C'è stato un periodo in cui Yoshiyuki Tomino, lo storico papà di Mobile Suit Gundam, era molto prolifico. Tra gli anni '80 e '90 diede vita a opere fondamentali ancora oggi: oltre Z Gundam e Il Contrattacco di Char, non vanno dimenticate infatti Victory Gundam e F91. Ma c'è un'altra opera che ha meritato una certa attenzione, trasposta finalmente nelle sale cinematografiche di tutto il mondo (o quasi): Hathaway.
Mobile Suit Gundam: Hathaway's Flash è una serie di tre light novel ambientate nell'Universal Century, intorno all'anno UC 105, ovvero 12 anni dopo la ribellione di Char Aznable. Il protagonista è Hathaway Noa, figlio del comandante Bright Noa, uno dei protagonisti delle serie principali.
Il personaggio di Hathaway Noa è stato introdotto principalmente ne Il Contrattacco di Char, un ragazzino irrequieto, impulsivo ma con un talento innato nel pilotare Mobile Suit. Durante la battaglia finale, cercando di salvare la sua amata Quess assiste alla sua morte e per disperazione uccide l'ufficiale della Federazione Chan Agi. Questa serie di eventi creò un profondo turbamento in Hathaway, ferite che si porta dietro anche nell'anno 105 del Secolo Universale.
Arriviamo così ai due lungometraggi a lui dedicati, film dal carattere molto diverso ma che cercano di esplorare un mondo alla ricerca di nuovi equilibri. Con lo pseudonimo di Mafty Navue Erin, facente parte dell'omonima organizzazione terroristica, cerca di portare avanti i piani originali di Char Aznable, animato da un profondo odio verso la Federazione Terrestre.

Il primo film aveva valore introduttivo non solo verso i personaggi ma anche verso il nuovo equilibrio politico, configurandosi come una spy story dai toni cupi e una regia in grado di esaltare gli scontri tra Mobile Suit. L'enigmatica figura di Gigi Andalucia faceva da collante alla vita frammentata di Hathaway, diviso com'era tra ideologia e il trovare il suo posto nel mondo. Un film intimista, con un buon ritmo e un bel mix di CGI e animazione classica, che ha trovato il suo picco nello scontro tra Gundam Xi e Gundam Penelope.
Ma è impossibile non menzionare i dietro le quinte: Gundam Hathaway ha avuto una gestazione complicata, con ritardi e problemi produttivi che in qualche modo, si sono fatti sentire all'interno del film. Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe, arrivato in questi giorni su Netflix (saltando di netto la veste cinematografica) cambia le carte in tavola, configurandosi più come un lungometraggio politico e di guerra. Con più tempo a disposizione nella sua preparazione, il secondo film è un classico episodio di mezzo, con sì problemi di ritmo e fotografia, ma anche tanti pregi.
Il percorso di Hathaway Noa prosegue, scandito come nel primo film da flashback e soprattutto dalle visuali in soggettiva. La regia affidata di nuovo a Shūkō Murase (Ergo Proxy, L'Organo Genocida) riesce ad adattare al meglio il racconto di Tomino, anche quando questo si fa prolisso. Anche qui la battaglia tra Mobile Suit è il fiore all'occhiello della produzione ma non vanno sottovalutati i momenti più tranquilli, in cui spesso si lascia molto intendere quanto accade piuttosto che mostrarlo direttamente.
Questo avviene non soltanto per alcuni momenti dedicati a Gigi Andalucia (ne parliamo dopo) ma quando la guerra si fa cruda, sporca e senza mezzi termini. Come nel primo film, grande spazio è riservato ai civili e alle conseguenze delle battaglie. Certe scene ricordano F91 (del resto il periodo in cui è stato scritto il romanzo è il medesimo) ma grazie a una fotografia che gioca molto con i contrasti di luce e ombra, alcuni scenari sono proposti con maggior enfasi. Tuttavia questa scelta non sembra essere calibrata a dovere e a farne le spese sono soprattutto gli appassionati costretti a vedere il film in TV. Molte scene infatti sono letteralmente al buio, con pochissime fonti di luce a fare da contrasto. In un ambiente controllato come quello cinematografico questo problema può essere bypassato o persino non esistere. Ma in una moltitudine di schermi diversi, impostazioni e ore del giorno, la qualità della visione dipende da fin troppi fattori. E il risultato è che molto spesso, si fa davvero fatica a seguire quanto sta accadendo.

