Nulla nasce dal nulla. Come il successo di un’opera che sta entrando sempre di più nei cuori di migliaia di spettatori, un anime che magari continua a non rivoluzionare nulla ma che riesce a parlarci, ad abbracciarci e a raccontare esattamente quello che sentiamo il bisogno di sapere, come poche altre opere sono state capaci di fare in questi ultimi anni.

Nulla nasce dal nulla. Le Maledizioni nascono e muoiono per un capriccio Umano, nonostante siano proprio gli umani le Maledizioni più atroci, capaci di distruggere tutto ciò che toccano, senza curarsi di nient’altro se non dei propri timori terreni. Se voi foste un Dio, riscrivereste questa realtà o lascereste che l’amore purifichi tutto?

Che fareste se però la più grande Maledizione si rivelasse essere l’Amore?
 
jujutsu kaisen 0


Jujutsu Kaisen 0 è un lungometraggio animato attualmente in proiezione nelle sale cinematografiche italiane, distribuito da Nexo Digital e Dynit, trasposizione del Volume 0 prequel di Jujutsu Kaisen, opera di Gege Akutami disponibile in Italia per Planet Manga, mentre la serie animata è disponibile su Crunchyroll (della quale cliccando qui troverete la recensione). Il film condivide lo stesso staff della serie animata, quindi anch’esso è animato da MAPPA con regia di Seong Ho Park e sceneggiatura di Hiroshi Seko; il direttore del doppiaggio italiano è Matteo Brusamonti e l’adattatore è Davide Campari. Vi invito a cliccare la nostra scheda del film per scoprire tutto il cast italiano completo.

Il film sta avendo un grandissimo successo nelle sale italiane, supererà ben presto il milione di euro di incassi, spingendo a una proiezione prolungata, andando oltre la settimana prevista.


Maledizione, Ti Amo.
 

Facciamo subito il punto della situazione: Jujutsu Kaisen 0 è un prequel. Venne pubblicato su Jump GIGA nell’aprile 2017 come serie breve in 4 capitoli e il suo enorme successo portò il dipartimento editoriale di Weekly Shōnen Jump a puntare su questa opera, la quale debuttò col titolo di Jujutsu Kaisen nel marzo 2018, ambientata successivamente agli eventi narrati nel Volume 0 e con un altro protagonista. Sia chiaro che però che questa opera è solo un assaggio di quello che è Jujutsu Kaisen, va benissimo considerarlo come prequel, del resto è esattamente questo, ma ritengo che chi conosce la serie possa apprezzare ancora di più certi rimandi, le sfumature dei personaggi e magari notare qualche differenza negli atteggiamenti di qualcuno, ma andiamo oltre.

Yuta Okkotsu è Maledetto. Viene perennemente seguito da ciò che rimane di Rika Orimoto, la sua fidanzata, alla quale da bambino aveva giurato eterno amore, che una volta morta a causa di un tragico incidente è diventata una Maledizione estremamente potente che lo accompagna dovunque e lo “protegge” da qualsiasi male, causando però allo stesso tempo danni catastrofici. L’Accademia di Arti Occulte di Tokyo prenderà in custodia Yuta e la sua Maledizione, ed esattamente come succederà in futuro a Yūji Itadori gli verrà data la possibilità di frequentare l’Accademia, sotto gli insegnamenti dello Stregone più potente Satoru Gojō, ma se non riuscirà a gestire Rika allora verrà immediatamente giustiziato dalle alte sfere del mondo della stregoneria.

La storia segue un percorso abbastanza netto, vediamo Yuta crescere e dare il suo meglio per poter gestire al meglio Rika, aiutato da Gojō e dai suoi compagni di classe: Maki Zen’in, Toge Inumaki e Panda, un trio variegato e a tratti bizzarro ma che funziona alla perfezione e che riesce a dare al nostro protagonista la tranquillità che sta cercando. A differenza della serie principale, Maki sembra più alla mano, già a partire da un character design più da studentessa sbarazzina che da donna pronta alla vendetta contro tutto e tutti; ha sempre la sua irruenza e la sua lingua tagliente ma qui possiamo apprezzarla come vera e propria eroina della storia e non come un personaggio secondario, intravediamo anche un piccolo accenno di interesse da parte sua nei confronti di Yuta che ci aiuta a vedere oltre la corazza di una donna così forte che non si lascia mai andare. Se su Panda non c’è molto da aggiungere rispetto a quel che già sapevamo di lui (tutto più che positivo, sempre simpaticissimo, il vero collante del gruppo), invece anche Toge viene fuori in maniera egregia da questo film, nonostante il suo vocabolario limitato (salmone e compagnia possono far anche ridere, però è un qualcosa contestualizzato alla perfezione) riusciamo a captare i suoi sentimenti, il suo dolore e anche la sua crescita interiore. Gojō è Gojō, c’è poco da dire, che lo si ami o lo si odi il suo carisma è strabordante e basta una sua frase o un suo sguardo per attirare l’attenzione di tutti, un personaggio che risulta essere sempre riuscitissimo a prescindere dallo screen time a lui dedicato.
 
