Negli ultimi anni abbiamo assistito a un trend particolare: alcuni componenti di grossi publisher o software house hanno deciso di lasciare la casa madre per fondare un team tutto loro, vuoi per testare le proprie capacità, vuoi per necessità.



Sandfall Interactive, Nomada Studio, Fuse Games sono solo alcuni esempi di team di successo, capaci di sviluppare titoli di assoluto valore nonostante budget di certo non stratosferici. Quello che conta, in fondo, sono le idee. E questo è quello che si può dire anche di GPTrack50, team fondato da Hiroyuki Kobayashi, ex produttore Capcom e figura fondamentale per il successo di Devil May Cry, Dragon's Dogma e Resident Evil. L'attesa dunque era parecchia per il nuovo lavoro sfornato da questo team, anche se il primo trailer aveva lasciato a bocca aperta un po' tutti... ma non esattamente per i motivi che pensate.

Stupid Never Dies è un titolo che spiega molto della natura di questo progetto. Folle, sregolato, punk e privo di qualsivoglia senso del pudore, quest'opera riesce a sorprendere non solo lato gameplay, ma anche narrativamente. Purtroppo però non tutto va nel verso giusto. Vediamo assieme come se la cava quest'opera prima.

Ambientato in un mondo in cui i mostri esistono davvero, lo status quo cambia quando uno di essi acquisisce uno strano potere, portando alla quasi estinzione l'umanità. Sarà compito di uno zombie, Davy, salvare il mondo e ciò che resta della popolazione. Ma i motivi per cui decide di intraprendere questa missione impossibile sono tutt'altro che altruistici. Davy è infatti innamorato di Julia, una ragazza congelata in un freezer, alla ricerca di un riparo dall'apocalisse.

Analizzare la narrativa di un prodotto simile potrebbe risultare superfluo e forse anche pretenzioso. Del resto si accede ai dungeon attraverso lo sciacquone di un water, un orsetto di peluche indica il tempo rimasto e il nostro protagonista va in giro a bordo di un robot aspirapolvere all'interno dell'hub di gioco perché troppo lento a muoversi. Per cui, cosa mai potrebbe raccontare di interessante?

Stupid Never Dies
L'atipico viaggio dell'eroe nasce prima di tutto dalla voglia di riscatto. Gli zombie sono considerati i mostri più deboli della compagnia, inutili, privi di intelletto e mobilità. Ed effettivamente, quando incontriamo Davy per la prima volta, è questa cosa qui: una parola al secondo, nemmeno tanto intelligente, lento come una lumaca pigra. Eppure, la salsa punk che avvolge il titolo regala spunti utili per godersi una storia tutto sommato piacevole, con qualche discreto colpo di scena. Prova persino a tratteggiare il villain principale, spingendo il giocatore all'empatia.

Tutto ruota attorno a Julia e allo spasmodico desiderio di uscire con lei una volta riportata in vita, ma questo innesco porterà Davy a una concreta evoluzione, a sostituire l'egoismo con l'altruismo ma senza perdere la sua verve, quella di un teenager con gli ormoni a mille. Anche se tecnicamente morto o comunque non vivo. Stupid Never Dies è un inno all'incoscienza, al dionisiaco, all'improvvisazione e diciamolo pure, al cazzeggio duro e puro. Farebbe buona compagnia ai prodotti di Suda51.

Tutta la narrazione si dipana attraverso un gameplay che fonda la sua natura su strutture roguelike e hack 'n' slash, esplorando dungeon via via sempre più difficili. Man mano che si scende verso il fondo, assistiamo a numerosissimi dialoghi e cutscene, segno che comunque sulla narrativa e sul contesto si è lavorato abbastanza. Ma si è lavorato bene? Be', oltre la funzionale e riuscita caratterizzazione dei personaggi, un discreto lavoro è stato riservato al world building e alla spiegazione di alcuni elementi legati agli speciali poteri del protagonista. Tutti elementi privi di senso logico e totalmente sopra le righe, ma questa idiozia di fondo è ovviamente voluta.