Il primo film, da questo punto di vista, era più equilibrato anche nelle scene notturne. Rimane una scelta autoriale alquanto particolare comunque, considerando il tipo di prodotto. In Gundam, mostrare i mobile suit a piena vista è sempre stato un marchio distintivo, visto che il marketing gioca un ruolo chiave. Bisogna vendere i Gunpla insomma, e questa scelta, di mostrare in modo poco chiaro i vari modelli, risulta quantomeno singolare.
Forse perché il mecha design non è esattamente tra i migliori che abbiamo visto finora. In questa trilogia, tutti i Mobile Suit presenti sono pesanti, molto corazzati e privi di qualsivoglia vezzo estetico. Si tratta di veicoli militari in toto, dal Messer al Gustav Karl, ma anche i Gundam fanno parte di questa categoria, dovuta essenzialmente alla nuova tecnologia messa in campo.
Le particelle Minovsky sono la croce e delizia del franchise, particelle subatomiche in grado di creare interferenze tali da rendere inutili armi a distanza, radar e qualunque diavoleria militare. Questo ha sempre giustificato la creazione dei Mobile Suit e gli scontri ravvicinati, ma negli anni 100 del Secolo Universale, si è pensato di usare queste particelle in modo diverso.
A un certo punto le particelle Minovsky sono divenute mezzo per sostenere il volo dei Mobile Suit in atmosfera, ed è per questo che i design di Penelope e Xi sono così anticonvenzionali. Così come i già citati Messer e Gustav Karl, anche i nuovi Gundam sono pesanti, super corazzati ma con una differenza sostanziale. Il Penelope in realtà è un semplice Gundam con una serie di sistemi sovrapposti per tenerlo in volo. Lo Xi invece vede questi sistemi integrati, cosa che lo rende già di per sé superiore.
Il Mobile Suit di Hathaway dunque può contare su un mezzo di gran lunga superiore, ma la sola forza non basta. Il protagonista infatti attraversa diverse fasi in entrambi i film, ben gestite registicamente e in qualche modo godibili anche da chi non conosce esattamente tutti i retroscena. In particolare, in Sorcery of Nymph Circe, Hathaway passa attraverso due momenti distinti, uno di rimorso e uno di presa di coscienza nella spettacolare battaglia finale.

Il personaggio di Hathaway Noa è estremamente complesso, un anti-eroe intriso di dubbi, rimpianti ma anche rabbia latente nei confronti di chi l'ha abbandonato al suo destino. Le figure del padre e di Amuro Ray diventano ostacoli psicologici da superare e immagini di una battaglia interiore che lo porterà a divenire una volta per tutte Mafty Navue Erin. È in questi momenti, come nelle battaglie, che i film danno il meglio di sé. Il montaggio serrato della vita amorosa del protagonista con Kelia è davvero ben diretto: poche scene, una dietro l'altra, ma in grado di raccontare una storia d'amore ricca sì di bei ricordi ma anche di insoddisfazione e rimpianti.
Ma il colpo da maestro è riservato alla scena più importante nel finale, anche qui un montaggio che mette assieme alcuni dei momenti più eclatanti de Il Contrattacco di Char (ridisegnati per l'occasione) attraverso una visione cinematografica e in soggettiva. L'incontro con Amuro, con Quess, le situazioni violente con Bright Noa, vengono mostrate direttamente dal punto di vista di Hathaway, in modo da rendere direttamente partecipe lo spettatore ai turbamenti e i traumi del protagonista. Un modo forse semplice di creare empatia ma nel complesso funziona, anche perché la ritrovata consapevolezza viene veicolata senza possibilità di fraintendimenti.
