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DarkSoulRead

Volumi letti: 14/14 --- Voto 9
“Perché gli esseri umani soffrono?
Perché viviamo?
Perché questo nostro mondo esiste?
Perché l’universo lo ha creato?
Gli uomini volevano conoscere le risposte a queste domande, e la persona che avrebbe potuto fornirle avrebbe presto fatto la sua comparsa”

Tra i lavori più ambiziosi e laboriosi della prolifica, per usare un eufemismo, carriera del leggendario Osamu Tezuka, spicca indubbiamente “Buddha”, manga serializzato nel 1972 e concluso nel 1983, decennio particolarmente florido per l’autore, durante il quale, tra le altre, ha realizzato opere del calibro di “Ayako”, “Black Jack”, “MW”, “I 3 Adolf”.
Decade che lo vedeva abbracciare uno stile più maturo rispetto ai classici manga per ragazzi, quali “Kimba - il leone bianco” o “Astro Boy”, decentrandosi più verso lo storico e il fantapolitico.
Il “Dio dei manga” si cimenta nella rivisitazione della storia di Siddhartha Gautama, con un approccio più favolistico che basato sulla mera precisione storiografica, dimostrando ancora una volta una straordinaria abilità narrativa.

Nell’India del VI secolo a.C. l’umanità è afflitta da guerre, epidemie e catastrofi naturali, che percuotono soverchianti la stabilità della vita. Il principe Siddhartha abdicherà abbandonando il suo regno già da fanciullo, per intraprendere il sentiero che lo porterà all’illuminazione, spogliandosi dei suoi beni materiali in favore di una più rara ricchezza interiore, lungo una via costipata di austerità e sofferenza, fino alla tanta agognata pace dei sensi.
La sua incommensurabile magnanimità e la sua eccezionale capacità oratoria gli permetteranno di raggiungere lo status di semidio, oltrepassando persino l’influenza dei re, ponendolo in una dimensione in costante bilico tra terreno e divino.

Buddha ha per certi versi condotto una vita molto simile a quella del nostro San Francesco, similitudini che appaiono ancor più nitide in “Siddharta” di Herman Hesse.
Tezuka ci presenta una miriade di personaggi, alcuni realmente esistiti, altri inventati di sana pianta, per rendere la narrazione più fruibile e coinvolgente anche ai lettori meno interessati al nozionismo storico.
Tra i personaggi creati ex novo risalta Tatta, ragazzo col raro dono di entrare nel cuore degli animali e possederne il corpo, appartenente alla classe sociale dei “Paria”, addirittura inferiore agli schiavi nelle gerarchie.
Proprio il classismo e la suddivisione in caste sono il cuore pulsante della sinossi tezukiana.
L’autore critica aspramente il preconcetto divisorio impartito dal sistema dell’epoca, dimostrandoci più volte come in fondo, dinnanzi alla donna con la falce, siamo tutti uguali.
Il concetto di morte è l’altro preponderante focus narrativo del Mangaka.
“Se paragonata all’eternità del cosmo, la vita umana non è altro che un piccolo e fragile frammento di cristallo.
Un attimo è lì, bella e splendente, e subito dopo sparisce, fondendosi allo scorrere del tempo”.
In “Buddha” la morte sopraggiunge improvvisa, trapassando tutti senza distinzione.
Talvolta si manifesta dolce, scrivendo silenziosamente la parola “fine” su vite annose e costernate, giunte ormai al loro compimento.
Altre volte incombe violenta, su esistenze ancora inespresse e strabordanti di energia vitale, nel fiore dei propri anni.
“La morte va temuta e rispettata” e questo vale per i ricchi e per i poveri, per i forti e per i deboli, per i re e per gli schiavi.

Il “Dio dei manga” contesta la guerra sotto ogni sua forma, con una poetica a metà tra la cifra stilistica classica nipponica e quella disneyana, in cui ritroviamo molti punti cardine di quella che poi diverrà la semantica autoriale di Hayao Miyazaki.
Oltre a condannare l’indole bellica e bramosa insita nell’essere umano, Tezuka tesse le lodi al grande disegno universale, esplicando come il rispetto di ogni essere vivente sia fondamentale per mantenere l’equilibrio naturale.
Ci mostra la caducità della vita, allo stesso tempo il grande dono che essa rappresenta per ogni forma vitale; la flora e la fauna rivestono un ruolo fondamentale nel sottotesto tezukiano.
Può capitare che soli, in una cella fredda e buia condannati all’inedia, si trovi conforto osservando un’erbaccia crescere ai piedi dell’unica finestra emanante quella flebile luce utile a donar vita alla pianta, che, seppur estirpata, grazie a quel fioco bagliore, saprà rinascere.
“Nulla si crea, nulla si distrugge… tutto si trasforma”

