
Il contesto della vicenda
Tutto è iniziato con il caso di Kazuaki Kurita, ex docente d'arte già noto come Shoichi Yamamoto e autore di Daten Sakusen (del quale vi avevamo già parlato approfonditamente in questo precedente articolo). Per riassumere brevemente quanto emerso all'inizio di quest'anno, il mangaka era stato condannato nel 2020 per possesso e produzione di materiale pedopornografico, motivo per cui la sua serie era stata sospesa, inizialmente con la scusa di "problemi di salute" e in seguito cancellata definitivamente. A febbraio 2026, si è poi conclusa una causa civile che lo ha visto condannato al risarcimento di 11 milioni di yen nei confronti di una sua ex studentessa quindicenne per abusi psicologici, molestie e violenze prolungate nel tempo. Ciononostante, alla fine del 2022 Shogakukan lo aveva già reintegrato su Manga ONE assegnandogli il nuovo pseudonimo di Ichiro Hajime per lanciare la serie Jōjin Kamen, nascondendo la sua reale identità sia al pubblico che alla disegnatrice Eri Tsuruyoshi.A piegare ulteriormente la situazione però, è stato il coinvolgimento diretto del suo editor di riferimento, che aveva persino tentato di far firmare alla vittima un accordo di riservatezza da 1,5 milioni di yen in cambio del suo silenzio. La situazione è poi definitivamente precipitata quando la stessa casa editrice ha rivelato di aver riassunto sotto falso nome anche Tatsuya Matsuki, ex sceneggiatore di Act-Age, arrestato nel 2020 con l'accusa di molestie su minori. Di fronte alla gravità dei fatti, Shogakukan ha sospeso le opere coinvolte e istituito una commissione d'indagine esterna, ma le scuse ufficiali non sono bastate a placare la bufera, al contrario, la vicenda ha così scatenato una reazione a catena che ha portato numerosi autori di punta tra cui Rumiko Takahashi, Kanehito Yamada, Ryūhei Tamura e ONE ad esporsi e decidere in alcuni casi di ritirare le proprie opere dalla piattaforma digitale in segno di profondo sdegno.
A distanza di alcuni mesi dallo scandalo, lo scorso 3 agosto, sono stati finalmente resi noti, attraverso un comunicato ufficiale di Shogakukan, i risultati dell'indagine, condotta da una commissione indipendente ed esterna, incentrata sulle responsabilità della redazione dell'app Manga ONE e sul coinvolgimento del mangaka Shōichi Yamamoto.
I risultati dell'indagine e le sanzioni
Nel corso dell'indagine, la commissione esterna ha ricevuto 44 segnalazioni relative ad altrettanti episodi di cattiva condotta attraverso le apposite linee di segnalazione, come riportato da Sponichi Annex. Tra i casi segnalati figurano sospette condotte sessualmente inappropriate e altre forme di illecito, che hanno coinvolto dirigenti di alto livello, dipendenti accusati di aver abusato della propria posizione ed editor responsabili di comportamenti inappropriati nei confronti di autori e altri professionisti creativi. La commissione ha rilevato che, sebbene in alcuni casi Shogakukan abbia adottato provvedimenti adeguati, in altre circostanze la risposta dell'azienda è risultata insufficiente. Secondo il sito d'informazione Kai-You, il rapporto ha inoltre evidenziato come le decisioni editoriali siano state considerate prioritarie anche in presenza di sospette violazioni dei diritti umani. A ciò si è aggiunto un insufficiente coordinamento tra i dipartimenti editoriale, legale, amministrativo e dirigenziale, che non sarebbero riusciti a collaborare efficacemente nella gestione delle situazioni più delicate.
Particolarmente severo è stato il giudizio della commissione sul caso relativo a Shōichi Yamamoto e alla sua vittima. Secondo quanto emerso, Shogakukan avrebbe infatti "incoraggiato e sostenuto" la violazione dei diritti umani della vittima, non intervenendo adeguatamente di fronte alla situazione. Il rapporto ha inoltre sottolineato una scarsa attenzione da parte dell'editore giapponese verso le esigenze delle vittime e i rischi legati alle violazioni dei diritti umani, compresi gli squilibri di potere tra editor, autori e altri collaboratori. La commissione ha infine rilevato l'assenza di sistemi aziendali adeguati per individuare, gestire e supervisionare tempestivamente tali rischi.
Alla luce delle responsabilità emerse, Shogakukan ha annunciato alcune sanzioni economiche per i propri vertici. Il presidente, i dirigenti esecutivi, i membri del consiglio di amministrazione e i revisori subiranno infatti una riduzione dello stipendio mensile per tre mesi: il presidente vedrà il proprio compenso dimezzato, mentre per gli altri dirigenti la decurtazione sarà compresa tra il 20% e il 30%.