Un elemento cardine di entrambi i film, ma soprattutto in questo secondo lungometraggio, è il personaggio di Gigi Andalucia, colei che ammalia ma è anche esperta di design di interni. Il riferimento al montaggio dedicato all'arredamento della nuova casa non è casuale. La Newtype, con una spiccata dote nel leggere le persone, è un personaggio che forse non riesce a essere veicolato con la forza necessaria, nonostante un'ottima presentazione e funzione (visto che rappresenta un eco di Quess), il minutaggio a lei dedicato risulta sproporzionato rispetto a quanto raccontato, considerando anche la sua valenza. Anche Gigi subisce una forte evoluzione, anche lei alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Eppure, quando compare, è come se il film andasse in pausa, spezzando in modo netto la tensione generata da dialoghi o scene di una certa portata.
Questo disequilibrio nei toni (dovuto anche a una colonna sonora non esattamente azzeccata, almeno nelle terze parti) crea il grosso problema di The Sorcery of Nymph Circe: il ritmo. Il secondo film dedicato ad Hathaway mette tanta carne al fuoco, dai sotterfugi della Federazione all'evoluzione del protagonista, dai momenti dedicati a Gigi alle conseguenze delle battaglie. Eppure tutto questo risulta frammentato, come se non si sapesse davvero come coniugare elementi così diversi tra loro.

L'effetto di questo problema è quello di rendere questo film paradossalmente meno godibile del precedente nonostante, sulla carta, sia indubbiamente superiore. Troppe pause, alcuni dialoghi non all'altezza della situazione e alcuni personaggi solo abbozzati, frenano parecchio gli entusiasmi ma in fin dei conti, è una caratteristica di Tomino. Da questo punto di vista, il film rispecchia molto bene la sua poetica, anche nei suoi conclamati difetti.
Ma proprio come opera di Tomino, un forte elemento narrativo di questo secondo film è il ruolo della donna o per meglio dire, la sessualità. Gundam Hathaway è un'opera molto matura che sì fa utilizzo di fan service ma quantomeno è veicolato ai fini della trama. La sessualità e la sessualizzazione hanno un ruolo fondamentale sia per Gigi che per Hathaway (oltre al rivale Kenneth), visti come sacrifici nonostante i diversi fini. Anche questo elemento gioca un ruolo fondamentale nell'evoluzione del protagonista, cercando di sopprimere i propri istinti e desideri carnali. Un passaggio fondamentale se si vuole diventare “un Dio” e una guida completamente dedita alla causa.
Come Tomino ci ha insomma insegnato, il rapporto con le donne è uno degli elementi chiave in grado di plasmare la mente di un uomo e anche Hathaway Noa non è esente da questo.
Concludiamo con la parte tecnica, perché è stato fatto un gran lavoro anche in questo secondo lungometraggio. Il mix tra scenari pre-renderizzati e animazione classica funziona il più delle volte, soprattutto quando non si spinge molto sul realismo. Sembra un paradosso, ma in certe scene la renderizzazione tende al fotorealismo, cosa che però crea uno stacco netto con le parti animate. È come se mancasse un ulteriore strato, un leggero cel-shading in grado di sporcare un po' l'immagine e rendere il tutto più omogeneo.
Mobile Suit Gundam: Hathaway's Flash è una serie di tre light novel ambientate nell'Universal Century, intorno all'anno UC 105, ovvero 12 anni dopo la ribellione di Char Aznable. Il protagonista è Hathaway Noa, figlio del comandante Bright Noa, uno dei protagonisti delle serie principali.