Stupid Never Dies è stupido e sa di esserlo e questo non si vede solo nella narrativa ma anche nel gameplay. L'evoluzione di Davy è scandita da percentuali di crescita che raggiungono i tre zeri, un moltiplicatore in grado di far guadagnare decine di livelli in pochi minuti. Poteri cibernetici e non, rubati ai vari mostri che affrontiamo, chihuahua mannari, un gargoyle affetto da amnesia a breve termine e una fenice rapper. Mettete tutto questo assieme e viene fuori un calderone di divertimento assicurato, almeno nelle prime ore.

Stupid Never Dies
Il combat system offerto da GPTrack50 è solido anche se molto semplice: l'idea sembra quella di utilizzarlo in combinazione con i vari potenziamenti e poteri messi a disposizione. Pugni e calci vengono infatti accompagnati dalla tecnologia, un Body Hack che trasforma Davy in una specie di cyber-zombie. Questo rappresenta il primo tassello della personalizzazione del combat system, composto da abilità attive e passive in grado di attivarsi attraverso speciali combinazioni. La natura roguelike deriva anche dalla strategia, dalla possibilità di scelta delle componenti e armamentario che possiamo portarci appresso.

E da questo punto di vista funziona abbastanza bene, anche se la vera difficoltà del gioco è rappresentata da altro, come vedremo in seguito. Esplorare i vari dungeon è fondamentale per trovare risorse necessarie allo sviluppo di queste tecnologie ma non solo. Sono presenti anche speciali scontrini da fast food – e sì, il tono è questo – in grado di sviluppare ulteriormente la propria build quando è possibile. Legato un po' alla fortuna di trovare gli scontrini giusti, questo elemento da slot machine genera un loop di ricompensa variabile che chiaramente induce il giocatore a continuare a intraprendere il viaggio nel dungeon, anche perché una volta potenziati, questi scontrini possono davvero fare la differenza.

La scelta tra tre di questi permette comunque di creare una certa strategia, un po' come pescare delle carte a poker, in attesa della mano perfetta.
A questo si aggiunge la possibilità di mangiare i vari mostri e assorbirne le capacità, permettendo a Davy di trasformarsi. Questo cambia drasticamente il gameplay, non solo nel combattimento ma anche nell'esplorazione, visto che alcune zone saranno raggiungibili solo con una determinata trasformazione.

Benché si possa potenziare Davy in maniera diabolica, queste trasformazioni sono utili soprattutto per gli effetti che possono essere posti sui nemici. Congelamento o fiamme possono incastrarsi con la nostra build, e formare un puzzle nel quale questi debuff per i nemici si trasformano in buff per noi. Un sistema per niente banale, dunque, e che spinge a essere più attenti di quanto il titolo vuole suggerire. Insomma, stupidi sì, ma non del tutto.

Stupid Never Dies
Stupid Never Dies non è un titolo particolarmente difficile, ma sa essere ostico senza le giuste accortezze. Questo anche perché non esistono meccaniche difensive: nessuna classica parata, nessun classico parry e tecnicamente, nemmeno una classica schivata. Tutto è demandato alla cosiddetta Parata Stupida – si chiama così. Si tratta di una specie di unione di schivata e parry, eseguibile continuamente per evitare gli attacchi o interromperli e recuperare un po' di salute persa sul momento. Questo è un elemento che spinge a essere aggressivi sfruttando un sistema difensivo. Ma come Sekiro ci ha ormai insegnato, rompere la stabilità nemica è fondamentale per abusare della barra vita avversaria e infliggere danni spaventosi.

Bisogna muoversi spesso per evitare i colpi dell'orda nemica. Fortunatamente i nemici non brillano per IA, ma non agiscono all'unisono. Ognuno attacca come può per cui, molto spesso avere tregua è solo un'utopia. L'unico modo per curarsi davvero è mordere o mangiare gli avversari, cosa che però è limitata. Questo colpo infatti va ricaricato costantemente colpendo i nemici ed è per questo che bisogna essere aggressivi nonostante tutto.

