Recensione
Tokyo Ghoul
6.5/10
Recensione di Eric Draven
-
Edizione: "Tokyo Ghoul” (J-Pop, 14 volumi)
Una fazione di feroci predatori, la lotta costante per la sopravvivenza, una tazza di caffè caldo.
Tokyo Ghoul mette sotto i riflettori dell’iconica capitale, la difficile convivenza tra le due specie più temute della terra: umani e ghoul.
Simili nell’aspetto ma non nelle abitudini alimentari, questi ecosistemi condividono però il sentimento della paura: sia essa di venire divorati, oppure di essere scoperti e giustiziati.
In un mondo privo di punti di contatto, il dialogo sembra impossibile e la convivenza un’utopia.
Ma è davvero così?
Se siete pronti a scoprirlo: versatevi un caffè, indossate la maschera e accompagnatemi in questa caotica caccia notturna.
L’opera appartiene al sottogenere del battle shōnen, abbracciandone gli stilemi più riconoscibili.
Il protagonista, giovane adulto dalla personalità insicura e segnato da un passato tormentato, si troverà suo mal grado sospeso tra due mondi risultando: mai del tutto umano e non del tutto ghoul.
Travolto da una crisi di identità, trova rifugio in un gruppo di ghoul che prima considerava nemici, ma che ora rappresentano un porto sicuro in un mondo che gli appare doppiamente ostile.
La narrazione è frammentata e alterna le esperienze del protagonista con quelle dei comprimari che gravitano attorno a lui, per poi spostarsi sull’altro fronte e mostrare l’operato dei colombi, il commando di super-umani dediti alla caccia dei divoratori di uomini.
Ciò che balza subito all’occhio è il ribaltamento del punto di vista: il protagonista è costretto a confrontarsi con il pregiudizio che dipinge i ghoul come essere feroci, mentre d’altra parte osserva la spietatezza degli umani che agiscono in nome dell’ordine e della sicurezza.
L’atmosfera che si respira è malsana e più volte viene toccato il tema della follia come esasperazione degli istinti naturali, qui portati all’eccesso da entrambi gli schieramenti.
I personaggi condividono un malessere profondo, radicato in traumi infantili che continuano a influenzarli da adulti.
Tale caratterizzazione risulta insufficiente e superficiale, nonché incapace di delineare con chiarezza obiettivi e motivazioni: un limite che rende difficile per il lettore sviluppare un reale coinvolgimento emotivo.
Per quanto l’autore provi ad aggiungere spessore attraverso dettagli estetici e tratti distintivi, questo non basta a evitare che molti personaggi risultino macchiette o stereotipi, privi di una reale evoluzione psicologica e utilità ai fini della narrazione.
Il linguaggio adottato è maturo, privo di edulcorazioni, e arricchito da idiomi che caratterizzano la parlata di alcuni personaggi più eccentrici.
A far storcere il naso è però il tono delle conversazioni e lo sviluppo delle idee: difficilmente associabile a personaggi in età universitaria, o persino più anziani.
Parlando invece dei baloon ci si trova spesso a non capire chi stia parlando, dal momento che l’autore sceglie di non inserisce la caratteristica "coda" o alcun elemento distintivo che aiuti a identificare l’oratore.
Il comparto grafico, vero fiore all’occhiello dell'autore, si fonda sulla tecnica del disegno digitale caratterizzato dall’assenza di linee nette in favore di “pennellate” ottenute dal sapiente impiego di diversi tipi di pennini.
Questa scelta conferisce un’impronta personale e riconoscibile della mano dell’artista: capace di "dipingere" autentici quadri grotteschi nel caso di primi piani statici, ma che trova il suo tallone d’Achille nel caso di situazioni più concitate dove la costruzione della scena e la chiarezza della narrazione cedono il passo a un caos difficile da decifrare.
Gli sfondi sono onnipresenti e occupano la maggior parte delle tavole; sempre dettagliati e dal sapore realistico, sembrano realizzati con una tecnica simili a quella del ricalco fotografico.
