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GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE 2026

Recensione


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«Anna dai capelli rossi va,
vola e va come una rondine,
però un nido non ce l’ha,
non ha una mamma né un papà.»

La serie animata “Anna dai capelli rossi” è uno dei meisaku più celebri nella storia dell’animazione e nasce dal sodalizio tra Isao Takahata, alla regia, e Hayao Miyazaki, impegnato nei disegni, configurandosi come una sorta di precursore di quello che sarebbe poi diventato lo Studio Ghibli. I due avevano già collaborato alla realizzazione dello splendido “Heidi”, altro caposaldo dell’animazione televisiva giapponese. L’anime si distingue per una regia particolarmente curata, capace di dare grande risalto ai paesaggi e alla quotidianità, accompagnata da un’animazione sorprendentemente ricca e ricercata per gli standard di una produzione televisiva dell’epoca. Il manga, invece, nato diciotto anni dopo dalla brillante penna di Yumiko Igarashi, già autrice di “Candy Candy” e “Georgie”, presenta una struttura decisamente più asciutta ed essenziale rispetto alla controparte animata. Se nel design l’anime ricalca fedelmente l’immagine di Anne tratteggiata nel romanzo di Lucy Maud Montgomery, con una protagonista bruttina e lentigginosa, nel fumetto la Igarashi la rivisita secondo i canoni dello shōjo, ingentilendone i lineamenti e dotandola degli immancabili occhioni espressivi tanto cari al target, pur preservandole i distintivi tratti caratteriali.

Matthew e Marilla Cuthbert sono due fratelli che decidono di adottare un bambino per farsi aiutare nei lavori della fattoria. A causa di un errore dell’orfanotrofio, però, al posto del maschio che avevano richiesto, Matthew si ritrova davanti una bambina. Inizialmente restii ad accoglierla, convinti che non sia adatta alla dura vita di campagna, finiranno presto per affezionarsi a lei, lasciandosi conquistare dalla sua vivacità e dalla sua personalità.

Anna è un vero e proprio vulcano: la sua fervida immaginazione e la sua logorrea la rendono un personaggio unico, sopra le righe e immediatamente riconoscibile, con il quale sarà facile per il lettore entrare in sintonia.
Yumiko Igarashi ne segue le vicende con un ritmo da slice of life, alternando vita scolastica, faccende domestiche e mungiture in fattoria. Ne scaturisce un racconto immerso in atmosfere campestri e familiari, che richiama le suggestioni di Pollyanna e Heidi.

La storia procede in maniera lineare, senza grossi scossoni, ricalcando i principali eventi del romanzo attraverso una sinossi ben calibrata che, come una brezza leggera, ci accompagna fino all’intenso finale. Se da un lato questa scelta permette di assaporare con calma la quotidianità di Anna, tra piccoli episodi di vita domestica, vicende scolastiche e relazioni interpersonali, dall’altro finisce per appiattire un po’ la progressione narrativa. Gli avvenimenti si susseguono senza particolari guizzi, con pochi momenti capaci di sorprendere o creare una reale tensione, complice anche la sostanziale assenza di antagonisti. Il racconto rischia così talvolta di risultare fin troppo ordinario, una scelta che potrebbe rappresentare un malus per chi cerca una narrazione più dinamica e ricca di colpi di scena, ma che trova una parziale compensazione nella notevole intensità del finale.
La brevità dell'opera gioca comunque a suo favore, consegnandoci una lettura agile e scorrevole, che non risulta mai impegnativa.

La love story, seppur caratterizzata da sviluppi piuttosto interessanti, non è certo tra le più memorabili dello shōjo manga e finisce per scivolare via piuttosto in sordina. Il vero fiore all’occhiello del racconto è senza dubbio il rapporto tra Anna e Marilla. Se Matthew palesa fin da subito la propria affabilità, Marilla, inizialmente austera e distaccata, finirà per essere conquistata dalla dolcezza e dalla teatralità melodrammatica di Anna solo in un secondo momento, instaurando con lei un legame che arriva a superare persino i confini del tradizionale rapporto madre-figlia.

Il tratto morbido e delicato di Yumiko Igarashi ci consegna un classico del romance manga, convincente sotto diversi punti di vista. Dalle ambientazioni rurali e immersive agli arredi rustici delle case di campagna, l’autrice permea le tavole di un’atmosfera calda che sa di casa, evocando il tepore della legna che arde nel camino in una fredda giornata di neve.