Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Una rubrica oggi... "indiavolata". Devil Lady, Devil May Cry e Mao Dante (manga).
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Una rubrica oggi... "indiavolata". Devil Lady, Devil May Cry e Mao Dante (manga).
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Devil Lady
5.0/10
'DevilLady' è una di quelle storie bizzarre e allo stesso tempo geniali che meritano di essere raccontate. Il fumetto di riferimento nasce nel 1997 dalla penna di Go Nagai, presentandosi come un remake "femminile" del classico 'DevilMan'. Adesso a trasformarsi in diavolo è una ragazza, ma la sostanza non cambia: il succo, come nell'originale, sono oscure avventure autoconclusive nelle quali la nostra eroina, con l'aiuto di Asuka e dei suoi "bestiali" poteri, fa a pezzi, volta per volta, le crudeli Devil Beast che infestano Tokyo. Schema narrativo pedante e privo di sorprese, che senza la violenza selvaggia e le scene pruriginose (entrambe le ragazze finiranno praticamente stuprate in ogni episodio), marchio del mangaka, non avrebbe alcun senso d'esistere. Forse proprio per salvare l'opera dalla spazzatura Nagai correggerà il tiro, dopo 6 volumi insignificanti, con un epocale colpo di scena: mettere 'DevilLady' in continuity con 'DevilMan', trasformando quello che era un rifacimento in un seguito vero e proprio. Si aggiungeranno così al cast Akira Fudo e Satana, ma sopratutto convergeranno in una storyline "universale" anche gli altri manga demoniaci dell'autore, 'Mao Dante' e 'La Divina Commedia' in primis, arrivando a uno sviluppo di trama geniale nel quale tutti i vari mosaici convergeranno in un unico, intrigante disegno che darà una conclusione definitiva a tutti i fumetti.
Indubbiamente 'DevilLady', al di là della storia maestosa, risulterà comunque molto discontinuo a livello di sceneggiatura, mal strutturato tra tremendi filler e meravigliosi spunti narrativi, ma alla fine il suo finale travolgente, oltretutto sbrigativo e velocissimo, sarà così glorioso da portare lo stesso autore, molto soddisfatto, a definire l'opera come uno dei suoi ultimi grandi lavori.
L'anno dopo l'inizio del manga arriva invece in tv la versione animata, diretta da Toshiki "Dangaio" Hirano e scritta da uno dei più noti sceneggiatori odierni, Chiaki J. Konaka. Impossibile trasporre il sesso e gli smembramenti che regnano sovrani nel fumetto, per questo 'DevilLady' anime racconterà una storia completamente diversa con molti nuovi personaggi, trovando come unico punto di contatto con il fumetto le protagoniste Jun e Asuka, le figure minimizzate o stravolte di Aoi Kurosaki e Jim Langer (nelle fattezze di Jason Bates, fisicamente identico e nello stesso ruolo) e il debole spunto narrativo di partenza. Il risultato, come potete immaginare sbirciando il voto, non è positivo, ma sarebbe riduttivo liquidare così questa serie: io ne consiglio ugualmente la visione se riuscite e reperire i DVD Dynit a prezzo onesto, questo perché 'DevilLady' anime è un capolavoro mancato. Non, come spesso accade, per un'eccezionale storia che si sputtana nel finale, ma per un soggetto portentoso rovinato da una superficialità generale, nella sua realizzazione, che impedisce di dare il giusto risalto all'ambiziosa trama.
Il suo problema principale è di essere fatto con pochi soldi, e la cosa si avverte sensibilmente: nel beast design svogliato e senza fantasia, nelle animazioni terribilmente approssimative (sufficienti ma qualitativamente mediocri), nella <i>tremenda</i> cura nelle scenografie - con interni e location spoglie e spartane, addirittura nei colori smorti che mettono malinconia. Sopratutto, 'DevilLady' paga cara la sua prima metà di storia basata su episodi autoconclusivi nel quale Jun sconfigge la Devil Beast di turno sempre seguendo lo stesso identico canovaccio narrativo: mostro fa la sua prima vittima - Jun e Asuka indagano - mostro cerca di uccidere Jun - Jun si trasforma in DevilLady e vince. Parliamo di una quindicina di episodi di agghiacciante fattura, narrativamente molto simili alla prima parte del manga, quella orribile e ripetitiva che poi convinse Nagai a cambiare registro.
Quello che risulta lapidario, dopo questa disamina, è che il format televisivo è stato uno sbaglio. Troppi episodi (sarebbero bastati 5/10 OAV di buona fattura per raccontarla, e bene), e sopratutto troppi paletti che impediscono di osare nelle scene sessuali e splatter: il sangue non manca ma non si va mai troppo oltre e, viste le occasioni di animare esplicitamente squartamenti e scene gore per aumentare le atmosfere cupe, la delusione per la patina neutra è inevitabile. Nonostante questo, non si può dire che a 'DevilLady' anime manchi una storia da raccontare.
