Il Tribunale distrettuale di Tokyo ha respinto oggi la causa intentata dal doppiatore Kenjirō Tsuda, 54 anni, noto al grande pubblico per aver prestato la voce a personaggi iconici come Kento Nanami in Jujutsu Kaisen, Seto Kaiba in Yu-Gi-Oh! e Hyakunosuke Ogata in Golden Kamuy, contro l'azienda che gestisce TikTok in Giappone, società con sede a Singapore. Il doppiatore aveva chiesto la rimozione dei video che, a suo dire, utilizzavano una sua imitazione generata dall'intelligenza artificiale, ma i giudici hanno constatato che i contenuti erano già stati cancellati dopo il deposito del ricorso a novembre 2025. Per la difesa di TikTok, di conseguenza, Tsuda non aveva più alcun interesse legale a proseguire, e la società ha chiesto l'archiviazione anche perché l'account e i relativi dati video risultavano eliminati.

Nonostante l'esito, la decisione presenta un aspetto molto rilevante: secondo quanto riportato da alcune fonti, la giudice Aya Takahashi ha affermato che la voce umana è un simbolo della personalità di un individuo, al pari dell'immagine, e che il suo uso non autorizzato può configurare una violazione dei diritti. In particolare la voce rientrerebbe nel diritto di pubblicità, cioè il diritto delle personalità note di controllare e proteggere il ritorno economico legato alla propria identità, come nome e aspetto. Sempre secondo queste fonti, si tratterebbe della prima volta in cui un tribunale giapponese si esprime in questo senso, in quello che era anche il primo procedimento nel paese per violazione dei diritti vocali tramite IA generativa. Dalla denuncia emerge che l'account accusato direttamente aveva pubblicato tra luglio 2024 e settembre 2025 almeno 188 video di narrazioni su leggende metropolitane e teorie del complotto, con circa 210.000 iscritti e una media di 1,47 milioni di visualizzazioni per video, e che il creator guadagnava tra 500.000 e 750.000 yen al mese, circa 3.000 e 4.500 euro. Molti utenti, inoltre, avevano commentato che la narrazione somigliava alla voce di Tsuda. Il team legale del doppiatore sosteneva, sulla base di un'analisi dei dati vocali, che il timbro "profondo e roco" fosse stato ricreato deliberatamente con l'IA, e si appellava al diritto di pubblicità e alla Legge sulla prevenzione della concorrenza sleale, la norma che vieta l'uso non autorizzato di segni distintivi altrui. TikTok aveva replicato che si trattava di una "voce maschile universale" ottenuta addestrando il modello sulla voce di un amico dell'autore, come dichiarato sul sito esterno del creatore, e che i commenti riguardavano soprattutto i contenuti e non la voce.
Sul piano normativo, infine, a pesare è anche il quadro delineato ad agosto dal gruppo di esperti del Ministero della Giustizia, le cui linee guida indicano che le voci di doppiatori e attori sono protette dal diritto di pubblicità come le fotografie, e che, a seconda della gravità della violazione, anche i fornitori di IA generativa potrebbero rispondere in solido.

Nonostante l'esito, la decisione presenta un aspetto molto rilevante: secondo quanto riportato da alcune fonti, la giudice Aya Takahashi ha affermato che la voce umana è un simbolo della personalità di un individuo, al pari dell'immagine, e che il suo uso non autorizzato può configurare una violazione dei diritti. In particolare la voce rientrerebbe nel diritto di pubblicità, cioè il diritto delle personalità note di controllare e proteggere il ritorno economico legato alla propria identità, come nome e aspetto. Sempre secondo queste fonti, si tratterebbe della prima volta in cui un tribunale giapponese si esprime in questo senso, in quello che era anche il primo procedimento nel paese per violazione dei diritti vocali tramite IA generativa. Dalla denuncia emerge che l'account accusato direttamente aveva pubblicato tra luglio 2024 e settembre 2025 almeno 188 video di narrazioni su leggende metropolitane e teorie del complotto, con circa 210.000 iscritti e una media di 1,47 milioni di visualizzazioni per video, e che il creator guadagnava tra 500.000 e 750.000 yen al mese, circa 3.000 e 4.500 euro. Molti utenti, inoltre, avevano commentato che la narrazione somigliava alla voce di Tsuda. Il team legale del doppiatore sosteneva, sulla base di un'analisi dei dati vocali, che il timbro "profondo e roco" fosse stato ricreato deliberatamente con l'IA, e si appellava al diritto di pubblicità e alla Legge sulla prevenzione della concorrenza sleale, la norma che vieta l'uso non autorizzato di segni distintivi altrui. TikTok aveva replicato che si trattava di una "voce maschile universale" ottenuta addestrando il modello sulla voce di un amico dell'autore, come dichiarato sul sito esterno del creatore, e che i commenti riguardavano soprattutto i contenuti e non la voce.
Sul piano normativo, infine, a pesare è anche il quadro delineato ad agosto dal gruppo di esperti del Ministero della Giustizia, le cui linee guida indicano che le voci di doppiatori e attori sono protette dal diritto di pubblicità come le fotografie, e che, a seconda della gravità della violazione, anche i fornitori di IA generativa potrebbero rispondere in solido.
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