Masako Nozawa, 89 anni, voce giapponese di Son Goku in Dragon Ball, ha parlato per la prima volta del tema delle voci usate senza permesso dall’intelligenza artificiale, e lo ha fatto con parole molto nette. In un’intervista all’emittente giapponese NHK, pubblicata il 15 ottobre, la doppiatrice ha detto che usare la sua voce di nascosto è inaccettabile.
Dopo aver rivisto i video generati dall’IA ha dichiarato: "Questa non è la mia voce". Ha poi aggiunto che usarla senza chiedere è "come un furto" e che la cosa la fa arrabbiare, ribadendo che la voce è sua e che lo è anche la recitazione, per cui anche un uso minimo richiederebbe un’autorizzazione.

 



L’attrice ha ammesso che il risultato dell’IA può somigliarle molto, potrebbe arrivare forse ad essere quasi identico alla sua voce, ma ha ripetuto che sarebbe un risultato senza cuore, e senza quello non esiste recitazione che vale, qualunque sia il ruolo: anche un semplice pianto è diverso quando nasce da un sentimento vero. L’intervista è collegata alla conferenza stampa tenuta nello stesso giorno a Tokyo dal Japan Actors Union, il sindacato a cui aderiscono circa 2.600 doppiatori e attori, che ha presentato le sue prime linee guida sull’uso dell’IA per le voci. Secondo il documento, per addestrare un modello con la voce di un interprete o per generarla serve comunicare lo scopo alla persona o alla sua agenzia e ottenere il consenso preventivo. Se la voce viene trasposta in un’altra lingua, il consenso va chiesto separatamente per ciascuna lingua, e per ricreare la voce di una persona scomparsa, oltre a rispettarne la volontà espressa in vita, bisogna ottenere l’autorizzazione dei familiari. In caso di violazione, il sindacato prevede la richiesta di sospendere subito la distribuzione o la vendita delle voci generate e il pagamento di una somma pari agli incassi, con effetto retroattivo dal giorno in cui è iniziato l’uso non autorizzato. Il sindacato diffonderà le linee guida alle aziende interessate.  Il vicepresidente del sindacato, Michihiro Ikemizu, ha indicato nella perdita di lavoro il problema principale, spiegando di voler costruire una prassi con queste linee guida per arrivare un giorno a una legge.

Il quadro normativo, per ora, è ancora in evoluzione: non esiste una norma che tuteli esplicitamente la voce, ma il 30 settembre il Tribunale distrettuale di Tokyo, nella causa del doppiatore Kenjirō Tsuda contro TikTok, ha riconosciuto per la prima volta che l’uso non autorizzato della voce viola il diritto di pubblicità, pur respingendo la richiesta di rimozione dei video perché l’account era già stato cancellato. Ad agosto un gruppo di esperti del Ministero della Giustizia ha pubblicato un rapporto secondo cui la voce è protetta dal diritto di pubblicità, mentre il Ministero dell’Economia sta discutendo, tra l’altro, una modifica della legge sulla prevenzione della concorrenza sleale. La Nozawa ha detto di sperare che le regole in arrivo vengano rispettate da tutti e ha incoraggiato i giovani che sognano di fare questo mestiere a farsi riconoscere come interpreti inconfondibili e a dare vita alle parole, perché senza cuore si limiterebbero a leggere le battute. In un videomessaggio ha poi mostrato un atteggiamento aperto verso la tecnologia, dicendosi emozionata nel vedere realizzarsi cose sognate da bambina, ma delusa quando viene usata senza permesso, e ha auspicato un futuro in cui umani e IA possano divertirsi insieme.