Il mondo dei drama (ovvero delle serie tv asiatiche) appare da tempo troppo bistrattato per motivi poco o per nulla fondati; accade ancora di frequente di imbattersi in commenti quali "non c'era bisogno del live action," "sono brutti", "appaiono eccessivi", "gli attori non sanno recitare", "meglio l'anime o il manga", "preferisco le serie occidentali".
È legittimo che ciascuno abbia i propri gusti, ma spesso chi non guarda i drama si ferma all'apparenza o, peggio, alla prima delusione... e vorremmo sperare che non debba andare così.

Per questo motivo, come già avviene per la rubrica gemella Nekonsigli: Anime, anche la sezione drama "scende in campo" per consigliare, a sua volta, i titoli stagionali che gli staffer hanno maggiormente apprezzato e che desiderano condividere con tutti voi.
 NEKONSIGLI DRAMA_estate
Nella rubrica Nekonsigli: Serie TV vi riportiamo i nostri titoli del cuore della stagione, dove reperirli e perché li stiamo consigliando.
I titoli presi in esame nella rubrica sono tutte serie o film iniziate nell'estate 2026, rinvenibili nella relativa notizia riepilogativa delle novità stagionali, e preferendo ove possibile serie arrivate ufficialmente in Italia.

Al pari dei consigli anime, anche questa rubrica vuole offrire l'occasione agli stessi utenti di promuovere a loro volta i loro titoli preferiti, che siano o meno citati nella notizia.
Se ritenete pertanto che anche altri drama siano meritevoli di una menzione, vi invitiamo con piacere a suggerirli nei commenti.

 
 
  zettaiLara
Staffer: zettaiLara 
 
 Titolo: Labyrinth of Hortensia and the Minotaur
 
Labyrinth of Hortensia and the Minotaur
© Ryunosuke Matsushita / YOMIURI TELECASTING CORPORATION / NTV

 Distributore: Viki
 

Perché lo consiglio: "C'è un sorprendente tipo di felicità anche nel saper attendere."
Quale miglior modo di affrontare la torrida estate che abbiamo avuto alle spalle, se non attraverso la visione di un mystery che procuri dei bei brividi gelidi lungo la schiena?
Non manca nemmeno qualche virata nel thriller e nell'horror, all'interno della serie Labyrinth of Hortensia and the Minotaur andata in onda per NTV da luglio e disponibile anche in streaming su Viki in 10 episodi: si tratta di un drama tratto dal romanzo Ichijigen no sashiki di Ryunosuke Matsushita, purtroppo inedito nel nostro Paese.
La serie gode, tra le altre cose, della regia di Hideo Jojo (Welcome to the village, A bad summer), il quale ancora una volta si riconferma piuttosto a suo agio con opere dalle atmosfere inquietanti, cupe e grottesche.
La storia si presta d'altronde bene alle sue cure, incuriosendo lo spettatore fin da subito con un incipit che fonde la ricerca genetica e l'archeologia al dramma umano e ai temi degli affetti, della perdita, del senso pieno attribuibile all'esistenza.
Lo studente Haruka Nanase scopre che il test di laboratorio che ha appena eseguito vede una corrispondenza totale tra il DNA dell'amata sorella scomparsa e quello di uno scheletro umano di 200 anni prima rinvenuto in India; quello stesso scheletro viene poi trafugato.
Lo stupore di Haruka, ottimamente interpretato da Ryosuke Yamada, è il medesimo di chi ne osserva le vicende, con un senso crescente di tensione e angoscia determinato dagli assassinii che iniziano a susseguirsi con tremenda rapidità.
Ma la curiosità ha sempre la meglio: nel rinvenire la risposta a un mistero, si scopre che esso non è che il primo di una lunga catena in atto, instillando dubbi, fugando certezze e portando lo spettatore a "maratonarsi" un episodio dopo l'altro.
E' una serie costruita davvero in maniera impeccabile: lentamente si insinua nei recessi più disturbanti della psiche umana, stimolando riflessioni non banali a riguardo di temi d'attualità dai riflessi grotteschi e agghiaccianti, come la legittimità sulle esplorazioni degli studi genetici, e non solo.
Il cast è molto ampio e di tutto rispetto, capace di mettere in scena personaggi tormentati e piuttosto abili nel non far trapelare le rispettive emozioni, come per le figure chiave interpretate dai bravi Kuranosuke Sasaki, Shin'ya Kote, Sei Shiraishi e Shiori Doi (10Dance).
Il drama si sa così svelare poco per volta, assicurandosi l'attenzione anche con diversi cliffhanger ben studiati e finali scioccanti, coronati da musiche che in più occasioni non mancano di far raggelare.
Difficile, infine, schiodarsi dalla testa la bella theme song "truth in the dark" della rapper LANA: una melodia i cui echi continueranno a risuonare, in maniera non dissimile agli strascichi che la storia lascerà in chi la guarderà.

