse è anche meglio così: a questo punto, mi sembrerebbe di "sparare sull'ambulanza".

Come già accennato precedentemente, "Tokyo ESP" parte in quarta mostrandoci un primo episodio sfavillante sotto svariati punti di vista, narrativamente intrigante, pieno di scene d'azione potenti, tutte quante tese e forse persino troppo spettacolari, e una soundtrack da film americano; ma si tratta di un riuscitissimo specchietto per le allodole: dal secondo episodio vengono presentati i protagonisti principali e incredibilmente il castello di carte viene giù quasi completamente, si perde la serietà che ci avevano lasciato immaginare (la rivedremo solo a piccoli sprazzi nel corso dell'opera), vengono aggiunti elementi frivoli assolutamente inadeguati all'apparente natura dell'anime, come pinguini volanti, panda maestri di arti marziali, pesci luminosi svolazzanti che avrebbero certamente fatto la felicità di Capitan Findus, se solo fosse stato presente anche lui nel cast (e ci sarebbe stato bene, ve lo assicuro). Tutto qua? No, dico, vogliamo scherzare? Menzione particolare andrebbe portata anche alla mediocrità della caratterizzazione di tutti i personaggi, nessuno escluso, molti dei quali (anche tra i comprimari) prendono un'ignobile ispirazione da personaggi di film e quant'altro, e non si tratta semplicemente di un tributo, ma di manifesta carenza di idee nel creare qualcosa di valido e vagamente originale. Dovremmo fare un accenno a una sceneggiatura miserabile con avvenimenti spesso privi di sufficiente logica: tale difetto si ripercuote facilmente anche nell'impalpabilità dei dialoghi e nell'assurdità di diverse scelte e situazioni, tanto da cadere spesso nel ridicolo. Doveva essere un'opera seria e aveva grosse potenzialità, ma il lavoro svolto si è rivelato fallimentare, oserei dire quasi a 360 gradi, creando dunque una serie indubbiamente mal realizzata che potrebbe dar soddisfazione solo a un pubblico giovane o comunque con poca esperienza pregressa; in caso contrario, sarebbe sin troppo facile restare delusi dalla poca serietà di molte situazioni e da sviluppi privi di originalità nonché di profondità, di logica e di "credibilità", relativamente al contesto fantasioso dell'opera stessa, ovviamente.

Tecnicamente parlando, siamo dinnanzi a un comparto grafico altalenante, ma di base anch'esso poco curato e originale, specialmente prendendo in esame i volti dei personaggi poco dettagliati.
Il finale è aperto, potremmo dire che tenta di dare un accenno di spiegazioni, ma... finisce lì, sul più bello (si fa per dire). Pare evidente che abbiano lasciato il tutto aperto in favore di una possibile seconda stagione, che - in tal caso - mi guarderò bene dal seguire.

Vivere pensando che i miracoli non esistano, oppure che tutto ciò che accade sia un miracolo

Potrebbe sembrare una citazione di Marzullo e invece fa parte dell'anime in questione, ma con una sceneggiatura di questo tipo, con così tante baggianate inserite in abbondanza, con dei personaggi apparentemente interessanti ma all'atto pratico scialbi e privi di sufficiente mordente (in quanto mal caratterizzati), neanche un miracolo potrebbe in qualche modo risollevare il mio interesse per questo mezzo supplizio che catalogherei senza alcun indugio tra i peggiori lavori svolti nell'ambito dell'annata 2014.
Se vi piacciono le opere d'azione e le gradite "ben confezionate", ossia seriose, con dei personaggi carismatici, una trama ben costruita e profonda, e magari un finale degno di questo nome... beh, guardatevi intorno e troverete agevolmente qualcosa di molto più degno rispetto a "Tokyo ESP".

Il voto sarebbe un 3.5 per quanto mi riguarda, ma non me la sento proprio di regalargli quel mezzo in più da poter arrotondare per eccesso.




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Vi ricordate quel bell'anime anni '70 arrivato in Italia col nome "Bia e la sfida della magia" con le animazioni di Shingo Araki e quella storia tanto carina? Bene, se ve lo ricordate allora non avete bisogno di leggere "Sugar sugar Rune" in quanto la trama è bella ripresa para para dal sopracitato anime.

