Recensione
Rainbow Days
7.0/10
"L'elogio della leggerezza e la normalità dell'adolescenza"
Se come me siete amanti delle rom-com scolastiche ma siete stanchi dei soliti drammoni infiniti e dei triangoli amorosi tossici con premesse spesso inverosimili, non posso fare altro che consigliarvi la visione di "Rainbow days". Nella spesso infruttuosa ricerca di anime interessanti, su consiglio di un amico ho scoperto questa serie che fa della normalità il suo vero ed incontrovertibile punto di forza.
In un mondo di rom-com cariche di malintesi esasperanti, questo anime del 2016 ci ricorda quanto possa essere bella e semplice l'adolescenza. Niente traumi insuperabili o destini tragici, ma solo l'amicizia genuina (e un po' "stupidotta") tra Natsuki, Tomoya, Kei e Tsuyoshi, alle prese con le solite situazioni tipiche degli adolescenti.
Tratto dal manga di Minami Mizuno e animato da Production Reed, l'anime si presenta con un formato a suo modo originale: 24 episodi da circa 13 minuti l'uno. Una scelta che si rivela tutto sommato azzeccata per il ritmo della narrazione, sebbene tra sigle e dei brevi sunti iniziali dell'episodio precedente, lo spazio dedicato alla trama resta limitato al 50% della durata del singolo episodio.
Il vero elemento caratterizzante è l'assenza di sovrastrutture e orpelli: è una serie che narra di adolescenti che fanno gli adolescenti. In un certo senso, sembra avere un taglio narrativo almeno inizialmente più maschile: la visione dei primi episodi scorre tra goliardie, cameratismo e tipiche scemenze da ragazzi. Il tutto fino a quando compaiono in momenti diversi le protagoniste femminili che faranno virare il carattere della serie sulla componente romance.
Fortunatamente, salvo qualche passaggio a vuoto, il tutto è presentato senza drammi da triangoli amorosi tossici, traumi infantili insuperabili, o malintesi colossali che si trascinano per intere stagioni: restano solo una disarmante normalità e la spensieratezza.
"Rainbow days" narra le vicende di quattro amici inseparabili e completamente diversi tra loro — il sognatore Natsuki, il playboy Tomoya, il sadico e sorridente Kei, e il pragmatico otaku Tsuyoshi. I problemi che affrontano sono quelli reali e quotidiani di un normale liceale: come trovare il coraggio di dare un regalo di Natale alla ragazza che ti piace, come conciliare lo studio con le uscite, come gestire le prese in giro bonarie tra amici o il rapporto con una ragazza.
Non ci sono destini tragici da compiere o rivalità estreme. L'amore e l'amicizia vengono raccontati per quello che sono: sentimenti ingenui, a volte goffi, ma vissuti con una leggerezza cui sinceramente sono poco abituato. L'assenza di orpelli narrativi permette allo spettatore di immedesimarsi totalmente, ricordando quanto possa essere bella e semplice la vita da adolescenti senza i filtri del melodramma.
Dal punto di vista della "bromance", "Rainbow days" potrebbe essere paragonabile a "You and me" ("Kimi to Boku") per la premessa di un gruppo di liceali maschi e dell'atmosfera goliardica, mentre dal punto di vista "romance" mi ha ricordato "Horimiya" per l'assenza di "drama" nella gestione delle coppie, l'approccio sano e diretto nelle relazioni che nascono e crescono attraverso la comunicazione e la quotidianità, senza isterismi artificiosi.
In questo senso, "Rainbow Days" rappresenta una via di mezzo, un realismo dolce e carino aggiungendo la coralità per le dinamiche amorose e non di tutti i personaggi, sebbene alcuni vengono un po' relegati a macchiette bidimensionali. La scelta di adottare una lunghezza ridotta per gli episodi dona alla serie un certo ritmo che tende ad evitare episodi "filler" e noiosi ma il comparto tecnico non mi ha fatto gridare al miracolo (né per il chara-design, né per le animazioni, né per il world-building). Ahimè, devo purtroppo segnalare il solito finale "read the manga" perché la serie, in attesa di vedere l'OAV, si interrompe prima della vera conclusione di alcune dinamiche amorose portanti della serie, fungendo pertanto da traino commerciale per l'opera cartacea.
"Rainbow Days" è in ogni caso una boccata d'aria fresca: in un panorama che ormai ho compreso come saturo di opere che cercano forzatamente la complessità emotiva o la tragedia a tutti i costi, questa serie di 10 anni or sono ci ricorda che a volte basta raccontare la vita di tutti i giorni con garbo, ironia e autenticità. E per chi come me quel periodo lo ha passato da tempo, rappresenta il dolce ricordo della bellezza spensierata dei giorni di pioggia che si trasformano in arcobaleni dell'adolescenza.