“Buddha” è un manga sui generis, veicolante uno stile narrativo ormai desueto, in cui figure che sembrano fondamentali ai fini dello sviluppo della storia, costruite con la solerzia che solitamente si riserva ai protagonisti, ci lasciano all’improvviso, senza troppi fronzoli ed enfatizzazioni, a sottolinearci ancora una volta la transitorietà dell’esistenza.
Non mancano scene estremamente crude per il target, come quando Buddha succhia il pus dal purulento corpo di Miguela, ormai in fin di vita e ricoperta di piaghe.
Osamu Tezuka viaggia nel tempo, non si riserva dal citare Topolino, regalandoci easter egg decisamente anacronistici per l’epoca narrata, come E.T. e Yoda, parlando di cinema, manga, ed in generale importanti fatti storici del XX secolo, come l’assassinio di Kennedy.
Questo potrebbe infastidire i feticisti della cronistoria.
Il Mangaka rompe sovente la quarta parete, sollazzandosi nell’autocitazionismo, vedremo più volte i personaggi esclamare frasi del tipo “queste cose avvengono solo in un manga”, oppure “mi servirebbe un cavallo… oh Tezuka l’aveva già preparato per me… questo autore è proprio forte”.
Va sottolineato un ritmo scostante, a volte incalzante e fluente, quasi precipitoso nel non prendersi qualche vignetta in più nell’illustrarci la morte di personaggi chiave, altre volte fin troppo flemmatico nella descrizione di eventi dalla carica emotiva inferiore, a ribadirci la struttura atipica e singolare del manga.

Il disegno dell’autore, a metà tra il realistico e il cartoonesco, è qui al suo massimo apice espressivo. Le scene d’azione sono il fiore all’occhiello dell’intero comparto artistico, pregne di un incredibile dinamismo con cui il Mangaka ha fatto scuola. Il tratto stilizzato e minimale adoperato per i personaggi, pur perdendo punti in termini di puro dettaglio, risulta utile ad una realizzazione di opere cosi intensiva e costante negli anni (stiamo parlando dell’autore con più manga all’attivo in assoluto). La rappresentazione degli sfondi è più curata, grazie anche all’ausilio degli assistenti, alcune splash page raffiguranti i magnifici paesaggi rurali indiani risultano sbalorditive.
I neofiti troveranno i disegni vetusti, ma soprassedendo alla mancanza di particolari nel tratto (sopratutto se paragonato agli attuali massimi esponenti del genere), sapranno farsi travolgere da tavole mistiche ed evocative.
Anche se siete puristi delle illustrazioni ricche e particolareggiate non scoraggiatevi, in primis perché dopo un po’ familiarizzerete con lo stile dell’autore, e dulcis in fundo perché quando si parla di Tezuka, i disegni sono soltanto il carapace di una struttura artistica complessa e profonda.

Un manga adatto a tutti, che, come il suo significante, non fa distinzioni etiche o culturali, risultando in grado di farsi apprezzare e comprendere indistintamente da grandi e piccoli.
Un’avventura intrisa di misticismo ed elementi fantastici, alla continua ricerca del barlume divino nascosto in fondo all’animo.
L’epopea del Buddha filtrata dagli occhi del Mangaka per antonomasia, dalla nascita al “risveglio”, dalla vita monastica all’inesorabile decadimento.
Un’opera densa di filosofia e metafore, che insegna tanto senza mai cadere nella retorica spiccia e nel buonismo, inoltrandoci nell’ottuplice sentiero.
Una nenia verso la catarsi, il sacrificio per l’ottenimento, fino all’ascensione.

“Un giorno, un uomo fu colpito da una freccia avvelenata. Gli amici e i parenti, in ansia, chiamarono un medico. Quando gli si avvicinarono per prendere la freccia, l'uomo disse loro: "Prima di farlo, vorrei sapere chi mi ha trafitto con questa freccia... Era uno schiavo, un re, o un bramino? Era grande? Piccolo? Di che colore era la sua pelle? Dove viveva? E la freccia com'è stata costruita? Quale veleno è stato impiegato? ..." Mentre si stava ponendo tutte queste domande... il veleno fece il suo effetto e l'uomo ferito finì per morire. Penso che ci sia molto da dire sull'enigma della fine del mondo. Il mondo avrà un giorno una fine? Prima di ottenere la risposta, rischio di essere già morto. Quindi, almeno fin tanto che vivo... voglio assolvere il compito per il quale sono venuto al mondo.


