Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Per saperne di più continuate a leggere.

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“Redo of Healer”, ovvero uno dei più fulgidi esempi di come gettare dalla finestra una buona idea, trasformandola in un’imbarazzante accozzaglia di irritanti, demenziali sciocchezze.

Premessa: sin da subito si percepisce un discreto lavoro artistico, buone animazioni che sfoggiano picchi di qualità soprattutto nei duelli o nei combattimenti più dinamici, mentre peccano davvero di grazia e addirittura nelle proporzioni in tanti altri frangenti; come episodio pilota, il primo lascia un po' perplessi, ma la valutazione non può essere subito negativa. Tramite un incipit molto crudo (e per alcuni punti incomprensibile), vengono introdotti una serie di personaggi che purtroppo saranno adoperati in modo scialbo e addirittura insensato nel prosieguo della stagione.
Questa è la (deludente) fantasy story di Keyarga, un semplice popolano abitante un paesino sperduto di un feudo ai servigi della famiglia reale, che raggiunta la maggiore età conquista il marchio di “hero”, un destino scritto nel futuro di pochi eletti capace di manifestarsi con un simbolo simile a una runa sfavillante sul dorso della mano. Flare, figlia del re, è momentaneamente incaricata di trovare questi eletti e condurli a palazzo, per iniziarli alla vita da “eroe”, ovvero servire la corona e intraprendere pericolose missioni contro mostri, briganti e quant’altro minacci la contea.
Fin qui, un classicone senza infamia né lode, niente di nuovo diremmo, banalità su banalità che però, se sviluppate con successo, potrebbero realizzarsi in una trama intrigante.
Cominciamo a storcere il naso quando Keyarga, a cavallo di ricordi un po' confusi, narra dei suoi crescenti e sorprendenti poteri guadagnati in modo piuttosto curioso, spiegando l’accaduto troppo sommariamente, mentre ripercorre con la mente terribili eventi di un passato recente: torture, abusi e violenze psicofisiche nei suoi confronti perpetrati proprio dalle genti della famiglia reale. Sin da subito si percepiscono incredibili forzature di trama per permettere al prodotto di assomigliare in tutto e per tutto a un videogioco JRPG, un gioco di ruolo con tanto di classi affibbiate a determinati personaggi, livello di potere e vari incantesimi, abilità, talenti, resistenze e via dicendo. La semplicità e la poca profondità con cui tutto questo viene gettato in faccia allo spettatore peccano enormemente d’armoniosità: la trama è legnosa, artefatta, sembra che gli eventi si succedano in un determinato ordine a prescindere dalla logica; la speranza è che spiegazioni più sensate e approfondite arrivino negli episodi seguenti, ma così non è, se non per qualche altro flashback che tuttavia non aiuterà il prodotto a guadagnare punti, anzi: ogni episodio è sempre peggio.
Questa impellente necessità di voler mettere il tutto in chiave ludica rende quindi l’involucro dell’anime un po' fastidioso, ma non è niente rispetto al pattume a cui stiamo per assistere.

