A giudicare dal numero di commenti agli episodi, alle notizie con le prime impressioni e alle discussioni sulle varie schede utente del sito, possiamo constatare che sono in molti gli appassionati che seguono gli anime più recenti in diretta col Giappone, settimana per settimana. Oltre a questi, tuttavia, esiste una fetta non trascurabile che preferisce invece attendere la conclusione delle varie serie, per poi orientarsi sui titoli maggiormente apprezzati senza la necessità di sottostare alle uscite giapponesi, ma potendo gestire a propria scelta i tempi di visione. Questa rubrica nasce principalmente per questi ultimi, per dare una visione conclusiva della stagione e consigliare gli anime maggiormente apprezzati dai vari redattori del sito. In questa nuova impostazione della rubrica abbiamo preso in esame tutte le serie concluse nella primavera e ogni redattore ha consigliato le due serie preferite e le motivazioni del proprio apprezzamento.

Questa rubrica vuole anche dare l'occasione agli utenti che hanno seguito le varie serie in diretta di consigliare a loro volta i loro titoli preferiti. Pensate che qualche anime meritevole sia passato in sordina? Oppure non siete rimasti molto convinti da qualcuno dei successi stagionali? Ditecelo nei commenti.

N.B. Si è deciso di considerare quelle serie che arrivano ufficialmente in Italia in streaming con qualche mese di ritardo nella stagione del loro arrivo in Italia.
Zelgadis

Agents of the Four Seasons: Dance of Spring


Agents of the Four Seasons: Dance of Spring, opera della stessa autrice di Violet Evergarden, è un racconto di perdita, rinascita e legami difficili da spezzare, caratterizzato da un’atmosfera volutamente melodrammatica. La serie conquista innanzitutto grazie ai magnifici fondali, all’eleganza delle animazioni di WIT Studio e alla coinvolgente colonna sonora di Kensuke Ushio. L’originale idea delle stagioni personificate e la forte intensità emotiva dei rapporti tra i protagonisti trasformano il loro avvicendarsi in momenti di autentica poesia visiva. Una serie consigliata a chi ama lasciarsi trasportare dalle immagini, dalla musica e dalle emozioni.
 
 

The Klutzy Class Monitor and the Girl with the Short Skirt


The Klutzy Class Monitor and the Girl with the Short Skirt parte dal contrasto tra il rigido ma imbranato Togo e la gyaru Poem, molto più sveglia di quanto le apparenze suggeriscano, trasformandolo in una romcom scolastica vivace e sorprendentemente tenera. La chimica tra i protagonisti funziona fin da subito e il loro rapporto progredisce senza rimanere troppo a lungo intrappolato nei soliti equivoci e cliché. Il cast di eccentrici comprimari riesce a mantenere sempre alto il ritmo comico, senza trasformare l’anime nella solita storia frammentata e composta da una successione di mini-gag. Lo stile grafico colorato e pop dona ulteriore personalità alla serie, ma è soprattutto la sincerità con cui racconta l’imbarazzo del primo amore a renderla così piacevole. Consigliata a chi cerca una commedia romantica leggera, capace di evitare la ripetitività e di regalare sia risate sia autentica dolcezza.
 

Focasaggia

Rooster Fighter


Ogni tanto è bello staccare da tutto e semplicemente divertirsi a vedere un anime. Quando non hai la minima attesa verso un prodotto, quando sei consapevole di star per vedere qualcosa senza senso allora lo spettatore è pronto. A quel punto tocca al prodotto fare la differenza: deve essere convincente. La sospensione dell'incredulità in Rooster Fighter funziona benissimo. Un gallo affronta mostri fortissimi e lo spettatore finisce per fare il tifo per lui. Del resto Keiji, il protagonista, è l’emblema degli eroi dei manga/anime di un tempo. L’autore gioca su questo, il tutto è una parodia continua. Le citazioni a opere celebri sono tante e nella follia generale funziona. Gli episodi divertono con scene particolarmente indovinate come quella incentrata su una “speed date” a 3 e intrattengono con alcuni combattimenti ben strutturati, anche molto belli da vedere. L’autore evita la farsa inserendo nemici dalle sembianze umane/demoniache. Qualcosa rispetto al manga è stato tolto (povera tartaruga) ma rimane tutto molto godibile. Sembra di vedere un anime del passato con protagonisti galli e galline, certo una follia, ma questa è proprio la premessa.
 

