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Samurai Champloo è una serie anime decisamente atipica in quanto a mistura di generi molto distanti tra loro.
Narra le vicende di una ragazza, Fu Kasumi, dal passato tribolato ma deciso a rincontrare il cosiddetto "il samurai che profuma di girasoli". Incontra fortuitamente due ronin nel locale dove lavorava come cameriera. Chiede inizialmente l'aiuto di Mugen per poter essere difesa da un gruppo di persone che la importunavano, ma il brutto carattere del ronin finisce col peggiorare la situazione. Se ciò non bastasse, anche l'altro ronin, Jin, si ritrova invischiato nelle vicende conseguenti il trambusto creato da Mugen. Sfruttando la loro rivalità, Fu riesce a convincerli ad aiutarla a trovare il samurai che profuma di girasoli, e di incamminarsi tutti e tre in un lungo viaggio per il Giappone feudale.

Durante il cammino ci si ritrova a ripercorrere fasi storiche del periodo Edo sebbene rimaneggiate dallo stile del regista, Shinichiro Watanabe (lo stesso di Cowboy Bebop), abile nel reinterpretarli fondendoli con elementi anacronistici come l'hip hop, i graffiti, il rap e ecc.
Questo abbinamento vien fin da subito considerato dallo spettatore contrastante, ma tuttavia meno fuori luogo di quanto si possa pensare. Unito a una colonna sonora adeguata, le vicende, spesso comiche, finiscono per creare un ottimo connubio con gli elementi drammatici della storia. Non manca l'azione, anche se fin troppo spettacolarizzata, ma in compenso è ben animata.
Cosa manca a questo anime quindi? Non di certo la varietà delle situazioni, ma di certo una trama più profonda avrebbe giovato. Appassiona fino al finale, ma delude nelle aspettative.
Siamo distanti dai livelli raggiunti da Cowboy Bebop, ma non per questo non risulta essere una buona opera degna di essere vista almeno da chi è incline alle novità in un genere ormai inflazionato.