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“Kimi no Tsugu Kaori wa” è una storia raccontata con il cuore, lontana dai sensazionalismi a cui spesso ci si affida per tenere alta l’attenzione. Personalmente ho apprezzato proprio la gentilezza intrinseca di questa serie: è una storia in cui non esistono “cattivi”, ma solo persone che si vogliono bene e cercano, a volte goffamente, di fare la cosa giusta l’una per l’altra. Questo alone di positività di fondo, pur dentro una vicenda carica di1 [ continua a leggere]

4.0/10
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Il titolo inglese di questa serie, “Screw-Up Adults' Sharehouse” (che tradotto sarebbe “La casa condivisa degli adulti che combinano pasticci”), sembra suggerire una serie simpatica e divertente, ma in realtà, con il passare delle puntate, emerge quanto la mentalità della protagonista sia rimasta retrograda, pronta a farsi sottomettere da chiunque.

Partiamo dalla trama: Aki rimane senza casa dopo essersi lasciata con il fidanzato, che la tradiv1 [ continua a leggere]

7.0/10
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Il primo episodio non mi aveva convinta pienamente perché, fin dall’inizio, ho sempre sentito che a questa serie mancava quel qualcosa per farmela piacere a un livello che, una volta terminata, mi avrebbe fatta esclamare: “veramente molto bella!”.
La prima cosa che mi ha colpita, lasciandomi un po’ così così, sono stati i personaggi che, con le loro stranezze, mi sembravano più adatti a un anime che a una serie TV.
I momenti che dovevano agg1 [ continua a leggere]
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Trovo che il valore più prezioso di questa miniserie risieda nella sua straordinaria maturità intellettuale e nel suo rifiuto netto di qualsiasi compromesso retorico. L’opera affronta con lucidità quasi spietata il tema del lavoro emotivo imposto alle minoranze: Miki non si presta a educare pazientemente chi le sta intorno, non si trasforma in un manuale vivente per tranquillizzare la curiosità altrui, ma invita esplicitamente Goto a cercarsi le1 [ continua a leggere]
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Quando la Toho constatò che gli ultimi due film della serie non erano andati un granché bene al botteghino, si prese una decisione fatale: il prossimo film della serie “Heisei”, ossia questo, sarebbe stato l’ultimo per “Godzilla” in tutti i sensi (certo, al cinema non esistono conclusioni definitive, ma questa è un’altra storia).
Per concludere in bellezza la saga si stabilì di introdurre un nuovo nemico, Destroyer, e si decise di incentrare t1 [ continua a leggere]
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Legend of Zang Hai — Quando la vendetta diventa un’arte di intelligenza e pazienza

Ci sono serie che non puntano sulla forza, ma sull’ingegno; non sulla velocità, ma sulla precisione. “Legend of Zang Hai” appartiene a questa categoria rara.

Nonostante i suoi 40 episodi, scorre con una leggerezza sorprendente, come se ogni capitolo fosse un tassello necessario di un mosaico più grande. L’ho iniziata per la presenza dei due protagonisti — Xiao1 [ continua a leggere]

7.0/10
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Vedere questo dorama mi ha fatto pensare a una frase ben precisa: “Ci rendiamo conto del valore delle cose solo quando le perdiamo”.

Kyosuke e Sachi stanno insieme da alcuni anni e, ora che frequentano due università diverse, devono sostenere una relazione a distanza.
Sachi scrive regolarmente delle lettere al fidanzato, convinta che la loro relazione durerà, ma Kyosuke non ha interesse in tutto ciò, sollevato di essersi allontanato da Sachi.1 [ continua a leggere]
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Questo film è la riproposizione abbastanza fedele di uno dei primi mini archi narrativi dell’omonima stagione di “JoJo”, pertanto parte già dal fatto che è da considerarsi come minimo sufficiente, dato che è riuscito nel suo intento non certamente facile.
La serie animata, in realtà, possiede tutta una serie di storie e mini archi narrativi sicuramente più interessanti di questo, ma rappresentare la storia di questo film è indispensabile se la1 [ continua a leggere]
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Questa recensione non contiene spoiler sul finale, ma potrebbe anticipare alcune vicende.

L’agenzia di viaggi "K‑drama" ci offre un pacchetto vacanze che ci porterà in giro per il mondo: Corea, Giappone, Canada e Italia; il tutto rimanendo comodamente seduti sul divano.
Le vicende di Come si dice "Amore"? seguono l’interprete Joo Ho‑jin, che parla fluentemente tante lingue come inglese, giapponese e italiano, e la star internazionale Cha Moo‑1 [ continua a leggere]
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Un viaggio bellissimo... finché non cambia direzione

“Can This Love Be Translated?”, serie sudcoreana del 2026 disponibile su Netflix, parte con tutte le carte in regola per essere un romance elegante e coinvolgente. Dodici episodi, un cast di prim’ordine — Kim Seon‑ho, Go Youn‑jung e il giapponese Sota Fukushi — e un’ambientazione internazionale che spazia tra Canada, Italia e Giappone. Insomma, una produzione che promette subito un viaggio em1 [ continua a leggere]
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“Bento Harassment” è un film del 2019 che racconta il rapporto tra una madre single e Futaba, la figlia adolescente. Quest’ultima, in piena crisi adolescenziale, non parla più con la madre Kaori, neppure per salutarla. Per dare una scossa a questo rapporto e riuscire nuovamente a comunicare con la figlia, Kaori crea una punizione molto particolare: preparare dei bento con messaggi e disegni unici! Esagerati, buffi, ma soprattutto imbarazzanti, q1 [ continua a leggere]
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“No Longer Heroine” è l’adattamento del manga giunto in Italia con il titolo “Sogno d’amore” ed è uno di quei casi in cui il live‑action supera l’originale cartaceo: le modifiche riportate, per ovvi motivi di tempistiche, hanno alleggerito la storia, lasciando intatta la colonna portante della trama, ma rendendola più piacevole e scorrevole.
La protagonista è Hatori, una ragazza che è cresciuta con la convinzione di essere la “protagonista” de1 [ continua a leggere]