Recensione
Annunciato con rulli di tamburi e una discreta campagna di marketing, il nuovo movie di Dragon Ball Z, direttamente supervisionato dall'autore originale (mossa commerciale che con One Piece: Strong World ha funzionato alla grande) giunge al cinema a ben 18 anni di distanza dall'ultimo "L'eroe del pianeta Conuts", accompagnato da un moderato entusiasmo e tante perplessità. Vien da chiedersi, nell'anno del fenomeno "Attacco dei Giganti", quanto ancora la creatura -ormai non più da tempo- di Toriyama possa dare all'animazione giapponese, già a suo tempo brand inflazionato e allungato oltremisura, molto più di quanto il soggetto richiedesse.
Il risultato è un'aspettativa di basso profilo, dopo l'inutile special celebrativo del 2008 e l'ancora più osceno special dedicato a Bardak di un paio di anni fa. In un mondo anime in costante mutazione, Dragon Ball Z con i suoi schemi lo si potrebbe accostare al T-Rex catapultato in città del secondo Jurassic Park di Spielberg, grande, ma goffo e spaesato, che al massimo può impensierire un cane che abbaia nel suo giardino. Almeno sulla carta.
Ecco quindi il solito canovaccio: veniamo a conoscenza dell'esistenza di un essere detto "Dio della distruzione" che, svegliatosi da un sonno durato circa 39 anni, è desideroso di conoscere il guerriero artefice della disfatta di Freezer, motivato inoltre da un suo sogno nel quale lottava contro un certo "Dio Super Saiyan". Trovato Son Goku sul minuscolo pianeta di Re Kaioh, lo sconfigge facilmente con appena due mosse con grande stupore del nostro protagonista, dopodiché si reca sul pianeta Terra dove si trova il principe dei Saiyan Vegeta, in cerca di altre informazioni sul Super Saiyan God. In base a ciò che accadrà il giorno del compleanno di Bulma, si decidono le sorti del pianeta.
Tagliamo subito la testa al toro: "Battle of Gods" funziona e intrattiene, al di là di tutti i suoi limiti. Partendo dall'antagonista, che si discosta da altri patetici villain visti nei precedenti penosi movie della serie, tutti uguali, tutti "pompatissimi", "alla Broly" per intenderci. Bills spacca lo schermo tra movenze animalesche e passione per il buon cibo - spassosissimo il modo in cui si ambienta nella festa di Bulma - alternatisi ad imprevedibili sbalzi di umore che incutono anche un certo timore, soprattutto sul povero Vegeta, mai macchietta come in questo film, con buona pace dei suoi fan. Manca di una sua mossa peculiare, è semplicemente forte, ma è comunque una piacevole ventata d'aria fresca nel mondo di Dragon Ball Z, considerando anche l'ottimo modo in cui viene gestito nel finale, senza che anticipi nulla, del tutto diverso dalla solita stanca formula Goku&friends sconfitti > Power Up > Goku vincitore.
Ma "Battle of Gods" riesce a trovare il tempo anche per delle sane risate, nonostante il pericolo incombente c'è sempre qualche battuta cretina di Muten o qualche espressione inaspettata - cede persino l'impassibile Drago ShenLong - a spezzare la tensione, a ricordarci che siamo in una creazione di Toriyama. E che dire del ritorno della banda di Pilaf, ancora e in costante ricerca delle sfere del drago, ma stavolta in versione "chibi", decisamente più riuscita di quella vista nel primo episodio del nefasto e ormai rinnegato da tutti Dragon Ball GT.
Dal punto di vista tecnico la pellicola si destreggia bene con i nuovi mezzi a disposizione; anche se in certi frangenti era lecito aspettarsi di più la battaglia finale è comunque adrenalinica e spettacolare, con certe inquadrature ora possibili grazie all'utilizzo della CG. Qualcosa di meglio poteva fare la colonna sonora, ma ci prova una nuova versione della celebre "Cha-La Head-Cha-La" a far zittire tutti.
Tutto nel segno del fan-service più spudorato, è chiaro, ma è anche questo il bello. "Battle of Gods" è la dimostrazione di come il fan-service e l'effetto nostalgia, se ben implementati, possono funzionare alla grande e divertire lo spettatore senza che il tutto risulti ruffiano o forzato. E poco importa se la versione "God" del Super Saiyan non è questo granché e non imprime quella sensazione di potenza caratteristica delle precedenti trasformazioni, è quasi geniale di come il film abbia basato il battage pubblicitario su un elemento in realtà così marginale della pellicola, consapevoli di far fomentare i fan sullla nuova formidabile trasformazione di Goku per poi dimostrare loro che Dragon Ball non è solo questo.
