Fusako Yusaki, artista, designer e scultrice giapponese naturalizzata italiana, ci ha lasciato ieri, 6 ottobre 2026 a Corsico in prov. di Milano, dove aveva il suo studio. Il suo nome dirà poco a chi segue solo l'animazione giapponese contemporanea, ma per generazioni di spettatori italiani il suo lavoro ha avuto un volto riconoscibile: quello delle figure di plastilina che si trasformano sullo schermo. Era una delle principali esponenti della claymation, la tecnica in cui la plastilina viene modellata e fotografata fotogramma dopo fotogramma, il cosiddetto passo uno, in modo che le forme sembrino mutare e muoversi da sole.
 Addio a Fusako Yusaki

Nata a Moji, oggi parte della città di Kitakyūshū, nel 1937, si era laureata nel 1960 in disegno creativo all'Università Joshibi di Arte e Disegno di Tokyo, con una tesi su una scultura da gioco per il giardino comunale di Setagaya. Il suo sogno era però l'Italia, di cui amava Siena e i capolavori del Rinascimento, e nel 1964 riuscì a raggiungerla grazie a un riconoscimento che le permise di studiare scultura all'Accademia di Brera, a Milano. La città divenne la sua casa per il resto della vita. Si accorse presto che le grandi sculture astratte in cemento in cui si era specializzata trovavano poco spazio in Italia, e la svolta arrivò grazie all'incontro con Ro Marcenaro, pioniere dell'animazione televisiva italiana, che la spinse a provare con il movimento.

Si propose per gli spot del Fernet Branca, il celebre amaro milanese, usando una tecnica che allora in Italia non si vedeva, e l'agenzia le lasciò totale libertà creativa. Gli spot andarono in onda dal 1968 dentro Carosello, lo storico contenitore pubblicitario della televisione italiana, per un totale di 56 episodi, prima in bianco e nero e poi a colori. Il successo le valse il Bagatto d'Oro nel 1971, premio per i migliori filmati pubblicitari televisivi italiani, e il Leone di Bronzo al Festival internazionale della pubblicità di Cannes nel 1972. Finita la campagna attraversò un periodo difficile, perché la claymation era ormai legata nell'immaginario al liquore, e per un periodo si dedicò a illustrazioni, ceramiche, disegni per piastrelle e film didattici per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, sull'origine dei terremoti, mentre continuava a produrre in proprio cortometraggi d'autore presentati ai festival.
 


Tornò all'animazione per l'infanzia a cavallo del 1990 con serie per la televisione svizzera RSI e per la giapponese NHK, dove per la prima volta lavorò con personaggi fissi. Nacquero così Toki Doki e soprattutto Talpy, un personaggio capace di trasformarsi in qualsiasi cosa, protagonista di 60 episodi per la TV giapponese. Seguirono Peo, il piccolo cane blu di Colazione con Peo, per la svizzera, e Nacho & Tom, due personaggi rosso e blu nella trasmissione Petit Petit Anime, per il Giappone. Il pubblico italiano più giovane la ricorda poi per le sigle di Glu Glu, dal 1999, e de L'albero azzurro, dal 2001, programma di Rai 2 in cui compariva anche di persona nei panni della zia Fusako, oltre ai bumper trasmessi su Rai Yoyo dal 2009 al 2013.
 


Lavorava con pazienza quasi artigianale, riuscendo a produrre in prima persona circa quattro secondi di animazione al giorno. Negli ultimi anni Peo l'aveva portata anche nel mondo dell'arte, con serie in cui il cagnolino si muove nei dipinti dei grandi maestri, uscite anche in DVD con un libro dell'autrice. Fu giurata in alcuni dei più importanti festival di animazione, tra cui Annecy, Hiroshima e Zagabria, ricevette il premio alla carriera al Festival Internazionale del Cinema d'Arte di Bergamo nel 2004 e insegnò per anni illustrazione tridimensionale e passo uno all'Istituto Europeo di Design di Milano. La serie completa dei suoi filmati è conservata all'Hara Museum of Contemporary Art di Tokyo, e Rai Play le ha dedicato una raccolta con le sue apparizioni e i suoi lavori per la Rai.

QUI trovate un bell'omaggio fatto da RaiPlay con diverse sue attività e interviste fatte per la televisione pubblica.