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8.5/10
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“Non si diventa famiglia perché si condivide il sangue, ma perché si sceglie di condividere la vita”

La visione di "Usagi Drop", serie anime di 11 episodi del 2011 che traspone i primi 4 volumi dell'omonimo manga josei di Yumi Unita e pubblicato tra il 2005 e il 2011, mi ha ispirato a pensare che è proprio quel tipo di storia che invita a rallentare, a guardare dentro le pieghe dei gesti quotidiani, a scoprire che l’introspezione non è un lusso ma un modo per dare un nome alle cose che viviamo e ci cambiano inesorabilmente.
E ci si rende conto che la cura, il senso di responsabilità, il legame che nasce dove non te lo aspetti, la trasformazione silenziosa dell’adulto che impara a diventare un punto fermo per qualcun altro possono essere narrate semplicemente, attenendosi ad una mera successione di fatti ed eventi in cui non è poi così difficile per lo spettatore riconoscersi.
In fondo, questa serie animata è una di quelle "perle" che sembrano piccole, quasi timide e per nulla strabilianti, ma che finiscono per insinuarsi con una naturalezza sorprendente nella emotività dello spettatore: è un'opera che non alza mai i toni, non narra di fatti surreali, non prende spunto da premesse forzate e proprio per questo riesce a raccontare con autenticità un tema complesso: cosa significa prendersi cura di qualcuno che non è “tuo” o "parte di te", e come questa scelta trasformi radicalmente la vita di un adulto.

La storia è piuttosto semplice e si apre con si apre con il funerale del nonno del protagonista maschile Daikichi, un trentenne single impacciato e un po’ disordinato, in cui scopre l’esistenza di Rin, una bambina di sei anni nata apparentemente da una relazione segreta dell’anziano parente con la giovane badante che l'accudiva per le faccende domestiche.
La famiglia riunita in un'occasione così formale e di dolore è imbarazzata e incapace di gestire la situazione e la considera sostanzialmente un peso.
Daikichi vive questa scoperta come l'incontro che cambia tutto e infastidito dalla reazione di tutti i suoi familiari, inclusi i genitori, compie un gesto che non è eroico, né impulsivo: è semplicemente umano. Decide di prendersi cura di lei portandola con sè a vivere nella sua modesta casa di impiegato.
Pur trattandosi di una storia, l'atto compiuto da Daikichi chiaramente non nasce dall’istinto paterno, né da un senso di dovere morale o compassione. Per come narrato sembra nascere da qualcosa di più semplice e pertanto più raro: la capacità di vedere nella piccola Rin un essere umano prima di un problema o fastidio. E così Daikichi non diventa padre ma sceglie di esserlo.

La relazione tra Daikichi e Rin è il leit motiv della serie. Per fortuna (e in ciò sta il grande pregio della serie), non è un rapporto idealizzato: è fatto di tentativi, errori, improvvisazioni, piccoli successi quotidiani. In fondo Daikichi non sa nulla di bambini, e la stessa Rin non sa nulla di lui. Si vengono progressivamente incontro l'uno con l'altra, costruendo un rapporto fatto di gesti minimi quotidiani come preparare la colazione, accompagnarsi a scuola e al lavoro, imparare a rispettare i tempi dell’altro.

E Rin non è una bambina prodigio capace di comprendere la complessa situazione che sta vivendo: senza genitori (e una madre biologica che l'ha abbandonata e che non sembra intenzionata a riprenderla con se una volta appreso della morte del padre e nonno di Daikichi), è una bambina vera, come tante, con silenzi, paure, capricci e improvvisi slanci di maturità ma sempre con tanto bisogno di cura, affetto e attenzioni.
Dal canto suo, Daikichi non è un adulto e genitore perfetto; è un uomo che impara progressivamente ad essere responsabile mentre lo fa in una specie di training on the job in cui non delega nulla a nessuno e cerca di essere sempre più presente per Rin rinunciando alla carriera e alla realizzazione personale, riorganizzando completamente la sua vita e il suo tempo per trovare un nuovo equlibrio tra lavoro e la sua vita privata che ora include in tutto e per tutto anche una bambina. Il tutto mostrando il sacrificio di parte della propria libertà non tanto e solo nel senso della negativo della mera privazione, ma come forma diversa di libertà: quella della responsabilità di essere necessari a qualcuno.

E il sacrificio non viene idealizzato o giustificato da motivazioni filosofiche o esogene ma è mostrato come un processo di maturazione verso una nuova e più completa consapevolezza. Una sorta di rivoluzione silenziosa e da questo punto di vista "Usagi Drop" è una serie magistrale nella sua semplicità: uno degli aspetti per me più toccanti è la lenta trasformazione dell’affetto di Daikichi.
All’inizio è un senso di responsabilità che poi diventa cura e poi evolve in amore. Non un amore romantico (almeno per quello che si vede nella serie), non un amore imposto, ma un amore che nasce dalla presenza e condivisione costante di tutte quelle situazioni che che i due protagonisti vivono assieme affrontando le semplici cose della vita senza melodrammi, forzature ed esagerazioni.
La trasformazione narrata non è eclatante perchè la vita cambia nelle piccole cose di tutti i giorni come qualunque spettatore si attenderebbe: Daikichi si sveglia prima, cucina meglio, impara a essere paziente, rinuncia a ciò che non è essenziale. Una trasformazione silenziosa, costante ma radicale, nei piccoli gesti quotidiani.

Dal punto di vista tecnico la serie non è un capolavoro di virtuosismi nei disegni, sfondi, animazioni e musiche. Avendo fatto dell'understatement e della elegia della quotidianità il suo tantra, lo stile è coerente con il suo tono narrativo e con l'opera da cui deriva: colori tenui, linee morbide, animazioni essenziali ma non legnose, chara-design minimale e coerente con quello del manga. A tratti mi è sembrato un anime disegnato da bambini per una sequenza di ricordi cui è stata conferita un’atmosfera intima, domestica, protetta che più che deliziare gli occhi mira a accarezzare il cuore dello spettatore.

A tratti, questa serie mi ha ricordato il film di animazione "Wolf Children" di M. Hosoda, in cui narra il sacrificio e la forza di una madre single, ma in un contesto fantasy con un tono più epico e simbolico, un po' lontano dalla sobrietà e la naturalezza di "Usagi drop".
"Usagi Drop" è una serie anime che narra con delicatezza della crescita: di quella di una bambina, Rin, e di quella di un uomo che scopre che la maturità non è un obiettivo o un traguardo, ma un percorso continuo costruito da scelte quotidiane che in cui un uomo può cambiare per qualcuno che entra nella sua vita, imparando anche a prendersi cura di se stesso.