Il personaggio di Hathaway Noa è stato introdotto principalmente ne Il Contrattacco di Char, un ragazzino irrequieto, impulsivo ma con un talento innato nel pilotare Mobile Suit. Durante la battaglia finale, cercando di salvare la sua amata Quess assiste alla sua morte e per disperazione uccide l'ufficiale della Federazione Chan Agi. Questa serie di eventi creò un profondo turbamento in Hathaway, ferite che si porta dietro anche nell'anno 105 del Secolo Universale.
Arriviamo così ai due lungometraggi a lui dedicati, film dal carattere molto diverso ma che cercano di esplorare un mondo alla ricerca di nuovi equilibri. Con lo pseudonimo di Mafty Navue Erin, facente parte dell'omonima organizzazione terroristica, cerca di portare avanti i piani originali di Char Aznable, animato da un profondo odio verso la Federazione Terrestre.

Il primo film aveva valore introduttivo non solo verso i personaggi ma anche verso il nuovo equilibrio politico, configurandosi come una spy story dai toni cupi e una regia in grado di esaltare gli scontri tra Mobile Suit. L'enigmatica figura di Gigi Andalucia faceva da collante alla vita frammentata di Hathaway, diviso com'era tra ideologia e il trovare il suo posto nel mondo. Un film intimista, con un buon ritmo e un bel mix di CGI e animazione classica, che ha trovato il suo picco nello scontro tra Gundam Xi e Gundam Penelope.
Ma è impossibile non menzionare i dietro le quinte: Gundam Hathaway ha avuto una gestazione complicata, con ritardi e problemi produttivi che in qualche modo, si sono fatti sentire all'interno del film. Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe, arrivato in questi giorni su Netflix (saltando di netto la veste cinematografica) cambia le carte in tavola, configurandosi più come un lungometraggio politico e di guerra. Con più tempo a disposizione nella sua preparazione, il secondo film è un classico episodio di mezzo, con sì problemi di ritmo e fotografia, ma anche tanti pregi.
Il percorso di Hathaway Noa prosegue, scandito come nel primo film da flashback e soprattutto dalle visuali in soggettiva. La regia affidata di nuovo a Shūkō Murase (Ergo Proxy, L'Organo Genocida) riesce ad adattare al meglio il racconto di Tomino, anche quando questo si fa prolisso. Anche qui la battaglia tra Mobile Suit è il fiore all'occhiello della produzione ma non vanno sottovalutati i momenti più tranquilli, in cui spesso si lascia molto intendere quanto accade piuttosto che mostrarlo direttamente.
Questo avviene non soltanto per alcuni momenti dedicati a Gigi Andalucia (ne parliamo dopo) ma quando la guerra si fa cruda, sporca e senza mezzi termini. Come nel primo film, grande spazio è riservato ai civili e alle conseguenze delle battaglie. Certe scene ricordano F91 (del resto il periodo in cui è stato scritto il romanzo è il medesimo) ma grazie a una fotografia che gioca molto con i contrasti di luce e ombra, alcuni scenari sono proposti con maggior enfasi. Tuttavia questa scelta non sembra essere calibrata a dovere e a farne le spese sono soprattutto gli appassionati costretti a vedere il film in TV. Molte scene infatti sono letteralmente al buio, con pochissime fonti di luce a fare da contrasto. In un ambiente controllato come quello cinematografico questo problema può essere bypassato o persino non esistere. Ma in una moltitudine di schermi diversi, impostazioni e ore del giorno, la qualità della visione dipende da fin troppi fattori. E il risultato è che molto spesso, si fa davvero fatica a seguire quanto sta accadendo.

Il primo film, da questo punto di vista, era più equilibrato anche nelle scene notturne. Rimane una scelta autoriale alquanto particolare comunque, considerando il tipo di prodotto. In Gundam, mostrare i mobile suit a piena vista è sempre stato un marchio distintivo, visto che il marketing gioca un ruolo chiave. Bisogna vendere i Gunpla insomma, e questa scelta, di mostrare in modo poco chiaro i vari modelli, risulta quantomeno singolare.
