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VENERDÌ 25 SETTEMBRE 2026

Recensione


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La verità è sempre stata sotto i nostri occhi, solo che non eravamo pronti o capaci di vederla.
Perchè Digimon è sempre stata una serie eclatante e stupefacente e di una profondità indicibile, ma purtroppo vuoi per l'età vuoi per la concorrenza di altri prodotti ci siamo tenuti celati un prodotto dal valore incredibile che ancora oggi sa regalare grandi emozioni.

Questo è, almeno, quello che è successo a me. Al momento dell'uscita in Italia io ero un bimbo di 8-10 anni con gli occhi ancora imbambolati da Pokemon, dal loro successo, dalla bellezza di un gioco in cui far lottare i personaggi, da un cartone animato ritagliato a misura per la mia età, per un movimento culturale intero che ha influenzato una generazione. Quando arrivarono in Italia, io e penso tutto il pubblico compimmo lo stesso errore: pensare a Digimon come ad un'emanazione di quel fenomeno culturale, una copia, un prolungamento, un voler cercare un facile successo ripercorrendo gli stessi passi. Ripeto a scanso di equivoci: è stato un errore, si, ma non colpevolizzerei nessuno perchè le premesse erano abbastanza chiare, stesso target stessi protagonisti simili mostriciattoli evoluzioni combattimenti. Comprensibile pensare ad un plagio o qualcosa di simile.
Il tempo però è rivelatore e porta a stretto giro lo spettatore a capire il proprio errore di valutazione. Digimon si rivela in poche puntate una serie profonda, introspettiva, caratterizzata da una latente nostalgia sopraffatta dalla paura e dagli scontri che colpisce anche lo spettatore stesso. Una dimensione maggiore e ben più ricercata rispetto al brand competitor, una profondità che vediamo in episodi in cui i protagonisti si allontanano l'uno dall'altro, affrontano tematiche adulte e mature, si scontrano tra loro, affrontano paure legate alla crescita ed al futuro. Se dall'altro lato della palizzata c'è un protagonista congelato nel tempo, sempre abbastanza consistente con se' stesso, che non matura granchè nel corso delle stagioni, in Digimon i protagonisti evolvono tanto quanto i loro partner, in una metafora uomo-mostro decisamente ben riuscita e funzionale alla storia.
A distanza di trent'anni quasi ho rivisto la serie, che forse a livello di tempi narrativi ed animazioni è invecchiata male ma non ha perso smalto in termini di tematiche e narrazione dei personaggi. E risulta ancora di grande attualità il nichilistico arco narrativo finale, con antagonisti sfaccettati, profondi, mossi da ideali e motivazioni umane più che mostruose, condivisibili. Una qualità narrativa che in prima battuta lasciava il bambino in me impaurito ma che oggi gli fa apprezzare la complessità e la ricercatezza dei personaggi.

Digimon quindi non è mai stato e mai sarà una copia di Pokemon, un tentativo di emulare; è una serie che ritengo ampiamente superiore ai propri antagonisti, qualcosa che ogni ex-bambino deve recuperare e rileggere con la mente di un adulto

P.S: voto 9.5/10 perchè effettivamente i 54 episodi risultano alle volte un po' farraginosi