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LUNEDÌ 2 NOVEMBRE 2026

Recensione


7.0/10
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«The only place success comes before work is in the dictionary»
Vince Lombardi (?)

"Eyeshield 21" è uno shonen manga di genere spokon incentrato sul football americano, scritto da Riichirō Inagaki, papà del più recente "Dr. Stone", e disegnato dalla matita di Yūsuke Murata, nel cui cv si può annoverare un’opera epocale come "One-Punch Man" (oltre che "Donten Prism Solar Car", che vi consiglio appassionatamente!!).

Poco utile spiegarne la trama e la sinossi, facilmente fruibili, ben diverso può essere invece il beneficio di analizzare l’opera, in modo sia da capire un po’ meglio il tutto, nonché di spiegare un voto timido come può essere il mio “striminzito” 7 in pagella: consiglio di vederne il bicchiere per tre quarti pieno, piuttosto che il contrario.

L’opera, pubblicata su Weekly Shōnen Jump (Shūeisha) a partire dal 2002, segna una svolta quasi epocale nel mondo dei fumetti sportivi giapponesi: i trentasette tankōbon hanno venduto ben venti milioni di copie, numeri che spiegano il successo commerciale a livello di merchandising (videogiochi, carte…), oltre che – più banalmente – le trasposizioni animate nel 2004 e nel 2005. Dulcis in fundo, un po’ come accadde negli anni Ottanta del secolo scorso, quando il fenomeno "Capitan Tsubasa" di Yoichi Takahashi influenzò milioni di giapponesi nella pratica di un altro tipo di football (che qui possiamo chiamare con fare statunitense con il nome soccer), segnando per sempre le fortune calcistiche dei Samurai blu, anche "Eyeshield 21" ha avuto il merito di segnare le sorti della NFL giapponese (che peraltro ne ha sponsorizzato l’anime andato in onda dal 2005), tanto da raddoppiare i giocatori di football americano in Giappone negli anni successivi all’inizio della serializzazione del manga su rivista. Una sorta di scommessa vinta da parte di Inagaki che, dubbioso circa una buona riuscita dell’opera a causa della poca fortuna del football americano in Giappone, aveva già preparato un piano alternativo nel caso in cui l’opera non avesse riscosso il successo sperato.

Il racconto è coscienziosamente banale, o per meglio dire, canonico per quelli che sono gli standard degli spokon giapponesi, farcito di tutti gli elementi del caso: vita scolastica, determinazione, miglioramenti, amicizia, e via discorrendo. E, ci terrei a sottolineare, è proprio questa volontà a sfruttare l’impalcatura del genere che ha creato i presupposti per il (giustissimo) successo di Sena (il protagonista) e dei suoi compagni. I problemi, a parer del sottoscritto, sorgono soprattutto quando il duo Inagaki-Murata calca però eccessivamente la mano sulle, anch’esse canoniche, “esagerazioni” che spesso si ripetono sovente nei manga sportivi: probabilmente un’eredità scomoda di quanto fatto nel suo opus magnum dal già citato Takahashi. Ed è così che il manga risulta continuamente farcito da scomodi power-up e da ingiustificate tecniche di “hollybenjiana memoria” molto più vicine al mondo dei battle shonen piuttosto che a quello degli spokon. Ciò di per sé non è un male a livello commerciale, il manga è pensato per quel tipo di pubblico ed è stato – infatti – apprezzato da quel tipo di pubblico, ma allo stesso tempo, dal punto di vista più squisitamente artistico, questa sfera limita fortemente l’opera e la preclude a un pubblico, soprattutto per quel che è il panorama europeo, prettamente adolescenziale. Un’occasione persa considerando la bontà dell’opera.
D’altro canto, questo aspetto ha dato la possibilità di caratterizzare maggiormente i personaggi dell’opera, un nutrito cast di comprimari, attori, comparse, nemici, amici e “protagonisti” che popola un mondo che è capace di portare avanti il racconto per ben trecentotrentatré capitoli! Sulla questione “protagonisti” il mio virgolettato è giustificato dalla domanda: «ma in "Eyeshield 21" abbiamo un protagonista singolo o alcuni personaggi principali attorno a cui ruota il racconto?». Indubbiamente il protagonista iniziale dell’opera è Sena, ma è innegabile che – applauso agli autori – l’opera non si regge unicamente sulla sua presenza; Sena non figura come Deus ex machina del racconto, ma, anzi, lascia frequentemente i riflettori ai vari Hiruma, Monta, Kurita, Shin, Gao e Agon della situazione: un aspetto che, sempre a parer mio, aumenta non di poco le qualità dell’opera, facendone lievitare il voto.
Un altro fattore che giova alla valutazione conclusiva è il tratto di Murata. Non stiamo certamente parlando di un disegnatore sublime quale può essere Jiro Taniguchi o Makoto Yukimua, ma la qualità è certamente più che buona e i disegni aiutano parecchio il lettore ad immergersi tra una yard e l’altra dei campi di football americano.
Sull’edizione italiana, come per il disegno, non mi dilungo eccessivamente. I trentasette tankobon editi in Italia da Planet Manga tra il luglio del 2008 e il luglio del 2011 risultano senza infamia né lode, con un rapporto qualità prezzo in linea con quel triennio. Di maggior pregio è certamente la Complete edition, pubblicata sempre dalla casa editrice modenese, che conta di tredici volumi usciti tra il marzo 2022 e il maggio dell’anno seguente.

In conclusione, "Eyeshield 21" può considerarsi di diritto uno dei più celebri spokon dei primi anni 2000, un’opera indubbiamente di valore, da leggere e assaporare fino all’ultimo touch down, con la consapevolezza tanto dei suoi pregi quanto dei suoi sopracitati limiti. Ça va sans dire, è un’opera che un amante di questo interessantissimo (e ancor troppo poco conosciuto sport) dovrebbe assolutamente leggere, pur considerando i meccanismi tipici dei manga. Per gli altri lettori lo consiglio invece con riserva, ci sono certamente manga sportivi migliori, sia per un pubblico adolescenziale sia per chi ha qualche anno in più: la storia può indubbiamente prendere e appassionare, pur considerando le involuzioni negative che subisce la storia che, a parer del sottoscritto, risulta – specie nella seconda parte del manga e negli ultimi archi narrativi – eccessivamente allungata e stucchevole. "Eyeshield 21" non sempre gioca una partita perfetta, ma arriva comunque fino alla end zone con una disinvoltura che lo inserisce di diritto tra gli spokon più interessanti della sua generazione.