Nei primi volumi, mi preme segnalare la presenza di onomatopee davvero troppo grandi che, unitamente ai riempimento con tratteggio, si confondono con i disegni rendendo caotica e confusionaria la lettura.
L’autore si dimostra inoltre un grande citazionista, capace omaggiare figure iconiche della letteratura manga e della cultura pop, riprendendo tratti, posture e peculiarità in modo riconoscibile ma mai pedissequo.
Il supporto cartaceo è di buona qualità: il formato riprende le proporzioni del classico tankōbon, risultando però leggermente più piccolo.
All’interno troviamo: pagine rigorosamente in bianco e nero, stampate su carta bianchissima, semi-liscia e di elevata grammatura, accompagnate dalla sovracopertina.
In coda a ogni volume è presente un breve capitolo extra, solitamente comico e del tutto scollegato dalla trama principale, che aggiunge una nota di leggerezza alla lettura.
La rilegatura a colla si dimostra resistente, capace di mantenere intatto il volume anche dopo la lettura.
Pro:
• Comparto tecnico estremamente curato nelle scene statiche…
Contro:
• … ma di difficile lettura, nonché confusionario, in quelle dinamiche
• Alcuni testi risultano molto piccoli, quindi difficili da leggere
• I personaggi agiscono come singoli individui, non come una squadra
• Il protagonista è l’unico a subire un processo di crescita, più o meno
• Approfondimento sui colombi logorroico
• Per conoscere la conclusione della storia si è obbligati ad acquistare il seguito
"Tokyo Ghoul" è un’opera dalle premesse affascinanti, ma fatica a mantenere una direzione chiara e lineare capace di valorizzarle pienamente.
Il tema dell’affermazione dell’individuo e della tutela della propria esistenza sembra talvolta un fardello troppo ingombrante per l’autore da mettere in scena.
Ne deriva l’impressione che l’oscurità che alberga nei personaggi sia la stessa con cui l’autore debba confrontarsi per trovare una sintesi più scorrevole e impattante, in grado di dare all’opera la forza che merita.
Una fazione di feroci predatori, la lotta costante per la sopravvivenza, una tazza di caffè caldo.
Tokyo Ghoul mette sotto i riflettori dell’iconica capitale, la difficile convivenza tra le due specie più temute della terra: umani e ghoul.
Simili nell’aspetto ma non nelle abitudini alimentari, questi ecosistemi condividono però il sentimento della paura: sia essa di venire divorati, oppure di essere scoperti e giustiziati.
In un mondo privo di punti di contatto, il dialogo sembra impossibile e la convivenza un’utopia.
Ma è davvero così?
Se siete pronti a scoprirlo: versatevi un caffè, indossate la maschera e accompagnatemi in questa caotica caccia notturna.
L’opera appartiene al sottogenere del battle shōnen, abbracciandone gli stilemi più riconoscibili.
Il protagonista, giovane adulto dalla personalità insicura e segnato da un passato tormentato, si troverà suo mal grado sospeso tra due mondi risultando: mai del tutto umano e non del tutto ghoul.
Travolto da una crisi di identità, trova rifugio in un gruppo di ghoul che prima considerava nemici, ma che ora rappresentano un porto sicuro in un mondo che gli appare doppiamente ostile.
La narrazione è frammentata e alterna le esperienze del protagonista con quelle dei comprimari che gravitano attorno a lui, per poi spostarsi sull’altro fronte e mostrare l’operato dei colombi, il commando di super-umani dediti alla caccia dei divoratori di uomini.
Ciò che balza subito all’occhio è il ribaltamento del punto di vista: il protagonista è costretto a confrontarsi con il pregiudizio che dipinge i ghoul come essere feroci, mentre d’altra parte osserva la spietatezza degli umani che agiscono in nome dell’ordine e della sicurezza.
L’atmosfera che si respira è malsana e più volte viene toccato il tema della follia come esasperazione degli istinti naturali, qui portati all’eccesso da entrambi gli schieramenti.