Swordman

Mistress Kanan is Devilishly Easy


Annoiata da anni e anni trascorsi nella sua reggia nel Makai con cibiarie succulente ma a cui è oramai avvezza, la giovane diavoletta Kanan Zebul, figlia di Beelzebub, decide di trasferirsi sulla Terra alla ricerca di succulente anime da divorare. Fatta base in un liceo giapponese come capa del comitato disciplinare, ovvero suo ideale allevamento di bestiame, Kanan si prepara a comporre il suo menu ma non ha fatto i conti con il piatto principale ovvero Yougi Kyougi che con ingenuo e virile candore la metterà piuttosto in difficoltà.
Ben presto dunque si capisce che la suddetta Kanan-sama è piuttosto lontana dall'essere una diabolica mietitrice ma giusto una tenerona dall'imbarazzo facile e che ogni volta che tenta qualcosa del genere non riesce a scalare il monte "Kyougi-kun" che la fermerà con il suo intenso entusiasmo dato dall'essere in confindenza con la best-girl della scuola (egli poi ha tutte le caratteristiche dell'harem king senza esserne consapevole). Tra un episodio e l'altro la storia tra i due quasi prende la piega di una romcom ma con personaggi come la diavola cameriera Ami e la disgraziata stanta Jeanne che si inseriscono per creare qualche situazione di imbarazzo. La storia però prende una marcia in più quando Kanan torna a casa per le vacanze, con Kyougi e le altre altre al seguiti, e dove la aspettano il babbo, la procace e affettuosa mamma e due sorelle minori tutti uno più fuori di melone dell'altro.
"Kanan-sama wa..." è dunque una serie allegra che si inserisce nel filone delle commedie con spruzzate di ecchi, che si alimenta fortemente dei cliché del genere ma neanche manca di scherzarci abbastanza su. Situazioni esilaranti e buone dosi di sano fan-service non mancheranno, specie nella seconda parte. Chi sarà in cerca di codesti elementi apprezzerà.
 
 

Reborn as a Vending Machine, I Now Wander the Dungeon 3rd Season

Effettivamente si tratta di una saga che si è svolta su più stagioni e nel corso di qualche anno ma è comunque il caso di dare un buon riscontro a questa buona avventura isekai, abbastanza sopra le righe, e con un protagonista piuttosto insolito che dal nostro mondo si reincarna in un altro di matrice fantasy nei solidi panni di un distributore automatico. Il buon Boxxo, Hakkon o Scatolotto che sia, andrà all'avventura per i dungeon trasportato dalla sua forzuta partner Lammis, e portandosi al seguito tutta una serie di personaggi più o meno strani. Come da buon gioco di ruolo, Boxxo salirà man mano di livello acquisendo la capacità di assumere la forma dei distributori più disparati e potendo erogare quasi di tutto dalle cibarie, alle riviste osè fino addirittura alle automobili.
Questa terza stagione porta quindi a conclusione la storia tra trovate di ogni tipo che spaziano dall'esagerato, al riuscito e anche al cringe che sia. Ed è magari proprio la conclusione della serie che ne riesce a fissare i punti di forza per cui guardandolo con continuità senza interruzioni guadagna diversi punti. Ed eventualmente c'è anche il doppiaggio italiano sebbene sia limitato alla prima stagione...
 

