Recensione
Dopo la visione di "Oh Boy, Was I Wrong About Her" (nota in patria con uno dei soliti titoli chilometrici "Tenkō-saki no Seiso Karen na Bishōjo ga, Mukashi Danshi to Omotte Issho ni Asonda Osananajimi Datta Ken" - rid. "Tenbin"... meno male) ho maturato l'idea che la serie volesse ambire al premio per la serie "dimenticabile" della stagione estiva 2026.
Mi è francamente difficile riuscire a scrivere qualche nota positiva degna di rilievo a riguardo di questo anime. Inizio dalla dalla sceneggiatura, o di quel meltin pot di idee disordinate e non propriamente ben collegate l'una all'altra che provano a spacciarci per tale. Si parte con il solito "aquilotto" protagonista maschile, tal Hayato Kirishima, che si trasferisce in città e ritrova guardacaso il suo vecchio "migliore amico" d'infanzia, Haruki Nikaido nella stessa classe delle superiori che frequenta.
La premessa è a dir poco risibile perché, rullo di tamburi e colpo di scena da divino mago Otelma, Hayato scopre, con sommo stupore e shock, che in classe c'è un essere umano di sesso femminile che si chiama proprio come il suo vecchio caro amico di infanzia! Dopo il momento scontato di sbandamento, parte alla scoperta della verità e altrettanto ovviamente l'essere di sesso femminile non lo tiene neppure tanto sulle spine, rivelandogli (inizialmente in gran segreto dal resto della classe) che è proprio il suo vecchio caro amico sotto le spoglie di una avvenente bella ragazza che è magicamente sbocciata diventando l'idolo incontrastato e inarrivabile della scuola, nonché figlia di un'attrice famosa, giusto per non farsi mancare nulla nel lotteria dei cliché.
Lo spettatore, dopo aver realizzato che la chirurgia estetica non c'entra nulla, dovrà mettere da parte la sua minima capacità critica su come per anni Hayato e la sua famiglia (quindi non solo lui ma anche la sorella, la madre, il padre) non siano mai riusciti a capire per anni che fosse una bambina. Va bene il cliché del tomboy ma, probabilmente Haruki fin da piccola era particolarmente capace nell'arte della dissimulazione e delle maschere per non rivelare il suo vero se e fuorviare eventuali ficcanaso interessati a lei, per la circostanza, molto dolorosa, del dramma di essere la figlia della famosa attrice che per il Giappone bigotto non può rivelarne l'esistenza per non compromettere la sua carriera.
Quello che segue, purtroppo è un filotto di situazioni narrate maluccio nelle quali i due iniziano a rifrequentarsi con Hayato che afflitto dalla sindrome di Gandhi o del buon samaritano inizia letteralmente a viziare la sua amica ospitandola a casa, accudendola e proteggendola in ogni modo mentre lei, avendo ritrovato il suo carissimo amico, ritrova la capacità di ritornare a vivere in modo meno distaccato e formale a protezione della sua profonda solitudine dettata dal suo status di ragazza "ombra" per la sua impegnatissima madre.
Il percorso è piuttosto semplice e scontato: Hayato cerca di far recuperare all'amica la fiducia in se stessa e negli altri attraverso l'ampliamento della platea delle persone con cui interagisce, senza mostrare in modo esplicito interessi di natura romantica, mentre lei inizia a guardarlo in modo "diverso" da quello di un semplice amico. In fondo lei ha pure conservato la vecchia console Gamecube con cui giocavano da bambini e per dimostrare a Hayato che lei in fondo si struggeva del ricordo dei vecchi tempi in cui scorrazzavano e si divertivano assieme.
Ahimè anche gli altri personaggi lasciano a desiderare per tridimensionalità: dalla sorella ai vari compagni di scuola, lo spettatore assiste alle solite amenità scontate delle rom-com.
D'altro canto, devo essere onesto, non potrei dare tutta la colpa all'adattamento animato. L'opera originale cartacea a cui mi sono sforzato di dare un'occhiata brilla nello stesso modo per senso logico.