Cassati completamente i riferimenti, a livello di continuity, a 'DevilMan' - anche se non mancano simpatici tributi, sopratutto a quello televisivo Toei -, il soggetto inedito di Chiaki J. Konaka è di assoluto rispetto. Se metà serie è da buttare, gli ultimi 6/7 episodi sono di un crescendo narrativo invidiabile, paradossalmente una sorta di aggiornamento della mitica parte conclusiva del manga dell'uomo-diavolo: atmosfere di distruzione, crudeltà assortite, morti illustri, un incredibile cambio di bandiera... Da serie action-horror di scontata routine, con l'eroina che deve solo ammazzare il mostro della settimana, DevilLady si evolve in una guerra generale tra DevilMan ed esseri umani, con entrambe le fazioni agli ordini di fanatici estremisti, e culmina in un finalone "divino" d'impatto.
Perché allora neppure una sufficienza stentata? Perché non premiare la serie per il suo soggetto talentuoso al di là del comparto low budget (come feci con 'Mao Dante' e 'Violinist of Hamelin')? Semplicemente perché 'DevilLady' non graffia mai come dovrebbe.
In più momenti si avverte l'epicità della trama, si apprezzano i suoi risvolti, si ha curiosità sul come andrà avanti. Però in tutti i momenti topici, che dovrebbero rappresentare il culmine del climax, i personaggi rimangono insignificanti, i dialoghi banali, le animazioni scandalose, la protagonista pessima, la messa in scena squallida. Non v'è un solo momento in cui si riesca davvero a 'empatizzare' o a sentirsi emotivamente coinvolti dalla mediocre confezione della storia, prova significativa della poca cura riversata in questa produzione, e che porterà Dynamic Planning, tra i produttori, a disconoscerla. Senza nulla togliere alla sua tenebrosa colonna sonora, dove un ispiratissimo Watanabe non fa rimpiangere nessun Kawai, all'eccezionale e minaccioso brano d'apertura cantato in latino e alla trama che si sveglia con un sussulto nella parte conclusiva, 'DevilLady' non merita la sufficienza.
Indubbiamente 'DevilLady', al di là della storia maestosa, risulterà comunque molto discontinuo a livello di sceneggiatura, mal strutturato tra tremendi filler e meravigliosi spunti narrativi, ma alla fine il suo finale travolgente, oltretutto sbrigativo e velocissimo, sarà così glorioso da portare lo stesso autore, molto soddisfatto, a definire l'opera come uno dei suoi ultimi grandi lavori.
L'anno dopo l'inizio del manga arriva invece in tv la versione animata, diretta da Toshiki "Dangaio" Hirano e scritta da uno dei più noti sceneggiatori odierni, Chiaki J. Konaka. Impossibile trasporre il sesso e gli smembramenti che regnano sovrani nel fumetto, per questo 'DevilLady' anime racconterà una storia completamente diversa con molti nuovi personaggi, trovando come unico punto di contatto con il fumetto le protagoniste Jun e Asuka, le figure minimizzate o stravolte di Aoi Kurosaki e Jim Langer (nelle fattezze di Jason Bates, fisicamente identico e nello stesso ruolo) e il debole spunto narrativo di partenza. Il risultato, come potete immaginare sbirciando il voto, non è positivo, ma sarebbe riduttivo liquidare così questa serie: io ne consiglio ugualmente la visione se riuscite e reperire i DVD Dynit a prezzo onesto, questo perché 'DevilLady' anime è un capolavoro mancato. Non, come spesso accade, per un'eccezionale storia che si sputtana nel finale, ma per un soggetto portentoso rovinato da una superficialità generale, nella sua realizzazione, che impedisce di dare il giusto risalto all'ambiziosa trama.
Il suo problema principale è di essere fatto con pochi soldi, e la cosa si avverte sensibilmente: nel beast design svogliato e senza fantasia, nelle animazioni terribilmente approssimative (sufficienti ma qualitativamente mediocri), nella <i>tremenda</i> cura nelle scenografie - con interni e location spoglie e spartane, addirittura nei colori smorti che mettono malinconia. Sopratutto, 'DevilLady' paga cara la sua prima metà di storia basata su episodi autoconclusivi nel quale Jun sconfigge la Devil Beast di turno sempre seguendo lo stesso identico canovaccio narrativo: mostro fa la sua prima vittima - Jun e Asuka indagano - mostro cerca di uccidere Jun - Jun si trasforma in DevilLady e vince. Parliamo di una quindicina di episodi di agghiacciante fattura, narrativamente molto simili alla prima parte del manga, quella orribile e ripetitiva che poi convinse Nagai a cambiare registro.
Quello che risulta lapidario, dopo questa disamina, è che il format televisivo è stato uno sbaglio. Troppi episodi (sarebbero bastati 5/10 OAV di buona fattura per raccontarla, e bene), e sopratutto troppi paletti che impediscono di osare nelle scene sessuali e splatter: il sangue non manca ma non si va mai troppo oltre e, viste le occasioni di animare esplicitamente squartamenti e scene gore per aumentare le atmosfere cupe, la delusione per la patina neutra è inevitabile. Nonostante questo, non si può dire che a 'DevilLady' anime manchi una storia da raccontare.