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Il rapporto tra Yuta e Rika è sicuramente la spina dorsale della storia, lei ormai è ridotta a un orribile mostro ma, nonostante ciò, quel che c’è tra di loro rimane molto forte, una volta superata la paura che lei possa distruggere il mondo intero la loro alchimia ci dona una storia d’amore particolare, sicuramente romantica a modo suo ma sotto diversi aspetti rimane abbastanza superficiale… come del resto un po’ tutti i temi presenti in questo film. Quello che non dobbiamo dimenticare è che parliamo di un volume unico, nato senza particolari aspettative e che ha travolto sia l’autore che l’editore, dando inizio a un successo incredibile e insperato, quindi, non può sorprendere che in realtà molto di ciò che vediamo è solo un accenno di quel che è davvero Jujutsu Kaisen. La Maledizioni, le famiglie che regnano nel mondo della Stregoneria, i pesi che si portano addosso i nostri personaggi e ovviamente la storia d’amore del nostro protagonista, sono tutti temi che ci intrattengono e che ci fanno avere voglia di scoprire molto di più ma, contestualizzati al solo film, rimangono soltanto abbozzati in attesa di essere approfonditi in un secondo momento.

Il film intrattiene, lo fa in modo ottimo, però è fortissima la sensazione che si limiti a fare soltanto un “ottimo compitino”, il che non corrisponde a un difetto capace di rovinare la visione dell’opera ma non si può nascondere che rimanga forte la sensazione che si potesse fare di più, anche considerando che ormai il pubblico ben conosce l’incredibile potenziale di questa storia e già ama i personaggi presenti, quindi, forse si sarebbe potuto osare. Non ci deve però essere spazio a fraintendimenti, sforzi in tal senso sono stati fatti, ci sono state scene inedite dedicate ai ragazzi di Kyoto e Nanami, sicuramente un ottimo omaggio per i fan di lunga data ma che allo stesso tempo rafforza l’idea che questo film rimanga comunque un teaser di quello che è davvero la storia, il che per molti sarà ovvio ma è meglio sottolinearlo nel caso vi siate approcciati all’opera con aspettative sbagliate. Il discorso non vale per il trio dell’Accademia, difficile fare un lavoro migliore su di loro e soprattutto su Maki, la quale è stata la grandissima rivelazione del film.

Sul lato tecnico avremmo tutti apprezzato una spinta maggiore, soprattutto essendo un film cinematografico sarebbe stato bello rivivere l’emozione del Vuoto Incommensurabile di Gojō o dello scontro che ha concluso la serie animata che ha visto Yūji combattere a fianco di Nobara. Si è puntato sul carico emotivo più che sul lasciare a bocca aperta gli spettatori, e probabilmente questo è dovuto anche a una pianificazione del film “incerta”; il film inizialmente era stato concepito per essere una vera e propria saga televisiva e solo dopo è diventato il film che tutti noi conosciamo, con ormai molti sforzi donati al progetto “principale” e con poco tempo a disposizione non c’è stata l’effettiva possibilità di ammirare quel qualcosa in più che era comunque lecito aspettarsi da questo film. In ogni caso parliamo di un’opera che ha centrato alla perfezione il bersaglio: molti che non conoscevano Jujutsu Kaisen adesso vorranno sapere di più, chi lo conosceva e lo apprezzava è estremamente soddisfatto di un film fatto bene sotto ogni punto di vista, per quanto si sia consci che si sarebbe potuto fare ancora qualcosa in più e… chi non lo apprezzava e continua a non apprezzarlo almeno ha contribuito a questo suo grandissimo successo, anche a loro vanno i nostri ringraziamenti.
 
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Ti Amo… Maledizione…


Jujutsu Kaisen, come detto in passato, parla di Maledizioni estremamente Umane e Umani estremamente Maledetti e per quanto nel film il concetto sembra essersi ridotto a un più banale “bene contro male”, sono lo stesso presenti spunti di grande interesse, soprattutto per quanto riguarda la natura stessa degli Stregoni, unico vero approfondimento inedito rispetto alla serie animata. Il grande mattatore è Geto, capace di prendersi tutta la scena e presentarsi per quello che è realmente, ovvero uno Stregone Nero che ha tradito l’Accademia e che ora punta a uccidere tutti gli umani perché gli Stregoni non devono nascondersi, non devono vivere come se dovessero temere gli umani. Scopriamo i suoi motivi, da dove nasce il suo odio ma dovremo aspettare ancora per comprendere in maniera più profonda la natura delle sue cicatrici, quel che però diventa palese è forse una delle più grandi sorprese del film: Gojō lo considera il suo migliore amico.