Una insperata e non indifferente prova di maturazione del brand, nel 2013, decisamente tardiva ma non per questo inefficace, l'ultimo film di Goku è riuscito nella quasi impossibile impresa di stupirmi e allo stesso tempo mantenere il suo spirito (quel "c'è sempre qualcuno più forte di te" risalente alla prima serie), cosicché vale la pena concederci il lusso di mandare al diavolo Giganti spellati e Madoke Magiche in crisi di nervi per 85 minuti, e tornare bimbetti nutellosi tra le sane mazzate sfasciapianeti di una ventina di anni fa. Sì, concediamocelo. 8
Il risultato è un'aspettativa di basso profilo, dopo l'inutile special celebrativo del 2008 e l'ancora più osceno special dedicato a Bardak di un paio di anni fa. In un mondo anime in costante mutazione, Dragon Ball Z con i suoi schemi lo si potrebbe accostare al T-Rex catapultato in città del secondo Jurassic Park di Spielberg, grande, ma goffo e spaesato, che al massimo può impensierire un cane che abbaia nel suo giardino. Almeno sulla carta.
Ecco quindi il solito canovaccio: veniamo a conoscenza dell'esistenza di un essere detto "Dio della distruzione" che, svegliatosi da un sonno durato circa 39 anni, è desideroso di conoscere il guerriero artefice della disfatta di Freezer, motivato inoltre da un suo sogno nel quale lottava contro un certo "Dio Super Saiyan". Trovato Son Goku sul minuscolo pianeta di Re Kaioh, lo sconfigge facilmente con appena due mosse con grande stupore del nostro protagonista, dopodiché si reca sul pianeta Terra dove si trova il principe dei Saiyan Vegeta, in cerca di altre informazioni sul Super Saiyan God. In base a ciò che accadrà il giorno del compleanno di Bulma, si decidono le sorti del pianeta.
Tagliamo subito la testa al toro: "Battle of Gods" funziona e intrattiene, al di là di tutti i suoi limiti. Partendo dall'antagonista, che si discosta da altri patetici villain visti nei precedenti penosi movie della serie, tutti uguali, tutti "pompatissimi", "alla Broly" per intenderci. Bills spacca lo schermo tra movenze animalesche e passione per il buon cibo - spassosissimo il modo in cui si ambienta nella festa di Bulma - alternatisi ad imprevedibili sbalzi di umore che incutono anche un certo timore, soprattutto sul povero Vegeta, mai macchietta come in questo film, con buona pace dei suoi fan. Manca di una sua mossa peculiare, è semplicemente forte, ma è comunque una piacevole ventata d'aria fresca nel mondo di Dragon Ball Z, considerando anche l'ottimo modo in cui viene gestito nel finale, senza che anticipi nulla, del tutto diverso dalla solita stanca formula Goku&friends sconfitti > Power Up > Goku vincitore.
Ma "Battle of Gods" riesce a trovare il tempo anche per delle sane risate, nonostante il pericolo incombente c'è sempre qualche battuta cretina di Muten o qualche espressione inaspettata - cede persino l'impassibile Drago ShenLong - a spezzare la tensione, a ricordarci che siamo in una creazione di Toriyama. E che dire del ritorno della banda di Pilaf, ancora e in costante ricerca delle sfere del drago, ma stavolta in versione "chibi", decisamente più riuscita di quella vista nel primo episodio del nefasto e ormai rinnegato da tutti Dragon Ball GT.
Dal punto di vista tecnico la pellicola si destreggia bene con i nuovi mezzi a disposizione; anche se in certi frangenti era lecito aspettarsi di più la battaglia finale è comunque adrenalinica e spettacolare, con certe inquadrature ora possibili grazie all'utilizzo della CG. Qualcosa di meglio poteva fare la colonna sonora, ma ci prova una nuova versione della celebre "Cha-La Head-Cha-La" a far zittire tutti.
Tutto nel segno del fan-service più spudorato, è chiaro, ma è anche questo il bello. "Battle of Gods" è la dimostrazione di come il fan-service e l'effetto nostalgia, se ben implementati, possono funzionare alla grande e divertire lo spettatore senza che il tutto risulti ruffiano o forzato. E poco importa se la versione "God" del Super Saiyan non è questo granché e non imprime quella sensazione di potenza caratteristica delle precedenti trasformazioni, è quasi geniale di come il film abbia basato il battage pubblicitario su un elemento in realtà così marginale della pellicola, consapevoli di far fomentare i fan sullla nuova formidabile trasformazione di Goku per poi dimostrare loro che Dragon Ball non è solo questo.
Una insperata e non indifferente prova di maturazione del brand, nel 2013, decisamente tardiva ma non per questo inefficace, l'ultimo film di Goku è riuscito nella quasi impossibile impresa di stupirmi e allo stesso tempo mantenere il suo spirito (quel "c'è sempre qualcuno più forte di te" risalente alla prima serie), cosicché vale la pena concederci il lusso di mandare al diavolo Giganti spellati e Madoke Magiche in crisi di nervi per 85 minuti, e tornare bimbetti nutellosi tra le sane mazzate sfasciapianeti di una ventina di anni fa. Sì, concediamocelo. 8
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