Cassati completamente i riferimenti, a livello di continuity, a 'DevilMan' - anche se non mancano simpatici tributi, sopratutto a quello televisivo Toei -, il soggetto inedito di Chiaki J. Konaka è di assoluto rispetto. Se metà serie è da buttare, gli ultimi 6/7 episodi sono di un crescendo narrativo invidiabile, paradossalmente una sorta di aggiornamento della mitica parte conclusiva del manga dell'uomo-diavolo: atmosfere di distruzione, crudeltà assortite, morti illustri, un incredibile cambio di bandiera... Da serie action-horror di scontata routine, con l'eroina che deve solo ammazzare il mostro della settimana, DevilLady si evolve in una guerra generale tra DevilMan ed esseri umani, con entrambe le fazioni agli ordini di fanatici estremisti, e culmina in un finalone "divino" d'impatto.
Perché allora neppure una sufficienza stentata? Perché non premiare la serie per il suo soggetto talentuoso al di là del comparto low budget (come feci con 'Mao Dante' e 'Violinist of Hamelin')? Semplicemente perché 'DevilLady' non graffia mai come dovrebbe.
In più momenti si avverte l'epicità della trama, si apprezzano i suoi risvolti, si ha curiosità sul come andrà avanti. Però in tutti i momenti topici, che dovrebbero rappresentare il culmine del climax, i personaggi rimangono insignificanti, i dialoghi banali, le animazioni scandalose, la protagonista pessima, la messa in scena squallida. Non v'è un solo momento in cui si riesca davvero a 'empatizzare' o a sentirsi emotivamente coinvolti dalla mediocre confezione della storia, prova significativa della poca cura riversata in questa produzione, e che porterà Dynamic Planning, tra i produttori, a disconoscerla. Senza nulla togliere alla sua tenebrosa colonna sonora, dove un ispiratissimo Watanabe non fa rimpiangere nessun Kawai, all'eccezionale e minaccioso brano d'apertura cantato in latino e alla trama che si sveglia con un sussulto nella parte conclusiva, 'DevilLady' non merita la sufficienza.
Devil May Cry
7.0/10
Devil May Cry è un anime tratto dall'omonimo videogame della "Capcom", sviluppato per varie piattaforme.
Nonostante abbia lo stesso nome, non va a trattare minimamente la trama del videogame per console, anzi, sviluppa una nuova e inedita trama.
Il personaggio principale è Dante, figlio di un demone e di una donna umana. Insieme a lui c'è una bambina e un simpatico signore che gli procura incarichi da svolgere.
Ma analizziamo nel dettaglio l'anime.
Partiamo dalle musiche. La sigla iniziale non presenta versi cantati, ma solo una melodia, che dà una forte carica e sembra proprio appropriata, ma alla lunga può annoiare e potrebbe portare lo spettatore a mandare avanti il pezzo.
Diverso il discorso per la sigla finale cantata, ma totalmente diversa nel ritmo. Se in apertura troviamo una sigla incitante all'azione, qui troviamo una sigla che concilia il sonno, malinconica, triste, ma allo stesso tempo piacevole.
Passiamo al disegno dei personaggi, a mio avviso più che buono. In questo caso, è da apprezzare la scelta stilistica dai personaggi alle ambientazioni, tutto coincide un po' con le tenebre e la malinconia. Del resto non stiamo parlando di un anime comico.
Non troviamo neanche dialoghi eccessivamente infantili, dove spesso si rischia di cadere nel banale ripetendo sempre parole come male, ti ucciderò, potere del male, dammi la tua anima… Qui, invece, sembra tutto in armonia e porta lo spettatore a godersi al meglio ogni combattimento, ma allo stesso tempo a seguire discorsi talvolta con un pizzico di comicità (ma proprio un pizzico), a situazioni serie e dolorose, un mix a mio parere avvincente.
L'unico difetto che posso trovare è il numero di episodi. Dodici puntate sono troppo poche. Forse una ventina non avrebbero annoiato, soprattutto perché sembra che la vicenda si svolga frettolosamente, verso le ultime puntate, rovinando il tutto.
Tutto sommato, rimane pur sempre un anime godibile e interessante . Torno a ripeterlo, con dei bei disegni e colori. Insomma, a chi pensa che vedere Devil May Cry è come rigiocarci alla console, posso dire che si sbaglia. Potrà trovare gli stessi personaggi del celebre videogame, ma non la stessa storia.
Allora tuffatevi in un'altra avventura di Dante!
Nonostante abbia lo stesso nome, non va a trattare minimamente la trama del videogame per console, anzi, sviluppa una nuova e inedita trama.
Il personaggio principale è Dante, figlio di un demone e di una donna umana. Insieme a lui c'è una bambina e un simpatico signore che gli procura incarichi da svolgere.