Il rapporto tra Geto e Gojō in un qualche modo ricorda quello tra Yuta e Rika. Persone legate dal dolore e dalla tragedia, Rika e Geto hanno perso da tempo ciò che li rendeva umani, ma nonostante Rika sia diventata una Maledizione e non sia quasi possibile gestirla riesce lo stesso a sentire dal profondo del suo cuore, o quel che ne è rimasto, che deve fidarsi ciecamente dell’uomo che ama, mentre Geto segue un percorso di autodistruzione, dimostrando di essere anche peggio di una Maledizione (per il resto del paragrafo sono presenti spoiler); il piano messo in moto tra Tokyo e Kyoto ha numerosissime falle, basato su una speranza troppo fatiscente ed è difficile credere che non sapesse che è impossibile vincere una guerra contro Satoru Gojō se prima non trovi un modo per immobilizzarlo per sempre, giocarsi il tutto per tutto senza conoscere abbastanza bene Yuta e del perché lui nasconda un potenziale così forte è un errore così elementare che è difficile non pensare che forse Geto fosse ormai irrimediabilmente perso nell’oblio del suo odio. Abbiamo visto Gojō infastidito, annoiato o esaltato ma non lo abbiamo mai visto sofferente come in questo film, rivelandoci che anche gli Dei possono soffrire, che la sua arroganza conosce un limite e quel limite sembra proprio essere Geto. La Maledizione più grande si rivela essere l’Amore.
 
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Concludiamo parlando dell’adattamento italiano. Forse siamo di fronte ad uno dei migliori doppiaggi italiani di sempre per un anime, ottimo adattamento e perfetto il modo in cui i personaggi hanno rispecchiato quelli originali, parlo soprattutto di Stefano Pozzi per il suo lavoro da non sottovalutare su Inumaki, Luca Semeraro per Yaga e Giorgia Carnevale con Akari Nitta, che mi è piaciuta proprio un botto, tutti personaggi particolari che si esprimono esattamente come devono esprimersi e le critiche che si sono lette in questi giorni non hanno ragione di esistere, soprattutto Nitta, una ragazza che in originale si esprime nel dialetto del Kansai e stando proprio alle parole di Akutami lei è una ex yankee, quindi il suo modo di esprimersi è più che adatto al personaggio.

Se ho amato così tanto Maki parte della “colpa” va proprio a Elisa Giorgio, che ha fatto un lavoro che si può solo definire perfetto e meriterebbe un premio; Davide Fumagalli su Gojō aveva senza dubbio il ruolo più difficile e i paragoni con il lavoro mostruoso di Nakamura sono ingiusti, a mio avviso merita tanti applausi per il modo ottimo in cui è riuscito a dimostrare la leggerezza del sensei. Omar Maestroni per Geto, Francesco Mei per Ijichi e Matteo Brusamonti per Panda sembrano essere nati per questi ruoli e un pensiero va a tutti i secondari che non vedo l’ora di amarli nella serie (doppiatrice di Nobara, se stai leggendo, sappi che hai una responsabilità pazzesca, hai il mio cuore in mano, trattalo bene). Alessio Talamo per Yuta è andato sempre più in crescendo proprio come il protagonista, anche lui aveva il compito praticamente impossibile di confrontarsi con il lavoro di una divinità come Megumi Ogata ma può andare fiero di aver fatto suo il personaggio, ed infine Francesca Tretto che si è distanziata tantissimo da un’altra divinità, Kana Hanazawa, anche in modo coraggioso e questo denota un grande carattere.

Jujutsu Kaisen 0 è in definitiva la storia di amori che portano dolore, ma dai quali si deve sopravvivere, andare oltre e sperare di trarre il meglio da essi. Yuta è un buon protagonista e il suo rapporto non convenzionale con Rika è una ventata d’aria fresca, per un’opera che anche in questa sua forma ridotta si dimostra moderna, confermando Akutami uno scrittore al passo coi tempi già dalle prime pagine. Così come la serie animata e il manga, anche per questo film non dovete cercare motivazioni particolari per comprendere il suo immenso successo, Jujutsu Kaisen 0 riesce a parlare con i suoi fan dandogli esattamente quello che speravano di trovare, dandoci anche modo di godere di questa unica e piccola parentesi di vero amore.
 
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