Recensione
Mob Psycho 100 III
8.5/10
Quella che mi lega a “Mob Psycho 100” è una storia peculiare e piuttosto lunga, che ha inizio circa tre anni or sono. Era il 2023, infatti, quando decisi di dare un’occasione all’anime tratto dall’omonimo manga di One, mangaka noto ai più per il suo celebre “One Punch Man”. La prima stagione mi piacque abbastanza, merito delle animazioni sensazionali dello studio bones, delle musiche peculiari di Kenji Kawai e della regia eccezionale di Yuzuru Tachikawa, elementi che si sposano benissimo con la natura stessa dell’anime: battle shounen in piena regola. Ciononostante, al termine della prima stagione decisi di fermarmi, rimandando la visione della seconda a data da destinarsi. Nella mia mente, credevo che non sarebbe trascorsa più di qualche settimana, ma le cose andarono diversamente. Ricordo bene che quello era un periodo alquanto frenetico, in cui passavo da un anime ad un altro e preferivo variare piuttosto che restare legato allo stesso prodotto per troppo tempo. Così, quel ‘data da destinarsi’ è diventato tre moti di rivoluzione della Terra intorno al Sole dopo, il che ci porta all’anno corrente. A ridosso delle vacanze di Pasqua, che avrei trascorso ad Assisi, mi sono interrogato su quale anime mi avrebbe potuto tenere compagnia durante le circa otto tediose ore di viaggio in macchina – tra andata e ritorno, si intende – e, a quel punto, ho avuto l’illuminazione: mi sarei rivisto la prima stagione di “Mob Psycho 100”, anime già incontrato sul mio cammino e della cui precedente visione avevo ancora qualche sparuto ricordo, così da poter iniziare la seconda stagione una volta tornato a casa. Ancora oggi, la ritengo una delle decisioni più lungimiranti del mio 2026.
Come avrete intuito, dunque, questa recensione non sarà soltanto sulla terza stagione, ma su tutta l’epopea che è “Mob Psycho 100”.
Shigeo Kageyama è uno studente delle medie con strani poteri psichici, il cui soprannome è "Mob" – letteralmente, personaggio di sfondo – poiché difficilmente lo si distingue in mezzo alle altre persone. Nonostante sia un ragazzo poco appariscente, è un esper molto dotato, che esploderebbe se vivesse le sue emozioni al 100%. Per evitare di perdere il controllo del proprio corpo ed esplodere, Mob cerca di tener chiusi dentro di sé tutti i suoi sentimenti, per provare a condurre una vita normale. Ma la cosa non si rivela per niente facile.
Per quel che mi riguarda, la prima stagione è la più debole delle tre che adattano il manga scritto e disegnato da One. Per quanto serva ad introdurre il protagonista e gli altri comprimari e a delineare la situazione di partenza, la prima stagione, fondamentalmente, non si allontana dagli standard del battle shounen: duelli, risse e, più in generale, botte da orbi in pieno stile giapponese. Tutto, come precedentemente anticipato, reso magistralmente dal lavoro combinato dello studio bones, del regista Yuzuru Tachikawa e del compositore Kenji Kawai, che hanno fatto di ogni singolo episodio, non solo della prima stagione ma dell’intero anime, un autentico piacere per gli occhi. Elementi tangibili di cui lamentarsi, dunque, non ce ne sono. Ciò che si può imputare alla prima stagione, al massimo, è il non andare mai oltre le semplici mazzate e il restare ancorato ad un’idea di battle shounen che, un poco alla volta, i lettori e gli spettatori come il sottoscritto preferiscono sempre meno. In poche parole, la prima stagione di “Mob Psycho 100” manca di quell’introspezione e di quell’approfondimento emotivo di cui sono dotate le due successive, che mi sono entrate maggiormente nel cuore e di cui, per ovvie ragioni, parlerò più approfonditamente e con rinnovato trasporto nei paragrafi successivi.
