Recensione
Remi - Le sue avventure
9.0/10
Recensione di Irene Tempesta
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Avevo sentito altissime recensioni su questo anime, classicissimo del genere Meisaku, un genere che personalmente adoro.
Avevo alte aspettative dunque, che sono in parte state positive anche per me, e tuttavia..... mi aspettavo più drammaticità a causa di un altro anime bellissimo che si chiama "Peline Story".
Per chi non conoscesse quest'ultimo, è un altro del genere Meisaku ed è l'adattamento di un altro classico romando di Hector Malot, stesso scrittore del romanzo da cui è stato tratto "Remì", si può dire che Peline e Remì abbiano lo stesso padre poichè partoriti dalla stessa mente.
Entrambi i romanzi sono denunce sociali sulle condizioni miserevoli e ingiuste dei bambini nel fine ottocento, ma la storia di "Peline" è stata a mio parere molto più tragica; questo perchè Peline nel suo cammino, non meno avventuroso di Remì, ha conosciuto per un lungo tratto la solitudine più nera e la disperazione più totale, a differenza di Remì che, nonostante le moltissime sfighe e difficoltà, non ha mai dovuto sopportare il peso terribile della solitudine più estrema, non ha mai fatto il suo lungo viaggio da solo, era sempre con qualcuno a cui potersi appoggiare, prima Vitali, e poi Mattia.
L'anime "Remi" narrativamente è ben fatto, i 51 episodi sono scorrevoli, avvincenti, la vita di Remì è molto dinamica e piena di eventi che non permettono allo spettatore di annoiarsi e mostrano le difficoltà di un bambino orfano in un periodo completamente diverso dal nostro, dove non c'erano contraccezioni, i figli erano tanti e i soldi invece pochissimi, perciò era comune far lavorare i bambini da giovanissimi, senza farli andare a scuola rendendoli analfabeti, o addirittura venderli per liberarsi di bocche da sfamare.
Dopo aver visto l'anime ho reperito il romanzo "Senza famiglia" di Hector Malot da cui è tratto Remì , classicissimo della lettura francese e che gli diede fama all'epoca, e sono rimasta impressionata dalla ASSOLUTA fedeltà con cui l'anime aderisce al romanzo, non c'è quasi nessun evento improvvisato, cosa non scontata, anime e romanzo sono una unica cosa e anima, perfettamente identici.
La grafica, così come il sonoro e doppiaggio, è davvero scarna e mediocre, molte scene sono poco curate nei dettagli, come se non ci fosse stato budget per investire meglio sul progetto, ma và detto che questo è un anime del 1978 e all'epoca la grafica non era granchè rispetto agli standard odierni.
Tuttavia io lo considero un ottimo prodotto che consiglio a tutti gli amanti del genere Meisaku e non!
Il fascino che hanno le storie di fine ottocento che mostrano uno spaccato di vita vera e avventurosa è molto meglio di tanti anime mediocri che abbondano oggi sul mercato.
Per chi ha amato il genere, consiglio assolutamente anche "Peline Story" che è della stessa bellezza e frutto della mente dello stesso autore.
Avevo alte aspettative dunque, che sono in parte state positive anche per me, e tuttavia..... mi aspettavo più drammaticità a causa di un altro anime bellissimo che si chiama "Peline Story".
Per chi non conoscesse quest'ultimo, è un altro del genere Meisaku ed è l'adattamento di un altro classico romando di Hector Malot, stesso scrittore del romanzo da cui è stato tratto "Remì", si può dire che Peline e Remì abbiano lo stesso padre poichè partoriti dalla stessa mente.
Entrambi i romanzi sono denunce sociali sulle condizioni miserevoli e ingiuste dei bambini nel fine ottocento, ma la storia di "Peline" è stata a mio parere molto più tragica; questo perchè Peline nel suo cammino, non meno avventuroso di Remì, ha conosciuto per un lungo tratto la solitudine più nera e la disperazione più totale, a differenza di Remì che, nonostante le moltissime sfighe e difficoltà, non ha mai dovuto sopportare il peso terribile della solitudine più estrema, non ha mai fatto il suo lungo viaggio da solo, era sempre con qualcuno a cui potersi appoggiare, prima Vitali, e poi Mattia.
L'anime "Remi" narrativamente è ben fatto, i 51 episodi sono scorrevoli, avvincenti, la vita di Remì è molto dinamica e piena di eventi che non permettono allo spettatore di annoiarsi e mostrano le difficoltà di un bambino orfano in un periodo completamente diverso dal nostro, dove non c'erano contraccezioni, i figli erano tanti e i soldi invece pochissimi, perciò era comune far lavorare i bambini da giovanissimi, senza farli andare a scuola rendendoli analfabeti, o addirittura venderli per liberarsi di bocche da sfamare.
Dopo aver visto l'anime ho reperito il romanzo "Senza famiglia" di Hector Malot da cui è tratto Remì , classicissimo della lettura francese e che gli diede fama all'epoca, e sono rimasta impressionata dalla ASSOLUTA fedeltà con cui l'anime aderisce al romanzo, non c'è quasi nessun evento improvvisato, cosa non scontata, anime e romanzo sono una unica cosa e anima, perfettamente identici.
La grafica, così come il sonoro e doppiaggio, è davvero scarna e mediocre, molte scene sono poco curate nei dettagli, come se non ci fosse stato budget per investire meglio sul progetto, ma và detto che questo è un anime del 1978 e all'epoca la grafica non era granchè rispetto agli standard odierni.
Tuttavia io lo considero un ottimo prodotto che consiglio a tutti gli amanti del genere Meisaku e non!
Il fascino che hanno le storie di fine ottocento che mostrano uno spaccato di vita vera e avventurosa è molto meglio di tanti anime mediocri che abbondano oggi sul mercato.
Per chi ha amato il genere, consiglio assolutamente anche "Peline Story" che è della stessa bellezza e frutto della mente dello stesso autore.
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