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«Science Fell in Love, So I Tried to Prove It», o «Rikei ga Koi ni Ochita no de Shoumei Shite Mita», per brevità «Rikekoi», è una serie di dodici episodi uscita nell'inverno 2020. Si tratta di una commedia sentimentale, trasposizione dall'omonimo manga. I protagonisti sono Shinya e Ayame, due “scienziati”, probabilmente due dottorandi, ma non è chiarissimo; così come nebuloso è il loro campo d’indagine al di fuori della ricerca particolare che conducono in questa serie: qui vogliono riuscire a determinare, in modo scientificamente corretto, se i sentimenti che provano l’uno per l’altra possano essere definiti “amore”.

Mi sono avvicinata con una certa diffidenza perché, lavorando in ambito scientifico, spesso sono insoddisfatta dalla rappresentazione dei personaggi definiti “scienziati”; tendono spesso a essere ridotti a stereotipi: malefici esseri senza scrupoli in cerca di potere, sempliciotti con fede illuminista incrollabile (tipo “le magnifiche sorti e progressive” di leopardiana memoria) o, talvolta, simpatici e svampiti pasticcioni. Personaggi a volte anche riusciti, ma molto distanti dalla realtà. Chi ha scritto questa serie sembra, invece, conoscere bene come funzionino le dinamiche delle “menti analitiche”, e quindi questi scienziati risultano credibili, anche se la serie ha una componente comica marcata e il tono è molto scanzonato, con un gradevole tocco di surreale.

Il risultato è un'opera che riesce a introdurre efficacemente una serie di concetti familiari a chi lavora nell'ambito scientifico, come l’ipotesi nulla e i disegni sperimentali con controlli positivi e negativi; a tema sono anche gli intermezzi degli episodi affidati all'orsetto Rikekuma. Lungo tutta la serie ci sono semplificazioni in abbondanza, ma non ho notato veri errori. Anche la quotidianità del lavoro è ben resa, ottima la parte dedicata ai lab-meeting e alla preparazione degli speach da portare a congresso, così come il congresso stesso, ottimi spunti per il lato comico sono le deformazioni professionali che sono raccontate con efficacia: dalla frustrazione davanti a quantità come "un pizzico", al programma che estrae random gli ingredienti da aggiungere alle pizze da ordinare, e c’è anche l’immancabile elemento del gruppo che si aggira per il laboratorio con i calzoni più corti del camice.

E dal momento che è una serie romantica, cosa dire di Shinya e Ayame come coppia? Funzionano benissimo! Sono un pochino avulsi dalle normali dinamiche “romantiche”, infatti non sanno bene cosa fanno le persone durante gli appuntamenti, ma sono assolutamente sulla stessa lunghezza d’onda: si divertono un mondo a trovare la loro particolare declinazione di ogni cosa e ogni occasione è buona per far due calcoli.

La trama è semplice e ripercorre le classiche tappe delle serie incentrate sugli affari di cuore, trasponendole nella “vita da laboratorio”; i personaggi a contorno sono pochi: un professore bizzarro, una senpai brillante e cinica che è fissata con i videogiochi ed esibisce un look “dark lolita”, l’elemento buffo del gruppo (sì, quello dei calzoni corti) e la più giovane del gruppo, studentessa appena arrivata che ha il compito di dare voce ai pensieri degli spettatori. C’è poi un personaggio su cui è bene tacere, per non fare spoiler.

Dal punto di vista tecnico è tutto gradevole: character design, sfondi, animazioni, doppiaggio, OST e sigle, regia sono al passo con i tempi, non soffrono di particolari problemi se non quello di risultare tutti un po’ “scolastici”; a conti fatti mancano di originalità e, se la serie merita di essere vista, non è per il comparto tecnico.

Una serie spensierata piacevole, senza grandi pretese, ma che funziona e che merita una visione se si è in cerca di una serie romantica o se si frequenta, per studio o lavoro, un laboratorio scientifico!