Forse perché il mecha design non è esattamente tra i migliori che abbiamo visto finora. In questa trilogia, tutti i Mobile Suit presenti sono pesanti, molto corazzati e privi di qualsivoglia vezzo estetico. Si tratta di veicoli militari in toto, dal Messer al Gustav Karl, ma anche i Gundam fanno parte di questa categoria, dovuta essenzialmente alla nuova tecnologia messa in campo.
Le particelle Minovsky sono la croce e delizia del franchise, particelle subatomiche in grado di creare interferenze tali da rendere inutili armi a distanza, radar e qualunque diavoleria militare. Questo ha sempre giustificato la creazione dei Mobile Suit e gli scontri ravvicinati, ma negli anni 100 del Secolo Universale, si è pensato di usare queste particelle in modo diverso.
A un certo punto le particelle Minovsky sono divenute mezzo per sostenere il volo dei Mobile Suit in atmosfera, ed è per questo che i design di Penelope e Xi sono così anticonvenzionali. Così come i già citati Messer e Gustav Karl, anche i nuovi Gundam sono pesanti, super corazzati ma con una differenza sostanziale. Il Penelope in realtà è un semplice Gundam con una serie di sistemi sovrapposti per tenerlo in volo. Lo Xi invece vede questi sistemi integrati, cosa che lo rende già di per sé superiore.
Il Mobile Suit di Hathaway dunque può contare su un mezzo di gran lunga superiore, ma la sola forza non basta. Il protagonista infatti attraversa diverse fasi in entrambi i film, ben gestite registicamente e in qualche modo godibili anche da chi non conosce esattamente tutti i retroscena. In particolare, in Sorcery of Nymph Circe, Hathaway passa attraverso due momenti distinti, uno di rimorso e uno di presa di coscienza nella spettacolare battaglia finale.

Il personaggio di Hathaway Noa è estremamente complesso, un anti-eroe intriso di dubbi, rimpianti ma anche rabbia latente nei confronti di chi l'ha abbandonato al suo destino. Le figure del padre e di Amuro Ray diventano ostacoli psicologici da superare e immagini di una battaglia interiore che lo porterà a divenire una volta per tutte Mafty Navue Erin. È in questi momenti, come nelle battaglie, che i film danno il meglio di sé. Il montaggio serrato della vita amorosa del protagonista con Kelia è davvero ben diretto: poche scene, una dietro l'altra, ma in grado di raccontare una storia d'amore ricca sì di bei ricordi ma anche di insoddisfazione e rimpianti.
Ma il colpo da maestro è riservato alla scena più importante nel finale, anche qui un montaggio che mette assieme alcuni dei momenti più eclatanti de Il Contrattacco di Char (ridisegnati per l'occasione) attraverso una visione cinematografica e in soggettiva. L'incontro con Amuro, con Quess, le situazioni violente con Bright Noa, vengono mostrate direttamente dal punto di vista di Hathaway, in modo da rendere direttamente partecipe lo spettatore ai turbamenti e i traumi del protagonista. Un modo forse semplice di creare empatia ma nel complesso funziona, anche perché la ritrovata consapevolezza viene veicolata senza possibilità di fraintendimenti.
Un elemento cardine di entrambi i film, ma soprattutto in questo secondo lungometraggio, è il personaggio di Gigi Andalucia, colei che ammalia ma è anche esperta di design di interni. Il riferimento al montaggio dedicato all'arredamento della nuova casa non è casuale. La Newtype, con una spiccata dote nel leggere le persone, è un personaggio che forse non riesce a essere veicolato con la forza necessaria, nonostante un'ottima presentazione e funzione (visto che rappresenta un eco di Quess), il minutaggio a lei dedicato risulta sproporzionato rispetto a quanto raccontato, considerando anche la sua valenza. Anche Gigi subisce una forte evoluzione, anche lei alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Eppure, quando compare, è come se il film andasse in pausa, spezzando in modo netto la tensione generata da dialoghi o scene di una certa portata.