Ma analizziamo nel dettaglio l'anime.
Partiamo dalle musiche. La sigla iniziale non presenta versi cantati, ma solo una melodia, che dà una forte carica e sembra proprio appropriata, ma alla lunga può annoiare e potrebbe portare lo spettatore a mandare avanti il pezzo.
Diverso il discorso per la sigla finale cantata, ma totalmente diversa nel ritmo. Se in apertura troviamo una sigla incitante all'azione, qui troviamo una sigla che concilia il sonno, malinconica, triste, ma allo stesso tempo piacevole.
Passiamo al disegno dei personaggi, a mio avviso più che buono. In questo caso, è da apprezzare la scelta stilistica dai personaggi alle ambientazioni, tutto coincide un po' con le tenebre e la malinconia. Del resto non stiamo parlando di un anime comico.
Non troviamo neanche dialoghi eccessivamente infantili, dove spesso si rischia di cadere nel banale ripetendo sempre parole come male, ti ucciderò, potere del male, dammi la tua anima… Qui, invece, sembra tutto in armonia e porta lo spettatore a godersi al meglio ogni combattimento, ma allo stesso tempo a seguire discorsi talvolta con un pizzico di comicità (ma proprio un pizzico), a situazioni serie e dolorose, un mix a mio parere avvincente.
L'unico difetto che posso trovare è il numero di episodi. Dodici puntate sono troppo poche. Forse una ventina non avrebbero annoiato, soprattutto perché sembra che la vicenda si svolga frettolosamente, verso le ultime puntate, rovinando il tutto.
Tutto sommato, rimane pur sempre un anime godibile e interessante . Torno a ripeterlo, con dei bei disegni e colori. Insomma, a chi pensa che vedere Devil May Cry è come rigiocarci alla console, posso dire che si sbaglia. Potrà trovare gli stessi personaggi del celebre videogame, ma non la stessa storia.
Allora tuffatevi in un'altra avventura di Dante!
Mao Dante
8.0/10
Gli ultimi anni sessanta e i primi anni settanta sono segnati dal boom del genere horror: con gli Zombie di Romero e il Dracula di Christopher Lee l'horror trionfa al botteghino, il romanzo dell'Esorcista (1970) è un bestseller, scoppia il caso dei cantanti rock satanisti con la canzone Stairway to Heaven dei Led Zeppelin (1971); nello stesso anno la Comics Code Authority toglie il ban alla figura del vampiro e la Marvel inizia immediatamente a sfruttare il filone con Morbius il Vampiro Vivente (1971) e le due serie de La Tomba di Dracula e Ghost Rider (1972). Vampiri e satanisti sono all'ordine del giorno nella cultura popolare occidentale.
In questo contesto Nagai, stanco di lavorare sui manga umoristici che lo hanno reso famoso, decide di dare una svolta alla sua carriera e di dedicarsi all'horror, genere da cui è sempre stato attirato (è noto come da bambino fosse rimasto impressionato dalle illustrazioni demoniache di Gustave Doré). Il suo primo tentativo è costituito proprio da Mao Dante (1971), che abbandona dopo due volumi, un esperimento preparatorio al suo lavoro più famoso, il Devilman che uscirà l'anno successivo. Come opera prima Mao Dante ha qualche pecca a livello di disegni e di sceneggiatura, ma sono pecche tipiche dello stile nagaiano, su cui si sorvola facilmente perché sono ampiamente compensati dalle stupefacenti capacità visionarie del maestro, qui in nessun modo inferiori a quelle che esibirà in opere successive. Graficamente Mao Dante (la creatura) è ben più impressionante di Devilman: è da lì che nasce l'idea della doppia testa e dei mostri composti, che vedremo all'opera in Devilman e successivamente nei mostri guerrieri del Grande Mazinga.
Mao Dante è un perfetto esempio dello stile che poi diverrà tipico di tutte le produzione horror successive del maestro: la violenza grafica, il tema dell'uomo-mostro (mi viene in mente l'immagine di Ryou Utsugi, posseduto dagli istinti di Mao Dante che piange mentre distrugge la città), il gigantismo (già dalla sua prima apparizione Mao Dante, il Re dei Demoni è alto più di 20 metri, mentre quando tornerà in Devil Lady diventerà alto più di 100 metri) e la totale inverosimiglianza scientifica (nel secondo volume ci viene spiegata l'origine di Mao Dante come fusione di un tirannosauro, uno pteranodonte, una navetta da battaglia ipertecnologica e lo spirito vendicativo di un demone pre-umano che ha assorbito il potere di Dio!?). I modelli ispiratori di Mao Dante sono occidentali: la Divina Commedia, omaggiata nel nome stesso del protagonista, e il Paradiso Perduto, nella trama dello scontro tra Dio e Demoni, anche se nella visione nagaiana Dio è il male e satanisti sono gli infelici oppressi.