 
  zettaiLara
Staffer: zettaiLara 
 
 Titolo: Until the T-shirt dries / Finché la maglietta non si asciuga
 
Until the T-shirt dries
© TBS

 Distributore: Netflix / Viki
 

Perché lo consiglio: "Sembravi alla deriva."
"Ma tu mi hai fatto da contrappeso e non sono volato via."

Non ero certa di voler vedere questa serie, disponibile peraltro anche su Viki (col titolo italiano Finché la maglietta non si asciuga) oltre che su Netflix (col titolo Until the T-shirt dries), eppure la mia curiosità era tanta: da un lato il cast di altissimo livello da far invidia a una premiata produzione cinematografica, con i nomi di Yu Aoi, Ken'ichi Matsuyama, Ayumu Nakajima, Kaho, Fumiya Takahashi e Lily Franky.
Dall'altro la sceneggiatura firmata da Miku Ubukata, già autrice del drama di grandissimo successo Silent e di opere successive, capaci di stimolare pensieri non consueti sulle tematiche della famiglia, dei rapporti interpersonali e degli affetti, con modalità anch'esse talora inconsuete.
E in effetti, l'inizio della storia presenta addirittura venature mystery piuttosto ben congegnate, con i due protagonisti Sakiko e Itsuki alle prese con una porzione disgregata delle rispettive vite di coppia, in seguito a un incidente.
La dinamica che inizierà a instaurarsi tra i due, "costretti" a rapportarsi l'un l'altra dalle necessità, è decisamente poco convenzionale e molto ben esplorata.
È inoltre interessante come un luogo come quello delle lavanderie a gettoni, così tipico del Giappone moderno e al contempo "d'atmosfera", sia stato sfruttato con acume proprio per tessere lo sviluppo tanto della storia quanto di ciascuno dei suoi quattro protagonisti principali.
Ed ecco che allora proprio lì emergono fragilità e sofferenze, e proprio da lì si trascinano (o meno) nelle abitazioni le frustrazioni e i desideri, le zone di comfort e quelle su cui si preferisce tacere.
A fronte di performance attoriali sempre perfettamente all'altezza, dei diversi temi indagati con attenzione, degli interrogativi che pungolano l'animo, il drama rimane scorrevole dall'inizio alla fine, pur se negli ultimi episodi si percepisce una sorta di difficoltà nello stringere per bene le maglie di tutto quanto fin lì emerso.
Ciononostante la visione rimane fortemente raccomandata, specie per chi apprezza quelle serie che sappiano sviscerare con cura i nodi dell'animo. Menzione speciale alla theme song "Mishiranu ito" degli SPITZ!

 
 
  Ilia86
Staffer: Ilia86 
 
 Titolo: Human Vapor
 
Human Vapor
© Netflix (Broadcast / Production)

 Distributore: Netflix
 

Perché lo consiglio: Human Vapor è una serie thriller decisamente coinvolgente, supportata da un ottimo cast dotato di una solida intesa che riesce ad arrivare dritta allo spettatore.
L’impatto iniziale è crudo e violento, segnato dall'omicidio in diretta TV di un ricercatore di fama mondiale.
Quando il killer — noto come Human Vapor — rivela la propria identità, chiarisce subito che la scia di sangue non si fermerà lì: il suo preciso intento è svelare un complotto risalente a 30 anni prima.
Ho trovato molto curato il lavoro di trucco e make-up, che rende alcuni personaggi quasi irriconoscibili e talvolta volutamente caricaturali nei loro ruoli (come gli esponenti della Yakuza, con i capelli leccati all'indietro e le sopracciglia rasate).
La sigla iniziale è azzeccatissima e dà la giusta carica di adrenalina. Molto efficace, infine, anche il doppiaggio italiano della serie Netflix.