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kirk

Volumi letti: 13/14 --- Voto 7,5
Questo manga, serializzato dal 1972 al 1983, è ascrivibile al genere biografico: trattandosi però della storia di Buddha troveremo quello che si trova nei vecchi racconti ovvero miracoli e apparizioni divine.
Non potrebbe essere altrimenti perché Buddha è un po’ come Gesù, un maestro ma anche un Dio, ciò dopo essersi “risvegliato”, ma Tezuka non calca la mano su ciò… come non calca la mano troppo sul protagonista creando al suo fianco un parterre di comprimari: in alcuni volumi Buddha compare per poche pagine a confronto di altri personaggi che, negli stessi, gli rubano la scena.

Attenzione: questa parte contiene lievi spoiler

Che siano personaggi reali o inventati dal maestro essi si muovono in quel mondo come portatori di avventure ed umanità: umanità non significa che essi siano buoni e non tutti alla fine saranno redenti. Alcuni periranno nel sangue nel corso di una vendetta, altri corrosi dall’invidia, altri pentiti della loro vita come genitori, qualcuno come atto di generosità: di molti non sapremo la fine in quanto sapremo solo che sono diventati discepoli di Buddha.
Non per tutti sarà facile fare questa scelta, legati come sono al loro ruolo o alle loro idee.
Ma l’incontro con Buddha li cambierà parecchio, così come cambierà Buddha il quale non si risveglierà da un momento all’altro ma lo farà imparando dai suoi errori: all’inizio crede che l’ascesi sia collegata alla sofferenza ma la vita e stata creata non per soffrire, questo insegnamento è importantissimo pensiamo ancora oggi quanti religiosi soprattutto mussulmani individuano il diavolo dentro la musica o l’arte e vogliono privare tutti di queste cose come mezzo di salvezza.
La risposta sta nell’amore e nella compassione e Tezuka lo lascia emergere bene: spesso sono gli animali a capire ciò più degli uomini e infatti in molti racconti non saranno gli uomini a farsi carico di sacrifici quanto le bestie: un coniglio, un elefante, il re dei cervi o un toro…


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gats

Volumi letti: 14/14 --- Voto 10
"Budda" è senza dubbio un manga di ottima fattura. La storia dell'illuminato ci viene raccontata con poesia, sottolineando più e più volte il lato umano del Budda andando a vedere oltre il lato divino che diventa, qui, risultato di una vita terrena fatta di prove, sofferenza e ricerca. L'immissione nella trama di personaggi di invenzione serve a dare maggior brio e collegamento tra le varie avventure che percorrono tutta la vita di Siddhartha, diventando più o meno intricate ma risolvendosi tutte quante alla fine della narrazione.

Come al solito Tezuka ci prende per mano accompagnandoci alla scoperta di un personaggio perfettamente caratterizzato e messo all'interno del suo contesto storico ricostruito in modo ottimo. I riferimenti storici dell'epoca sono piuttosto buoni (i temi come la schiavitù e la divisione in caste viene spiegata in modo molto buono) e la storia vi risulta perfettamente incastonata risultando però ugualmente attuale. I disegni sono sempre quelli di Tezuka, ottimi, a volte cartoneschi ma in generale capaci di reggere il confronto con la vasta profondità dell'opera senza risultare fuori luogo. I personaggi secondari presenti sono, anch'essi, tutti perfettamente caratterizzati, non sarà strano se leggendo quest'opera proverete odio, disprezzo, fastidio o simpatia per un personaggio o per l'altro. Interessante il fatto che praticamente nessun personaggio risulta completamente positivo. A testimonianza che uno dei punti fondamentali del manga è la continua lotta verso un bene irraggiungibile che può essere trovato solo grazia all'illuminazione e alla sua faticosa strada. Una strada che, per non cadere, va seguita in modo retto.

Nonostante tutto questo il manga non ha alcun interesse a spingere o a "sponsorizzare" il buddismo e il suo credo. Si limita a narrare e raccontare, rendendoci partecipi di quello che accade come durante una lettura di un bel libro. In definitiva lo consiglio a tutti coloro che non l'hanno mai letto e agli appassionai del buon fumetto, quello che va oltre l'essere un semplice manga ma che va a collocarsi, a pieno diritto, tra le pietre miliari della storia fumettistica e narrativa.


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Evangelion0189

Volumi letti: 14/14 --- Voto 9
"Le creature senza piedi hanno il mio amore, e così lo hanno quelle a due piedi e anche quelle a molti piedi. Possano tutte le creature, tutte le cose che hanno vita, tutti gli esseri di qualunque specie, non avere mai nulla che possa danneggiarle. Possa non accadere loro mai nulla di male."