Nel 2002 il manga di Mao Dante viene trasposto in animazione in maniera piuttosto fedele, espandendo la storia, dando più spazio alla figura della sorella del protagonista (una Miki ante-litteram) e dando un finale. Va detto però che a mio avviso, pur nella sua incompletezza, il manga originale rimane ben superiore alla versione anime. Esiste anche un remake del manga in quattro volumi, sempre del 2002, che però al momento non ho letto. Peccato per l'incompletezza dell'originale, sennò il mio voto sarebbe potuto essere anche più alto.
In questo contesto Nagai, stanco di lavorare sui manga umoristici che lo hanno reso famoso, decide di dare una svolta alla sua carriera e di dedicarsi all'horror, genere da cui è sempre stato attirato (è noto come da bambino fosse rimasto impressionato dalle illustrazioni demoniache di Gustave Doré). Il suo primo tentativo è costituito proprio da Mao Dante (1971), che abbandona dopo due volumi, un esperimento preparatorio al suo lavoro più famoso, il Devilman che uscirà l'anno successivo. Come opera prima Mao Dante ha qualche pecca a livello di disegni e di sceneggiatura, ma sono pecche tipiche dello stile nagaiano, su cui si sorvola facilmente perché sono ampiamente compensati dalle stupefacenti capacità visionarie del maestro, qui in nessun modo inferiori a quelle che esibirà in opere successive. Graficamente Mao Dante (la creatura) è ben più impressionante di Devilman: è da lì che nasce l'idea della doppia testa e dei mostri composti, che vedremo all'opera in Devilman e successivamente nei mostri guerrieri del Grande Mazinga.
Mao Dante è un perfetto esempio dello stile che poi diverrà tipico di tutte le produzione horror successive del maestro: la violenza grafica, il tema dell'uomo-mostro (mi viene in mente l'immagine di Ryou Utsugi, posseduto dagli istinti di Mao Dante che piange mentre distrugge la città), il gigantismo (già dalla sua prima apparizione Mao Dante, il Re dei Demoni è alto più di 20 metri, mentre quando tornerà in Devil Lady diventerà alto più di 100 metri) e la totale inverosimiglianza scientifica (nel secondo volume ci viene spiegata l'origine di Mao Dante come fusione di un tirannosauro, uno pteranodonte, una navetta da battaglia ipertecnologica e lo spirito vendicativo di un demone pre-umano che ha assorbito il potere di Dio!?). I modelli ispiratori di Mao Dante sono occidentali: la Divina Commedia, omaggiata nel nome stesso del protagonista, e il Paradiso Perduto, nella trama dello scontro tra Dio e Demoni, anche se nella visione nagaiana Dio è il male e satanisti sono gli infelici oppressi.
Nel 2002 il manga di Mao Dante viene trasposto in animazione in maniera piuttosto fedele, espandendo la storia, dando più spazio alla figura della sorella del protagonista (una Miki ante-litteram) e dando un finale. Va detto però che a mio avviso, pur nella sua incompletezza, il manga originale rimane ben superiore alla versione anime. Esiste anche un remake del manga in quattro volumi, sempre del 2002, che però al momento non ho letto. Peccato per l'incompletezza dell'originale, sennò il mio voto sarebbe potuto essere anche più alto.
La seconda recensione per l'anime di Devil May Cry invece mi trova in buona parte d'accordo sia sul voto finale e sia per la recensione in sè, unica pecca è che potevano renderla meno autoconclusiva (con meno puntate assestanti) ma necessitava di una trama più decisa e continua, ma tutto sommato non è male come piccola trasposizione animata dei grandi giochi di Devil May Cry.
Ultima recensione, si parla del manga di Mao Dante, pure qui si avverte qualche spoiler che a mio parere necessita di un avviso sopra come per la prima recensione; concordo comunque con Micheles, su voto e recensione, ottimo titolo che purtroppo non ebbe mai una fine, aveva un stile unico e "potente", peccato...Consiglio comunque di leggere il Mao Dante del 2002, non è il seguito, ma è un remake molto interessante, anche se purtroppo pure questo ha avuto un'interruzione (infatti sarebbe stato giusto qualc'altro numero) però anche così per fortuna lo si può gustare bene. Eh...Mao Dante a quanto pare è stato proprio un titolo sfortunato!
Complimenti comunque ai 3 recensori!
Anch'io, come Anemura, l'ho valutato con un 7.
Al contrario di lui ho trovato sempre coinvolgente la sigla iniziale, non ho mai avuto la tentazione di skipparla, quella di chiusura invece non me la ricordo nemmeno
Non ho mai gradito il videogame di Devil May Cry ma Dante è indubbiamente un personaggio che si presta bene a questo ed altri tipi di trasposizioni, avendo una caratterizzazione forte e decisamente intrigante.
Molto probabilmente l'anime sarebbe anche potuto uscire meglio ma non credo si tratti di un'opera deprecabile, tutt'altro!
Concordo con la recensione di Anemura: la trama non è legata a quella del videogioco e forse l'ho apprezzata per questo: propone qualcosa di nuovo..