Va da sé che gli scontri diventino una vera e propria scazzottata da bar, con tanti nemici ed elementi a schermo e attacchi che provengono da ogni dove. Bisogna tenere sott'occhio un po' tutta l'area di gioco ma questo si scontra con uno dei due difetti più problematici del prodotto.
In poche parole, manca un target manuale. Ne esiste uno automatico che focalizza Davy verso un solo avversario a noi prossimo, ma non funziona granché. Spesso ci si ritrova a colpire nemici che in quel momento non interessano e la parte peggiore è riservata a quelli in grado di volare. Tenere sott'occhio questo tipo di nemici risulta abbastanza tedioso, soprattutto con un particolare boss.

Come detto, l'idea era quella di trasformare tutto in una scazzottata dove se le danno e se le prendono ma focalizzarsi su un avversario dovrebbe essere un elemento di una certa rilevanza. Questo è doppiamente importante, visto che non solo affronteremo boss singoli, ma anche nemici élite particolarmente pericolosi. Per quanto le opzioni di assistenza possano dare una mano, la confusione spesso regna sovrana, sviluppando una certa dose di frustrazione.

Stupid Never Dies
Ma c'è di più, un difetto ancora più marcato e che rappresenta la vera difficoltà del titolo: la ripetitività. Per quanto il combat system funzioni, la sua messa in pratica dopo qualche ora si trasforma in un inesorabile déjà vu. Gli ambienti di gioco infatti sono solo sei e dopo una manciata di ore si è un po' visto tutto. Il problema è che per portare a compimento la storia principale, servono almeno una quindicina o forse anche ventina di ore.
Storia principale, appunto. Esiste infatti anche l'end-game che sblocca il vero finale di Stupid Never Dies e in questo caso bisogna armarsi di santa pazienza.

Nonostante la crescita di Davy sia drastica, non solo per quanto guadagnato durante l'esplorazione dei dungeon ma anche per gli elementi permanenti, tutto questo non basta a tenere alta l'attenzione. L'idea è quella di addentrarci nel dungeon, affrontare i vari livelli fino ad arrivare al boss finale di quella determinata discesa. E così per decine e decine di volte senza novità rilevanti una volta superate, come detto, le prime ore. Si tratta sicuramente di un difetto intrinseco di questo tipo di opere, eppure di esempi virtuosi ne abbiamo avuto, Hades su tutti. Per quanto il team abbia spinto molto sulla velocità di crescita di Davy, questo espediente non basta e durante l'end-game, le cose si fanno realmente tediose, per non dire di peggio.

La frustrazione è mitigata almeno dal design e dagli accesi colori del progetto, con contrasti netti e un character design che in fin dei conti prova a restituire personaggi e antagonisti accattivanti. È chiaro, ci troviamo di fronte a quello che potremmo definire shonen-game, un anime per ragazzi in formato videogame in cui tutto è calibrato per attirare gli sguardi e tenere alta l'attenzione. Sia visivamente che narrativamente.
Tecnicamente non fa gridare al miracolo, con una definizione poligonale sufficiente ma giustificata dalla ricerca della massima fluidità. Anche a 4K e settaggi alti, a bordo di una RTX 3060, il titolo viaggia a 60 FPS quasi granitici.
Funziona meglio forse la componente audio, con musiche ovviamente rock, punk ma anche con qualche brano decisamente più lento e riflessivo.

Stupid Never Dies
 

Conclusioni

Stupid Never Dies, come detto, è un videogioco stupido sapendo di esserlo. Nelle sue prime ore dà il meglio di sé, con tanti sistemi capaci di integrarsi al meglio e appagante dal punto di vista del gameplay. Narrativamente, benché pretesto, sa intrattenere e prova anche a osare nonostante il tipo di prodotto. Purtroppo la ripetitività delle azioni a un certo punto supera la soglia critica, portando a gestire il pad col pilota automatico. Soffre di una diluizione decisamente eccessiva visto il reale contenuto che offre, il che finisce per far perdere tutta la forza che GPTrack50 era riuscita a dare. Rimane una buona opera prima, con idee sicuramente originali ma non sufficienti per essere promosso a pieni voti. Questo team è comunque da tenere d'occhio. Basterebbe direzionare meglio tutta questa energia, forse un po' troppo carica di entusiasmo e finita per strafare.


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