Una serie piuttosto ampia di banalità popolata da comprimari che spesso rasentano la macchietta. Tra i tanti mi sovviene la piccola e prosperosa Minamo, la classica compagna di classe timida con la vocina da bambina che fa parte del club di giardinaggio ma che, per qualche geniale trovata dell'autore, non sa assolutamente nulla di piante per consentire l'intervento di Hayato, che oltre a saper cucinare da chef e badare alla casa e alla sorellina un po' fastidiosa, è anche un agronomo grazie alle esperienze fatte in campagna. Ok, fa sorridere la prima volta ma alla decima di fronte a melanzane, pomodori e altri ortaggi che sembrano raccolti in serra da coltivatori diretti e non nel giardino della scuola da studenti che non sembrano capirne molto, lo spettatore potrebbe chiedersi se chi scrive una sceneggiatura sia semplicemente a corto di idee con un minimo di logica. Ma in una scuola non avrebbe più senso coltivare essenze vegetali ornamentali come i fiori?
Lato comparto tecnico, lo spettatore potrà constatare che la situazione è anche peggiore della trama. Affidata allo studio Project No.9, la serie del 2026 sembra un inno al risparmio energetico e finanziario. Potrei scrivere che lato certificazione E.S.G. sarebbe in compliance con le direttive per il raggiungimento degli obiettivi "Net Zero". Le animazioni sono piatte e legnose che in certe scene sembra di guardare una presentazione in PowerPoint; la regia abusa di primi piani statici e di panning continui sui fondali per evitare a tutti i costi di dover animare dei corpi in movimento. Il character design? Molto anonimi, generici e simili tra i vari personaggi che risultano spesso amorfi e inespressivi. In una rom-com, dove le espressioni facciali e il linguaggio del corpo dovrebbero essere uno dei punti di forza nella comunicazione non verbale tanto cara ai nipponici, questa povertà espressiva è un difetto quasi imperdonabile.
In sintesi, è difficile sostenere che "Oh Boy, Was I Wrong About Her" sia una serie da consigliarne la visione. Se si è alla ricerca di una storia comica ma anche più costruita e romantica alla "Tomo-chan is a girl" con un minimo di spessore emotivo o un comparto tecnico che non vi faccia rimpiangere le gif animate di decenni fa, meglio lasciar perdere. Alla fine resta almeno il vintage del Gamecube...
Mi è francamente difficile riuscire a scrivere qualche nota positiva degna di rilievo a riguardo di questo anime. Inizio dalla dalla sceneggiatura, o di quel meltin pot di idee disordinate e non propriamente ben collegate l'una all'altra che provano a spacciarci per tale. Si parte con il solito "aquilotto" protagonista maschile, tal Hayato Kirishima, che si trasferisce in città e ritrova guardacaso il suo vecchio "migliore amico" d'infanzia, Haruki Nikaido nella stessa classe delle superiori che frequenta.
La premessa è a dir poco risibile perché, rullo di tamburi e colpo di scena da divino mago Otelma, Hayato scopre, con sommo stupore e shock, che in classe c'è un essere umano di sesso femminile che si chiama proprio come il suo vecchio caro amico di infanzia! Dopo il momento scontato di sbandamento, parte alla scoperta della verità e altrettanto ovviamente l'essere di sesso femminile non lo tiene neppure tanto sulle spine, rivelandogli (inizialmente in gran segreto dal resto della classe) che è proprio il suo vecchio caro amico sotto le spoglie di una avvenente bella ragazza che è magicamente sbocciata diventando l'idolo incontrastato e inarrivabile della scuola, nonché figlia di un'attrice famosa, giusto per non farsi mancare nulla nel lotteria dei cliché.
Lo spettatore, dopo aver realizzato che la chirurgia estetica non c'entra nulla, dovrà mettere da parte la sua minima capacità critica su come per anni Hayato e la sua famiglia (quindi non solo lui ma anche la sorella, la madre, il padre) non siano mai riusciti a capire per anni che fosse una bambina. Va bene il cliché del tomboy ma, probabilmente Haruki fin da piccola era particolarmente capace nell'arte della dissimulazione e delle maschere per non rivelare il suo vero se e fuorviare eventuali ficcanaso interessati a lei, per la circostanza, molto dolorosa, del dramma di essere la figlia della famosa attrice che per il Giappone bigotto non può rivelarne l'esistenza per non compromettere la sua carriera.