Quando ormai abbiamo inteso d’essere di fronte a un mix fra fantasy, ecchi piuttosto spinto e qualcos’altro di non facilmente catalogabile fra trash e gore, la storia precipita in un baratro di eventi inspiegabilmente assurdi, molto spesso collegati senza logica apparente, o estremamente irritanti.
In ogni episodio sono presenti scene di sesso e di violenza censurate quel tanto che basta per non far finire il titolo nella categoria hentai, ma annoverare “Redo of Healer” come tale sarebbe un insulto a tutti gli hentai di qualità: in questa immondizia goffamente travestita da cartone animato, ogni evento pare una scusa che in un qualche modo porta a dover consumare rapporti sessuali non sempre consenzienti, o causare atti d’estrema violenza di vario genere, spesso senza nessun nesso fra cause ed effetti o, se spiegati, risultanti ridicoli e grotteschi.
Keyarga è un hero di classe healer, ovvero colui che cura la gente... o almeno dovrebbe. In pochi episodi acquisisce poteri così esagerati, da rivaleggiare con gli dei e i sovrani dei demoni. Le sue cure (?) possono corrompere, distruggere, modificare volti, memorie, corpi, cambiare addirittura il mondo e manipolare lo scorrere temporale, così grazie a questi superpoteri marvelliani il giovane riavvolgerà il tempo dell’intero globo, mantenendo tuttavia le memorie della vita precedente, e ripercorrerà il suo terribile passato progettando una vendetta così efferata da far inorridire.
In “Redo of Healer” non c’è morale, non ci sono reali insegnamenti né si vuole comunicare alcunché di eroico - come invece si potrebbe intendere inizialmente -, ma attenzione: va bene così, questi non sono elementi che devono indurre a valutare negativamente un prodotto, altrimenti opere altrettanto violente ed esplicite ma di pregiatissima fattura non avrebbero ottenuto la fama che tutt’oggi possiedono.
Analizzandolo freddamente, “Redo of Healer” è semplice intrattenimento farcito di violenza, sesso, abusi, orrori vari e continue scene disturbanti, ma il problema principale non è racchiuso certo in questi elementi, bensì nel modo in cui vengono adoprati: per fare un paragone pertinente, nel celebre “Berserk” di Miura ritroviamo tutti i suddetti, efferati aspetti, esplicitati in modo ancor più drammatico e doloroso, eppure v’è un abisso incolmabile fra le due opere. In “Redo of Healer”, tali elementi li troviamo mescolati in un delirio grottesco: le scene erotiche paiono quasi sempre infilate a caso, raramente stuzzicanti, ma spesso fastidiose, quasi ridicole. Se l’intento degli autori era quello di scandalizzarci, eccitarci o inorridirci, beh, nel 90% dei casi si sono rivelati tentativi falliti.
V’è una quantità di situazioni paradossali, stupide e irreali rese davvero malissimo, che verso metà serie possono portare a una esasperazione davvero estrema. Ogni eccesso che vorrebbe essere provocatorio risulta quasi penoso, viene messo nero su bianco in modo insulso, il tutto farcito da un banalissimo fanservice sciocco e inutile.

Per onestà intellettuale è comunque giusto ammettere che questa sfortunata opera avrebbe un’ottima, audace e provocatoria idea di fondo, ma che nella messa in pratica risulta un totale disastro. Non sono i contenuti a nauseare, ma come vengono proposti e collegati l’un l’altro: un totale fallimento sotto tutti i punti di vista!
Per quanto lo si voglia far passare come prodotto gagliardo, fuori dagli schemi e capace di infrangere il politically correct - e ci starebbe anche -, il risultato è davvero penoso, rea una trama piena di buchi, cause ed effetti lasciati intendere ma raramente spiegati, e un protagonista senza scrupoli che via via va a costruirsi un harem di schiave su cui sfoga i suoi istinti e bisogni, cercando di passare per l’eroe che salverà il mondo (ma di cui a lui non frega niente).
Una storia senza morale, senza significati reconditi, fine a sé stessa, uno “Sword Art Online” senza Art, senza Online, ma pieno di idiozie (anche se forse potrebbe ricordare più “The Rising of Shield Hero”, mi perdoni l’autore di quest’ultimo).

Senza tanti giri di parole, siamo di fronte ad un trash colossale.
Anche il comparto sonoro non eccelle, con opening ed ending anonime e una OST carina ma niente di più. Verso la seconda metà della storia, tutto scivola ancor più in un baratro di sesso estremo, gente morta malissimo (semicit.), risate sguaiate, occhiate da “veri super-cattivoni” e scene sempre più sconcertanti, tanto da irritare oltre ogni dire.
Come hentai esplicito (cancellando ogni ridicola traccia di trama) sarebbe stato più apprezzato, poiché i miserabili tentativi di renderlo un fantasy atipico e privo di pietà hanno fallito su tutta la linea, non riuscendo mai a comunicare qualcosa di davvero intenso e potente a livello emotivo.
La vera vittima di stupri e violenze in “Redo of Healer” è senza dubbio la sceneggiatura: uno strazio animato che più che schifarmi m’ha letteralmente fatto arrabbiare. Raramente ho speso ore della mia vita in modi peggiori di questo.
Evitatelo come la peste.