 
 
  alis89
Staffer: alis89 
 
 Titolo: Guardian: the lonely and great god 10th anniversary
 
Goblin
© tvN / tvN (CJ ENM)

 Distributore: Viki
 

Perché lo consiglio: Anche chi non ha mai visto un drama coreano avrà sicuramente sentito parlare almeno una volta di Goblin.
Guardian: The Lonely and Great God, titolo ufficiale della serie, è diventato, nel corso degli anni, uno di quei drama che bisogna assolutamente vedere almeno una volta nella vita e uno dei primi consigli che vengono dati a chi si approccia a questo mondo, da chi, invece, lo frequenta ormai da un po’.
E, nonostante gli anni passino, questo titolo sembra non invecchiare mai.
Nato dalla sceneggiatura di Kim Eun-sook, quest’anno il drama ha celebrato il suo decimo anniversario e, proprio per questa ricorrenza, la tvN, canale televisivo coreano, ha mandato in onda uno speciale di quattro episodi interamente dedicato alla serie.
In Italia, sia special che drama, sono disponibili su Viki con i sottotitoli in italiano.
È stata quindi l’occasione per ritrovare i quattro attori protagonisti: Gong Yoo che interpretava il Goblin, Kim Go-eun che era la sua sposa, Lee Dong-wook che rivestiva i panni del Triste Mietitore e Yoo In-na che recitava nel ruolo di Sunny.
Grazie a loro e al viaggio che intraprendono insieme, in compagnia anche del famoso peluche di Grano Saraceno, possiamo riscoprire i luoghi che hanno fatto da sfondo alla storia, il copione, i costumi e tanti piccoli oggetti e dettagli che hanno contribuito a rendere questa serie così unica.
Il programma, infatti, non è soltanto una semplice reunion, ma un vero e proprio tuffo nei ricordi: permette di tornare per qualche ora nell'universo di Guardian: The Lonely and Great God e di ripercorrere una storia che, a distanza di dieci anni, continua a occupare un posto speciale nel cuore di moltissimi spettatori.
Insieme a noi, anche gli attori torneranno indietro nel tempo, ricreando le scene più iconiche: prima fra tutte la scena presso il frangiflutti di Jumujin, nella città costiera di Gangneung, luogo simbolico, in cui la protagonista Eun-tak soffia la sua candelina di compleanno e fa apparire il Goblin, diventato meta di pellegrinaggi di amanti dei drama.
Anche durante le riprese del programma, si potevamo notare turisti giunti fino a lì con tanto di iconica sciarpa rossa per poter ricreare foto o video della stessa scena.
Oltre ai quattro protagonisti principali, troveremo alcuni ospiti d’onore e tanti videomessaggi da parte della crew del drama per festeggiare questo importante traguardo.
Questo special vuole celebrare l'importanza del drama, che non è diventato un punto di riferimento solo per il pubblico, ma anche per la cultura k-drama in generale, ricordato e omaggiato da produzioni successive.
Un piccolo ritorno nel passato che farà sicuramente piacere ai fan storici della serie e che, forse, potrebbe persino far venire voglia a chi non lo ha ancora visto di recuperare uno dei drama più conosciuti fra le produzioni coreane.
E il decimo anniversario di Guardian: The Lonely and Great God non si ferma qui: proprio nei giorni scorsi è stata annunciata anche una trasposizione musical del drama!

 
  alis89
Staffer: alis89 
 
 Titolo: Four Hands, Two Sonatas
 
Four Hands, Two Sonatas
© tvN / tvN (CJ ENM)