Quello che segue, purtroppo è un filotto di situazioni narrate maluccio nelle quali i due iniziano a rifrequentarsi con Hayato che afflitto dalla sindrome di Gandhi o del buon samaritano inizia letteralmente a viziare la sua amica ospitandola a casa, accudendola e proteggendola in ogni modo mentre lei, avendo ritrovato il suo carissimo amico, ritrova la capacità di ritornare a vivere in modo meno distaccato e formale a protezione della sua profonda solitudine dettata dal suo status di ragazza "ombra" per la sua impegnatissima madre.
Il percorso è piuttosto semplice e scontato: Hayato cerca di far recuperare all'amica la fiducia in se stessa e negli altri attraverso l'ampliamento della platea delle persone con cui interagisce, senza mostrare in modo esplicito interessi di natura romantica, mentre lei inizia a guardarlo in modo "diverso" da quello di un semplice amico. In fondo lei ha pure conservato la vecchia console Gamecube con cui giocavano da bambini e per dimostrare a Hayato che lei in fondo si struggeva del ricordo dei vecchi tempi in cui scorrazzavano e si divertivano assieme.
Ahimè anche gli altri personaggi lasciano a desiderare per tridimensionalità: dalla sorella ai vari compagni di scuola, lo spettatore assiste alle solite amenità scontate delle rom-com.
D'altro canto, devo essere onesto, non potrei dare tutta la colpa all'adattamento animato. L'opera originale cartacea a cui mi sono sforzato di dare un'occhiata brilla nello stesso modo per senso logico.
Una serie piuttosto ampia di banalità popolata da comprimari che spesso rasentano la macchietta. Tra i tanti mi sovviene la piccola e prosperosa Minamo, la classica compagna di classe timida con la vocina da bambina che fa parte del club di giardinaggio ma che, per qualche geniale trovata dell'autore, non sa assolutamente nulla di piante per consentire l'intervento di Hayato, che oltre a saper cucinare da chef e badare alla casa e alla sorellina un po' fastidiosa, è anche un agronomo grazie alle esperienze fatte in campagna. Ok, fa sorridere la prima volta ma alla decima di fronte a melanzane, pomodori e altri ortaggi che sembrano raccolti in serra da coltivatori diretti e non nel giardino della scuola da studenti che non sembrano capirne molto, lo spettatore potrebbe chiedersi se chi scrive una sceneggiatura sia semplicemente a corto di idee con un minimo di logica. Ma in una scuola non avrebbe più senso coltivare essenze vegetali ornamentali come i fiori?
Lato comparto tecnico, lo spettatore potrà constatare che la situazione è anche peggiore della trama. Affidata allo studio Project No.9, la serie del 2026 sembra un inno al risparmio energetico e finanziario. Potrei scrivere che lato certificazione E.S.G. sarebbe in compliance con le direttive per il raggiungimento degli obiettivi "Net Zero". Le animazioni sono piatte e legnose che in certe scene sembra di guardare una presentazione in PowerPoint; la regia abusa di primi piani statici e di panning continui sui fondali per evitare a tutti i costi di dover animare dei corpi in movimento. Il character design? Molto anonimi, generici e simili tra i vari personaggi che risultano spesso amorfi e inespressivi. In una rom-com, dove le espressioni facciali e il linguaggio del corpo dovrebbero essere uno dei punti di forza nella comunicazione non verbale tanto cara ai nipponici, questa povertà espressiva è un difetto quasi imperdonabile.
In sintesi, è difficile sostenere che "Oh Boy, Was I Wrong About Her" sia una serie da consigliarne la visione. Se si è alla ricerca di una storia comica ma anche più costruita e romantica alla "Tomo-chan is a girl" con un minimo di spessore emotivo o un comparto tecnico che non vi faccia rimpiangere le gif animate di decenni fa, meglio lasciar perdere. Alla fine resta almeno il vintage del Gamecube...