2.5/10
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"Kakegurui" è un anime per quella categoria di persone che soffre di una particolare versione della sindrome di Dunning-Kruger. Per chi non lo sapesse, l’arcinota sindrome configura chi sovrastima le proprie conoscenze pensando di saperne più di quanto effettivamente sa.

Questa specifica versione non ha a che fare con la sovrastima della conoscenza, ma della maturità. Quei bambinotti un po’ troppo cresciuti, che provano a calzare vestiti da adulto riuscendoci miseramente, che pensano che "Madoka Magica" sia un anime profondo e complesso, che provano a inserire la maionese in qualsiasi pietanza nel tentativo, malcelato, di avere gusti sofisticati che pensano possano appartenere alle persone una volta superata una determinata soglia anagrafica... ecco, questo conglomerato di persone è decisamente il gruppo dell'orrore a cui un'opera così malfatta punta. E punta vincendo e riscuotendo un enorme successo, vedendo le recensioni dell'anime estatiche sui siti nostrani e internazionali, vedendo le vendite del manga a cui ho dato una veloce scorsa per confermare le mie già infauste previsioni.

"Kakegurui" è un'opera per bambini che vogliono fare finta di essere grandi. E nel far ciò ci riesce pienamente, quindi bisogna dare atto di questo indubbio merito. Ma oltre a ciò? Oltre alle facce orgasmiche, oltre al fanservice senza senso, oltre ai protagonisti con la profondità di una pozzanghera, oltre a un mondo scritto lanciando penne senza tappo contro un muro di carta da sceneggiatura, cosa rimane? Oltre tutta questa apparenza, se va bene, e schifezza, se va male (e va molto male, devo dire), che cosa ci si ritrova tra le mani?
Qualcuno ha avuto l'ardire di tirare fuori un parallelismo con Dostoevskij. Se quest'opera avesse anche solo un centesimo della qualità contenuta nella prima lettera della prima parola del primo capitolo, avrei evitato di scrivere una recensione. Ma così non è stato, e giustizia va fatta. Perché guardare la pagina di recensioni e notare persone che non ironicamente apprezzano questo cumulo di monnezza, no, signora mia, questo non va bene. Bisogna educare le masse a consumare e non trangugiare cibo spazzatura.

Glissiamo velocemente sull'aspetto tecnico dell'opera, non il suo punto forte anche per i suoi spasimanti: l'opening è tematicamente forse la cosa più azzeccata di tutte, mentre la ending è un'ottima rappresentazione del valore dell'opera in generale, con la nostra protagonista che cammina sballonzolando tette e culo per un minuto e trenta. Le musiche interne agli episodi svolgono il loro lavoro, risultando comunque roba dimenticabile. Il doppiaggio è discreto e funzionale all'opera, tutti i personaggi risultano fastidiosi da sentire senza alcuna eccezione, ma sono doppiati come ci si aspetterebbe.

Il comparto grafico è altalenante: togliendo le facce disgustose e deformi che, tecnicamente, non sono disegnate male, la computer grafica raggiunge in certi punti infimi i livelli dell'immarcescibile "Inuyashiki" (Lode a Lui), con oggetti e arti fatti del pongo con cui mi divertivo alla scuola materna, che causano uno stacco estremo e fastidioso, capace anche di rompere la sospensione dell'incredulità. Male.

Ma non concentriamoci tanto sul comparto tecnico, perché, si sa, non è necessario averne uno ben congegnato per confezionare un'opera qualitativamente valida. La sostanza trascende l'apparenza e riesce a imporsi anche quando a sgorgare dagli occhi non sono lacrime ma fiotti di sangue.
Soltanto che qui, il comparto tecnico è probabilmente la punta di diamante dell'intera produzione.

