Recensione
Tatsuki Fujimoto 17-26
7.5/10
Il big bang emotivo e surreale di un autore fuori dagli schemi.
La trasposizione animata di otto storie brevi di Tatsuki Fujimoto, inserita nella serie "Tatsuki Fujimoto 17-26" del 2025, concede l'opportunità di osservare e apprezzare gli spunti creativi iniziali di un autore tra i più originali e di successo degli ultimi anni. La mini serie è ovviamente composta da episodi autoconclusivi e ripercorre la produzione giovanile dell'autore, compresa tra il 2014 e il 2018 e tratta da due mini raccolte, mettendo in evidenza gli spunti di quella poetica e dello stile grafico che lo porterà poi al successo internazionale con le opere di maggior successo ("Chainsaw man", "Look Back" e "Goodbye Eri").
Trattandosi di una raccolta che copre un arco temporale di formazione giovanile (dai 17 ai 26 anni dell'autore), la serie si compone di storie molto eterogenee. Tuttavia, al netto di un'inevitabile discontinuità qualitativa, l'anime riesce comunque a restituire un ritratto dello stile peculiare di Fujimoto, caratterizzato in primis dai continui repentini cambi di registro stilistico.
L'approccio narrativo di Fujimoto è noto per la sua spiccata propensione all'eccesso, all'assurdo, al grottesco e a premesse di base spesso volutamente demenziali o surreali. Eppure, il pregio maggiore di "Tatsuki Fujimoto 17-26" risiede in quegli episodi in cui l'urto dell'assurdità viene smorzato per lasciare spazio a sprazzi di indagini psicologiche molto più delicate.
Evitando di addentrarmi nelle trame specifiche degli episodi per non comprometterne la visione, è possibile notare come le storie più riuscite della serie siano proprio quelle in cui l'autore abbandona la sperimentazione fine a se stessa per concentrarsi sui sentimenti e sull'introspezione. Nei vari episodi emergono vari temi quali quello dell'incomunicabilità adolescenziale, della solitudine e della ricerca di un'identità all'interno di una società che tende a emarginare il diverso. In tali circostanze, la narrazione si fa intimista e malinconica, dimostrando come Fujimoto sappia utilizzare l'elemento fantastico o paradossale non come un semplice espediente comico, ma come una lente d'ingrandimento per esplorare le debolezze ed insicurezze dei suoi personaggi. Le dinamiche affettive vengono trattate con una sensibilità peculiare, non finalizzata a suscitare facili immedesimazioni degli spettatori e che colpisce per il contrasto con la ruvidità del mondo circostante.
Il culmine emotivo e concettuale della serie viene raggiunto nell'ottavo e ultimo episodio, che si distacca dalle atmosfere più caotiche dei primi corti per abbracciare una maturità narrativa più evidente. È in questo frangente che si avverte un forte e inequivocabile legame tematico con "Look Back", una delle opere più celebrate e mature dell'autore.
Senza svelare i dettagli dell'intreccio, l'episodio finale condivide proprio con "Look Back" la riflessione sulla inevitabile necessità di espressione delle proprie capacità artistiche senza se e senza ma, sul peso del talento e su come i legami e le passioni condivise possano creare legami indissolubili ma al contempo anche dolorosi. La scrittura si fa più calibrata, i silenzi diventano pregni di significato e la regia indugia sui dettagli emotivi dei personaggi e sulle loro espressioni molto accentuate tipiche dello stile di Fujimoto. Oltre a concludere la miniserie in modo soddisfacente, l'ultimo episodio rappresenta la chiave di lettura per l'intera raccolta: dietro la maschera dell'umorismo grottesco, l'autore nasconde una profonda necessità di esplorare l'animo umano attraverso l'arte.
Sul piano tecnico, l'adattamento animato riesce a catturare il dinamismo del tratto molto originale di Fujimoto, mantenendo per quanto possibile il suo stile visivo fatto di inquadrature fisse, sguardi vuoti e improvvise esplosioni di movimento.
Tuttavia, non nascondo che sia innegabile che non tutti gli otto episodi mantengano il medesimo spessore. Le storie più acerbe, seppur interessanti dal punto di vista filologico per comprendere il percorso dell'autore, rischiano a tratti di apparire come meri esercizi di stile, caratterizzati da un umorismo, a tratti nichilista a tratti puerile, che potrebbe non riscontrare l'apprezzamento dello spettatore.
In definitiva, "Tatsuki Fujimoto 17-26" è un'opera interessante, consigliata non solo ai fan dell'autore, ma a chiunque apprezzi l'animazione capace di osare e uscire dai soliti schemi mainstream, sia a livello di sceneggiatura sia di realizzazione tecnica. Se si accetta il compromesso di incappare in qualche episodio più grezzo o narrativamente disordinato, si verrà ricompensati da momenti di rara delicatezza e sensibilità, culminanti in un finale che conferma il talento di T. Fujimoto nel raccontare, con il suo stile precipuo e ossimorico di rude dolcezza, la complessità dei sentimenti umani.
