logo AnimeClick.it


Tutte 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


 0
annadaifan

Volumi letti: 19/19 --- Voto 8,5
"Ooku" è un manga josei di Fumi Yoshinaga di stampo storico che ripercorre la storia giapponese dello shogunato in una visione alternativa; l’opera è composta da 19 volumi.
Siamo all’incirca nel 1630 e una malattia letale, “il vaiolo dalla faccia rossa” ha incrementato notevolmente il tasso di mortalità della popolazione maschile, colpendo soprattutto i ragazzi giovani.
Nel giro di pochi anni questa malattia provoca un grande squilibrio di genere dove le donne devono svolgere lavori normalmente riservati agli uomini, e anche tutti gli eredi maschi dello shogunato cadono vittime del vaiolo e perciò con la morte dell'ultimo shogun maschio, la successione passa a sua figlia.
Inoltre, all'interno dell’Ooku al fine di preservare la specie vengono ospitati gli uomini giovani belli e/o nobili che saranno al servizio del nuovo shogun donna e, fra di loro, verrà scelto colui che darà il suo contributo per procreare il nuovo erede.
La trama scorre piuttosto velocemente in cui ci vengono presentate le storie di successione dei vari shogun, il tutto viene condito da molta politica, giochi di potere, storie d'amore ed eventi violenti.
Il tratto della mangaka è molto pulito ed elegante, da alcune tavole emerge la solennità di alcuni personaggi e del cerimoniale dell’Ooku.
Ho apprezzato meno la troppa verbosità nei dialoghi, con baloon pieni di parole che richiedono tanta concentrazione nella lettura.
Non è un’opera per tutti, consiglio questo manga agli appassionati di storia giapponese e di tematiche legate al ruolo della donna nella società che viene sviscerata in un contesto assolutamente alternativo e, per certi aspetti, innovativo.


 2
AmyToMars

Volumi letti: 17/19 --- Voto 9
Proprio oggi ho finito di leggere il volume 17 di Ooku - Le stanze proibite di Fumi Yoshinaga, portandomi in pari con le uscite e sono contenta di aver recuperato questo titolo che secondo me meriterebbe molta più attenzione e risonanza data l'originalità della storia, lo sviluppo di trama e il tratto dell'autrice.
Sebbene il titolo porti a reminiscenze alla Christian Grey, vi assicuro che non possa esserci impressione più sbagliata.
La trama in pillole è che a causa di una malattia chiamata vaiolo dalla faccia rossa che colpisce esclusivamente gli uomini, nell'antico Giappone dell'era Tokugawa la popolazione maschile viene ridotta ad un numero strettamente esiguo, tanto da portare ad un capovolgimento dei ruoli tra maschi e femmine e ad un conseguente stravolgimento politico.
L'inizio è assolutamente allettante per una tematica di disparità di genere che tocca le mie corde: il punto di vista si rovescia, dove le discriminazioni subite per anni dal mondo femminile, con tutti i limiti, le fragilità e il controllo che a lungo ha esercitato la società patriarcale, vengono proiettate adesso sui portatori di cromosoma y, con un'ironia sapiente e ben mirata. Le donne lavorano, portano i soldi a casa, si ingegnano per sopravvivere, mentre gli uomini vengono considerati preziosi non in base alle loro qualità, ma soltanto come portatori di seme.
Si va a così a ricostruire la storia nipponica, dallo splendore dei Tokugawa fino all'arrivo delle navi nere, ripercorrendo quasi fedelmente la storia del Giappone secondo i canoni però di questa distopia: donne al potere.
E questa ricostruzione è sapientemente costruita perché ogni tassello, ogni decisione storica trova perfettamente il proprio posto all'interno di eventi accaduti. Molti eventi vengono perciò revisitati, manipolati alla luce di questa finzione di questa malattia, senza però stravolgere la storia effettiva, ma trovando sempre un senso e una logica per incastrare il tutto.
Sebbene sia un elogio prettamente femminile, non mancano grandi protagonisti, maschili e non, nel corso di questi 17 numeri che costituiscono diversi archi narrativi ( come già detto, si traccia la storia del governo, per cui vi sono parecchie successioni).
Ho forse compreso il perché molta gente si sia fermata ai primi otto numeri, in quanto chi non conosce la storia nipponica, può essere stato frenato da questo excursus storico per spiegare la situazione di governo, con molti nomi, cariche, luoghi che possono confondere. Io sono riuscita ad orientarmi grazie ad una conoscenza pregressa, nonché avevo limpida nella mia mente la linea temporale, ma vi assicuro che non è un mero racconto con un rovesciamento di genere, ci sono intrighi, tradimenti, giochi di potere, assassini, ma anche storie d'amore affascinanti, gesti di solidarietà, profonda lealtà e stima che mi hanno conquistato. A partire dal nono volume si capisce che gli ingranaggi hanno iniziato a ruotare, portando ad un meccanismo che la storia del Giappone ha già tracciato e che si manifesta nella grandi navi con le vele nere di Perry. Ciò non sta a significare che la trama ingrana dopo otto volumi, ma che si entra nel vivo della questione.
Io ve lo consiglio assolutamente, spero di avervi un minimo incuriosito e che possiate dargli una possibilità perché merita davvero. Manca pochissimo alla fine, il prossimo numero uscirà a marzo e credo che sia il penultimo in quanto in patria è terminato pochi mesi fa.
Il tratto dell'autrice è molto bello, calibra bene i momenti ironici e quelli più seri, l'espressività dei volti è qualcosa che ho apprezzato in particolare, nonché le ampie scene con dei primi piani dove la mangaka si prende tutto lo spazio necessario per scandire la solennità del momento.


