“Se questa opera spingerà qualcuno ad assistere a una rappresentazione dal vivo e a percepire sulla propria pelle la forza del vero rakugo, allora il mio lavoro avrà avuto senso” ha affermato Haruko Kumota spiegando come apprezzi nel rakugo il suo carattere minimalista: un’arte in cui un solo narratore rappresenta tutti i personaggi con pochissimi oggetti di scena, ma comunque un’arte fortemente formalizzata e vincolata da regole precise.
Il primo episodio, di durata doppia rispetto agli standard, di Shōwa Genroku Rakugo Shinjū è stato trasmesso il 9 gennaio 2016 sulla rete TBS, all’interno del contenitore notturno Animeism, a questa prima serie ne è seguita una seconda di 12 episodi, Shōwa Genroku Rakugo Shinjū: Sukeroku Futatabi-hen andata in onda tra gennaio e marzo 2017. Le due serie sono la trasposizione, diretta da Mamoru Hatakeyama e animata da Studio Deen, del manga omonimo di Haruko Kumota, serializzato sulla rivista ITAN di Kōdansha. Il manga, nonostante il tema di nicchia, aveva già riscosso un certo successo: lo testimoniano la candidatura alla 5ª edizione del Manga Taishō Award (2012), vinta da Silver Spoon di Hiromu Arakawa, e la vittoria nella categoria Best General Manga alla 38ª edizione dei Kodansha Manga Awards (2014).
Sulla riuscita della trasposizione e sugli aspetti legati alla storia e alla cultura giapponese affrontati nell’opera vi rimandiamo alla nostra recensione dell'epoca.
L’occasione dell’anniversario dà modo di tornare su alcuni elementi: il primo è la centralità delle voci in una serie in cui i doppiatori sono chiamati a interpretare dei personaggi che, a loro volta, vanno in scena e imparano a interpretare altri personaggi. La scelta degli doppiatori è fondamentale, in questo caso i ruoli principali sono stati affidati a Akira Ishida (Bon / Kikuhiko / Yakumo Hachidaime Yūrakutei VIII), Kōichi Yamadera (Sukeroku) e Megumi Hayashibara (Miyokichi) e la qualità delle loro interpretazioni è uno degli elementi chiave del successo della serie. In particolare il primo e la terza, per il carattere enigmatico dei rispettivi personaggi, si sono confrontati con ruoli particolarmente sfidanti. La performance di Akira Ishida è riuscita a rendere le differenti età e i diversi gradi di competenza del Maestro Yakumo, la voce è proprio quella di un uomo in là con gli anni che, mentre si esibisce, imita persone più giovani. Il parlato è più nitido quando è in scena, mentre al termine della performance, si sente prevalere la stanchezza e ridiviene più lento. Il personaggio di Miyokichi è difficile da comprendere: è bella, abituata a usare il suo fascino per ottenere dagli uomini protezione e sostentamento e, suo malgrado, subisce il fascino dell’altero Kikuhiko. Megumi Hayashibara racconta nella propria autobiografia quanto sia stato difficile interpretarla, perché in lei coesistono l’ingenuità e il calcolo, il bisogno d’amore e la sete di vendetta. Lei dice di essere debole e stupida, ma dimostra determinazione; non è mai facile capire la motivazione dietro le sue azioni e anche l’altero Bon ne è affascinato. Per metterla in scena ha dovuto trovare il giusto grado di debolezza da esprimere, perché il personaggio si dichiara totalmente dipendente dagli altri, ma una donna così “senza speranza” sarebbe risultata priva di fascino. La lettura del personaggio ha in qualche modo sorpreso l’autrice stessa del manga, che ha rivelato come sia stata proprio l’interpretazione di Megumi Hayashibara a farle comprendere appieno l’umanità del personaggio, e questo l’ha aiutata ”a chiudere la storia nel modo giusto”.
La voce di Megumi Hayashibara è anche quella, appena sussurrata - per scelta dell’autrice del brano - dell’opening “Usuraj Shinjiu”.
Anche la fascinazione per il rakugo messo in scena da maestri di grande esperienza, come il protagonista, è uno dei fattori che ha spinto Kumota a dar vita a questa storia e che l’ha anche portata a forzare un po’ l’ambientazione, collocarla in una sorta di “era Shōwa immaginaria”, almeno per quanto riguarda la prosperità dell’arte del rakugo, di cui rimane un solo teatro in attività “Ho pensato che questo scenario estremo fosse la via migliore per rendere credibile il rakugo di Yakumo. Affermare che hai intenzione di compiere un gesto estremo come lo shinju legato al rakugo non sarebbe plausibile in un’epoca di popolarità per quell’arte, nemmeno in uno scenario di finzione. Perché fosse credibile dovevo renderlo un maestro assoluto. Solo così la storia poteva reggere.”
