Epic Games ha rinviato un videogioco in collaborazione con Disney e ha chiesto agli sviluppatori di ricorrere a più strumenti di IA per completarlo, secondo fonti vicine al progetto. Il titolo era previsto per marzo, ma ora non ha più una data di uscita. Secondo l’ultima ricostruzione, il gioco era inizialmente atteso a novembre ed era già stato spostato a marzo prima della nuova direttiva.

Si tratta di uno sparatutto non ancora annunciato con personaggi Marvel e Star Wars. Il team è stato invitato ad adottare una produzione AI first, con strumenti di IA, tra cui Claude di Anthropic, e personale che supervisiona i risultati. Secondo un messaggio interno citato da Bloomberg, uno dei direttori del gioco avrebbe comunicato che non si scriverà più codice a mano e che tutta la grafica sarà generata con flussi di lavoro basati sull’IA.

Epic Games rinvia lo sparatutto Disney e impone lo sviluppo “AI first”
La notizia è stata data ai dipendenti durante una videochiamata la scorsa settimana e ha sorpreso diversi sviluppatori, che si sono chiesti come verranno gestiti gli errori del lavoro generato dall’IA e hanno espresso dubbi sul successo dell’iniziativa.

Un portavoce di Epic ha dichiarato che l’azienda abbraccia uno sviluppo accelerato dall’IA, guidato da sviluppatori che restano i creativi del progetto. Disney non ha risposto subito alla richiesta di commento. Il CEO Tim Sweeney ha poi confermato in sostanza il quadro, parlando di una grande svolta in corso, con sviluppatori spostati su altri progetti per riorganizzarsi in vista della massima accelerazione dell’IA.

Epic spingeva già sull’IA in tutte le sue divisioni, ma sarebbe la prima volta che una grande azienda di videogiochi tenta di costruire un titolo principalmente con l’IA. Anche quest’anno Epic ha introdotto molti strumenti di IA generativa in Unreal Engine, quindi la direttiva appare coerente con la strategia complessiva.

Il tema resta controverso nel settore. Un sondaggio citato da Bloomberg indica che più di un terzo degli sviluppatori usa l’IA nel proprio lavoro, mentre oltre la metà la ritiene dannosa per l’industria.