 1
scarlet nabi

Volumi letti: 15/19 --- Voto 8,5
Mi sono finalmente messa in pari con un manga- capolavoro: OOKU – LE STANZE PROIBITE di Fumi Yoshinaga, insignito del Premio Culturale Osamu Tezuka nel 2014.
La storia segue fedelmente le vicende dell’Epoca Edo con un’importante differenza: i personaggi che nella realtà erano uomini qui sono donne e viceversa e quindi, a causa di una misteriosa malattia che ha decimato la popolazione maschile, anche lo shôgun è una donna circondata da una sorta di harem di ragazzi. L’autrice, famosa per opere shônen ai / yaoi, qui si cimenta in una fine ricostruzione storica inversa con parti davvero interessanti.
E qui sorge il primo difetto del manga: la lunghezza estenuante dei dialoghi nei baloons (leggerlo in originale dev’essere difficilissimo!)
Un’altra pecca è la scarsa caratterizzazione dei personaggi, che appaiono un po’ tutti uguali, ma questo è probabilmente giustificato dall’ambientazione d’epoca ed è largamente compensato dalla bellezza del disegno, specie per quanto riguarda i kimono e le tavole a colori (visibili nell’ottima edizione italiana).
Terzo e ultimo problema: la lentezza di pubblicazione. Esce circa un volume l’anno!


 4
キョン

Volumi letti: 10/19 --- Voto 9
Ohoku (大奥, altrimenti traslitterato come Ōoku) è un manga josei di Fumi Yoshinaga, serializzato dal 2005 sul magazine Melody di Hakusensha. Il primo dei nove tankōbon finora pubblicati risale al 29 settembre 2005. Impressionante il numero di riconoscimenti ottenuti negli anni da questo titolo: premio speciale al Sense of Gender Awards (2005); Excellence Prize al Japan Media Arts Festival (2006); nomination in occasione del 1° Manga Taishō (2008); Premio Culturale Osamu Tezuka (2009), dopo essere stato nominato ininterrottamente dal 2007; Tiptree Award (2010); 56° Shogakukan Manga Award (2011) nella categoria shoujo; inserito nella Top 20 (categoria onnahen) Kono manga ga sugoi! nel 2013. L'opera ha ottenuto altri riconoscimenti, anche negli Stati Uniti, e piazzamenti di riguardo nelle classifiche di vendita; in Giappone il settimo volume del manga ha venduto circa 167.000 copie nella settimana del suo debutto e ha raggiunto la vetta del ranking settimanale Oricon per la prima volta nel luglio 2011. L'opera è stata adattata nel 2010 nel film live action Ohoku - The Lady Shogun and her men (qui trovate la bella recensione di zettaiLara), approdato l'anno dopo anche al 13° Far East Film Festival di Udine; la pellicola, premiata anche al botteghino, copre parte degli avvenimenti raccontati nel primo volume del manga. Successivamente è stato realizzato un drama, andato in oda sulla rete TBS tra ottobre e dicembre del 2012: Ōoku: ~Tanjō~ Arikoto・Iemitsu Hen è incentrato sugli avvenimenti narrati nei volumi dal secondo al quarto. Ōoku ~Eien~ Emonnosuke・Tsunayoshi Hen, secondo lungometraggio dedicato al manga originale, è invece focalizzato sugli eventi raccontati nei volumi dal quarto al sesto. La Yoshinaga ha debuttato nel 1994 sul magazine Hanaoto con Tsuki to Sandaru; tra i suoi lavori, caratterizzati da un'atmosfera delicata e ironica, si sono distinti Antique Bakery, vincitore del 26° Kodansha Manga Award nella categoria shōjo, adattato tra l'altro in un j-drama, in un film live action coreano e in una serie animata, e lo shōnen-ai Kinou nani tabeta?. Oltre ai lavori realizzati per gli editori giapponesi mainstream, l'autrice autopubblica regolarmente doujinshi, per lo più dedicate al suo Antique Bakery, ma comprendenti anche parodie di titoli come Slam Dunk e Versailles no bara. È stata inclusa nell'elenco dei "venti principali mangaka che hanno contribuito al mondo dello shōjo manga (dal secondo conflitto mondiale ad oggi)", in occasione dell'esposizione Shōjo Manga: Girl Power! organizzata dal professor Masami Toku alla California State University, Chico. Nel 2008 è stata nominata ai prestigiosi Esner Awards come miglior scrittrice-disegnatrice. Sfruttando proprio una definizione di Will Esner, Ohoku di Fumi Yoshinaga è accreditato come un mirabile esempio di "arte sequenziale".