Mi trovo in disaccordo per quanto riguarda l'opening e il numero di episodi.
L'opening a me era piaciuta molto, infatti, ancora la ricordo.. Bello anche il video
Per quanto riguarda il numero degli episodi, trattandosi per lo più di episodi autoconclusivi a lungo andare avrebbero stancato.. Secondo me 12 sono abbastanza, anche se ammetto che nelle ultime puntate la trama è trattata in maniera frettolosa
Gli altri due anime comunque prima o poi li vedrò!!
Ciò detto la valutazione da dare a Devil Lady dipende in maniera essenziale dalla conoscenza di Devlman: chi lo conosce già penserà che non dice nulla di nuovo, essendone semplicemente una versione al femminile. D'altra parte io ho visto Devil Lady prima di leggere il Devilman (che ho letto immediatamente dopo) e quindi l'ho trovato assolutamente geniale e gli ho assegnato il massimo dei voti. Va detto comunque che il valore di Devil Lady non viene solo ed esclusivamente dal Devilman sottostante, ma anche dalle scelte coraggiose degli autori (in particolare lo sceneggiatore Chiaki J. Konaka), che hanno deciso di puntare non sullo splatter ma sulla psicologia e l'atmosfera, adottando un punto di vista assolutamente non-nagaiano, pur tuttavia rimanendo in larga misura fedele alla sostanza dell'originale. Devil Lady anime va quindi letto come un'opera a sé, una rivisitazione d'autore di un classico degli anni settanta. Fra tutti i remake nagaiani mai realizzati questo è a mio avviso di gran lunga il migliore.
Per quanto riguarda il manga di Devil Lady, va fatto tutto un altro discorso. Si tratta di un'opera talmente diversa che nulla ha a che fare con l'anime, realizzato prima che il manga fosse concluso; per questo ho paragonato l'anime di Devil Lady con il manga di Devilman piuttosto che con il manga omonimo. Ci sono comunque somiglianze tra manga e anime di Devil Lady, ma indirette: anche quando si dà lo stesso messaggio lo si dà in maniera del tutto diverso: il manga è violento e brutale, privo di ogni censura (in puro stile nagaiano), mentre l'anime è allusivo e inquietante.
Concluso parafrasando God:
Non v'è un solo momento in cui si riesca a non 'empatizzare' o a sentirsi non coinvolti dalla geniale confezione della storia
Ha le sue pecche (i fondali spogli, ad esempio, non mi sono piaciuti troppo) e posso capire che possa far storcere il naso a chi si aspettava la sagra del gore in stile Nagai, ma un cinque lo trovo davvero eccessivo.
Io avrei dato sicuramente la sufficienza piena. E forse avrei anche azzardato un sette. ;P
Per quanto riguarda Mao Dante, d'accordissimo. Io e micheles abbiamo gli stessi gusti.
Niente da dire su Devil May Cry: non mi ha mai trasmesso nulla e non riesco quindi a prendere in considerazione i giudizi altrui. Bella recensione, comunque XD
Per quanto riguarda gli altri due... non ho mai letto/visto niente di Go Nagai, semplicemente perché le poche opere che ho avuto sottomano erano horror, genere che non apprezzo perché mi spavento facilmente XD però è mia intenzione recuperarlo perché mi interessa come autore.
Devil may cry è un innocuo contentino dato agli amanti del videogioco: produzione inutile come poche, che se non fosse per il comparto tecnico e il carisma del protagonista non si filerebbe nessuno. Mille volte meglio i giochi.
Mao Dante grandissimo manga, perfetto così com'è anche se dal finale aperto. La serie anime tecnicamente è uno sputo ma ha il pregio di chiudere bene la storia. Il remake manga è uno schifo, praticamente si chiude allo stesso modo dell'originale inventando una conclusione velocissima nelle ultime due facciate,.
per carità sono opinioni personali ma sembra che il 100% degli anime non lo siano mai.
mi chiedo allora se non ci sia più un'antipatia verso la versione animata a prescindere dall'opera
Questo e' puramente perche' il manga viene prima. Fai una statistica di tutti i casi in cui hai visto l'anime prima di leggere il manga e vedrai che nel 95% dei casi ti sara' piaciuto di piu' l'anime. E' normale che sia cosi', la prima opera che viene letta/vista causa piu' impatto mentre la seconda viene necessariamente vista come brutta copia. Come da noi in Italia, in cui Mazinga Z venne visto come una brutta copia del Grande Mazinga mentre in realta' e' il contrario. Tutto sta nell'ordine di fruzione.
"Devil Lady", in versione manga, mi è stato sconsigliato con grande vivacità - ricordo un dialogo piuttosto imbarazzante in fumetteria... Di conseguenza l'anime non mi ispira molto, anche vedendo il voto di God87. La stessa persona di "Devil Lady", però, si è sperticata con "Mao Dante": uno dei pochi casi in cui gli spoiler selvaggi non mi hanno dato fastidio, ma anzi mi hanno incuriosita ancor di più. E' un peccato, però, che sia praticamente tronco. "Devil May Cry", invece, non mi interessa affatto.
apparte questo ce l'ho da un bel po' tra quelli da vedere, e spero di iniziare prima o poi
Di Devil Lady ho visto solo qualche episodio e Devil May Cry non mi interessa.