 Distributore: Netflix
 
Perché lo consiglio: Prima di entrare nel dettaglio di Four hands, two sonatas, è necessaria una piccola precisazione.
La serie è stata ufficialmente presentata come un bromance incentrato sull’amicizia e sulla musica.
E c’è di più: nei primi poster ufficiali e nei teaser iniziali la protagonista femminile era completamente assente (personaggio femminile il cui ruolo all’intero drama non è poi così centrale per lo sviluppo della trama).
Tutto si concentrava solamente sui due protagonisti maschili e il pianoforte, tanto che era facile pensare che il drama potesse essere un vero e proprio boys’ love. Un’interpretazione che, a ben vedere, non è poi così campata in aria.
È stata, infatti, la stessa sceneggiatrice Shin Yi-won a confermare che la storia era nata proprio come un progetto boys’ love, ispirato all’idea di un amore tormentato fra due artisti, proprio come se Mozart e Salieri fossero amanti.
Non è la prima volta che viene presentato un progetto in modo da attirare un determinato tipo di pubblico, senza poi avere il coraggio di portare fino in fondo quella stessa promessa narrativa.
Nonostante questo, Four hands, two sonatas, presente su Netflix con i sottotitoli in italiano, è un drama che merita la visione, soprattutto se amate la musica classica.
La storia racconta di due giovani pianisti e del loro modo profondamente diverso di vivere la musica: Pi-o suona con una minuziosa precisione tecnica, mentre Jeong-yo si fa trasportare dalle note e dalle emozioni. Loro vorrebbero semplicemente divertirsi suonando insieme, ma il mondo che li circonda finirà per trasformarli in rivali.
Il drama sembra ricalcare la struttura formale del primo movimento di una sonata classica, basata sulla cosiddetta forma-sonata.
Dopo un’introduzione, che si prende il suo tempo per presentarci personaggi e situazioni, il drama entra nel vivo con l’esposizione: il ritmo diventa più vivace e assistiamo alla nascita del legame tra i due ragazzi e alla loro sintonia al pianoforte.
Nella parte centrale troviamo lo sviluppo: la tensione cresce, l’equilibrio iniziale si rompe e conflitti e segreti vengono progressivamente portati alla luce, proprio come i temi musicali vengono elaborati e trasformati durante questa sezione.
Infine, proprio come la prassi musicale prevede, arriva la ripresa: i temi iniziali tornano, ma non sono più gli stessi.
Gli attori protagonisti Song Kang e Lee Jun-young sono stati straordinari nel raccontarci un rapporto costruito sulla fiducia e sull’amore per la musica che viene sgretolato a causa di fattori esterni troppo più grandi di loro.
Eppure il loro affetto rimane presente per tutta la durata della serie, anche nei momenti in cui sembra prevalere l’odio.
È qualcosa che passa attraverso gli sguardi e i sorrisi dei personaggi.
E poi c’è la loro chimica costantemente palpabile.
Una chimica che in alcuni momenti arriva quasi a sfiorare una tensione sessuale, decisamente singolare per quello che dovrebbe essere, almeno sulla carta, solo un bromance.
 
 
 
  BeneS
Staffer: BeneS 
 
 Titolo: Duty First, Kiss Later
 
Duty First, Kiss Later
© ABC (Broadcast / Production)

 Distributore: GagaOOLala
 
Perché lo consiglio: Duty First, Kiss Later, drama Boys’ Love di ambientazione poliziesca, è un ottimo esempio di come a volte sia meglio non giudicare un libro dalla copertina, ovvero una serie dal primo episodio.
Nonostante le premesse interessanti, infatti, l’eccesso di comicità demenziale e l’interpretazione non proprio convincente di uno dei protagonisti mi avevano fatto temere che la storia dei due adorabili poliziotti tutto sommato non facesse per me.
Proseguendo, invece, non soltanto mi sono dovuta ricredere, ma ho apprezzato moltissimo la capacità di questo drama di crescere ed evolversi nell’arco dei suoi dieci episodi.
Takoi e Shiono sono due detective in servizio presso la stazione di polizia di Yamanomichi, una cittadina tranquilla dove è difficile che si presentino grossi casi da risolvere.
Heisuke Takoi è un uomo alla mano, gentile e benvoluto da tutti, noto per il suo stile informale e per la capacità di relazionarsi con persone di ogni età.
Shu Shiono, al contrario, è un giovane brillante lanciato verso una promettente carriera, che intimidisce per il suo rigore e l’atteggiamento costantemente serioso.
Pur lavorando in due sezioni diverse, i due si incrociano spesso e sono anche vicini di stanza al dormitorio.
Dal momento che va d'accordo con tutti, Heisuke non riesce proprio a capire perché il giovane collega sembri sempre arrabbiato con lui.
Mentre il personaggio di Takoi sa farsi subito apprezzare, anche grazie all’ottima interpretazione di Shū Watanabe, la caratterizzazione di Shiono appare un po’ troppo caricata e sopra le righe.
Tuttavia, già dal secondo episodio cominciano a emergere lati diversi della sua personalità e anche l’attore (Ryū Saitō) sembra prendere gradualmente confidenza con il personaggio.
La serie mette in chiaro fin dall’inizio di non volersi prendere troppo sul serio, un intento ben espresso dall’allegra e colorata sigla di apertura.
Tuttavia, nel corso degli episodi, vengono anche toccati temi importanti pur mantenendo un tono leggero: la paura di fare coming out con i colleghi, l’accettazione di sé e degli altri, l’importanza del supporto di chi ci circonda.
C’è un’espressione in lingua inglese che ben descrive quest’ultimo punto: “It takes a village” (“ci vuole un villaggio”), usata generalmente per descrivere l’impegno collettivo necessario a crescere i figli.
Anche se qui non si parla di figli, la neonata relazione fra i due detective cresce anche grazie al supporto del piccolo villaggio costituito dalle persone a loro vicine.
I comprimari hanno quindi un ruolo prezioso e sono interpretati da ottimi attori (su tutti Toshihiro Yashiba nel ruolo del proprietario dell’izakaya).
Non mancano infine le location tipiche dei romance giapponesi, con relativi gadget e capi di abbigliamento appropriati, che seppur viste e riviste non vengono mai a noia.
Duty First, Kiss Later è un drama divertente e ben fatto che, nonostante alcuni aspetti meno convincenti, intrattiene ed emoziona fino alla fine.
Colpiscono soprattutto la crescita dei personaggi e l’evoluzione della serie, che dai toni demenziali del primo episodio si sposta verso una comicità più posata, lasciando spazio all’espressione dei sentimenti e dei lati più autentici dei due protagonisti.
 