Veniamo alla struttura essenziale della trama. Nel Giappone del Periodo Edo, una terribile epidemia, detta del "vaiolo della faccia rossa", colpisce esclusivamente la popolazione maschile, e in particolare i giovani tra i dodici e diciassette anni, non risparmiando però gli adulti. Il tasso di mortalità è di otto ogni dieci persone affette dal morbo, cosa che, nel giro di circa ottant'anni dall'insorgere dei primi casi, porta l'Arcipelago a un rapporto tra popolazione maschile e femminile di uno a quattro. Così, nel 1716, sesto anno dell'Era Shotoku, la struttura della società è ormai del tutto retta dalle donne, cui sono affidati sia i lavori più faticosi che le cariche più importanti. Anche lo shogun è una donna: Tokugawa Yoshimune. Tra le sue prerogative, quella di fregiarsi dello Ohoku un harem di uomini bellissimi, che si dice essere in numero di tremila, un lusso senza pari nel paese afflitto dalla scarsità di individui di sesso maschile. Nella società matriarcale così affermatasi, si arriva a dubitare che vi sia stata un'epoca in cui il rapporto numerico tra uomini e donne era paritario. Yoshimune vuole però vederci più a fondo, a cominciare dalle vicende che hanno portato alla creazione dello stesso Ohoku. Per fare ciò, consulta il diario del caposegretario Murase, sinistramente intitolato "Registrazioni dei giorni della morte". Si avvia così un flashback che sposta il tempo della narrazione al nono anno dell'Era Kan'ei (1632): è allora che la morte senza eredi maschi dello shogun Tokugawa Iemitsu a causa dell'epidemia di vaiolo della faccia rossa mette a rischio la sopravvivenza del casato; per evitare la fine del dominio dei Tokugawa, la nutrice di Iemitsu, Kasuga no Tsubone, decide in quel frangente di non diffondere la notizia della morte dello shogun, rintracciando nel frattempo l'unica figlia di quest'ultimo e rinchiudendola nel castello di Edo in attesa di farle partorire un erede alla carica di supremo comandante militare. È in quel torno di tempo che viene istituito lo Ohoku, tra le cui mura viene suo malgrado recluso il giovane e affascinante nobile Arikoto…

