Dopo essere stato presentato in concorso alla 76ª Berlinale e aver vinto il premio della giuria nella sezione Contrechamp al Festival di Annecy, arriva oggi nelle sale italiane, dove resterà fino al 29 luglio, A New Dawn, il primo lungometraggio di Yoshitoshi Shinomiya, nome noto agli appassionati per il suo ruolo di animatore e direttore della fotografia nelle suggestive scene di flashback di Your Name di Makoto Shinkai,. Grazie a Dynit e Adler Entertainment, arriva sul grande schermo un'opera di cui Shinomiya firma soggetto originale, sceneggiatura, direzione delle animazioni, direzione artistica e fotografia. Un vero one man army che è al tempo stesso un'ode allo spettacolo dell'animazione e alle tradizioni, ma che non riesce a nascondere alcune evidenti lacune.


 
Sullo schermo viene portata la storia di tre giovani: i fratelli Keitaro e Kaoru e la ribelle Chichi, la cui vita è legata sin dall'infanzia a una fabbrica di fuochi d'artificio immersa nella foresta. Il padre dei ragazzi, maestro artificiere, è scomparso senza aver mai mostrato loro il leggendario Shuhari, un fuoco d'artificio che secoli prima aveva salvato il paese dai pirati. La fabbrica, coinvolta in un'inchiesta, è ora sul punto di essere smantellata per far spazio alla gentrificazione e all'ammodernamento. I tre ragazzi si ritrovano così coinvolti in una serie di eventi che, nel giro di due giorni, li spingeranno a cercare di ricreare lo Shuhari per salvare quello che fu il loro focolare.

La storia ruota attorno a due temi forti: l'ormai classica opposizione tra tradizione e innovazione, e una riflessione più autobiografica del regista sull'abbandono delle zone rurali in favore della città. Lo stesso Shinomiya, in alcune interviste, ha parlato apertamente di queste tematiche, raccontando come da giovane avesse ritenuto giusto tagliare i ponti con le proprie radici per trasferirsi in città in nome del progresso, una posizione su cui si è ricreduto nel corso degli anni. A partire da questa tensione personale, il regista distribuisce i propri nodi tematici nella caratterizzazione dei tre protagonisti, ciascuno portatore di un diverso percorso di vita. Chichi è la ragazza che si è trasferita dalla campagna a Tokyo per inseguire una carriera da influencer, attraverso la quale viene toccato anche il tema dei social media, sebbene in modo piuttosto superficiale e senza una reale volontà di approfondimento. Keitaro è il rinnegato della famiglia, diventato dipendente dell'azienda che da tempo mira a porre fine alla fabbrica del padre, volente o nolente. Il personaggio più originale è forse Kaoru, l'artista, il diverso, il fragile, fedele al padre e alla sua eredità, che porta con sé fino in fondo la fiamma viva dello Shuhari: quella creazione capace di unire le persone sotto una sola bandiera e di meravigliarle con un solo sguardo. Le sue stranezze nella ricerca dello Shuhari racchiudono quel mistero che è la bellezza e che, in un certo senso, rappresenta il cuore pulsante dell'arte stessa che il regista vuole portare sullo schermo. Un discorso doppiamente autobiografico, in quanto Shinomiya è animatore e background artist prima ancora che regista.
.
 
A New Dawn


Il film, nato dalla collaborazione tra lo studio d'animazione Asmik Ace e il francese Miyu Productions, è pensato fondamentalmente per la visione cinematografica: ogni scena, ogni istante, è costruito per far risplendere l'artigianato che si cela dietro la sua realizzazione. Alla direzione artistica affianca Shinomiya Akiko Majima, direttrice della fotografia di Your Name e di quasi tutte le opere di Makoto Shinkai. Insieme, i due professionisti optano per delicati sfondi acquerellati, tecnica ben nota a Shinomiya che nasce come pittore tradizionale. Questi sono costellati di elementi armoniosi e dettagliati, e rendono il film una vera masterclass di background e prop design, con luoghi e ambientazioni capaci di raccontare in silenzio chi li abita o li ha abitati, senza bisogno di parole.

La nostalgia trova espressione anche nelle scelte stilistiche: i personaggi sono tratteggiati con linee delicate e leggere, talvolta prive di contorni netti, come macchie che si fondono nello sfondo che li abbraccia, quasi a suggerire che l'essere umano non si sia mai davvero allontanato dalla natura, un tema ambientale che scorre come sottofondo della pellicola senza mai diventarne il focus principale. La scena madre è ovviamente quella dell'esplosione dello Shuhari, che occupa un buon minutaggio del finale e si manifesta in una pioggia di colori accompagnata da inquadrature maestose e movimenti di camera capaci di coinvolgere lo spettatore in un fenomeno che avvolge lo sguardo e l'intero ambiente circostante. Per la fotografia, davvero mozzafiato, Shinomiya si è avvalso della collaborazione di Anna Tomisaki, già al lavoro su Maboroshi e Beastars.