Se come me siete amanti delle rom-com scolastiche ma siete stanchi dei soliti drammoni infiniti e dei triangoli amorosi tossici con premesse spesso inverosimili, non posso fare altro che consigliarvi la visione di "Rainbow days". Nella spesso infruttuosa ricerca di anime interessanti, su consiglio di un amico ho scoperto questa serie che fa della normalità il suo vero ed incontrovertibile punto di forza.
In un mondo di rom-com cariche di malintesi esasperanti, questo anime del 2016 ci ricorda quanto possa essere bella e semplice l'adolescenza. Niente traumi insuperabili o destini tragici, ma solo l'amicizia genuina (e un po' "stupidotta") tra Natsuki, Tomoya, Kei e Tsuyoshi, alle prese con le solite situazioni tipiche degli adolescenti.
Tratto dal manga di Minami Mizuno e animato da Production Reed, l'anime si presenta con un formato a suo modo originale: 24 episodi da circa 13 minuti l'uno. Una scelta che si rivela tutto sommato azzeccata per il ritmo della narrazione, sebbene tra sigle e dei brevi sunti iniziali dell'episodio precedente, lo spazio dedicato alla trama resta limitato al 50% della durata del singolo episodio.
Il vero elemento caratterizzante è l'assenza di sovrastrutture e orpelli: è una serie che narra di adolescenti che fanno gli adolescenti. In un certo senso, sembra avere un taglio narrativo almeno inizialmente più maschile: la visione dei primi episodi scorre tra goliardie, cameratismo e tipiche scemenze da ragazzi. Il tutto fino a quando compaiono in momenti diversi le protagoniste femminili che faranno virare il carattere della serie sulla componente romance.
Fortunatamente, salvo qualche passaggio a vuoto, il tutto è presentato senza drammi da triangoli amorosi tossici, traumi infantili insuperabili, o malintesi colossali che si trascinano per intere stagioni: restano solo una disarmante normalità e la spensieratezza.
"Rainbow days" narra le vicende di quattro amici inseparabili e completamente diversi tra loro — il sognatore Natsuki, il playboy Tomoya, il sadico e sorridente Kei, e il pragmatico otaku Tsuyoshi. I problemi che affrontano sono quelli reali e quotidiani di un normale liceale: come trovare il coraggio di dare un regalo di Natale alla ragazza che ti piace, come conciliare lo studio con le uscite, come gestire le prese in giro bonarie tra amici o il rapporto con una ragazza.
Non ci sono destini tragici da compiere o rivalità estreme. L'amore e l'amicizia vengono raccontati per quello che sono: sentimenti ingenui, a volte goffi, ma vissuti con una leggerezza cui sinceramente sono poco abituato. L'assenza di orpelli narrativi permette allo spettatore di immedesimarsi totalmente, ricordando quanto possa essere bella e semplice la vita da adolescenti senza i filtri del melodramma.
Dal punto di vista della "bromance", "Rainbow days" potrebbe essere paragonabile a "You and me" ("Kimi to Boku") per la premessa di un gruppo di liceali maschi e dell'atmosfera goliardica, mentre dal punto di vista "romance" mi ha ricordato "Horimiya" per l'assenza di "drama" nella gestione delle coppie, l'approccio sano e diretto nelle relazioni che nascono e crescono attraverso la comunicazione e la quotidianità, senza isterismi artificiosi.
In questo senso, "Rainbow Days" rappresenta una via di mezzo, un realismo dolce e carino aggiungendo la coralità per le dinamiche amorose e non di tutti i personaggi, sebbene alcuni vengono un po' relegati a macchiette bidimensionali. La scelta di adottare una lunghezza ridotta per gli episodi dona alla serie un certo ritmo che tende ad evitare episodi "filler" e noiosi ma il comparto tecnico non mi ha fatto gridare al miracolo (né per il chara-design, né per le animazioni, né per il world-building). Ahimè, devo purtroppo segnalare il solito finale "read the manga" perché la serie, in attesa di vedere l'OAV, si interrompe prima della vera conclusione di alcune dinamiche amorose portanti della serie, fungendo pertanto da traino commerciale per l'opera cartacea.
"Rainbow Days" è in ogni caso una boccata d'aria fresca: in un panorama che ormai ho compreso come saturo di opere che cercano forzatamente la complessità emotiva o la tragedia a tutti i costi, questa serie di 10 anni or sono ci ricorda che a volte basta raccontare la vita di tutti i giorni con garbo, ironia e autenticità. E per chi come me quel periodo lo ha passato da tempo, rappresenta il dolce ricordo della bellezza spensierata dei giorni di pioggia che si trasformano in arcobaleni dell'adolescenza.