Si tratta, nel manga "what if" della Yoshinaga, di un capovolgimento, a livello dei ruoli e delle prerogative di genere, della realtà storica del periodo shogunale, che investe l'intera struttura sociale del Giappone. Esempio più paradigmatico del cambiamento è proprio lo Ohoku. La "grande parte interna" non è più l'harem femminile degli shogun Tokugawa, che accedevano ad esso tramite il Corridoio dei Campanelli, annunciando il proprio arrivo attraverso il suono effimero e fluttuante di un tintinnio, ma, al contrario, un'alcova di avvenenti uomini, sottratti alla prospettiva di divenire merce in vendita nei quartieri di piacere o mariti di proprietà esclusiva delle signore più abbienti, per essere consegnati all'autorità della più potente tra le donne, ossia la reggente del bakufu (il governo militare) ai tempi del matriarcato. «Essere circondata da uomini il cui sperma è inutilizzato… proprio tale spreco è il simbolo della ricchezza e del potere della nobile kubō». Il potere, nel "giardino proibito" dello Ohoku, si concretizza al meglio nel possesso di un bene raro, custodito segretamente allo scopo di sottrarlo all'uso, confinandolo in una riserva protetta da un recinto d'oro, secondo i canoni estetici dell'iki (la grazia come rinuncia al soddisfacimento del piacere, che lo lascia intatto nella sua possibilità), sviluppatisi proprio nel Periodo Edo. La pratica del potere si sostanzia nel poter fare incetta della bellezza, permettendosi il lusso di sottrarre il fiore della gioventù maschile ad una società che ne ha una disperata necessità per soddisfare il bisogno primario della riproduzione. Eppure, gettando uno sguardo all'interno e all'esterno del castello di Edo, Tokugawa Yoshimune prende coscienza del dubbio che, sotterraneamente, serpeggia alla fondamenta del nuovo sistema di cose: non era avvenuto semplicemente uno scambio di ruoli. Il morbo che aveva falcidiato il genere maschile si era rivelato prima di tutto una grande prova da superare per le donne. Lavorare, accudire i figli, procrearli nonostante tutto, strappando con le unghie e con i denti alla vita il proprio diritto alla maternità, e, al contempo, tenere in piedi una nazione. Semplicemente gli uomini avevano invece smesso di fare qualunque cosa, ed erano liberi di dedicarsi alla cessione dietro compenso dei propri favori sessuali; vezzeggiati e riveriti, salvo esercitare sulla donna, senza più alcuna forma di rispetto cavalleresco, la violenza più efferata, come testimoniato dall'episodio della vendetta dei ronin sull'anziana Kira Kozukenosuke, indicativo dell'impunità e del favore goduti dagli uomini. Il fatto di essere "a rischio estinzione", e di essere indispensabili per la sopravvivenza della stirpe umana nella terra di Amaterasu, aveva sostanzialmente messo gli uomini in condizione di esercitare la tirannide della minoranza. Così, in una sorta di dialettica servo-padrone, i personaggi sembrano domandarsi chi comandi su chi. Ad essere vittima è ancora una volta la donna, come sembra lasciar intendere la protervia dell'otoshiyori Fujinami verso la mediatrice Hisamichi?

Per rispondere a tali interrogativi, Yoshimune, la nobile kubō del feudo di Kishu, cerca di sollevare il velo dietro il sistema politico adottato a partire dal terzo shogun Iemitsu, legato a filo doppio con l'istituzione delle stanze dello Ohoku. Molti sono gli indizi che fanno sospettare Yoshimune, cui non torna più di un dettaglio del quadro complessivo. Il Giappone, l'unico paese al mondo a corto di individui di sesso maschile, sembra essere piombato in un oblio della storia, forse teso a nascondere l'imminenza della catastrofe, la condanna della nazione alla rovina preconizzata dal caposegretario Murase. L'Arcipelago, nella finzione narrativa della Yoshinaga, è divenuto un paese che si sforza di nascondere, prima di tutto a se stesso, il proprio passato, il tempo dei «racconti di una volta dove si narrava che c'erano tanti maschi quante femmine». Il ricordo del Giappone antecedente all'epidemia («si racconta che, fino al periodo del secondo shogun Hidetada, era comune che fossero gli uomini a essere i capiclan dei casati dei guerrieri») viene trattato alla stregua di una leggenda remota («La mia defunta madre diceva che al tempo di La Storia di Genji c'erano ancora molti uomini»), così che necessariamente viene ritenuto assurdo che nel resto del mondo alle donne vengano risparmiate incombenze come i viaggi per mare (si pensi all'episodio dell'udienza concessa al mercante olandese). Ciò che il Giappone governato dalle donne ha rimosso è l'ordine patriarcale, in cui l'altra metà del cielo era esclusa dall'avventura (come nell'Europa dell'olandese), dal lavoro, dal governo. Eppure, quel rimosso continua inconsciamente a condizionare il modo di pensare e di agire, e proprio di ciò si accorge Yoshimune, che non può fare a meno di domandarsi per quale motivo viga l'usanza che i capifamiglia femminili assumano nomi maschili; sembra quasi un residuo della persistenza sotterranea dell'antica egemonia maschile, che continua arrogantemente a pretendere per sé, se non la sostanza, almeno la forma nominale dell'autorità.