A dieci anni dall’uscita della serie la nota dolente per l’Italia è la disponibilità: infatti la serie – che non è mai stata doppiata – era stata distribuita sottotitolata sul portale VVVVID, ma attualmente non è più disponibile su servizi di streaming per il territorio italiano. Anche il manga attende ancora che qualche editore lo porti, magari con una edizione corredata da note come è recentemente accaduto in Francia con l’uscita in cinque volumi doppi edita da Le Lézard noir con traduzione, adattamento e note di Cyril Coppini, praticante e studioso di rakugo.

Fonti consultate:
- Hayashibara, M. (2021). Megumi Hayashibara’s The Characters Taught Me Everything: Living Life One Episode at a Time. New York, NY: Yen Press.
- Kumota, H. (2018–2021). Le Rakugo à la vie, à la mort (C. Coppini, Trad.). Poitiers, France: Le Lézard Noir.
- Karice - Rakugo Shinju: Ishida Akira x Hayashibara Megumi on our tragic trio
- Ogiue Maniac - Ishida Akira’s Amazing Voice Work in Showa Genroku Rakugo Shinjuu
- Wave Motion Cannon Interview: Showa Genroku Rakugo Shinju With Creator Haruko Kumota
Il primo episodio, di durata doppia rispetto agli standard, di Shōwa Genroku Rakugo Shinjū è stato trasmesso il 9 gennaio 2016 sulla rete TBS, all’interno del contenitore notturno Animeism, a questa prima serie ne è seguita una seconda di 12 episodi, Shōwa Genroku Rakugo Shinjū: Sukeroku Futatabi-hen andata in onda tra gennaio e marzo 2017. Le due serie sono la trasposizione, diretta da Mamoru Hatakeyama e animata da Studio Deen, del manga omonimo di Haruko Kumota, serializzato sulla rivista ITAN di Kōdansha. Il manga, nonostante il tema di nicchia, aveva già riscosso un certo successo: lo testimoniano la candidatura alla 5ª edizione del Manga Taishō Award (2012), vinta da Silver Spoon di Hiromu Arakawa, e la vittoria nella categoria Best General Manga alla 38ª edizione dei Kodansha Manga Awards (2014).
Sulla riuscita della trasposizione e sugli aspetti legati alla storia e alla cultura giapponese affrontati nell’opera vi rimandiamo alla nostra recensione dell'epoca.
L’occasione dell’anniversario dà modo di tornare su alcuni elementi: il primo è la centralità delle voci in una serie in cui i doppiatori sono chiamati a interpretare dei personaggi che, a loro volta, vanno in scena e imparano a interpretare altri personaggi. La scelta degli doppiatori è fondamentale, in questo caso i ruoli principali sono stati affidati a Akira Ishida (Bon / Kikuhiko / Yakumo Hachidaime Yūrakutei VIII), Kōichi Yamadera (Sukeroku) e Megumi Hayashibara (Miyokichi) e la qualità delle loro interpretazioni è uno degli elementi chiave del successo della serie. In particolare il primo e la terza, per il carattere enigmatico dei rispettivi personaggi, si sono confrontati con ruoli particolarmente sfidanti. La performance di Akira Ishida è riuscita a rendere le differenti età e i diversi gradi di competenza del Maestro Yakumo, la voce è proprio quella di un uomo in là con gli anni che, mentre si esibisce, imita persone più giovani. Il parlato è più nitido quando è in scena, mentre al termine della performance, si sente prevalere la stanchezza e ridiviene più lento. Il personaggio di Miyokichi è difficile da comprendere: è bella, abituata a usare il suo fascino per ottenere dagli uomini protezione e sostentamento e, suo malgrado, subisce il fascino dell’altero Kikuhiko. Megumi Hayashibara racconta nella propria autobiografia quanto sia stato difficile interpretarla, perché in lei coesistono l’ingenuità e il calcolo, il bisogno d’amore e la sete di vendetta. Lei dice di essere debole e stupida, ma dimostra determinazione; non è mai facile capire la motivazione dietro le sue azioni e anche l’altero Bon ne è affascinato. Per metterla in scena ha dovuto trovare il giusto grado di debolezza da esprimere, perché il personaggio si dichiara totalmente dipendente dagli altri, ma una donna così “senza speranza” sarebbe risultata priva di fascino. La lettura del personaggio ha in qualche modo sorpreso l’autrice stessa del manga, che ha rivelato come sia stata proprio l’interpretazione di Megumi Hayashibara a farle comprendere appieno l’umanità del personaggio, e questo l’ha aiutata ”a chiudere la storia nel modo giusto”.