Le contromisure adottate da Shogakukan
Lo scorso 4 agosto, l'editore ha pubblicato un piano contenente le prime contromisure che intende attuare in risposta a quanto emerso dall'inchiesta, predisponendo un piano d'azione volto a "tradurre le raccomandazioni della commissione terza in provvedimenti concreti". Tali misure riguardano sia le prassi aziendali in senso generale, sia specifici interventi preventivi adottati in risposta al reato di natura sessuale commesso da Yamamoto. La casa editrice ha inoltre affermato: "Accogliamo con estrema serietà le indicazioni della commissione terza e avvieremo riforme strutturali che abbracceranno la formazione sui diritti umani, la cultura aziendale e i nostri assetti di gestione e governance." Tra gli interventi preventivi posti in essere dall'azienda figurano cinque provvedimenti specifici:1. Definizione della politica sui diritti umani e creazione di un Comitato dedicato
Il 19 marzo, Shogakukan ha ufficializzato la Shogakukan Human Rights Policy per garantire il rispetto e la tutela dei diritti umani fondamentali in tutte le sue attività. Contestualmente, l'azienda istituirà un Comitato per i Diritti Umani, guidato dalla direttrice operativa senior Kumiko Hanazuka e affiancato da esperti esterni, incaricato di prevenire, monitorare e risolvere qualsiasi violazione aziendale.
2. Ampliamento della formazione sui diritti umani e riforma della cultura aziendale
Verranno organizzate sessioni di formazione periodiche focalizzate sulla prevenzione delle molestie, tutela delle vittime e procedure di whistleblowing (ovvero le denunce anonime e protette di irregolarità). Il piano prevede un programma specifico di gestione per dirigenti e responsabili, affiancato da linee guida e seminari sui diritti umani rivolti anche a partner esterni, autori e liberi professionisti.
3. Revisione dei processi operativi e contrattuali con i creatori esterni
L'azienda aggiornerà la propria politica sui diritti umani per i collaboratori esterni, inserendo nei contratti clausole di tutela specifiche. In caso di segnalazioni o violazioni riguardanti autori e partner, le decisioni sulla prosecuzione o l'interruzione del rapporto non spetteranno più ai singoli editor, ma saranno affidate a una struttura gerarchica coordinata tra dipartimento editoriale, ufficio legale e direzione amministrativa.
4. Rafforzamento degli organi di vigilanza e dei sistemi di controllo
Il Consiglio di Amministrazione supervisionerà direttamente il rispetto dei diritti umani tramite report periodici e, in caso di illeciti, avvierà verifiche a tappeto in tutti i reparti. Le decisioni sulle violazioni dovranno passare al vaglio dell'Ufficio per la gestione dei rischi, del Comitato per i diritti umani e del Dipartimento legale prima dell'approvazione finale della direzione, con la possibilità di attivare task force dedicate nei casi più gravi.
5. Istituzione e riforma dei sistemi interni di segnalazione, indagine e whistleblowing
Shogakukan attuerà un meccanismo di reclamo conforme ai principi dell'ONU, avvalendosi di esperti esterni e consentendo le denunce anche a chi non ha un contratto diretto con l'azienda. Il canale di segnalazione sarà completamente ristrutturato per garantire l'anonimato e la massima tutela di chi effettua le segnalazioni, mentre per le violenze sessuali verrà attivato un protocollo dedicato con supporto psicologico alle vittime.
La casa editrice ha concluso garantendo il suo impegno nel monitorare e aggiornare costantemente l'efficacia di tali misure preventive nel corso del tempo.
Le scuse dell'editor
Nel frattempo, l'editor al centro della vicenda di Shōichi Yamamoto, tale Takuya Narita di cui vi avevamo già parlato sempre in questo precedente articolo, è uscito allo scoperto su X con una personale dichiarazione di scuse. Sebbene Narita abbia riconosciuto come le sue azioni abbiano finito per provocare un'ulteriore vittimizzazione secondaria verso la persona offesa, la sua presa di posizione ha subito scatenato una pioggia di aspre critiche da parte della community.【謝罪】
— 成田卓哉 (@Narita_MangaOne) August 4, 2026
この度、山本章一氏に関わる件について、私の行動や発言、SNSでの投稿により、被害に遭われた方を深く傷つけ、多くの皆様にご不快な思いとご迷惑をおかけしたことを、心よりお詫び申し上げます。…
Le parole dell'editor rappresentano tuttavia solo l'ultimo tassello di un quadro ben più sconfortante. Più che un semplice caso di cronaca, lo scandalo Shogakukan ha spalancato le porte su una cultura aziendale e su dinamiche di potere profondamente tossiche. Con una reputazione gravemente compromessa e la fiducia di lettori e autori interamente da ricostruire, per il colosso editoriale la vera sfida non sembra solo essere quella di individuare e sanzionare le responsabilità, ma dimostrare con i fatti di voler recidere una volta per tutte le radici di questo sistema.
Sul caso particolare basta leggere le premie righe della news, o per avere il quadro completo la news precedente, che è linkata anche all’inizio di questa.
Il mangaka è stato definitivamente condannato anche per la presenza di una marea di prove, tra l’altro a una pena ridicola per la gravità dei fatti.
L’editor l’ha rimesso al lavoro in un altra opera sotto uno pseudonimo, tenendo tutto nascosto anche alla disegnatrice del nuovo manga, e facendo da mediatore nel tentativo di far mettere a tacere la vittima dietro un pagamento.
Qualcuno, non è specificato chi, nei piani alti della app online e di Shogakukan in generale sapeva (non si sa cosa e quanto) e ha fatto finta di nulla finché la storia non è venuta fuori.
I vertici di Shogakukan hanno poi dovuto rivolgersi a una commissione esterna non solo perché hanno ricevuto una marea di critiche dal pubblico, ma perché molti dei mangaka principali hanno minacciato di boicottare l’editore.
Questi non sono sospetti, segnalazioni, voci… ma fatti.
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