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MARTEDÌ 3 NOVEMBRE 2026

Recensione


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Waki Yamato racconta che da giovane aveva conosciuto la storia di Genji come romanzo e che aveva sempre sognato di vederne una versione manga, ma non osava essere lei a disegnarla: dopo aver proposto questa sua idea a tanti mangaka ed aver ricevuto molti no si decide a disegnarla lei stessa. Siamo arrivati nel 1979 e ci impiegherà 15 anni a finirla a quattro episodi l’anno.
La storia è una gioia per gli occhi ed è piena di poesia… intesa come testi di poesie antiche che danno un’aria intellettuale all’opera e le hanno permesso di vincere numerosi premi.
Maritati?
E qui casca l’asino.
La storia di Genji è un romanzo scritto da una donna, ma da una donna di una civiltà scomparsa o che su certe cose sarebbe dovuta scomparire.
Il protagonista in contrasto con il titolo (“Asaki yumemishi” – non farò sogni effimeri) si lega a quello che più effimero di tutto esiste: l’amore usa e getta basato su sesso e convenienza.
La vita di corte è noiosa si sa, sia per gli uomini che per le donne e cosa c’è di meglio che dedicarsi alla conquista dei cuori?
Genji – che qui è etero ma che nel romanzo originale è bisessuale e va anche con un paio di fanciulli – decide di dedicarsi alla conquista di donne che per sua fortuna si rivelano quasi tutte belle: come le conquista senza conoscerle? Un minimo di conoscenza c’è ma le donne di rango non si mischiano con gli uomini, vivono oltre delle cortine e a volte dietro di esse non possono neanche dialogare con gli uomini per una questione di pudore.
Il passaggio di parole fra di esse e gli uomini che non sono della famiglia passano per delle lettere poetiche in cui gli uni e gli altri fanno uso di arguzia nascondendo o meglio manifestando i loro pensieri in poesia.
Comunque se il protagonista non è ineccepibile e la storia e un lungo elenco di sue conquiste, senza scene di sesso (di esso si parla in continuazione ma non si vede mai). Cosa ha di bello questa storia?
I disegni secondo me sono bellissimi, con un termine che uso spesso “una gioia” per gli occhi, con un lavoro di indagine su come vestivano e vivevano le persone.
Quindi possiamo dire che ci caliamo veramente nell’epoca Heian, però ciò non basta a rendere la storia qualcosa più di cos’è: un romanzo harmony di mille anni fa.
Voto? Sette.