 
A New Dawn
 
 
I movimenti di camera, come detto, sono particolarmente interessanti e ispirati, così come alcune transizioni peculiari che rivelano un'autorialità visiva sensibile e omogenea. Eppure alcune scene risultano chiuse, isolate, con un montaggio che sembra voler strafare, accumulando stimoli visivi dal nesso non sempre comprensibile. Non si tratta di potenzialità alternative mancate - quel pensiero del tipo "forse in un altro modo sarebbe stato più d'impatto" - ma, in alcune scene di voice-over (anche se non troppo frequenti), il cosiddetto "montaggio alternato" semplicemente non segue un filo conduttore chiaro.

Le animazioni, in particolare il character acting, sono il vero fulcro del film assieme alla fotografia: nei piccoli gesti e nei movimenti estremamente realistici dei personaggi, Shinomiya, il quale è anche direttore delle animazioni insieme al veterano Shohei Hamaguchi, investe ogni energia. La resa grafica e di movimento è dunque il punto di forza della pellicola, con design dei personaggi così delicati da sembrare quasi voler sparire nell'ambiente. Di particolare pregio è la scena in stop motion diretta da Victor Haegelin, uno degli animatori di ParaNorman, in cui, sotto l'effetto di un po' d'alcol, i protagonisti iniziano a vedere il loro piano per salvare la fabbrica prendere vita attraverso l'animazione in stop motion. La commistione tra 2D tradizionale e stop motion è gestita con transizioni davvero originali, che fanno convergere le due tecniche come se fossero la stessa cosa, in un amalgama davvero eccellente.
 
A New Dawn


Il problema principale del film è la sceneggiatura. Al di là di un concept piuttosto naïf, che comunque riesce a mantenere con coerenza i temi di cui sopra, vi sono scelte di scrittura estremamente superficiali, come la protagonista che sviene dopo che le cade in testa un foglio arrotolato: scusanti narrative funzionali a far accadere gli eventi, ma poco ragionate; deus ex machina introdotti per portare avanti la sequenzialità delle scene. Il ritmo procede dignitosamente fino a tre quarti del film, caratterizzando A New Dawn come un'opera fatta di dialoghi e tempi sospesi, in cui i personaggi vengono inquadrati da un punto di vista prettamente emotivo. Questo, in fondo, è proprio lo scopo del film: trasmettere emozioni malinconiche e nostalgiche per un passato che non c'è più, e la storia cerca di portare avanti questo messaggio. Purtroppo, però, oltre a una sceneggiatura con poco mordente, i personaggi principali mancano di spessore, e il peso narrativo tra i tre risulta sbilanciato. I dialoghi, inoltre, sono spesso o troppo didascalici, pensati per far cogliere allo spettatore qualcosa che il "show, don't tell" avrebbe potuto comunicare da solo (o che a quel punto del film chi guarda forse ha già capito), oppure troppo veloci, dando per scontate parecchie cose e generando salti logici.
 
A New Dawn
 
Il film è, insomma, una gioia per gli occhi, pensato per la visione al cinema, capace di far dialogare i personaggi con l'ambiente che li circonda attraverso gestualità e piccoli movimenti. Shinomiya si dimostra in grado di svolgere molteplici ruoli e farsi affiancare da colleghi veterani scelti con cura. Dal punto di vista tecnico e visivo la sua squadra è quella giusta. Il lato carente resta la sceneggiatura, dove Shinomiya non ha avuto man forte da professionisti più navigati lasciando esposta la sua mancanza di esperienza.

La pellicola resta comunque apprezzabile per la sua bellezza e traspare la volontà del regista di riversarvi parte del proprio vissuto, distribuendolo tra i punti di vista dei tre protagonisti. Shinomiya ha forse voluto strafare: se da un lato ha creato un'opera visivamente ben realizzata e profondamente emotiva, capace di dare voce ai personaggi con un solo gesto, dall'altra la volontà di stupire con più stimoli possibili, cognitivi e visivi crea sequenze strabordanti e poco omogenee. I problemi rilevati nel concept e nella sceneggiatura sono evidenti, ma con uno script più consapevole e meno improvvisato, Shinomiya potrebbe in futoro dare vita a un vero capolavoro. Resta comunque un ottimo esordio per un regista dalla sensibilità visiva notevole.


Fonti consultate:
Cinecittà News
Cartoon Brew