Tra i manga più importanti di Osamu Tezuka, e più in generale di sempre, si annovera l'opera dalla stesura decennale dedicata a Siddhartha Gautama, meglio noto come Buddha ("Budda" nella traslitterazione italiana), monaco, asceta e soprattutto fondatore di una delle religioni più importanti del globo e di una corrente di pensiero filosofico tra le più affascinanti in assoluto, secondo l'opinione di chi scrive. Ciò nondimeno non è un caso che Tezuka abbia voluto trattare a modo suo una figura tanto importante, dal momento che La fenice, da molti considerata l'opera della sua vita, è intrisa in gran quantità di concetti buddhisti e affini.

La storia di Budda, scritta e disegnata a cavallo tra gli Anni Settanta e Ottanta, si dipana in quattordici volumi e può essere suddivisa in diversi archi narrativi: i primi due volumi fungono da prologo, tant'è che vengono introdotti alcuni personaggi rilevanti, come ad esempio Chapra e il suo dramma familiare, nonché lo sfrenato e vitale Tatta e il monaco Naradatta, e determinate tematiche fondamentali per la comprensione dell'opera; tra il terzo e il quarto volume comincia invece la narrazione relativa alla vita di Siddhartha, partendo dagli anni giovanili vissuti in un lusso sfrenato - ma anche nella noia più totale per il piccolo principe - fino alle sue successive esperienze più o meno ascetiche nell'età adulta, il tutto coadiuvato dalla miriade di personaggi che costella la sua vita - come non menzionare il monaco Depa che si priva di uno dei suoi occhi, il piccolo preveggente Assaji, il discepolo Devadatta e le sue losche ambizioni, la folle Vissaka, il feroce ma tormentato principe Virudhaka, Ananda e i suoi demoni interiori, il gigantesco Yatara, la sfortunata Miguela o ancora il re Bambissara e il figlio Ajassé sui quali grava un'inquietante profezia? Per quanto siano numerosi, i personaggi sono così sfaccettati e talmente ben concepiti che l'autore, talvolta dedicando loro interi capitoli, li approfondisce in separata sede per per poi ricollegarli sapientemente alle vicende del protagonista; infine, negli ultimi tre tomi tutti i nodi vengono al pettine, dal momento che assistiamo agli anni della maturità del Buddha fino a giungere, naturalmente, alla sua dipartita.

Non mi dilungherò ulteriormente a raccontare per filo e per segno la trama e i suoi molteplici risvolti, non è ciò di cui voglio scrivervi oggi. Per quanto riguarda la figura storica e religiosa dell'Illuminato (questo più o meno il significato dietro al soprannome conferito a Siddhartha) è sufficiente fare qualche ricerca per scoprire lo stretto necessario, ma non c'è dubbio che l'opera tezukiana possa rappresentare un'ottima occasione per approfondire le proprie conoscenze in merito. A questo punto mi limiterò a commentare sinteticamente gli elementi dell'opera che più mi hanno colpito, sia in positivo che in negativo. In primo luogo, trovo che Tezuka oscilli tra una certa pesantezza narrativa inerente agli scontri tra i diversi regni (quelli del Kosala e di Shakya, in particolare) e le illuminanti scene in cui Buddha e i suoi seguaci e oppositori dibattono in merito a questioni filosofiche e sociali e affrontano dilemmi interessanti sulla vita, la natura, le caste, la morte, il sacrificio. Non mancano inoltre eventi di fantasia e apparizioni di divinità (straordinaria e spaventosa Mara, la dea serpente) che danno un gradevole tocco di colore al racconto puramente storico della vicenda. In secondo luogo, i moltissimi personaggi delineati dall'autore, sia le figure realmente esistite che quelle inventate di sana pianta, sono caratterizzati a dovere e rendono la narrazione ancora più densa e interessante, così come abbondano sequenze evocative di rara bellezza, e in proposito mi sembra doveroso fare almeno qualche esempio: nell'incipit dell'opera vediamo un coniglio sacrificare la propria vita a favore della sopravvivenza di un saggio - e tale scena in particolare sarà centrale per lo sviluppo psicologico e filosofico del Buddha, tanto da ritornare in uno degli ultimi capitoli alla maniera di un'efficacissima ringkomposition; a metà del racconto, assistiamo alla commovente scena in cui un elefante imbizzarrito va a morire, fatalmente ferito dagli uomini, al fianco del suo cucciolo; in uno dei racconti del Buddha, un "re" cervo sacrifica un membro del proprio branco al giorno al fine di evitare i massacri perpetrati dagli uomini e finirà esso stesso per sacrificare coraggiosamente la propria vita. Mi fermo qui, ma le sequenze meritevoli di essere ricordate sono davvero tante. In terzo luogo, a condire il tutto troviamo le celebri scene di comic relief che costituiscono un vero e proprio marchio di fabbrica dell'autore e che potrebbero far storcere il naso ai più: a differenza di quanto visto in alcuni volumi de La fenice, in cui un'eccessiva dose di battute e gag rischiava di tanto in tanto di allentare la tensione più del necessario, almeno nel caso di Budda tali risvolti comici mi sono sembrati piuttosto azzeccati, soprattutto perché riescono in modo eccellente a smorzare l'atmosfera a tratti davvero molto intensa.

