Il futuro dell'adattamento animato del manga di Nene Azuki, Mii-chan to Yamada-san, edito in patria da Kodansha e previsto al debutto nel corso del 2027, è di nuovo in discussione.
Secondo una dichiarazione che Kodansha ha inviato il 30 ottobre a un’associazione che aveva presentato una petizione ufficiale, l’editore e gli altri membri del comitato di produzione stanno valutando come procedere, compresa la possibilità di non realizzare affatto l’adattamento. La risposta è stata pubblicata da Masako Gunji, giornalista e rappresentante dell’Associazione per la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili, sul proprio account X e in un articolo su Note. Nel messaggio Kodansha riconosce che il dibattito sorto dopo l’annuncio solleva questioni che meritano un’attenta riflessione e assicura di non avere intenzione di procedere con l’anime senza aver prima affrontato le richieste e i pareri presentati dall’associazione e da altri tre gruppi. L’editore sta organizzando incontri con diverse realtà esterne, tra cui gruppi che rappresentano le reti dell’affido, persone toccate da malattie mentali e istituzioni di assistenza psichiatrica, nella speranza di ascoltare un ventaglio più ampio di opinioni prima di prendere altre decisioni. Il tono è diverso da quello dell’ultimo comunicato ufficiale, diffuso il 27 luglio, quando il comitato aveva negato ogni intento discriminatorio e ribadito che il progetto sarebbe andato avanti, promettendo di consultare esperti e di introdurre limiti di età e avvisi sui contenuti. Come avevamo già riportato a luglio, Per chi non conoscesse la vicenda, l’adattamento era stato annunciato il 26 luglio, con debutto previsto nel 2027, e aveva subito scatenato proteste in tutto il Giappone, con una petizione online e critiche da parte di figure del settore come l’animatrice Terumi Nishii.

Il manga è ambientato nel quartiere a luci rosse di Tokyo e racconta di Mii-chan, giovane hostess che non sa leggere i kanji e che, per una disabilità solo implicita nella storia, viene derisa da clienti e colleghi, e di Yamada, la collega più esperta che cerca di proteggerla, fino a un esito molto cupo che coinvolge violenza e sfruttamento sessuale.
Tra le obiezioni degli oppositori ci sono il modo in cui l’opera tratta la disabilità e il fatto che il nome “Mii-chan” sarebbe usato come insulto, anche da bambini, verso persone percepite come diverse.Con la conclusione del manga, il cui settimo e ultimo volume è uscito il 9 settembre, la Japan Autism Society, ha preso una posizione ufficiale con un documento intitolato "Un'opinione sul manga concluso Mii-chan and Miss Yamada", che elenca una serie di preoccupazioni concrete.
L’Associazione per la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili ha quindi poi inviato a Kodansha una petizione il 5 ottobre sostenendo in una lettera aperta che l’anime potrebbe rafforzare stereotipi negativi e danneggiare le persone con disabilità intellettive o dello sviluppo, perché la storia confermerebbe l’idea che siano soggetti inclini a creare problemi e facili da sfruttare sessualmente. Sono state criticate anche le statuette in acrilico ufficiali, che mostrano la protagonista in lacrime e seminuda, accusate di fare commercio della sua sofferenza.
Al momento non è stata comunicata alcuna decisione definitiva su se l’anime andrà avanti, sarà modificato o subirà altre conseguenze, e le discussioni tra Kodansha, i membri del comitato e le organizzazioni esterne sono ancora in corso.
Secondo una dichiarazione che Kodansha ha inviato il 30 ottobre a un’associazione che aveva presentato una petizione ufficiale, l’editore e gli altri membri del comitato di produzione stanno valutando come procedere, compresa la possibilità di non realizzare affatto l’adattamento. La risposta è stata pubblicata da Masako Gunji, giornalista e rappresentante dell’Associazione per la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili, sul proprio account X e in un articolo su Note. Nel messaggio Kodansha riconosce che il dibattito sorto dopo l’annuncio solleva questioni che meritano un’attenta riflessione e assicura di non avere intenzione di procedere con l’anime senza aver prima affrontato le richieste e i pareri presentati dall’associazione e da altri tre gruppi. L’editore sta organizzando incontri con diverse realtà esterne, tra cui gruppi che rappresentano le reti dell’affido, persone toccate da malattie mentali e istituzioni di assistenza psichiatrica, nella speranza di ascoltare un ventaglio più ampio di opinioni prima di prendere altre decisioni. Il tono è diverso da quello dell’ultimo comunicato ufficiale, diffuso il 27 luglio, quando il comitato aveva negato ogni intento discriminatorio e ribadito che il progetto sarebbe andato avanti, promettendo di consultare esperti e di introdurre limiti di età e avvisi sui contenuti. Come avevamo già riportato a luglio, Per chi non conoscesse la vicenda, l’adattamento era stato annunciato il 26 luglio, con debutto previsto nel 2027, e aveva subito scatenato proteste in tutto il Giappone, con una petizione online e critiche da parte di figure del settore come l’animatrice Terumi Nishii.

Il manga è ambientato nel quartiere a luci rosse di Tokyo e racconta di Mii-chan, giovane hostess che non sa leggere i kanji e che, per una disabilità solo implicita nella storia, viene derisa da clienti e colleghi, e di Yamada, la collega più esperta che cerca di proteggerla, fino a un esito molto cupo che coinvolge violenza e sfruttamento sessuale.
Tra le obiezioni degli oppositori ci sono il modo in cui l’opera tratta la disabilità e il fatto che il nome “Mii-chan” sarebbe usato come insulto, anche da bambini, verso persone percepite come diverse.Con la conclusione del manga, il cui settimo e ultimo volume è uscito il 9 settembre, la Japan Autism Society, ha preso una posizione ufficiale con un documento intitolato "Un'opinione sul manga concluso Mii-chan and Miss Yamada", che elenca una serie di preoccupazioni concrete.
L’Associazione per la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili ha quindi poi inviato a Kodansha una petizione il 5 ottobre sostenendo in una lettera aperta che l’anime potrebbe rafforzare stereotipi negativi e danneggiare le persone con disabilità intellettive o dello sviluppo, perché la storia confermerebbe l’idea che siano soggetti inclini a creare problemi e facili da sfruttare sessualmente. Sono state criticate anche le statuette in acrilico ufficiali, che mostrano la protagonista in lacrime e seminuda, accusate di fare commercio della sua sofferenza.
Al momento non è stata comunicata alcuna decisione definitiva su se l’anime andrà avanti, sarà modificato o subirà altre conseguenze, e le discussioni tra Kodansha, i membri del comitato e le organizzazioni esterne sono ancora in corso.
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Ps: io voglio vedere l'anime
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