"Tutte le persone hanno bisogno di qualcuno, giusto?".
A partire dalla seconda stagione, i toni si alzano notevolmente. Ovviamente, l’anime non dimentica le proprie origini; i combattimenti restano la colonna portate dell’opera di One, ma si lascia spazio ad una maggiore introspezione, che coinvolge molti dei personaggi della storia, il protagonista su tutti. Nella seconda stagione, infatti, Mob inizia un percorso di crescita notevole, destinato a durare e a concludersi nella terza ed ultima parte dell’anime. Un poco alla volta, Mob impara a fare i conti con le proprie emozioni e a rapportarsi con le persone che lo circondano in modo completamente diverso. In questo processo, giocano un ruolo fondamentale gli amici che Mob si fa lungo il cammino, tra cui soprattutto il suo maestro Arataka Reigen e lo spirito “maligno” Fossette. In particolar modo, ritengo che la seconda stagione sia quella della consacrazione di Reigen, colui il quale insegna a Mob che i suoi poteri sono un dono e, di conseguenza, qualcosa di cui andare fieri. Una scena, su tutte le altre, racconta bene la grandezza di Reigen: la presa di coscienza sull'importanza di Mob nella sua vita, uno dei momenti più alti di tutta la serie. Verso le battute finali, un po’ a malincuore, l’introspezione della prima parte di stagione viene definitivamente abbandonata in favore di un ritorno alle dinamiche tipiche del battle shounen. Questa è, di fatto, l’unica critica che mi sento di muovere alla seconda stagione di “Mob Psycho 100”, per quanto, all’inizio, mi avevano fatto credere seriamente ad un risvolto romantico…
La terza stagione, invece, vede la legittimazione di Fossette che, nell’arco della storia, si è affermato come il mio personaggio preferito di “Mob Psycho 100”. In un momento preciso della terza stagione, Fossette, che nasce come spirito maligno mosso dal forte desiderio di conquista del mondo intero, mette da parte la sete di onnipotenza e cede al potere dell’amicizia, quella che lo lega a Mob. Come è facile immaginare, le vicende degli amici che lo circondano influenzano lo stesso Mob, che nella terza stagione completa il proprio percorso di crescita, al termine del quale smette di essere il timido ed introverso Mob, per diventare il carismatico e maturo Shigeo Kageyama. Più dei combattimenti, spettacolari anche nella terza stagione, mi ha emozionato vedere Shigeo cambiare radicalmente, crescere come uomo e diventare una persona su cui gli amici e il fratello possono fare affidamento in qualsiasi momento. Il finale, a cui si giunge dopo il ritorno di Fossette, la confessione di Reigen, l'accettazione di sé di Shigeo e la festa a sorpresa, è semplicemente perfetto. Alla fine, mi è venuto da pensare: quanto è cresciuto Mob e quanti amici si è fatto lungo il cammino.
Come avrete intuito, dunque, questa recensione non sarà soltanto sulla terza stagione, ma su tutta l’epopea che è “Mob Psycho 100”.
Shigeo Kageyama è uno studente delle medie con strani poteri psichici, il cui soprannome è "Mob" – letteralmente, personaggio di sfondo – poiché difficilmente lo si distingue in mezzo alle altre persone. Nonostante sia un ragazzo poco appariscente, è un esper molto dotato, che esploderebbe se vivesse le sue emozioni al 100%. Per evitare di perdere il controllo del proprio corpo ed esplodere, Mob cerca di tener chiusi dentro di sé tutti i suoi sentimenti, per provare a condurre una vita normale. Ma la cosa non si rivela per niente facile.