La voce di Megumi Hayashibara è anche quella, appena sussurrata - per scelta dell’autrice del brano - dell’opening “Usuraj Shinjiu”.
Anche la fascinazione per il rakugo messo in scena da maestri di grande esperienza, come il protagonista, è uno dei fattori che ha spinto Kumota a dar vita a questa storia e che l’ha anche portata a forzare un po’ l’ambientazione, collocarla in una sorta di “era Shōwa immaginaria”, almeno per quanto riguarda la prosperità dell’arte del rakugo, di cui rimane un solo teatro in attività “Ho pensato che questo scenario estremo fosse la via migliore per rendere credibile il rakugo di Yakumo. Affermare che hai intenzione di compiere un gesto estremo come lo shinju legato al rakugo non sarebbe plausibile in un’epoca di popolarità per quell’arte, nemmeno in uno scenario di finzione. Perché fosse credibile dovevo renderlo un maestro assoluto. Solo così la storia poteva reggere.”
A dieci anni dall’uscita della serie la nota dolente per l’Italia è la disponibilità: infatti la serie – che non è mai stata doppiata – era stata distribuita sottotitolata sul portale VVVVID, ma attualmente non è più disponibile su servizi di streaming per il territorio italiano. Anche il manga attende ancora che qualche editore lo porti, magari con una edizione corredata da note come è recentemente accaduto in Francia con l’uscita in cinque volumi doppi edita da Le Lézard noir con traduzione, adattamento e note di Cyril Coppini, praticante e studioso di rakugo.

Fonti consultate:
- Hayashibara, M. (2021). Megumi Hayashibara’s The Characters Taught Me Everything: Living Life One Episode at a Time. New York, NY: Yen Press.
- Kumota, H. (2018–2021). Le Rakugo à la vie, à la mort (C. Coppini, Trad.). Poitiers, France: Le Lézard Noir.
- Karice - Rakugo Shinju: Ishida Akira x Hayashibara Megumi on our tragic trio
- Ogiue Maniac - Ishida Akira’s Amazing Voice Work in Showa Genroku Rakugo Shinjuu
- Wave Motion Cannon Interview: Showa Genroku Rakugo Shinju With Creator Haruko Kumota
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Per quanto magari Star o Jpop, con gli agganci giusti...
*si llude da sola*
Star ormai è l'ombra dell'ombra dell'editore (a quei tempi con la E maiuscola) che era una volta, più probabile una Jpop se proprio dobbiamo lanciarci in pronostici, che propone già un titolo sul rakugo ovvero Akane, magari poi con l'anime in arrivo potrebbe anche accendersi l'interesse verso questo mondo e arrivare a noi il manga di Showa la cui serie anime era davvero molto bella.
Anch'io comprerei il manga di corsa. E mi pare che abbiano annunciato l'anime di Akabanashi (non so se è ai livelli di quest'opera, ma gli darò comunque una possibilità).
Ultima cosa il "trio teatrale" non è completo. Dopo rakugo e kabuki che hanno ricevuto almeno un adattamento animato, manca il teatro del Nō. Spero che anche questo riceva in futuro un buon anime.
Anch'io spero che qualche editore italiano la prenda in considerazione, prima o poi.
I francesi sono stati fortunati perché il lavoro è stato affidato a un traduttore che è anche un vero attore di rakugo: Cyril Coppini.
Ne abbiamo in Italia? Fatevi avanti! 🙏
Flussi di coscienza a parte, per quanto riguarda la questione manga, io ci ho rinunciato e sono andata di versione inglese perchè dovevo leggere l'originale con i disegni della Kumota e non me ne pento affatto: Rakugo è una delle pochissimissime serie in cui non so cosa scegliere tra opera originale e trasposizione.
Come casa editrice ci vedo benissimo la Dynit o, perchè no, anche la Bao che è da qualche anno che si sta approcciando alla Natsume Ono. Ok, Futagashira è sicuramente più facile da portare rispetto Rakugo Shinjuu, ma come tipo di storia le due autrici per me ricadono nella stessa categoria
(Nella recensione c'è un mio commento di 8 anni fa... help)
Devo fare un rewatch.
C'è Inu-oh (protagonista dell'omonimo film) che è basato su una superstar del Nō realmente esistito circa 600 anni fa e di cui rimangono poche tracce. Non ruota interamente attorno al teatro e presenta elementi magici e anacronistici ma è un gran bel film ☺️
Altrimenti esiste il manga Shite no Hana che è pubblicato sulla versione web di Shonen Sunday e ruota attorno al teatro del Nō! Non è un best seller ma dai dati di vendita mi è sembrato che stia andando tutto sommato bene, secondo me un adattamento anime è più che possibile quando ci sarà più materiale su cui lavorare
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