Recensione
Switched
6.0/10
Uno shōjo mascherato da soprannaturale: ecco cos’è in realtà questa serie.
Ayumi Kohinata ha quella che si potrebbe definire una vita perfetta, a cui si aggiunge il tassello di essere riuscita a mettersi insieme a Koshiro, suo amico d’infanzia e cotta di sempre.
Il giorno del loro appuntamento, Ayumi riceve una telefonata da Zenko Umine, una sua compagna di classe, che le annuncia che sta per buttarsi giù dal palazzo alle sue spalle.
Quando Ayumi si gira, Zenko si lancia nel vuoto e Ayumi sviene.
Al risveglio, scopre di essere finita nel corpo di Zenko, mentre Zenko è finita nel suo.
Fin da subito, la trama non è particolarmente originale: lo scambio di corpi è già presente in molte altre opere, così come la dinamica della ragazza brutta e derisa che si scambia con la ragazza bella e amata da tutti.
Ciò che poteva rendere la serie più particolare era il dettaglio della luna rossa, condizione necessaria affinché lo scambio di corpi avvenga.
Purtroppo, si capisce solo dopo alcuni episodi che tutta la serie è uno shōjo che cerca di distinguersi grazie all’elemento soprannaturale, ignorando però molti elementi importanti.
Anche il ritmo narrativo ne risente: sei puntate dalla durata variabile (dai 30 ai 45 minuti) non sempre aiutano.
Nelle puntate da mezz’ora il ritmo è più sostenuto, mentre in quelle da 45 minuti la storia rallenta, concentrandosi sui pensieri e sentimenti dei personaggi — i classici che si vedono nelle opere shōjo.
A spiccare sono soprattutto i personaggi maschili, due idol provenienti dallo stesso grande gruppo, i Johnny’s West.
D’altronde, a chi interessa approfondire la luna rossa o il fenomeno paranormale dello scambio di corpi, quando ci sono due “figoni” che ruotano attorno alla protagonista, cullandola in una sensazione di dolce protezione?
Ayumi incarna la tipica protagonista shōjo: benvoluta da tutti, ingenua, e spesso vittima delle trappole orchestrate da Zenko, ignorando gli avvertimenti di chi le sta intorno.
Il risvolto che assume Koshiro negli ultimi episodi sembra un blando tentativo degli sceneggiatori di “parargli le chiappe”: non sia mai che un idol interpreti un ruolo completamente negativo.
Ho comunque apprezzato la recitazione delle due protagoniste, brave nel rendere due personaggi così agli antipodi.
La serie tenta anche di lanciare il messaggio che non è l’aspetto esteriore a contare, ma ciò che si ha dentro.
Kaga riesce a comunicarlo bene; peccato che tutto venga vanificato da Ayumi, che decide di diventare la ragazza paffuta e simpatica, quella che invita a pizzicarle le guance e che durante un’abbuffata di budini mangia a più non posso, motivata dal tifo degli altri.
Da persona che ha sempre avuto qualche chilo di troppo, ho trovato questo messaggio assolutamente sbagliato.
Non è mangiando ancora e ancora che si dimostra di essere simpatici o che si può fare amicizia, e spero che nessuno spettatore abbia preso questa serie come esempio nella speranza di essere accettato dagli altri.
Una volta capito che si tratta di uno shōjo camuffato, il finale appare telefonato, senza alcuna tensione su come finirà tra i quattro personaggi.
Ho persino indovinato alcune battute, perché sono punti cardine dei manga shōjo.
La scena dopo i titoli di coda, a mio parere, doveva essere trasmessa prima: chiarisce perfettamente come si conclude la storia, ma non so quanti l’abbiano effettivamente vista.
Nonostante ciò, la serie si lascia guardare e scorre via, aiutata dal fatto che è composta da pochi episodi e di durata variabile.
Se siete amanti del soprannaturale, però, ve la sconsiglio: ciò su cui si concentra davvero sono i problemi romantici dei personaggi.