Hai colto nel segno mi sa
C'è una sorta di "antipatia" verso le serie animate quando queste vengono messe a raffronto con l'opera in formato cartaceo.
Molti giustificano la cosa scrivendo che l'originale è sempre migliore. Io non la vedo in questi termini.
Molte serie animate, pur non essendo fedeli all'originale, rendono mille volte meglio in movimento e impreziosite da una buona soundtrack.
Non voglio fare l'errore opposto comunque (ossia demonizzare i manga) tuttavia è evidente che una certa "antipatia" di base verso gli anime sia piuttosto ramificata.
Apprezzamenti anche per la contro-recensione di micheles per DevilLady. Se mi dovesse capitare darò senz'altro una visione a questa serie, che mi incuriosisce anche per la presenza di Chiaki Konaka.
Secondo me il confronto tra titoli su media diversi (in questo caso anime/manga) andrebbe sempre preso con le molle, proprio per la diversità di natura espressiva che ne richiederebbe un'analisi separata, in quanto opere a se stanti.
Hallymay come sempre è bravissima a giudicare le opere senza averle lette: dopo le inesistenti trombate di Honey in CutieHoney 21 adesso DevilLady è un banale pornazzo privo di trama. Continua così a perdere sempre più in credibilità;)
Io ci tengo solo a precisare che la mia era una considerazione di carattere generale e non relativa al caso "Devil Lady" del quale conosco poco o niente sia in formato cartaceo che digitale. Generalmente si fa una sorta di "discriminazione" sugli anime ponendoli a raffronto coi manga e supportando questi ultimi solo perchè "originali".
Cosa che per me non significa nulla.
Li giudico comunque in modo diverso e non pretendo che siano identici, semplicemente cerco un certo livello di qualità e di coinvolgimento. Come giustamente afferma bob sono due nature espressive che richiederebbero un'analisi separata. Ma pochi lo fanno...
Nessuna protagonista di Nagai e' un oggetto sessuale in se', viene solo vista come tale dai cattivi, che poi vengono sempre ammazzati dal Violence Jack di turno, ristabilendo la giustizia. In Devil Lady e' lei stessa che li ammazza quando provano a violentarla (e di solito ci riescono).
Cio' detto, i manga di Nagai sono diversi a seconda del contenuto sessuale presenti: Dororon e Cutey Honey sono comici, non scandalizzebbero piu' nessuno; idem per le scenette ecchi nei vari Mazinger. Invece Violence Jack, Devil Lady e Mazinsaga sono molto pesanti; Z Mazinger e' leggero. Insomma non sono tutti uguali.
Tutti gli anime classici, visto il target di destinazione, sono assolutamente casti. Goldrake in particolare piaceva molto al pubblico femminile. Voglio notare che le parti sentimentali non sono solo interpolazioni della Toei, fin dall'inizio Goldrake parte come serie a contenuto sentimentale, basta vedere il pilot, in cui il soggetto e' di Nagai. Solo che per Nagai le storie sentimentali sono sempre tragiche: o l'amore e' non corrisposto, oppure lei muore, o entrambe le cose.
Nagai e' comunque un autore che scrive per un pubblico prettamente maschile, non gli interessa MAI proporre dei personaggi femminili psicologicamente sofisticati e verosimili, motivi per cui mi aspetto che siano assai poche le donne che possano trovare qualcosa di interessante nei suoi titoli piu' virili. Cosi' come a me non interessano manga che parlano dei problemi delle mestruazioni, della gravidanza, della menopausa: sono tematiche strettamente legate al gender (si', il paragone e' volutamente provocatorio).
Dal canto mio, come penso di averti già detto, mi limito a guardare l'opera sul media originale su cui è uscita: se nasce come anime guarderò l'anime, se come manga leggerò quello. Non per preferenza di uno sull'altro, ma perché solo nel formato di uscita originale ho la certezza che è la storia è visionabile come l'ha ideata il suo creatore, senza aggiunte di esterni che la modificano o, nel peggiore dei casi, la snaturano.
Devillady (il manga), ad esempio, è semplicemente fantastico. Chi si sofferma sul primo volume e poi abbandona dimostra una superficialità unica nel suo genere.
Man mano che si va avanti, tutta la trama acquisisce spessore e si collega a Devilman.
[Violence Jack l'ho ordinato da poco su ebay e tra qualche giorno sarà nelle mie mani]
Prima di giudicare un manga/anime, lo si legge interamente.
Io l'ho fatto con l'anime di Devillady e sinceramente non mi è piaciuto. Troppo diverso dal manga in questione, troppi difetti tecnici, semplicismo fuori luogo. Non è che non mi sia piaciuto a priori...