Il world-building dell'intera storia è senza senso. E già questo dovrebbe far riflettere. Questa scuola estremamente prestigiosa dove si decidono le sorti della classe dirigente giapponese (e anche mondiale, parrebbe, visto il giro di soldi) è un luogo dove gli studenti scommettono dalla mattina alla sera... perché è necessario che ciò succeda per necessità della trama. Perché è stato deciso così? Per quale motivo gli insegnanti non intervengono? (Ah, sì, perché vediamo un solo adulto nel corso di dodici episodi) Per quale motivo il Governo accetta che dei ragazzi giochino miliardi di yen in una giornata? Perché i genitori continuano a mandare qui i propri figli? Chi ha deciso di eleggere l'attuale consiglio studentesco che ha drasticamente peggiorato la situazione? Domande, queste, tutte senza risposta. L'intero contesto narrativo può essere accartocciato e buttato direttamente nel cestino della raccolta indifferenziata, perché non c'è niente da salvare o da riciclare.

Il dulcis in fundo, ovviamente, lo teniamo per la fine.
I ragazzini troppo cresciuti che hanno lodato quest'opera aberrante citano sproloquiando l'incredibile lavoro di fine analisi psicologica dei ludopatici facenti parte del cast di personaggi di "Kakegurui". Non esiste niente di tutto ciò, perché nessun personaggio supera la sua mono-dimensionalità caricaturale. Sono tutte delle macchiette cattive e sado-masochistiche che godono nell'infliggere sofferenza (e talvolta nel subirne).

Quelle facce iperbolicamente caricaturali che sanno di già visto dall'inizio del primo episodio, finiscono per essere l'unica caratterizzazione che qualsiasi membro del cast (tranne il protagonista) riceverà. L'autore sembra essersi dimenticato (o meglio, conosceva i suoi polli, oserei dire) che in una scuola ci sono vari gruppi di persone, non un insieme grottesco di psicolabili che scoppiano a ridere in modo sguaiato con gli occhi che schizzano fuori dalle orbite mentre sputano saliva e talvolta si masturbano al pensiero di vincere. È questa per voi la maturità? É questa la profondità psicologica? L'esplorazione della psiche di un ludopatico che non riesce a controllarsi? Non parliamo di uno shonen con bianchi e neri, ma di una stregua di nerastri pece che sguazzano nel loro stesso schifo.

E se qualcuno pensa che un personaggio che si cava via l'occhio perché affascinato dallo scommettere la sua vita sia qualcosa di più che un triste burattino nelle mani dello sceneggiatore che ha l'obiettivo di far gridare la folla di suddetti ometti troppo cresciuti, allora devo dire che le mie già basse aspettative sugli spasimanti finiscono per sprofondare direttamente nella Fossa delle Marianne.
Ovviamente il protagonista è un essere senza spina dorsale, fisicamente anonimo, in quanto il suo compito è essere un self-insert per lo spettatore. Non a caso è l'unico a soffrire di qualche sorta di parafilia strana.

In teoria sarebbe giusto anche soffermarsi sui giochi, ma il punto è che l'opera è pessima anche sotto quel punto di vista. I giochi sono scemi, o troppo semplici o inutilmente complicati. Non esiste alcun pathos, le sconfitte sono inesistenti, in quanto la protagonista è destinata a vincere ogni singola sfida. Non abbiamo accesso al suo flusso di coscienza, quindi non c'è alcun interesse a vedere dipanarsi la risoluzione del problema. Pochissime volte si può parlare di vera e propria arguzia, la maggior parte di pura fortuna (deus ex machina, in pratica) o di veri e propri brogli (che una volta sola potrebbero anche starci, ma ripetuti rovinano totalmente quel minimo senso di piacere che dovrebbe lasciare l'opera).

Come se non bastasse, il gioco finale è probabilmente il più anticlimatico di tutti, così come il finale in generale. É particolarmente brutto e la vittoria viene affidata al cuore del protagonista (lol), che si sente dentro la carta giusta con cui battere la presidentessa.