Un dettaglio non indifferente per comprendere la logica dell'ucronia immaginata dalla Yoshinaga è che il passaggio di testimone nella gestione degli affari pubblici viene concepito inizialmente come temporaneo e figlio dell'emergenza, e solo in seguito si afferma come naturale, tanto che diviene impensabile dal di dentro del sistema immaginare un mondo al contrario. Con l'emergere del dubbio, nell'interesse del futuro della nazione Yoshimune va in cerca delle verità nascoste dietro il matriarcato istituito dai suoi predecessori, anche combattendo le pratiche improntate allo spreco e al lusso: in un periodo di crisi economica, in cui la sopravvivenza stessa del genere umano sull'isola è minata dal morbo, l'idea stessa dell'Ohoku appare alla kubō come nocivo per l'avvenire del paese, rivelandosi infine come il retaggio inutile e crudele di una forma di assoggettamento della persona improntata su una concezione patriarcale del potere. Le rigide costrizioni del castello mostrano a volte con amara ironia come il ribaltamento dei ruoli tra carcerieri e reclusi non risolva l'ingiusta oppressione di una prigione adibita ad harem: esemplare è la scena del travestimento degli ochuro (i candidati a divenire amanti della shogun), cui viene ordinato di presentarsi in abiti femminili davanti a Chie, costretta dal canto suo ad abbigliarsi quotidianamente da uomo per dissimulare la propria identità. Proprio comprendendo a fondo quanto dolore possano generare quel luogo e il destino che vi si consuma, Arikoto giunge a desiderare di salvare un'unica persona. La salvezza nell'acquario di falsità e intrighi può giungere solo respirando l'aria libera di un sentimento disperatamente sincero, ed è questa una delle due chiavi interpretative della storia: le vicende personali, i nuovi arrivi, le scomparse, che danno conto nel loro insieme della caducità delle esistenze, in ossequio all'estetica del mondo fluttuante. Le figure a tutto tondo delle shogun (la forte e fragile Iemitsu, la delicata e remissiva Ietsuna, l'indecifrabile Tsunayoshi e l'acuta e passionale Yoshimune), gli amanti principali (il vitale Mizuno, l'aristocratico Arikoto, l'ambiguo Emonnosuke) e le figure di secondo piano (l'ineffabile Matsushita, l'efebico Tsuruoka, il subdolo Fujinami) si stagliano su uno sfondo che, a onor del vero, finisce per affermarsi come personaggio principale: lo Ohoku, con i suoi affreschi di generazioni che si accendono e spengono come lanterne di carta attraverso i vari archi (hen) della narrazione.

Sembra non esserci spazio per la ricerca dell'amore in un contesto dominato dalle rigide regole della ragion di stato. Eppure, le emozioni di donne all'altezza della profondità dei propri sentimenti e di uomini combattuti tra il proprio cuore e i vincoli della situazione attraversano i paraventi e i fusuma, come nell'incontro tra la disperazione piena di dignità di Mizuno e la misericordiosa fermezza di Yoshimune, che si lascia da lui chiamare col nome dell'amata Onobu, nell'amplesso che il giovane vive come l'ultima notte d'amore della sua vita. Vengono così tratteggiate storie dai contorni vividi, intrise di umanità, sofferenza, passione, mentre lo Ohoku attutisce il rumore delle vite che si consumano al suo interno, nascondendole al mondo. Ciò che resta di luminoso in quel buio microcosmo è il ricordo di un volto racchiuso in un nome, l'unico che dà a Yunoshin il coraggio di affrontare la vita lontano da tutto ciò che ha di più caro o la prospettiva di morire. Ci sono uomini cupi nell'alcova del castello di Edo, ma anche donne tormentate. Le kubō, apparentemente onnipotenti, sono esse stesse vittime della rigida struttura dello Ohoku, condannate a relazioni inautentiche. Le shogun possono infatti scegliere il proprio compagno, ma vorrebbero anche poter essere scelte. Vorrebbero sentirsi amate, sentirsi belle: come Tsunayoshi, che arriva tragicamente ad affermare: «lo shogun è una femmina di gran lunga più infima degli uomini che si prostituiscono ad Okabasho»; o come Chie, la principessa per caso o per destino, privata del suo diritto ad essere donna, che proietta il proprio bisogno di tenerezza su Arikoto, il quale sceglie di appartenerle quando finalmente comprende che, se pure non può salvare molti dalla sofferenza, può fare qualcosa di altrettanto grande: salvare una persona sola, attraverso l'amore, nell'abbraccio disperato e tremante di due uccellini in gabbia. Se l'ex monaco insegna alla principessa la misericordia, questa fa nascere nel suo cuore un sentimento che va ben oltre la compassione. Arikoto, nel metterle indosso l'abito floreale, non restituisce a Chie solo la sua femminilità negata, ma anche la possibilità di amare davvero.