Esattamente come in "Bia" le due protagoniste sono due contendenti per il titolo di regina del regno della magia, e esattamente con in "Bia" sono state mandate a fare un apprendistato sulla Terra. Copia e incolla. Niente da aggiungere, veramente niente.
La storia avrà sviluppi pressocché diversi, ma non posso dare un buon giudizio a un manga la cui cornice è palesemente ripresa da un'opera giá esistente, cosí come non sono mai riuscita a farmi piacere "Lovely Complex" per le forti somiglianze di soggetto con "The Kabocha wine" (in Italia "Sun College").

L'unico, e veramente unico, aspetto degno di considerazione di "Sugar sugar rune", che si trascina comunque in maniera sciatta e banalottta, è il meraviglioso comparto grafico. Le tavole sono veramente particolari e coerenti con lo stile solido e compatto scelto dalla Anno: ricche di dettagli e retini, sono i disegni e lo stile l'unico punto di forza del manga.

Ancora una volta la Anno, che voleva dimostrarsi una valida mangaka per bambini (se non erro questo manga venne pubblicato su "Nakayoshi" in Giappone, la stessa rivista di "Sailor Moon" e che si rivolge a un pubblico molto giovane), riesce a tenere a galla un soggetto banale e annacquato solo grazie al suo tratto particolare e inconfondibile. E confermo di non aver apprezzato le sue capacitá narrative né qui né nei suoi manga per un pubblico piú maturo, ritendendola ben troppo sopravvalutata, quando probabilmente se si dedicasse solo ai disegni sarebbe una vera e propria fuoriclasse.




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Un anime giapponese, così come ogni altra opera d'intrattenimento, non va deriso o idolatrato a seconda di chi "tira le fila", bensì dalla qualità propria di quella determinata opera. E' l'affermazione ideale per aprire un discorso su "Yuri Kuma Arashi", che tradotto in maniera razionale sarebbe "non prendermi in giro dicendo che lo guardi per la trama".

In una realtà dove il mondo è diviso tra regno degli umani e degli orsi da un muro detto "dell'estinzione" si svolge la vita quotidiana (ci stiamo credendo tutti) di Kureha, una giovane studentessa lesbica (come tutte le ragazze della sua scuola e del mondo, parrebbe) orfana di madre. La giovane trova sollievo dalla perdita della sua unica parente nell'amore della sua amica Sumika, che tuttavia farà la stessa fine della madre... ah povera Kureha, è sfigata quanto il protagonista pianista di un altro anime di nostra conoscenza. Poco dopo l'accaduto, due nuove studentesse entreranno nella vita di Kureha, la quale tuttavia non sa che il pericolo è proprio intorno a lei, in più di un senso. E qui mi fermo.

Dunque, solitamente non amo recensire un anime facendo riferimento agli autori, ma, visto che in molti (la sfilza di individui che lo hanno apprezzato prima di tutti) come prima caratteristica positiva affibbiavano il nome Kunihiko Ikuhara (creatore di "Sailor Moon", "Punta al Top 2" o "Mawaru-Penguindrum" tanto per citarne i tre più famosi), mi vedo costretto a chiarire un concetto già usato per introdurre questa recensione, ovvero che non tutte le ciambelle escono col buco. Secondo voi ogni opera che sgancia un autore di successo è automaticamente un capolavoro semplicemente perché è stato quell'autore in particolare a dirigerla? Non credo ci sia bisogno che vi risponda. Tralasciando che le opere di Ikuhara non sono neanche numerosissime, seppur molto conosciute alcune, quindi è inutile cercare di premere sull'unico lato positivo inesistente della faccenda.