Prendi Silen ad esempio; non è una macchietta a livello psicologico, anzi!, ma rimane cmq fortemente sessualizzata.
Forse l'unica donna nagaiana che si salva è Miki Makimura, ma non è un'eroina e dipende cmq dall'uomo di turno.
Che poi Grendizer piacesse alle ragazze, beh, dipende al protagonista figo con tormenti interiori non certo da quella sciaquetta di Venusia.
@ryoasuka: c'è differenza nel dire che le sue eroine sono sessualizzate e definirlo autore hentai.
E non l'ho negato. Penso solo che sia sbagliato sconsigliarlo alle donne soltanto per questo XD
Il pudore è una caratteristica intrinseca degli esseri umani (qui si spiega la nudità di Silen che, a mio parere, non avrebbe fatto lo stesso effetto con i vestiti addosso), almeno quelli "buoni".
Il male è crudo, e credo che anche per questo motivo debba essere "nudo".
Ma la lussuria è di carattere universale (ce lo dimostra il manga Devilman) e soggioga anche i più potenti, sconvolgendo animi e disegni.
Comunque non ho capito il senso del tuo commento (non voglio offendere!)... Vorresti forse dire che le donne in un manga dovrebbero essere asessuate?
Fintantochè la loro nudità non eclissa tutto il resto, per me non è un problema.
esempio non nagaiano Fujiko Mine e' molto sessualizzata ma non e' certo un oggetto sessuale, piace agli uomini per le sue misure abbondanti ma anche alle donne per il carattere forte e indipendente e per la grande intelligenza e astuzia.
Quindi si', le eroine nagaiane sono generalmente molto sessualizzate; nego pero' che siano meri oggetti sessuali.
Beh sono sessualizzate per come i maschi vorrebbero che tutte le donne fossero. Non c'è una sola donna di Nagai che sia plausibile, tranne Miki, sono la materializzazione di come gli uomini vorrebbero le donne, non come le donne sessualmente emancipate sono.
Io cmq non lo sconsiglio alle donne a priori (e ci mancherebbe, per me Devilman è tra i manga che si DEVONO leggere), solo trovo che tutta la sua opera sia in fondo uguale sotto questo aspetto. Se non ci si immedesima molto, si può benissimo apprezzare (oh io leggo pure ecchi eh, mica mi scandalizzo), ma la visione del mondo femminile di Nagai è come oggetto erotico, volutamente, e molto stereotipato. Non c'è mai ad esempio una donna fortemente emancipata dal lato sessuale che non sia una maggiorata da capogiro...persino gli ermafroditi lo sono! Poi o maiale da film porno o sante da convento?
Dai, senza nulla togliere al maestro dell'horror, i suoi personaggi femminili sono in gran parte l'esternazione dei suoi sogni erotici.
Su Nagai non mi pronuncio.
Mah, qui io non sono donna e non so che dire, ci potrei anche credere. Certo a differenza di qualcuno (vero God?) non ho mai sostenuto che Cutey Honey fosse un'opera femminista.
E' comunque certo che i manga di Nagai hanno un target di riferimento maschile e non penso di avere peccato in nessun modo di presunzione a sconsigliarli in via generale a un pubblico femminile; nello stesso senso sconsiglierei in via generale i manga yaoi a un pubblico maschile. Poi i maschi che leggono yaoi ci sono, donne che amano Devil Lady ci sono, ma cio ' non toglie che siano fuori target.
Pure io leggo un sacco di shojo strappalacrime di 30 anni fa che nessuno adesso adesso reggerebbe, ma lo so benissimo di essere fuori target, saremo in 2 o 3 su AnimeClick a leggere quel genere.
Ho detto che la SOLA protagonista Honey si può definire un'icona di emancipazione femminile. Questo ho detto e questo ribadisco. Punto. Non mi riferivo all'opera in sè e lo sai.
So solo che CH è un'opera chiaramente sessantottina nello spirito, ovviamente figlia della rivoluzione sessuale, dove una ragazza ruba il posto ai colleghi maschi in una storia d'azione, divenendone protagonista assoluta e umiliando continuamente gli esponenti dell'altro sesso che sono "dei buoni a nulla" (cit. Nagai). Fumetto e anime che nascono in un paese rigidamente maschilista come quello giapponese di quegli anni, ottenendo un grande successo tanto che a tutt'oggi Honey gode di mille karaoke e sopratutto di infiniti cosplay da parte delle ragazze, che rappresentano lo zoccolo duro dei fan "forse perché la protagonista è una donna forte e decisa" (fonte: Go Museum).
che ci sia chi preferisce i manga comunque lo posso capire e non c'è niente di male ma perlomeno dovrebbe schierarsi apertamente e non sentenziare a prescindere
anime e manga hanno motivi differenti per essere apprezzati
ad esempio l'anime ha il contorno della colonna sonora, le scene d'azione vengono rappresentate meglio
nei manga invece di positivo cosa potrei pensare.... ah ecco, le donne vengono disegnate sempre con le tette grosse XD
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.