Resta da sottolineare, infine, l'attualità di questa storia, per gli interrogativi che pone sulle aspettative di genere e su cosa comporti il genere stesso in termini di ruolo sociale, col sapiente filtro narrativo del distanziamento temporale degli eventi. Vi è, come detto, nell'universo alternativo del manga un rovesciamento, consapevolmente illustrato dall'autrice, della condizione storica dei due sessi. Quella ch'era stata la condizione della donna, vittima nelle società patriarcali di nozze combinate o condannata alla mercificazione del proprio corpo, oggetto di piacere negli harem dei daimyō o dello shogun, tocca per contrappasso agli uomini, relegati in uno stato di subalternità. Lo shogunato matriarcale può così essere letto come un ribaltamento, nella finzione narrativa, della dinamica storica, volto a smascherare l'arbitrarietà delle aspettative di genere. O ancora come un tentativo, attraverso l'affresco dello Ohoku (un acquario i cui i pesci senza diritto di parola sono gli uomini sottoposti al volere della Signora), di mostrare a una società come quella giapponese, a tutt'oggi caratterizzata dall'esclusione delle donne dalle posizioni di maggior prestigio, l'ingiustizia di qualsiasi forma di subalternità sociale di un sesso rispetto all'altro. Ci si potrebbe spingere fino a considerare lo Ohoku come una metafora della condizione di chiunque finisca vittima della propria rarità. Ciò che è unico, e perciò più prezioso, corre sempre il rischio di diventare un giocattolo o un ornamento nelle mani dei potenti. Perché la bellezza resti gratuita, un dono d'amore, è necessaria la libertà. Quella che Mizuno afferma, col coraggio di non vendersi per denaro, nonostante la povertà della propria famiglia, e di restare fedele nel cuore alla propria amata. Yoshimune, dal canto suo, nel rendere la libertà ai cinquanta uomini più belli dello Ohoku, è il simbolo di un potere concreto ma rispettoso, di segno autenticamente femminile, perché attenta al bene delle persone, così come lo era stata la kubō Iemitsu, premurosa verso un popolo in crescente difficoltà. Eppure non manca l'accenno ai rischi di un sessismo a parti inverse (si pensi alla vicenda di Tsunayoshi, che impone a un proprio vassallo una specie di "ius primae noctis"), che pone l'accento sulla possibilità di una reale uguaglianza tra i sessi solo all'interno di un sistema politico in cui la sopraffazione ceda il posto al rispetto e all'attenzione per le conseguenze sulla vita delle persone delle scelte politiche.

L'opera mantiene uno stile narrativo piano, quasi trattenuto, ma capace di emozionare. La struttura del racconto fa largo uso del flashback, principalmente sfruttando l'artificio di sapore letterario del "Diario dei giorni della morte". Pressoché assenti le strizzate d'occhio allo yaoi, sebbene venga dato conto dell'omosessualità all'interno dello Ohoku. C'è anche posto per storie minori, con protagonisti sia nobili che figure del popolo. Da sottolineare i riferimenti sia alla cultura "alta" (il Genji Monogatari, con, ad esempio, la citazione di Wakamurasaki, dal capitolo V), sia al teatro kabuki e alla cultura popolare nipponica. Paralleli interessanti possono poi essere intrecciati con la società utopica descritta da Charlotte Perkins Gilman in Herland, dove le donne si riproducono asessuatamente per partenogenesi, o con Y: The Last Man, di Brian K. Vaughan, albo DC Comics che racconta dell'ultimo uomo, sopravvissuto a una piaga che uccide tutti i mammiferi in possesso del cromosoma Y, e del suo peregrinare alla ricerca del perduto amore e di risposte. Il tratto dell'autrice è realistico, lineare e leggero. Grande cura viene messa nella resa dei dettagli degli abiti e degli ambienti, con sfondi dal taglio "geometrico", perimetrati dagli shoji e dai tatami, o ritraenti la quiete dei giardini Zen. L'essenzialità dei volti, seppure a volte d'ostacolo all'immediata riconoscibilità dei personaggi, permette di fare del viso stesso uno schermo proiettivo per le emozioni del lettore. Si tratta di una rappresentazione fatta di sguardi che si spalancano da un apparente vuoto, incorniciata in una struttura della tavola delimitata da vignette quadrangolari, che fungono da vere e proprie finestre aperte sui gesti e sui volti dei personaggi.