In conclusione: "Kakegurui" è una m***a. Non conta quanto possa essere cosparsa di zucchero a velo, canditi, glitterini sbrilluccicanti e via discorrendo, l'opera è insalvabile e andrebbe giusto consigliata al Governo degli Stati Uniti per la visione forzata ai prigionieri di Guantanamo.

8.0/10
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Recensire un'opera breve non é mai facile, data la tentazione di spoilerare, anche a causa dell'obiettiva necessità di rendere la trama più comprensibile e accattivante. Ma con questo manga spoilerare poco sembra proprio impossibile... ma darò il massimo.

Yuri, il protagonista maschile, ha diciassette anni ed è oppresso dalla madre in ogni campo, specialmente in quello dei massacranti allenamenti in danza tradizionale giapponese. Alla fine non riesce a trovare altra via d'uscita che uccidere la madre e poi disfarsi del corpo con un manzoniano seppellimento in un giardino vicino a casa. Ma ecco che appare dal nulla Anne che si offre di aiutarlo e si sbarazza del cadavere con lo stesso metodo usato nelle "Quattro casalinghe di Tokyo" di Natsuo Kirino. Tra i due nasce subito un legame perverso, un amore sincero e malato al tempo stesso e Yuri non si fa problemi ad accettare d'aiutarla a sbarazzarsi di suo padre, capo di una setta. Aggiungiamo poi un terzo ragazzo, un medico e un sacerdote ex membro dell'organizzazione che non han perso il vizietto di uccidere e due funzionarie di polizia opposte come il giorno e la notte e avremo completato il cast di questo manga semplice e lineare ma, al contempo, raffinatissimo. Indubbiamente l'incipit ricorda molto i romanzi di Natsuo Kirino: oltre al succitato "Quattro casalinghe di Tokyo" troviamo un nesso anche con "Real World" per il tema della ricerca della libertà ottenuta uccidendo l'oppressore, marito o genitore che sia. O il vuoto dei giovani giapponesi che anche troppo bene sanno di essere diversi dai propri genitori e di non ritrovarsi nei loro valori. Non si può nemmeno tacere la rivalità tra le due poliziotte che indagano sul caso che appunto non potrebbero essere più opposte, dato che una non si fa problemi ad abbandonare i giovani al loro destino, a lasciare che i malvagi si uccidano a vicenda, e l'altra, invece, fa di tutto per cercare di riportarli sulla retta via mettendo a repentaglio la propria vita e quella del proprio figlio. Il risultato finale sta al lettore giudicarlo e, indubbiamente, ci troviamo in un "Delitto e Castigo" all'incontrario, grazie al tema della caduta nel lato oscuro e della giustizia che può assumere due volti opposti, rendendo impossibile capire quale sia quello giusto. E, come non bastasse, abbiamo un canto a quanto l'assenza d'amore possa pesare, a quanto la sete d'amore possa portarci nel male e nel lato oscuro.

Buona la grafica, semplice e che eccelle nel creare il fascino di Anne dal volto molto espressivo, che assume perfettamente il volto della sorella maggiore, della bambina, della vamp e della spietata assassina a seconda delle circostanze, e che gode di un fascino innegabile; proprio un personaggio che buca lo schermo. Buona la regia delle tavole. Valutare i manga brevi non é facile, perché vi è sempre la tentazione di abbassarne il valore per l'eccessiva brevità che non consente alla storia di decollare o anche solo di approfondire quanto detto. Indubbiamente Anne può essere accusato di questo, dato che si sarebbe potuto fare e scrivere di più. O della natura del personaggio, che uccide con l'esperienza da serial killer, senza rimorsi ma, anzi, con soddisfazione. Qui, infatti, non siamo in "Mirai Nikki" e la nostra Gasai Yuno è davvero realistica. Per non parlare del finale aperto, lasciato all'immaginazione del lettore, cosa che può piacere o non piacere. Ma la brevità riesce a dare quel qualcosa in più ed il finale aperto ha un suo fascino per cui, tutto considerato, complici i temi toccati, un 8 lo si può dare.