ingiro

Akane Banashi


In un panorama anime sempre più orientato alla spettacolarità, Akane-banashi sceglie una strada diversa. Al posto di grandi battaglie e poteri straordinari, punta sulla forza della parola, dell'interpretazione e sulla crescita della sua protagonista. È proprio questa scelta a renderla una delle proposte più originali dell'anno. La serie rimane fedele al materiale originale, valorizzando il rakugo invece di trasformarlo per adattarlo alle convenzioni dell'animazione. Attraverso il percorso di Akane riflette inoltre sul rapporto tra tradizione, insegnamento e ricerca della propria identità artistica, andando oltre il classico racconto di formazione. Dal punto di vista dell'adattamento, regia, animazione e interpretazioni vocali lavorano in perfetta sintonia per dare forma a un'arte che vive soprattutto dell'immaginazione. Il risultato è un anime capace di dimostrare che, a volte, basta una persona su un palco e una storia raccontata con talento per coinvolgere il pubblico.
 
 

Nippon Sangoku - I tre regni del Giappone


Nippon Sangoku: The Three Nations of the Crimson Sun si dimostra una delle opere più originali del 2026, riuscendo a distinguersi grazie a un equilibrio tra politica, strategia e una forte identità visiva. Pur ambientandosi in un mondo segnato dalla guerra e dal declino della civiltà, la serie non si concentra soltanto sui conflitti, ma esplora il valore della gestione dello Stato, della conoscenza e della capacità di ricostruire una società. Al centro della storia troviamo Aoteru Misumi, un protagonista diverso dai classici eroi del genere: la sua forza non deriva dal combattimento, ma dall'intelligenza, dalla preparazione e dalla capacità di elaborare strategie. Questa scelta permette all'anime di proporre una prospettiva nuova sul tema del potere, mostrando come una nazione possa essere cambiata non solo attraverso la forza, ma anche attraverso idee e visione politica. A valorizzare ulteriormente l'opera troviamo il lavoro di Studio Kafka, che realizza un adattamento elegante e riconoscibile grazie allo stile ispirato alle stampe ukiyo-e, all'uso dei colori e a una regia attenta alla composizione delle immagini. Pur presentando qualche limite nello sviluppo di alcuni personaggi secondari, Nippon Sangoku riesce comunque a costruire un'identità forte e a offrire un'esperienza diversa dai tradizionali anime di guerra. Nel complesso, si tratta di una serie ambiziosa e ricca di potenziale, capace di unire intrattenimento e riflessione. Se continuerà su questa strada, Nippon Sangoku potrebbe affermarsi come uno dei titoli più importanti nel panorama degli anime politici e strategici degli ultimi anni.
 

Shiho Miyano

Dorohedoro seconda stagione


Arrivata a ben sei anni di distanza dalla prima, questa seconda stagione di Dorohedoro ci riporta nel cupo mondo tripartito in cui la città di Hole, nella quale gli umani subiscono le angherie degli stregoni, si interfaccia con il mondo – apparentemente benestante - degli stregoni dove questi ultimi anelano a entrare nella ristretta cerchia dei potentissimi demoni dell’inferno. In questo secondo blocco di episodi, sempre ad opera di Mappa, la storia entra nel vivo e arrivano alcune delle risposte ai misteri che aleggiavano dall’inizio. Si svelano – almeno a grandi linee - gli eventi che hanno portato Cayman e Nikaido al ristorante di gyoza dove li abbiamo conosciuti all’inizio della storia, e visto che è una storia corale, conosciamo meglio le storie di diversi personaggi, come gli Occhi Crociati ed Ebisu.
Gli eccessi in questa stagione si amplificano: nulla viene occultato e la violenza e il sangue sono presenti in quantità. Ancora più che nella prima parte a far da contrasto ci sono i legami, sinceri, affettuosi e commoventi che uniscono i personaggi di ogni fazione ai propri sodali: sentimenti che contrastano con l’efferatezza con cui eliminano i rappresentanti delle altre parti. Scontri tribali violentissimi che rendono il tono più cupo e serio, anche se non mancano i momenti di totale surrealismo, ricchi di un’inventiva peculiarissima che sa sempre stupire. Una seconda stagione, quindi, che non delude e sa ammaliare il pubblico portando all’estremo quella caratteristica alchimia di crudezza e empatia, di sentimenti leali e efferatezza che già aveva mostrato nella prima stagione. L’unico dispiacere è che questo cour non conclude la trasposizione, ma si chiude con un cliffangher.
 

