Ci sono voci che sembrano far parte della nostra vita da sempre, e quella di Masako Nozawa è una di queste. Oggi la doppiatrice giapponese compie 90 anni e, a quasi quarant’anni dal debutto dell’anime di Dragon Ball nel 1986, è ancora lei a dare voce a Son Goku e a urlare, quando serve, "Kamehameha"!

 



Insieme a Goku interpreta anche i figli Gohan e Goten, il padre Bardock e altri personaggi della famiglia, passando da una voce all’altra con una naturalezza che il collega Toshio Furukawa ha definito irripetibile: Nozawa registra le battute di tutti e tre nella stessa ripresa, cambiando sul momento, e racconta che i colleghi più giovani le chiesero di smettere perché dava l’impressione che fosse facile. Nata a Tokyo il 25 ottobre 1936, è salita sul palco per la prima volta a tre anni, trascinata dalla zia attrice, e ha cominciato a doppiare da ragazza, quando nei primi tempi della televisione i telefilm stranieri si doppiavano in diretta. Per le parti dei bambini non si potevano usare i bambini veri e le voci degli uomini adulti erano troppo basse, così si chiamavano le donne, ed è così che quello che doveva essere un ripiego è diventato il suo mestiere.

Dopo il debutto nell’animazione nel 1963 con Wolf Boy Ken e un ruolo in Astro Boy, è arrivato il primo grande personaggio, Kitarō in GeGeGe no Kitarō, scelta proprio dall’autore del manga Shigeru Mizuki, poi Doraemon nella serie del 1973 e Tetsurō Hoshino in Galaxy Express 999, voluta da Leiji Matsumoto. Per arrivare a Goku c’è voluto perfino un colpo di fortuna: la Fuji TV non voleva che un doppiatore avesse due ruoli principali nello stesso periodo, quindi la Nozawa non riprese Kitarō e poté presentarsi al provino. In un’intervista del 1997, uscita nel Dragon Ball GT Perfect File 2 e tradotta in inglese da un sito di fan, ha raccontato che Akira Toriyama ascoltò i nastri senza sapere a chi appartenessero le voci e scelse la sua, e che quando si incontrarono le disse che grazie a lei Goku aveva fatto breccia nel cuore di tutti.

La celebre frase «Ossu! Ora Goku!» (オッス!オラ悟空!), pronunciata da Goku all'inizio di molti episodi di Dragon Ball, è nata invece da una battuta improvvisata durante una registrazione, per scherzare con lo staff. 
Per lei Goku è una specie di altro sé, e a colpirla è soprattutto il suo coraggio, il suo modo di non tirarsi mai indietro e di prendere la vita come viene.

Negli ultimi anni i riconoscimenti al suo grande lavoro sono arrivati in maniera totale e importante. Nel 2017 il Guinness dei primati le ha assegnato due record, tra cui quello per la più lunga carriera di doppiatrice di videogiochi mentre a dicembre 2023 è stata la prima doppiatrice a ricevere il Premio Kikuchi Kan (prestigioso riconoscimento giapponese assegnato a persone o enti che hanno dato un contributo importante a tutti gli aspetti della cultura giapponese), e il 17 ottobre 2025 la prima del suo mestiere nominata Persona di merito culturale dal governo giapponese. A marzo 2026 ha lasciato la sua impronta tra le Star Handprints della Asakusa Public Hall e ad aprile l’imperatore Naruhito e l’imperatrice Masako hanno ricordato il suo lavoro in GeGeGe no Kitarō in occasione della festa nel giardino imperiale.




Il suo impegno non si ferma all’arte. Vicepresidente del Japan Actors Union, in passato aveva guidato una causa di 361 doppiatori per i compensi non pagati sui DVD, vinta in Corte suprema nel 2005, e proprio pochi giorni fa è tornata a difendere i diritti di chi lavora con la voce. In un’intervista alla NHK ha detto che l’intelligenza artificiale che imita la sua voce senza permesso è come un furto, che voce e recitazione sono sue e che per usarle bisogna chiedere, mentre il sindacato presentava le prime linee guida giapponesi sull’uso dell’IA per le voci, come abbiamo raccontato nel nostro recente articolo. Non è contraria alla tecnologia in sé, ma ripete che senza cuore una recitazione non vale. A giudicare da quarant’anni di Goku, di cuore lei ne ha messo moltissimo. Auguri, Nozawa-san, e grazie per aver dato voce a uno degli eroi animati più iconici di sempre!