Il titolo scelto per l'edizione italiana curata da Planet Manga è Ooku - Le stanze proibite (a nostro avviso sarebbe stata preferibile la traslitterazione Ohoku, che avrebbe reso in maniera elegante l'allungamento della O iniziale, o, in alternativa, la romanizzazione Hepburn Ōoku; stesso discorso per kubo, più correttamente reso da kubō o kubou).
La traduzione, a differenza dell'edizione americana della Viz Media, che opta per un inglese elisabettiano al fine di rendere gli arcaismi del testo originale, si mantiene piana e scorrevole, tranne qualche concessione a forme desuete come "profferire" o "riserbare". Ogni volume, in formato 13x18 con sovraccoperta, presenta delle pagine a colori, con un'illustrazione che riprende quella di copertina. Le pagine hanno un buon rapporto grammatura/trasparenza e una buona sfogliabilità; l'alto punto di bianco non risulta fastidioso alla lettura. Utilissimi le note al testo e gli approfondimenti curati dal traduttore Massimo Soumaré. Il titolo viene distribuito in fumetteria e online, al prezzo di 7,50 Euro. Siamo di fronte a un'edizione dal prezzo di fascia alta, ma con caratteristiche pregevoli; a nostro avviso, una confezione adeguata per un'opera che merita grande considerazione, come testimoniato dal successo internazionale.

Ohoku è una geniale trasposizione dello storico nel fantastorico, che permette di sbirciare dietro le cortine del Giappone del Periodo Edo, caratterizzato dalla politica della "porta chiusa" all'Occidente. La drastica riduzione del numero di individui di sesso maschile diventa nell'universo alternativo del manga il segreto motivo per cui il Giappone dei Tokugawa si cela agli occhi del mondo, adducendo come pretesto l'allontanamento dei Cristiani. Ma, col passare del tempo, quando tutti all'interno del paese danno per scontato il mutato assetto sociale e il ribaltamento di ruoli, tanto che cade nell'oblio la memoria del mondo prima dell'epidemia, il nascondere all'esterno l'instaurazione del matriarcato diventa incomprensibile, almeno per un Giappone che, isolato dal mondo, non è al corrente dell'unicità della propria situazione rispetto a quella degli altri paesi. Inizia così una ricerca della verità nella finzione, condotta attraverso un affresco ucronico, in cui figure storicamente esistite come uomini appaiono come donne e viceversa. L'evoluzione dell'ordine sociale, la successione in linea femminile dei clan, il mutato rapporto con la sessualità e le aspettative di genere, costituiscono il sottotesto di un'opera che tuttavia mantiene il proprio focus sulle vicende umane (personali e collettive) che si consumano all'interno dello Ohoku, l'acquario, o la finta volta del cielo da cui sembra impossibile fuggire, e al cui interno tuttavia i sentimenti umani provano a spiccare il volo.


 3
Simo84

Volumi letti: 7/19 --- Voto 10
La prima volta che ho letto di questo manga tra le novità annunciate da Planet Manga, ammetto di essere rimasta parzialmente perplessa dalle sue premesse: cosa succederebbe se, nel periodo Edo, un misterioso morbo chiamato "vaiolo dalla faccia rossa" si diffondesse a macchia d'olio colpendo quasi esclusivamente gli uomini e riducendo drasticamente il loro numero? Ricordo di avere subito pensato che, per quanto originale, il manga poteva diventare o un'orribile cavolata oppure un autentico capolavoro.
Dopo sette volumi, mi sento di dire che siamo decisamente davanti alla seconda opzione.
Dopo il primo numero infatti, abbastanza introduttivo e che ci mostra già una cultura consolidata, in cui ormai da diversi anni sono le donne ad essere i capifamiglia e a detenere il potere all'interno delle famiglie (che siano contadini, mercanti, o samurai non fa differenza), la storia fa un passo indietro e in un lunghissimo flashback ci mostra come siamo arrivati alla presente situazione, partendo proprio dalla morte dell'ultimo shogun maschio, Tokugawa Iemitsu, con tutti i problemi di successione che ne sono conseguiti. Dal secondo fino al settimo volume, assistiamo ad un radicale cambiamento di costumi e della cultura di questo Giappone, che lentamente perde la propria memoria storica e addirittura arriva a considerare leggenda pensare ad un tempo in cui gli uomini erano lo stesso numero delle donne; e il cambiamento è talmente graduale e credibile che non si può fare a meno di pensare che, se il vaiolo dalla faccia rossa fosse esistito, le cose sarebbero potute andare proprio così.
A guidare questo cambiamento epocale nel proprio paese sono le varie donne che si susseguono nella carica di shogun a partire da Iemitsu, tutte con filosofie e modi di agire diversi l'una dall'altra: e anche se alcune di loro, come Ietsuna e la piccola Ietsugu, non spiccano nel loro ruolo, sono comunque caratterizzate splendidamente. Come pure caratterizzati splendidamente sono gli uomini che affiancano queste donne: siano essi amanti o loro semplici servitori, ognuno di loro ne condizionerà la vita e le scelte che intraprenderanno.
Devo fare i complimenti alla Planet Manga che offre un'edizione adeguata a quest'opera, con sovracoperta e soprattutto diverse note a fine volume che raccontano le vere vicende dei vari personaggi: i ruoli uomo - donna sono naturalmente invertiti, ma per il resto le storie raccontate nel manga sono molto fedeli alla verità storica.
Aspetto con ansia di vedere, ora che il lungo flashback è terminato, come continuerà ad evolversi questo splendido manga.

