Hideo Kojima torna a parlare di intelligenza artificiale, e lo fa con un’idea molto personale di cosa renda bello creare. In una recente intervista a Game*Spark, il creatore di Metal Gear e Death Stranding ha riflettuto sul futuro dello sviluppo di videogiochi, ammettendo che i progressi dell’IA hanno reso il lavoro molto più gestibile, ma confessando anche una certa ansia per un futuro in cui possa andare perso il piacere del processo creativo.

Ripensando all'enorme balzo evolutivo compiuto dall'industria dei videogiochi negli ultimi 40 anni, Kojima afferma che i progressi tecnologici hanno aperto numerose possibilità agli sviluppatori. "Tuttavia, avere più opzioni non significa che possiamo fare tutto. La capacità di archiviazione e le tempistiche sono solo alcuni dei limiti. Ma le possibilità continueranno ad espandersi. Questo vale non solo per i videogiochi, ma anche per i film e la musica. Quindi, penso che ciò che non potevamo fare ieri, siamo in grado di farlo oggi, e domani saremo in grado di fare ancora di più", commenta Kojima.



Hideo Kojima durante Lucca Comics and Games 2026

Copia di MMAR7957.jpg


Il game director osserva che, quando strumenti digitali come Photoshop e i programmi di elaborazione testi fecero la loro comparsa, risultarono incredibilmente comodi per gli utenti e aumentarono l'efficienza del lavoro. Ora, questa tendenza si è estesa all'intelligenza artificiale, che, secondo Kojima, "ha reso le cose ancora più efficienti, permettendoci di rispettare le scadenze ancora più rapidamente".

Ma il punto per lui è un altro: prendendo come esempio il disegno, kojima osserva che la parte divertente non è ottenere l’immagine finita ma il percorso per arrivarci, e che dire a un computer di fare una cosa, accettare il risultato o chiedergli di rifarla in un altro modo non è una forma di creazione che trovi particolarmente interessante. Per spiegarsi cita i modellini da montare, i puzzle e i LEGO: il risultato finale è lo stesso chiunque li costruisca, ma è il piacere di costruire a rendere il gioco divertente. Davanti a questo tipo di soddisfazione legata al processo, dice di essere preoccupato per la direzione che le cose stanno prendendo.

"Anche se penso che le cose andranno bene per i prossimi cinque-dieci anni, se l'intelligenza artificiale non sarà soggetta a restrizioni, potrebbe arrivare il giorno in cui inizierà a svolgere un ruolo chiave anche nel campo creativo. Tuttavia, io non ci sarò più quando succederà (ride). Le giovani generazioni dovranno decidere cosa fare, quindi vorrei passare il testimone a loro."

Spetterà alle nuove generazioni decidere come comportarsi, e a loro vuole passare il testimone. Nella normale direzione di un videogioco, ricorda, si hanno idee e si danno istruzioni a chi le realizza, e sostituire le persone con dei computer migliora l’efficienza senza dubbio, ma questo approccio funziona solo se si punta unicamente a fare un prodotto, perché per lui è il godersi il processo di creazione a fare di qualcuno un creatore. Non si tratta, spiega, di chiedere a una persona di scrivere una canzone in un certo modo e di approvarla a lavoro finito: è la fase di tentativi ed errori nel mezzo a fargli salire l’adrenalina e a rendere l’esperienza coinvolgente, e non vuole un futuro in cui tutto questo sparisca.

Copia di IMG_0033.jpg

“Non è che dici semplicemente a una persona: ‘Per favore, scrivimi una canzone così’, e poi dai il via libera una volta che è pronta. Il processo di tentativi ed errori che c'è nel mezzo è ciò che mi fa salire l'adrenalina e rende l'esperienza coinvolgente. Non voglio un futuro in cui questo aspetto vada perduto”, ha osservato a fine intervista dove comunque ha spiegato di  non demonizzare comunque la tecnologia, aggiungendo che, vista la facilità con cui oggi si crea, gli strumenti di IA potrebbero anche aiutare a costruire un futuro migliore, a seconda di come vengono usati.