Pokémon Card Store ha annunciato il 24 luglio sul sito ufficiale del Pokémon Card Game l'introduzione di un sistema di riconoscimento facciale per l'accesso ai Pokémon Card Store in Giappone, l'ultima e più tecnologicamente avanzata misura adottata per combattere il fenomeno del bagarinaggio delle carte collezionabili, che negli ultimi mesi ha raggiunto livelli tali da spingere l'azienda a interventi sempre più radicali.
Il sistema funziona in modo semplice ma efficace: chiunque voglia entrare in uno dei Pokémon Card Store, i negozi popup dedicati alla vendita di carte, peluche e gadget del franchise, dovrà sottoporsi a una scansione del volto all'ingresso. Lo stesso vale per l'ottenimento dei cosiddetti seiriken, i biglietti numerati che i negozi distribuiscono durante le ore di punta per gestire le code, indicando un orario di accesso specifico così che i clienti non debbano fisicamente aspettare fuori per ore. Se un individuo tenta di entrare nel negozio due volte nella stessa giornata, o cerca di ottenere più di un biglietto numerato nello stesso giorno, il sistema allerta il personale del negozio, che potrà interrogare l'acquirente sulle ragioni del suo ritorno e ha il diritto di negargli l'ingresso se sospetta che si tratti di un bagarino.
La scansione facciale sarà obbligatoria per tutti i clienti di età scolare e superiore, ovvero dai sei anni in su. I bambini al di sotto dei sei anni non dovranno essere scansionati, ma non potranno comunque entrare nei Pokémon Card Store senza essere accompagnati da un genitore o tutore, il che significa che in pratica nessuno entrerà nei negozi senza che qualcuno del proprio gruppo venga identificato. The Pokémon Company ha precisato che i dati del riconoscimento facciale e del numero di accessi verranno conservati solo nella misura necessaria per garantire la sicurezza e prevenire il bagarinaggio, per poi essere eliminati dopo un periodo non specificato.
Va sottolineato che questa misura si aggiunge, e non si sovrappone, a quella annunciata solo tre giorni prima, il 21 luglio, che prevede l'uso della My Number Card, la carta d'identità governativa giapponese, per limitare gli acquisti di carte Pokémon e la partecipazione alle lotterie sia online che in negozio. Due provvedimenti distinti che insieme disegnano un sistema di controllo sempre più stringente attorno all'acquisto di carte collezionabili in Giappone. Al momento il riconoscimento facciale è previsto solo per i Pokémon Card Store e non per i più grandi e permanenti Pokémon Center, ma ulteriori misure potrebbero essere in arrivo anche per questi ultimi, considerando che il governo giapponese ha recentemente istituito una task force per affrontare i problemi legati all'industria delle carte collezionabili e agli spazi retail.

La reazione del pubblico giapponese sui social media è stata quasi unanimemente favorevole, a differenza di quanto si osserva fuori dal Giappone dove la misura ha suscitato reazioni più contrastanti, legate soprattutto alle preoccupazioni sulla privacy. Il contrasto è comprensibile: chi ha vissuto in prima persona le scene caotiche nei negozi, i bagarini che svuotano gli scaffali in pochi minuti e le carte rivendute a prezzi gonfiati su Mercari, vede nel riconoscimento facciale una risposta proporzionata a un problema che si è rivelato impossibile da risolvere con misure meno invasive. Chi invece non ha familiarità con l'entità del fenomeno fatica a immaginare che acquistare delle carte collezionabili possa richiedere di sottoporsi alla stessa tecnologia usata negli aeroporti internazionali.
Fonte consultata:
Soranews 24
Il sistema funziona in modo semplice ma efficace: chiunque voglia entrare in uno dei Pokémon Card Store, i negozi popup dedicati alla vendita di carte, peluche e gadget del franchise, dovrà sottoporsi a una scansione del volto all'ingresso. Lo stesso vale per l'ottenimento dei cosiddetti seiriken, i biglietti numerati che i negozi distribuiscono durante le ore di punta per gestire le code, indicando un orario di accesso specifico così che i clienti non debbano fisicamente aspettare fuori per ore. Se un individuo tenta di entrare nel negozio due volte nella stessa giornata, o cerca di ottenere più di un biglietto numerato nello stesso giorno, il sistema allerta il personale del negozio, che potrà interrogare l'acquirente sulle ragioni del suo ritorno e ha il diritto di negargli l'ingresso se sospetta che si tratti di un bagarino.
La scansione facciale sarà obbligatoria per tutti i clienti di età scolare e superiore, ovvero dai sei anni in su. I bambini al di sotto dei sei anni non dovranno essere scansionati, ma non potranno comunque entrare nei Pokémon Card Store senza essere accompagnati da un genitore o tutore, il che significa che in pratica nessuno entrerà nei negozi senza che qualcuno del proprio gruppo venga identificato. The Pokémon Company ha precisato che i dati del riconoscimento facciale e del numero di accessi verranno conservati solo nella misura necessaria per garantire la sicurezza e prevenire il bagarinaggio, per poi essere eliminati dopo un periodo non specificato.
Va sottolineato che questa misura si aggiunge, e non si sovrappone, a quella annunciata solo tre giorni prima, il 21 luglio, che prevede l'uso della My Number Card, la carta d'identità governativa giapponese, per limitare gli acquisti di carte Pokémon e la partecipazione alle lotterie sia online che in negozio. Due provvedimenti distinti che insieme disegnano un sistema di controllo sempre più stringente attorno all'acquisto di carte collezionabili in Giappone. Al momento il riconoscimento facciale è previsto solo per i Pokémon Card Store e non per i più grandi e permanenti Pokémon Center, ma ulteriori misure potrebbero essere in arrivo anche per questi ultimi, considerando che il governo giapponese ha recentemente istituito una task force per affrontare i problemi legati all'industria delle carte collezionabili e agli spazi retail.

La reazione del pubblico giapponese sui social media è stata quasi unanimemente favorevole, a differenza di quanto si osserva fuori dal Giappone dove la misura ha suscitato reazioni più contrastanti, legate soprattutto alle preoccupazioni sulla privacy. Il contrasto è comprensibile: chi ha vissuto in prima persona le scene caotiche nei negozi, i bagarini che svuotano gli scaffali in pochi minuti e le carte rivendute a prezzi gonfiati su Mercari, vede nel riconoscimento facciale una risposta proporzionata a un problema che si è rivelato impossibile da risolvere con misure meno invasive. Chi invece non ha familiarità con l'entità del fenomeno fatica a immaginare che acquistare delle carte collezionabili possa richiedere di sottoporsi alla stessa tecnologia usata negli aeroporti internazionali.
Fonte consultata:
Soranews 24
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Obbligare a una scansione facciale (perfino un minorenne) solo per fare un acquisto non è ammissibile.
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