Anonimo

 4
Anonimo

Volumi letti: 1/19 --- Voto 10
Ooku è a mio parere una delle proposte più interessanti dell'anno, che dipinge una dimensione storica a ruoli ribaltati (a causa di un misterioso morbo che colpisce unicamente gli uomini il Giappone feudale si ritrova a rivedere completamente i ruoli di potere all'interno della società) minuziosamente ricostruita in ogni dettaglio. Nonostante l'originalità dell'ambientazione e le riflessioni a cui si presta, il manga è molto scorrevole e godibile. I personaggi sono tutti ben delineati e presentano numerosi punti di vista, sia maschili sia femminili, e la trama scorre veloce tra intrighi di palazzo che sfociano a fine volume in questioni politiche della massima serietà. La grafica semplice ed elegante mostra tutta la sua efficacia durante la lettura, illustrando il racconto con precisione millimetrica. Piuttosto buona l'edizione Planet, con un discreto adattamento e apparati di approfondimento. Sicuramente consigliato a tutti gli amanti dei seinen e dei manga storici.


 4
mrodonto

Volumi letti: 1/19 --- Voto 8
Ooku è un manga pluripremiato in Giappone, che narra eventi verosimili dell'epoca Edo sotto una veste immaginaria. Nel Giappone feudale un'epidemia di vaiolo rosso uccide l'80% della popolazione maschile giovane e, 80 anni dopo questo evento nefasto, il numero di uomini viene ad essere in estremo difetto rispetto a quella femminile. In questo contesto, i ruoli assegnati dalla società ai due sessi vengono ad invertirsi, al fine di preservare la popolazione maschile, diventata merce rara, e per poter perpetuare la specie umana. Gli uomini migliori, poi, vivono nell'Ooku, una sorta di harem composto da 3000 giovani prestanti, che possono essere utilizzati solamente dalla shogun, al fine di soddisfare le proprie voglie.
A partire da tali presupposti, mi sarei aspettato un manga dai risvolti pesantemente erotici, mentre con sorpresa è arrivato sotto i miei occhi un volumetto pregiatissimo, con una veste grafica molto curata ed uno stile di disegno raffinato e pulito. Di scene hot nel primo numero non c'è traccia e la narrazione procede fluida, mantenendo vivo l'interesse del lettore. Seppur consigliato ad un pubblico maturo per i temi trattati o per i risvolti che forse prenderà la storia nei prossimi numeri, Ooku è un manga storico interessante e ben strutturato, che affronta la curiosa idea di ribaltare i ruoli dei due sessi in un'epoca storicamente caratterizzata da un forte maschilismo e le associazioni femministe hanno apprezzato particolarmente questa idea, assegnando ad Ooku un premio nel 2005.
Ho particolarmente apprezzato che la narrazione non sia interrotta, come spesso accade nei manga ambientati nell'epoca Edo, da continue annotazioni al fine di poter capire qualcosa di una cultura e di eventi che sono lontanissimi dalla cultura occidentale. Le note in realtà ci sono, ma non appesantiscono le pagine del manga e sono in gran parte relegate all'inizio e alla fine del volumetto, ad uso e consumo di chi sia veramente interessato ad approfondire la cultura, la storia e le tradizioni del Sol Levante.
Ooku è un manga interessante, che sarà sicuramente poco apprezzato dagli appassionati del genere mainstream, ma che potrà essere una piacevole sorpresa per chi ricerca storie mature e raffinate.
In sintesi, assegno un bel 8 in attesa di vedere gli sviluppi che avranno le vicende nei prossimi numeri.