Un breve discorso a parte merita lo stile di disegno del maestro, come sempre praticamente impossibile da criticare: nelle tavole e nelle vignette di Tezuka tutto funziona ed è funzionale, e non mancano certo ricercatissimi dettagli nei fondali e nei costumi dei personaggi, così come gli espedienti visivi sempre d'effetto, a tratti addirittura dal taglio cinematografico. Per ovvi motivi di gusti personali il character design può essere apprezzabile o meno, ma per quanto mi riguarda lo adoro e trovo che si adatti alla perfezione alle storie narrate da Tezuka. La pubblicazione di Budda nel nostro paese, a cura della Hazard Edizioni, risale a un periodo compreso tra la fine degli Anni Novanta e i primi Anni Duemila, tant'è che su tutti i volumi e a chiare cifre sono riportati i prezzi secondo le vecchie lire. Un paio di appunti: la lettura è ribaltata all'occidentale e le traduzioni, sebbene nel complesso accettabili, sono ricche di imprecisioni (i nomi non sempre vengono traslitterati correttamente; vedi Miguela, che in realtà sarebbe "Migaila") e ingenuità di ogni sorta (ad esempio nel quarto volume, in una gag verbale vengono addirittura citati personaggi televisivi e politici italiani dei primi anni Novanta!); inoltre, tutte le indicazioni topografiche e le onomatopee non sono state tradotte, rimanendo quindi nei loro caratteri originali. Da un punto di vista prettamente materiale, la tipologia della carta, piuttosto consistente e tendente all'ingiallimento, e le sovraccoperte lucide e coloratissime contribuiscono a rendere l'edizione italiana davvero degna di essere esposta con orgoglio nella propria libreria personale. Insomma, tra molti pregi e qualche difetto (soprattutto relativo all'edizione italiana), sono comunque convinto che Budda sia un'opera più che valida della letteratura a fumetti e alla quale chiunque dovrebbe dare almeno una possibilità. Splendido.


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Edrop

Volumi letti: 14/14 --- Voto 9
Non gli do 10 perchè vorrebbe dire che questo manga è perfetto e per quanto bellissima e coinvolgente qualsiasi cosa è suscettibile a migliorie. Magari ognuno ne indicherebbe di diverse (di migliorie) ma pur sempre migliorabile.
Detto questo posso affermare che per me questo manga è di una bellezza e di una poesia fuori dal comune. Fa pensare, fa riflettere, diverte e appassiona.
Già nelle prime quattro pagine non si rimane indifferenti alla storia di un coniglio che si sacrifica perchè un'altra creatura possa, cibandosi del coniglio stesso, continuare a vivere.

Si viene trasportati al tempo del Buddha e qui si vive la sua storia anche attraverso le peripezie degli altri personaggi.
La storia percorre tutta la vita del protagonista. La narrazione prende il via qualche anno prima della sua nascita con avvenimenti che avranno ripercussioni nei volumi successivi. Si segue l'evoluzione umana e spirituale di Siddartha che da principe ricco e potente si rende conto della situazione umana fatta di fatiche, tribolazioni ed inutili ricerche di cose futili. Da qui il suo peregrinare che lo porterà a raggiungere l'illuminazione. Altri personaggi lo affiancheranno: Siddartha avrà a che fare con nobili, guerrieri, mercanti, contadini e monaci. Non tutti avranno il medesimo destino, alcuni faranno una brutta fine ma solo a causa delle proprie azioni.

Tezuka in quanto giapponese era sicuramente vicino al messaggio buddista ma questo non è un manga che vuole fare del proselitismo e diffondere la fede buddista.
Il messaggio che ne esce è che tutti gli esseri sono collegati tra loro, che bisogna rimediare a tutti gli errori commessi e proprio per questo è sempre data a tutti la possibilità di migliorarsi.
La storia è ambientata 2500 anni fa ma le tematiche affrontate sono sempre attuali.

Conclusione: se non l'avete letto fatelo perchè non ve ne pentirete.