Ayumi Kohinata ha quella che si potrebbe definire una vita perfetta, a cui si aggiunge il tassello di essere riuscita a mettersi insieme a Koshiro, suo amico d’infanzia e cotta di sempre.
Il giorno del loro appuntamento, Ayumi riceve una telefonata da Zenko Umine, una sua compagna di classe, che le annuncia che sta per buttarsi giù dal palazzo alle sue spalle.
Quando Ayumi si gira, Zenko si lancia nel vuoto e Ayumi sviene.
Al risveglio, scopre di essere finita nel corpo di Zenko, mentre Zenko è finita nel suo.
Fin da subito, la trama non è particolarmente originale: lo scambio di corpi è già presente in molte altre opere, così come la dinamica della ragazza brutta e derisa che si scambia con la ragazza bella e amata da tutti.
Ciò che poteva rendere la serie più particolare era il dettaglio della luna rossa, condizione necessaria affinché lo scambio di corpi avvenga.
Purtroppo, si capisce solo dopo alcuni episodi che tutta la serie è uno shōjo che cerca di distinguersi grazie all’elemento soprannaturale, ignorando però molti elementi importanti.
Anche il ritmo narrativo ne risente: sei puntate dalla durata variabile (dai 30 ai 45 minuti) non sempre aiutano.
Nelle puntate da mezz’ora il ritmo è più sostenuto, mentre in quelle da 45 minuti la storia rallenta, concentrandosi sui pensieri e sentimenti dei personaggi — i classici che si vedono nelle opere shōjo.
A spiccare sono soprattutto i personaggi maschili, due idol provenienti dallo stesso grande gruppo, i Johnny’s West.
D’altronde, a chi interessa approfondire la luna rossa o il fenomeno paranormale dello scambio di corpi, quando ci sono due “figoni” che ruotano attorno alla protagonista, cullandola in una sensazione di dolce protezione?
Ayumi incarna la tipica protagonista shōjo: benvoluta da tutti, ingenua, e spesso vittima delle trappole orchestrate da Zenko, ignorando gli avvertimenti di chi le sta intorno.
Il risvolto che assume Koshiro negli ultimi episodi sembra un blando tentativo degli sceneggiatori di “parargli le chiappe”: non sia mai che un idol interpreti un ruolo completamente negativo.
Ho comunque apprezzato la recitazione delle due protagoniste, brave nel rendere due personaggi così agli antipodi.
La serie tenta anche di lanciare il messaggio che non è l’aspetto esteriore a contare, ma ciò che si ha dentro.
Kaga riesce a comunicarlo bene; peccato che tutto venga vanificato da Ayumi, che decide di diventare la ragazza paffuta e simpatica, quella che invita a pizzicarle le guance e che durante un’abbuffata di budini mangia a più non posso, motivata dal tifo degli altri.
Da persona che ha sempre avuto qualche chilo di troppo, ho trovato questo messaggio assolutamente sbagliato.
Non è mangiando ancora e ancora che si dimostra di essere simpatici o che si può fare amicizia, e spero che nessuno spettatore abbia preso questa serie come esempio nella speranza di essere accettato dagli altri.
Una volta capito che si tratta di uno shōjo camuffato, il finale appare telefonato, senza alcuna tensione su come finirà tra i quattro personaggi.
Ho persino indovinato alcune battute, perché sono punti cardine dei manga shōjo.
La scena dopo i titoli di coda, a mio parere, doveva essere trasmessa prima: chiarisce perfettamente come si conclude la storia, ma non so quanti l’abbiano effettivamente vista.
Nonostante ciò, la serie si lascia guardare e scorre via, aiutata dal fatto che è composta da pochi episodi e di durata variabile.
Se siete amanti del soprannaturale, però, ve la sconsiglio: ciò su cui si concentra davvero sono i problemi romantici dei personaggi.