 
 
  hachi_rosa92
Staffer: hachi_rosa92 
 
 Titolo: Eternal Boys
 
Eternal Boys
© Fuji TV / Fuji Television Network
 
Perché lo consiglio: "Chiunque può risplendere, in qualunque momento della vita."
Sono rimasta estremamente incuriosita da questa serie in un periodo della mia vita in cui inizio inesorabilmente ad avvicinarmi all'età dei protagonisti del drama e, allo stesso tempo, mi sono interessata al mondo dei gruppi idol.
Per dirla in breve, questo titolo era il connubio perfetto.
Gli "Eternal Boys" sono un esperimento musicale fortemente voluto dall'ormai defunto proprietario di un'agenzia di intrattenimento, la Manpuku Entertainment, che viene portato avanti come suo ultimo lascito.
L'idea che chiunque possa risplendere, in qualunque momento della sua vita, spinge a tentare di portare alla ribalta come gruppo di idol sei uomini sulla quarantina, alla pari con la concorrenza di giovani poco più che ventenni.
Ognuno degli "Eikyū Shōnen" ha una storia alle spalle, che lo appesantisce ma allo stesso tempo gli dà profondità: lo spinge a tratti verso il desiderio di lasciare e a tratti verso quello di proseguire con più convinzione in questo percorso.
Quasi nessuno di loro, infatti, ha scelto il mondo degli idol come prima opzione nella propria vita.
Per loro questa è, di fatto, una seconda possibilità, un modo di trovare un senso; il tutto grazie anche a una solidarietà maschile davvero ben rappresentata, senza alcuna traccia di mascolinità tossica e anzi, ricca di scene di grande profondità emotiva, sostegno morale, pianti. La si riscontra, per esempio, quando uno dei protagonisti si traveste da donna per poter entrare nell'host club dove lavora un compagno e indagare più a fondo le sue motivazioni.
Yamanaka è il leader morale del gruppo, l'unico ad avere un passato da idol; se per gli altri membri gli "Eternal Boys" sono un riscatto, per lui rappresentano il futuro a cui aveva rinunciato, consapevole che la carriera lavorativa di un idol è a tempo determinato.
Questa serie vuole raccontare proprio il contrario e lo fa in un modo commovente, realistico, senza passare incoerentemente da una mancanza di popolarità assoluta a una ribalta.
Si percorrono vari step a crescere: live senza pubblico, mini-live arrabattate, la crescita di uno sparuto manipolo di primi fan e così via. Come ci si aspetterebbe cioè che un gruppo così possa riuscire gradualmente e realisticamente ad acquisire un seguito nella realtà.
Eppure in ogni singolo passaggio si percepiscono il cuore, la volontà di non mollare, ma anche il fascino che un uomo nel pieno della sua maturità può avere, persino se paragonato a un idol ventenne, grazie alla profondità del suo passato, con tutto il valore aggiunto... rughe comprese.
E credo che, rispetto a un anime, un drama del genere abbia ancora più forza proprio perché queste rughe si vedono davvero.
"Siamo solo dei vecchietti, dopotutto?"
"Andrà bene. Anche se sei un vecchietto, sei un vecchietto figo!"

 


 
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