Questo disequilibrio nei toni (dovuto anche a una colonna sonora non esattamente azzeccata, almeno nelle terze parti) crea il grosso problema di The Sorcery of Nymph Circe: il ritmo. Il secondo film dedicato ad Hathaway mette tanta carne al fuoco, dai sotterfugi della Federazione all'evoluzione del protagonista, dai momenti dedicati a Gigi alle conseguenze delle battaglie. Eppure tutto questo risulta frammentato, come se non si sapesse davvero come coniugare elementi così diversi tra loro.

L'effetto di questo problema è quello di rendere questo film paradossalmente meno godibile del precedente nonostante, sulla carta, sia indubbiamente superiore. Troppe pause, alcuni dialoghi non all'altezza della situazione e alcuni personaggi solo abbozzati, frenano parecchio gli entusiasmi ma in fin dei conti, è una caratteristica di Tomino. Da questo punto di vista, il film rispecchia molto bene la sua poetica, anche nei suoi conclamati difetti.
Ma proprio come opera di Tomino, un forte elemento narrativo di questo secondo film è il ruolo della donna o per meglio dire, la sessualità. Gundam Hathaway è un'opera molto matura che sì fa utilizzo di fan service ma quantomeno è veicolato ai fini della trama. La sessualità e la sessualizzazione hanno un ruolo fondamentale sia per Gigi che per Hathaway (oltre al rivale Kenneth), visti come sacrifici nonostante i diversi fini. Anche questo elemento gioca un ruolo fondamentale nell'evoluzione del protagonista, cercando di sopprimere i propri istinti e desideri carnali. Un passaggio fondamentale se si vuole diventare “un Dio” e una guida completamente dedita alla causa.
Come Tomino ci ha insomma insegnato, il rapporto con le donne è uno degli elementi chiave in grado di plasmare la mente di un uomo e anche Hathaway Noa non è esente da questo.
Concludiamo con la parte tecnica, perché è stato fatto un gran lavoro anche in questo secondo lungometraggio. Il mix tra scenari pre-renderizzati e animazione classica funziona il più delle volte, soprattutto quando non si spinge molto sul realismo. Sembra un paradosso, ma in certe scene la renderizzazione tende al fotorealismo, cosa che però crea uno stacco netto con le parti animate. È come se mancasse un ulteriore strato, un leggero cel-shading in grado di sporcare un po' l'immagine e rendere il tutto più omogeneo.
Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe è un film riuscito in parte. Possiede dei grandi picchi cinematografici, legati soprattutto alle battaglie tra Mobile Suit e ai momenti in cui cerca di essere più intimista. Risulta sicuramente un film più politico rispetto al precedente, con molti dialoghi e ritmi meno serrati ma tutto in funzione del terzo film. Insomma, la calma prima della tempesta.
I film di mezzo sono sempre un rischio e in qualche modo, The Sorcery of Nymph Circe soffre questa sua posizione. Un peccato che non si sia stati in grado di amalgamare meglio il racconto, soprattutto con le parti di Gigi Andalucia e che la fotografia sia poco adatta al tipo di prodotto in certi frangenti. Ma nonostante questo, è un buon sequel e si spera un'ottima premessa per un terzo capitolo che promette tutt'altro ritmo narrativo.
I film di mezzo sono sempre un rischio e in qualche modo, The Sorcery of Nymph Circe soffre questa sua posizione. Un peccato che non si sia stati in grado di amalgamare meglio il racconto, soprattutto con le parti di Gigi Andalucia e che la fotografia sia poco adatta al tipo di prodotto in certi frangenti. Ma nonostante questo, è un buon sequel e si spera un'ottima premessa per un terzo capitolo che promette tutt'altro ritmo narrativo.
Pro
- Le battaglie tra Mobile Suit
- Una buona regia nei diversi frangenti
- L'evoluzione interiore di Hathaway Noa
Contro
- Fotografia non calibrata a dovere
- Grossi problemi di ritmo
- Sezioni di Gigi poco interessanti nonostante il significato
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