Per quel che mi riguarda, la prima stagione è la più debole delle tre che adattano il manga scritto e disegnato da One. Per quanto serva ad introdurre il protagonista e gli altri comprimari e a delineare la situazione di partenza, la prima stagione, fondamentalmente, non si allontana dagli standard del battle shounen: duelli, risse e, più in generale, botte da orbi in pieno stile giapponese. Tutto, come precedentemente anticipato, reso magistralmente dal lavoro combinato dello studio bones, del regista Yuzuru Tachikawa e del compositore Kenji Kawai, che hanno fatto di ogni singolo episodio, non solo della prima stagione ma dell’intero anime, un autentico piacere per gli occhi. Elementi tangibili di cui lamentarsi, dunque, non ce ne sono. Ciò che si può imputare alla prima stagione, al massimo, è il non andare mai oltre le semplici mazzate e il restare ancorato ad un’idea di battle shounen che, un poco alla volta, i lettori e gli spettatori come il sottoscritto preferiscono sempre meno. In poche parole, la prima stagione di “Mob Psycho 100” manca di quell’introspezione e di quell’approfondimento emotivo di cui sono dotate le due successive, che mi sono entrate maggiormente nel cuore e di cui, per ovvie ragioni, parlerò più approfonditamente e con rinnovato trasporto nei paragrafi successivi.
"Tutte le persone hanno bisogno di qualcuno, giusto?".
A partire dalla seconda stagione, i toni si alzano notevolmente. Ovviamente, l’anime non dimentica le proprie origini; i combattimenti restano la colonna portate dell’opera di One, ma si lascia spazio ad una maggiore introspezione, che coinvolge molti dei personaggi della storia, il protagonista su tutti. Nella seconda stagione, infatti, Mob inizia un percorso di crescita notevole, destinato a durare e a concludersi nella terza ed ultima parte dell’anime. Un poco alla volta, Mob impara a fare i conti con le proprie emozioni e a rapportarsi con le persone che lo circondano in modo completamente diverso. In questo processo, giocano un ruolo fondamentale gli amici che Mob si fa lungo il cammino, tra cui soprattutto il suo maestro Arataka Reigen e lo spirito “maligno” Fossette. In particolar modo, ritengo che la seconda stagione sia quella della consacrazione di Reigen, colui il quale insegna a Mob che i suoi poteri sono un dono e, di conseguenza, qualcosa di cui andare fieri. Una scena, su tutte le altre, racconta bene la grandezza di Reigen: la presa di coscienza sull'importanza di Mob nella sua vita, uno dei momenti più alti di tutta la serie. Verso le battute finali, un po’ a malincuore, l’introspezione della prima parte di stagione viene definitivamente abbandonata in favore di un ritorno alle dinamiche tipiche del battle shounen. Questa è, di fatto, l’unica critica che mi sento di muovere alla seconda stagione di “Mob Psycho 100”, per quanto, all’inizio, mi avevano fatto credere seriamente ad un risvolto romantico…
La terza stagione, invece, vede la legittimazione di Fossette che, nell’arco della storia, si è affermato come il mio personaggio preferito di “Mob Psycho 100”. In un momento preciso della terza stagione, Fossette, che nasce come spirito maligno mosso dal forte desiderio di conquista del mondo intero, mette da parte la sete di onnipotenza e cede al potere dell’amicizia, quella che lo lega a Mob. Come è facile immaginare, le vicende degli amici che lo circondano influenzano lo stesso Mob, che nella terza stagione completa il proprio percorso di crescita, al termine del quale smette di essere il timido ed introverso Mob, per diventare il carismatico e maturo Shigeo Kageyama. Più dei combattimenti, spettacolari anche nella terza stagione, mi ha emozionato vedere Shigeo cambiare radicalmente, crescere come uomo e diventare una persona su cui gli amici e il fratello possono fare affidamento in qualsiasi momento. Il finale, a cui si giunge dopo il ritorno di Fossette, la confessione di Reigen, l'accettazione di sé di Shigeo e la festa a sorpresa, è semplicemente perfetto. Alla fine, mi è venuto da pensare: quanto è cresciuto Mob e quanti amici si è fatto lungo il cammino.
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