Slanzard

The Ramparts of Ice


Una commedia romantica avvincente, con una protagonista introversa che fatica a relazionarsi coi compagni raccontata in maniera interessante sia nei suoi continui monologhi interiori sia nelle scelte visive atte a rappresentare tali difficoltà tramite muri di ghiaccio o serrature da aprire con chiavi emotive. Purtroppo questi aspetti scemano col proseguire della storia, man mano che Koyuki si avvicina ad alcuni suoi compagni, stringe amicizie e legami e inizia a comprendere che anche per lei è possibile sviluppare relazioni normali. Pur dovendo rinunciare a queste piacevoli peculiarità visive, i rapporti all'interno del quartetto protagonista restano sempre molto piacevoli da seguire, con momenti molto dolci alternati ad altri comici e con anche qualche tocco più serio qua e là. Si tratta di una serie che difficilmente riuscirà a mantenere questi punti di forza troppo a lungo, ma per il momento si segue con piacere, empatizzando con questi personaggi e le loro piccole grandi disavventure quotidiane, sentimentali e familiari. 
 
 

Nippon Sangoku - I tre regni del Giappone


Un primo episodio introduttivo davvero coinvolgente che ci presenta un protagonista dal grande carisma all'interno di un'ambientazione ricca di fascino e potenziale. I personaggi razionali, che usano la logica e l'astuzia per farsi strada nel mondo e superare i propri antagonisti, sono purtroppo abbastanza rari nell'animazione giapponese, che li relega spesso a spalle secondarie o nemici lasciando invece ampio spazio a personaggi ultra-emotivi che urlano le loro emozioni e i loro ideali al mondo. Titoli come Nippon Sangoku sono quindi sempre interessanti e rappresentano una boccata d'aria fresca, sebbene a volte si esageri nella costruzione degli inganni e nella complessità dei ragionamenti, immersi in un'atmosfera a tratti grottesca che impedisce di prendere eccessivamente sul serio i personaggi, le loro relazioni e le loro strategie, a volte profonde, a volte caricaturali. Visivamente si tratta di una serie davvero piacevole, con scelte cromatiche ed estetiche che restano impresse e in grado di distinguersi un po' dal resto dell'offerta stagionale.
 

Artax

Witch Hat Atelier


Trasporre un manga in anime non significa filmare le tavole una a una: bisogna coglierne il cuore e tradurlo con gli strumenti dell'audiovisivo. Pochi titoli ci riescono davvero come Witch Hat Atelier, targato Bug Film. L'anime coglie perfettamente i tempi del manga, dando modo al mondo fantasy di Coco e le sue compagne di mostrarsi ed essere mostrato, e di raccontare il grande tema che sottende alla storia: dove sta la giustizia? Il fulcro sono le fluttuazioni e le emozioni, nonché i rapporti e i desideri di tutti i personaggi, tra cui la protagonista, che si posizionano man mano in uno spettro di grigio all'interno di un mondo estremamente manicheo, ma al contempo misterioso e affascinante. La regia di Ayumu Watanabe, dal piglio molto cinematografico, riesce a restituire tutto questo: orchestra animazioni che raccontano sia la delicatezza dei movimenti sia la forzae la meraviglia della magia, nonché l'adrenalina dell'azione, sfruttando al massimo lo schermo e usa un'altra magia, quella dell'animazione, per rendere le emozioni delle pagine originali. L'essersi circondato di professionisti scelti ad hoc, unito a un'oculata gestione dei tempi produttivi del cartone e di ciascuno di loro, ha reso possibile un anime che traduce con il proprio linguaggio ciò che la mangaka ha espresso tra le sue pagine: sicuramente la trama e i suoi personaggi, ma soprattutto l'intero mondo in cui i fatti sono ambientati e i personaggi vivono, comunicando rispetto, comprensione e amore in ogni scena.
 

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