La trasposizione animata di otto storie brevi di Tatsuki Fujimoto, inserita nella serie "Tatsuki Fujimoto 17-26" del 2025, concede l'opportunità di osservare e apprezzare gli spunti creativi iniziali di un autore tra i più originali e di successo degli ultimi anni. La mini serie è ovviamente composta da episodi autoconclusivi e ripercorre la produzione giovanile dell'autore, compresa tra il 2014 e il 2018 e tratta da due mini raccolte, mettendo in evidenza gli spunti di quella poetica e dello stile grafico che lo porterà poi al successo internazionale con le opere di maggior successo ("Chainsaw man", "Look Back" e "Goodbye Eri").
Trattandosi di una raccolta che copre un arco temporale di formazione giovanile (dai 17 ai 26 anni dell'autore), la serie si compone di storie molto eterogenee. Tuttavia, al netto di un'inevitabile discontinuità qualitativa, l'anime riesce comunque a restituire un ritratto dello stile peculiare di Fujimoto, caratterizzato in primis dai continui repentini cambi di registro stilistico.
L'approccio narrativo di Fujimoto è noto per la sua spiccata propensione all'eccesso, all'assurdo, al grottesco e a premesse di base spesso volutamente demenziali o surreali. Eppure, il pregio maggiore di "Tatsuki Fujimoto 17-26" risiede in quegli episodi in cui l'urto dell'assurdità viene smorzato per lasciare spazio a sprazzi di indagini psicologiche molto più delicate.
Evitando di addentrarmi nelle trame specifiche degli episodi per non comprometterne la visione, è possibile notare come le storie più riuscite della serie siano proprio quelle in cui l'autore abbandona la sperimentazione fine a se stessa per concentrarsi sui sentimenti e sull'introspezione. Nei vari episodi emergono vari temi quali quello dell'incomunicabilità adolescenziale, della solitudine e della ricerca di un'identità all'interno di una società che tende a emarginare il diverso. In tali circostanze, la narrazione si fa intimista e malinconica, dimostrando come Fujimoto sappia utilizzare l'elemento fantastico o paradossale non come un semplice espediente comico, ma come una lente d'ingrandimento per esplorare le debolezze ed insicurezze dei suoi personaggi. Le dinamiche affettive vengono trattate con una sensibilità peculiare, non finalizzata a suscitare facili immedesimazioni degli spettatori e che colpisce per il contrasto con la ruvidità del mondo circostante.
Il culmine emotivo e concettuale della serie viene raggiunto nell'ottavo e ultimo episodio, che si distacca dalle atmosfere più caotiche dei primi corti per abbracciare una maturità narrativa più evidente. È in questo frangente che si avverte un forte e inequivocabile legame tematico con "Look Back", una delle opere più celebrate e mature dell'autore.
Senza svelare i dettagli dell'intreccio, l'episodio finale condivide proprio con "Look Back" la riflessione sulla inevitabile necessità di espressione delle proprie capacità artistiche senza se e senza ma, sul peso del talento e su come i legami e le passioni condivise possano creare legami indissolubili ma al contempo anche dolorosi. La scrittura si fa più calibrata, i silenzi diventano pregni di significato e la regia indugia sui dettagli emotivi dei personaggi e sulle loro espressioni molto accentuate tipiche dello stile di Fujimoto. Oltre a concludere la miniserie in modo soddisfacente, l'ultimo episodio rappresenta la chiave di lettura per l'intera raccolta: dietro la maschera dell'umorismo grottesco, l'autore nasconde una profonda necessità di esplorare l'animo umano attraverso l'arte.
Sul piano tecnico, l'adattamento animato riesce a catturare il dinamismo del tratto molto originale di Fujimoto, mantenendo per quanto possibile il suo stile visivo fatto di inquadrature fisse, sguardi vuoti e improvvise esplosioni di movimento.
Tuttavia, non nascondo che sia innegabile che non tutti gli otto episodi mantengano il medesimo spessore. Le storie più acerbe, seppur interessanti dal punto di vista filologico per comprendere il percorso dell'autore, rischiano a tratti di apparire come meri esercizi di stile, caratterizzati da un umorismo, a tratti nichilista a tratti puerile, che potrebbe non riscontrare l'apprezzamento dello spettatore.
In definitiva, "Tatsuki Fujimoto 17-26" è un'opera interessante, consigliata non solo ai fan dell'autore, ma a chiunque apprezzi l'animazione capace di osare e uscire dai soliti schemi mainstream, sia a livello di sceneggiatura sia di realizzazione tecnica. Se si accetta il compromesso di incappare in qualche episodio più grezzo o narrativamente disordinato, si verrà ricompensati da momenti di rara delicatezza e sensibilità, culminanti in un finale che conferma il talento di T. Fujimoto nel raccontare, con il suo stile precipuo e ossimorico di rude dolcezza, la complessità dei sentimenti umani.