Vi è in ogni caso una fetta d'utenza che ha apprezzato parecchio questo anime per dei "significati nascosti" dietro ogni evento e/o frase presenti nell'opera in questione. E' curiosamente affascinante leggere di gente che si è sforzata tanto da far fondere l'ultimo dei propri neuroni ancora funzionanti per dare un significato vagamente profondo agli eventi di "Yuri Kuma Arashi". Ad esempio c'è chi ha annotato al significato dell'isolamento presente nella classe di Kureha l'isolamento sociale derivante dalla definizione di male per tutto ciò che concerne il diverso e il fuori dalle regole scritte e non, ma è solo una delle tante 'pippe mentali'. Di norma ora dovrei fiondarmi sulla parentesi "yuri", ed è ciò che mi appresto a fare, tuttavia si tratta solo di un tassello secondario che comunque contribuisce a lanciare quest'opera nella pattumiera.

Nel corso degli anni ho letto di gente che per "giustificarsi", ma sarebbe più corretto dire "nascondersi", scriveva/diceva di visionare opere come "Girls und Panzer" per la fedeltà e la cura nei dettagli sui carri armati. C'è stato chi diceva di aver apprezzato "Ikkitousen" per la trama. C'è stato addirittura chi ha scritto di essersi appassionato a un anime come "Strike Witches" per la fedeltà storica... Dove voglio arrivare con tutto ciò? Beh, se qualcuno mi venisse a dire che ha visionato un'opera come "Yuri Kuma Arashi" per la trama, io mi vedrei costretto a mettere in atto una sonora risata. Perché è come dire che la gente guarda hentai per godersi la questione amorosa o il dramma sentimentale. Do pertanto un consiglio sincero, non nascondetevi dietro un dito e confessate di averlo visto perché vi aspettavate le scene erotiche (che non sono proprio tantissime anche contando le leccate di miele sul corpo di Kureha qua e là). Lo yuri è e rimane un'aggiunta essenziale per le finanze di quest'opera, che cola a picco dal primo episodio. Vi è inoltre una ripetizione di scene, location e dialoghi specie nei primi episodi: la cosa è voluta, ma trasuda svogliatezza da parte degli autori e ulteriore noia negli spettatori.

Tecnicamente non c'è molto da dire, l'anime ha uno stile particolare seppur non indimenticabile. Colori e illuminazione accompagnano sfondi per nulla da buttare che tuttavia risultano sempre eccessivamente statici. I personaggi sono quasi tutte ragazze e a dirla tutta basta cambiare colori e acconciatura, più qualche dettaglio a caso, per avere in fin dei conti sempre lo stesso personaggio, ma non lo riterrei un difetto vero e proprio, dato che è un punto che tocca anche altre opere. Le animazioni sono... legnose e mai dinamiche, si fa un grande uso di scene astratte che dopo una sana e goduta fumata d'erba assumono significati dal retrogusto filosofico, o almeno così dicono le leggende metropolitane. Sulle sigle mi permetto di stendere un velo pietoso, astenendomi specie dal definire ciò che si vede. Piccola nota, nessuna persona sana di mente riuscirebbe a prendere sul serio delle ragazze con le zampe peluche da orso e che pertanto dovrebbero essere ritenute "orse", così come nessun sano di mente prenderebbe sul serio il fatto che i "famelici e selvaggi" orsi abbiano le dimensioni di una pantofola.

Naturalmente ci saranno i soliti a dire: "Eh beh, potevi non guardarlo", e invece no, io visiono anche solo per curiosità, per capire cosa le persone trovano di bello in una determinata opera. C'è gente che ha definito "Cinquanta sfumature di grigio" un capolavoro, quando in realtà è un porno con l'abito da film, ma non per questo chi odiava il genere e già sapeva cosa si aspettava si è astenuto dal visionarlo, anzi lo hanno visionato apposta per cercare di capirlo (invano). Naturalmente chi ha apprezzato "Yuri Kuma Arashi" non cambierà idea a riguardo dopo aver letto ciò che se ne scrive in rete e né deve accadere. Sono spiacente di non essere riuscito ad apprezzare cotanta meraviglia, ma un anime erotico/psicologico finto, sceneggiato con il fondoschiena e che si nasconde dietro fumosi significati simbolici (inesistenti), non lo ritengo degno del tempo dedicatogli. L'occhio e l'orecchio rispettivamente vedono e sentono ciò che vogliono vedere e sentire. Tra le risate di alcuni, il disappunto di molti e il riscontro positivo di quelli che prevedo molto pochi, concludo questa recensione.