I personaggi condividono un malessere profondo, radicato in traumi infantili che continuano a influenzarli da adulti.
Tale caratterizzazione risulta insufficiente e superficiale, nonché incapace di delineare con chiarezza obiettivi e motivazioni: un limite che rende difficile per il lettore sviluppare un reale coinvolgimento emotivo.
Per quanto l’autore provi ad aggiungere spessore attraverso dettagli estetici e tratti distintivi, questo non basta a evitare che molti personaggi risultino macchiette o stereotipi, privi di una reale evoluzione psicologica e utilità ai fini della narrazione.
Il linguaggio adottato è maturo, privo di edulcorazioni, e arricchito da idiomi che caratterizzano la parlata di alcuni personaggi più eccentrici.
A far storcere il naso è però il tono delle conversazioni e lo sviluppo delle idee: difficilmente associabile a personaggi in età universitaria, o persino più anziani.
Parlando invece dei baloon ci si trova spesso a non capire chi stia parlando, dal momento che l’autore sceglie di non inserisce la caratteristica "coda" o alcun elemento distintivo che aiuti a identificare l’oratore.
Il comparto grafico, vero fiore all’occhiello dell'autore, si fonda sulla tecnica del disegno digitale caratterizzato dall’assenza di linee nette in favore di “pennellate” ottenute dal sapiente impiego di diversi tipi di pennini.
Questa scelta conferisce un’impronta personale e riconoscibile della mano dell’artista: capace di "dipingere" autentici quadri grotteschi nel caso di primi piani statici, ma che trova il suo tallone d’Achille nel caso di situazioni più concitate dove la costruzione della scena e la chiarezza della narrazione cedono il passo a un caos difficile da decifrare.
Gli sfondi sono onnipresenti e occupano la maggior parte delle tavole; sempre dettagliati e dal sapore realistico, sembrano realizzati con una tecnica simili a quella del ricalco fotografico.
Nei primi volumi, mi preme segnalare la presenza di onomatopee davvero troppo grandi che, unitamente ai riempimento con tratteggio, si confondono con i disegni rendendo caotica e confusionaria la lettura.
L’autore si dimostra inoltre un grande citazionista, capace omaggiare figure iconiche della letteratura manga e della cultura pop, riprendendo tratti, posture e peculiarità in modo riconoscibile ma mai pedissequo.
Il supporto cartaceo è di buona qualità: il formato riprende le proporzioni del classico tankōbon, risultando però leggermente più piccolo.
All’interno troviamo: pagine rigorosamente in bianco e nero, stampate su carta bianchissima, semi-liscia e di elevata grammatura, accompagnate dalla sovracopertina.
In coda a ogni volume è presente un breve capitolo extra, solitamente comico e del tutto scollegato dalla trama principale, che aggiunge una nota di leggerezza alla lettura.
La rilegatura a colla si dimostra resistente, capace di mantenere intatto il volume anche dopo la lettura.
Pro:
• Comparto tecnico estremamente curato nelle scene statiche…
Contro:
• … ma di difficile lettura, nonché confusionario, in quelle dinamiche
• Alcuni testi risultano molto piccoli, quindi difficili da leggere
• I personaggi agiscono come singoli individui, non come una squadra
• Il protagonista è l’unico a subire un processo di crescita, più o meno
• Approfondimento sui colombi logorroico
• Per conoscere la conclusione della storia si è obbligati ad acquistare il seguito
"Tokyo Ghoul" è un’opera dalle premesse affascinanti, ma fatica a mantenere una direzione chiara e lineare capace di valorizzarle pienamente.
Il tema dell’affermazione dell’individuo e della tutela della propria esistenza sembra talvolta un fardello troppo ingombrante per l’autore da mettere in scena.
Ne deriva l’impressione che l’oscurità che alberga nei personaggi sia la stessa con cui l’autore debba confrontarsi per trovare una sintesi più scorrevole e impattante, in grado di dare all’opera la forza che merita.