Recensione
Deep Clear
5.5/10
Recensione di DarkSoulRead
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Deep Clear è un volume unico che funge da crossover tra Il giocattolo dei bambini e Honey Bitter.
Sana è impegnata nelle riprese di un nuovo film, nel quale interpreta il ruolo di un’investigatrice privata. Per conoscere meglio le sfaccettature del mestiere, decide di rivolgersi a Shuri Otokawa, detective dotata di poteri sensitivi. Nel frattempo, il matrimonio tra Sana e Hayama sembra attraversare un momento di crisi: preoccupato per la situazione, Rei decide di ingaggiare Shuri all’insaputa di Sana, incaricandola di indagare sui presunti tradimenti dello sposo.
Il connubio tra le due opere più famose di Miho Obana dà vita a una storia piuttosto scialba che, nonostante qualche idea degna di nota, finisce per scadere in una mediocrità ridondante, sospesa tra fan service e cliché. Sana e Shuri sono due protagoniste ingombranti, e la presenza dell’una sembra finire per penalizzare quella dell’altra: nessuna delle due riesce infatti a imporsi davvero sulla scena come avveniva nelle rispettive opere di riferimento. I personaggi secondari, come Rei e la madre di Sana, hanno un ruolo fin troppo marginale, mentre il fascino oscuro di Hayama viene sacrificato in funzione di un’evoluzione che lo ha reso eccessivamente passivo. Diventato fisioterapista e insegnante di karate, appare così lontano dal personaggio originale da impoverire una delle figure più interessanti de Il giocattolo dei bambini.
È proprio Il giocattolo dei bambini a vedere espansa la propria lore in quest’opera. Se i personaggi di Honey Bitter risultano meramente funzionali allo sviluppo della trama, senza arricchire in modo significativo il proprio universo narrativo, quelli di Kodomo no Omocha trovano invece un vero e proprio proseguimento delle loro vicende, con nuovi elementi che ampliano quanto raccontato nell’opera originale. Oltre ad apprendere del matrimonio ormai avvenuto e al riaffiorare di vecchi traumi, assisteremo infatti alla gravidanza e al parto di Sana.
Il tratto è quello classico dell’autrice, anche se qui appare un po’ più frettoloso e scarno nei dettagli rispetto agli standard a cui ci aveva abituati. Per distinguere più facilmente le due protagoniste, spesso confuse persino dalle fan della Obana, l’autrice ricorre ad alcuni espedienti, come gli occhiali indossati da Shuri, che la rendono immediatamente riconoscibile.
Il volume presenta anche un capitolo denominato Misty Blue. Un racconto agrodolce di 18 pagine che esplicita la bisessualità latente di Naozumi, rivelandosi uno dei momenti più alti dell’albo. Un piccolo gioiellino di semplicità che rievoca le pagine più ispirate di Kodomo no Omocha.
Deep Clear arricchisce Il giocattolo dei bambini sul piano fattuale, appiattendolo però sul lato emozionale e risultando a tratti freddo e asettico rispetto alla controparte originale. Il mondo di Honey Bitter, invece, è del tutto sacrificato in funzione degli sviluppi narrativi legati a Sana e Hayama, e questo è un gran peccato. I fan della Obana si sentiranno, in un modo o nell’altro, a casa, e il fattore nostalgia, abilmente stuzzicato dall’autrice a più riprese, contribuirà a rendere più piacevole la lettura. Chi invece è avulso dalle opere della mangaka non troverà molto più di una storia dimenticabile e perfettamente ascrivibile ai canoni del manga sentimentale.
Sana è impegnata nelle riprese di un nuovo film, nel quale interpreta il ruolo di un’investigatrice privata. Per conoscere meglio le sfaccettature del mestiere, decide di rivolgersi a Shuri Otokawa, detective dotata di poteri sensitivi. Nel frattempo, il matrimonio tra Sana e Hayama sembra attraversare un momento di crisi: preoccupato per la situazione, Rei decide di ingaggiare Shuri all’insaputa di Sana, incaricandola di indagare sui presunti tradimenti dello sposo.
Il connubio tra le due opere più famose di Miho Obana dà vita a una storia piuttosto scialba che, nonostante qualche idea degna di nota, finisce per scadere in una mediocrità ridondante, sospesa tra fan service e cliché. Sana e Shuri sono due protagoniste ingombranti, e la presenza dell’una sembra finire per penalizzare quella dell’altra: nessuna delle due riesce infatti a imporsi davvero sulla scena come avveniva nelle rispettive opere di riferimento. I personaggi secondari, come Rei e la madre di Sana, hanno un ruolo fin troppo marginale, mentre il fascino oscuro di Hayama viene sacrificato in funzione di un’evoluzione che lo ha reso eccessivamente passivo. Diventato fisioterapista e insegnante di karate, appare così lontano dal personaggio originale da impoverire una delle figure più interessanti de Il giocattolo dei bambini.
È proprio Il giocattolo dei bambini a vedere espansa la propria lore in quest’opera. Se i personaggi di Honey Bitter risultano meramente funzionali allo sviluppo della trama, senza arricchire in modo significativo il proprio universo narrativo, quelli di Kodomo no Omocha trovano invece un vero e proprio proseguimento delle loro vicende, con nuovi elementi che ampliano quanto raccontato nell’opera originale. Oltre ad apprendere del matrimonio ormai avvenuto e al riaffiorare di vecchi traumi, assisteremo infatti alla gravidanza e al parto di Sana.
Il tratto è quello classico dell’autrice, anche se qui appare un po’ più frettoloso e scarno nei dettagli rispetto agli standard a cui ci aveva abituati. Per distinguere più facilmente le due protagoniste, spesso confuse persino dalle fan della Obana, l’autrice ricorre ad alcuni espedienti, come gli occhiali indossati da Shuri, che la rendono immediatamente riconoscibile.
Il volume presenta anche un capitolo denominato Misty Blue. Un racconto agrodolce di 18 pagine che esplicita la bisessualità latente di Naozumi, rivelandosi uno dei momenti più alti dell’albo. Un piccolo gioiellino di semplicità che rievoca le pagine più ispirate di Kodomo no Omocha.
Deep Clear arricchisce Il giocattolo dei bambini sul piano fattuale, appiattendolo però sul lato emozionale e risultando a tratti freddo e asettico rispetto alla controparte originale. Il mondo di Honey Bitter, invece, è del tutto sacrificato in funzione degli sviluppi narrativi legati a Sana e Hayama, e questo è un gran peccato. I fan della Obana si sentiranno, in un modo o nell’altro, a casa, e il fattore nostalgia, abilmente stuzzicato dall’autrice a più riprese, contribuirà a rendere più piacevole la lettura. Chi invece è avulso dalle opere della mangaka non troverà molto più di una storia dimenticabile e perfettamente ascrivibile ai canoni del manga sentimentale.